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DOSSIER “CINA”

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Report "Cina"

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Indice delle sezioni

Cina (149)


Indice degli articoli

Sezione principale: Cina

"l'operazione motorola non è stata un fallimento" ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Dieci anni fa Motorola non è arrivata a Torino per sfruttare una situazione e poi trasferire tutto in Cina o in India, ma ha aperto un centro che è diventato un fiore all´occhiello della stessa azienda. Il fatto è che a un certo punto, per questioni di mercato, ha dovuto dismettere». Il tessuto torinese riuscirà ad assorbire tutti i dipendenti non inclusi nel progetto Reply?

Metti l'export dentro una casa di vetro ( da "Finanza e Mercati" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche se in Cina mi stanno ripartendo i prezzi dell'acciaio». E gli aiuti all'export? «Meglio una vittoria ai Mondiali per la nostra reputazione che promozioni che non servono a nulla». E ancora: «Perché non si premiano i campioni dell'export con un taglio fiscale?

expo, la lezione di shanghai "milano ormai è in ritardo" - alessia gallione ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: uno degli architetti più importanti della Cina che segue i lavori per l´Esposizione universale che ci sarà nella città cinese nel 2010, è fondamentale «e Milano non ne ha molto: è un problema». Un invito a fare in fretta, quello che arriva dall´esperto dell´Expo cinese. Ma anche a guardare al futuro: «è questa la grande opportunità: molte città hanno cambiato volto,

sfregiato e rapinato in casa giulin uno dei maggiori imprenditori cinesi ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: padrone di un impero economico per la produzione e commercializzazione di capi in pelle fra Italia e Cina. Giulin non si è arreso agli aggressori, ha reagito e la moglie che era rimasta nel giardino della casa è riuscita a dare l´allarme e a chiamare la polizia. Accerchiati i banditi sono scappati da una finestra. Uno dei tre però, fuggendo, è caduto e si è ferito a una caviglia.

"guerra allo smog" il new deal cinese ora si colora di verde - federico rampini pechino ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: di produzione di energia eolica della Cina già oggi è seconda solo a quella degli Stati Uniti. Uno studio del Global Wind Energy Council prevede che entro un decennio l´energia prodotta grazie al vento in Cina avrà raggiunto i 122 gigawatt, eguagliando così l´intera produzione di energia della celebre centrale idroelettrica costruita con la diga delle Tre Gole sul fiume Yangze (

i debiti affogano la liga "in rosso di tre miliardi" - enrico sisti roma ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: infinito Tommasi "Giocherò in Cina" I debiti affogano la Liga "In rosso di tre miliardi" Da Valencia a Bilbao il crac del calcio spagnolo ENRICO SISTI ROMA Il campionato dei campioni d´Europa, la Liga, sta peggio degli altri. Molto peggio. Sta talmente male che da quando è iniziata la stagione sui giornali spagnoli, con toni variabili,

l'infinito tommasi "giocherò in cina" ( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 54 - Sport La curiosità L´infinito Tommasi "Giocherò in Cina" ROMA - Un anno al Tianjin Teda (il club della città che una volta si chiamava Tientsin, 10 mln di abitanti, gemellata con Milano) per 40 mila dollari. Domani la presentazione del primo calciatore italiano del campionato cinese: Damiano Tommasi.

Fmi: dai piani un impatto dell'1,3% sul Pil ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: L'impatto più forte dei pacchetti di stimolo sulla crescita 2009 dovrebbe farsi sentire in Arabia Saudita (1,3-4,2%) e Cina (0,6-2,1%). Negli Stati Uniti l'impatto sarà compreso tra lo 0,6 e l'1,4%, in Germania tra lo 0,4 e l'1,2%, in Italia tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento.

Pinko ristruttura il retail e debutta nelle calzature ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: l'Inghilterra, ma anche la Russia, la Cina, il Giappone e il Medio Oriente. Abbiamo circa 50 negozi monomarca all'estero su un totale di 110 che sale a 800 con i multimarca, di cui circa 350 fuori dall'Italia. Ma l'obiettivo è aumentare il numero di punti vendita nei mercati stranieri e la quota di export».

Caffè, molti fattori frenano i ribassi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La spinta al rincaro potrebbe ricevere un ulteriore impulso dalla Cina, se si rivelerà esatta la previsione della Marubeni. La casa giapponese di trading sostiene che i consumi cinesi potrebbero espandersi al ritmo del 20% all'anno, se l'offerta di caffè tostato andrà incontro al gusto (e alle tasche) dei consumatori locali.

Massimo semestrale per l'oro a Londra ( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina lo scorso anno si è confermata numero uno mondiale con 282 tonnellate, ma i movimenti più vistosi si stanno verificando in Russia, che nel 2008 ha visto salire l'estrazione d'oro del 13,3%. Qui il numero uno, Polyus, fa gola all'oligarca Suleiman Kerimov, che vorrebbe rilevare una quota tra il 25 e il 50% del gruppo oggi controllato da Mikhail Prokhorov e da Vladimir Potanin,

Al regime della Corea del Nord il <record> delle persecuzioni ( da "Avvenire" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: islam radicale a rendere difficile la vita dei cristiani, ma anche i Paesi a guida comunista come Corea del Nord, Cina e Vietnam o segnati dall'induismo estremista come l'India. Va alla Corea del Nord il titolo di Stato più "anti-cristiano" secondo Vietnam. Un'Ong stila la Galleria della vergogna dei 10 Paesi in cui si sono registrati atti anti-religiosi.

British Council <cacciato> dall'Iran ( da "Avvenire" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Germania) che preme perché Teheran rinunci al suo programma nucleare civile che l'Occidente sostiene nasconda l'ambizione di dotarsi di armi atomiche. Come si legge sul sito on line della Bbc, il British Council non ha personale britannico in Iran da due anni, da quando sono stati negati loro i visti.

Con Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina ( da "Avvenire" del 06-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 Con Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina DI PIERACHILLE DOLFINI I l Festival pianistico internazionale Arturo Benedetti Michelangeli fa Rotta ad Oriente. La rassegna ha scelto di esplorare la Cina. E di farlo in compagnia di Bach. Strana accoppiata, verrebbe da pensare. Invece il musicista tedesco ha trovato in Estremo Oriente estimatori,

Ma quale gas? Il vento soffia più forte ( da "Finanza e Mercati" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: è tallonata da due potenti avversari: gli Stati Uniti e la Cina. I primi hanno superato la Germania come Paese numero uno nel mondo per potenza eolica installata: nel 2008 gli Usa hanno raggiunto quota 25.170, superando i 23.902 della Germania, secondo i dati di Gwec, il «Global wind energy council».

toyota affonda, perdite triplicate s&p e moody's la retrocedono - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: un aumento nelle vendite di autovetture sono la Cina e l´India. Non a caso, due nazioni dove la crisi ha rallentato la crescita ma non al punto da generare una recessione. L´aumento del Pil e dei redditi si è ridotto ma ha ancora il segno positivo nei due giganti asiatici. Inoltre Cina e India non sono mercati di sostituzione bensì hanno un vasto ceto medio che si avvicina alla "

rosso o blu, così reagisce la mente - elena dusi ( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «Certo - ha ammesso alla fine la Zhu - non tutti i popoli associano il rosso al pericolo. In Cina, che è il paese da cui vengo, è legato all´idea della gioia. Ed è probabile che i risultati dell´esperimento possano risultare molto diversi da luogo a luogo».

Cotone, raccolto previsto in calo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: giungono anche i dati provenienti dalla Cina. Il Governo di Pechino stima infatti che la produzione di cotone del Paese orientale nel 2008 sia stata pari a 7,5 milioni di tonn, l'1,6% in meno del record di 7,6 milioni di tonn. raggiunto nel 2007. Il maggior consumatore mondiale di cotone deve infatti fare i conti oggi con la frenata della domanda interna da parte del settore tessile,

Le scorte schiacciano l'alluminio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In precedenza la Cina aveva diminuito l'output del 20%, tagliando 2,5 milioni di tonnellate annue,l'americana Alcoa nelle scorse settimane aveva ridotto la produzione di 750mila tonn., seguita da vicino da tutti i big dell'alluminio. Negli ultimi due giorni la statunitense Century ha ipotizzato la chiusura di Ravenswood,

Hong Kong, torna il lusso ma solo di seconda mano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: acquirenti provengono da Cina ( 60%), Australia, Europa e Stati Uniti. In forte calo, invece, le vendite di nuove costruzioni di lusso, diminuite del 50% rispetto a gennaio. La crisi del mercato immobiliare si sente in Asia ma ancor di più negli Stati Uniti, dove rischia di essere più lunga del previsto, con i prezzi delle abitazioni che potrebbero scendere ancora per tutto il 2010,

In Sudamerica è corsa al riarmo ( da "Avvenire" del 07-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il Venezuela «compra» in Russia e in Cina. La Colombia ha aumentato del 13,5% il budget per la difesa In Sudamerica è corsa al riarmo In cinque anni le spese militari sono cresciute del 91 per cento DA LIMA MICHELA CORICELLI H anno comprato caccia da combattimento, nuovi elicotteri, fucili, jeep e carri armati.

artigiani, la crisi arriva a primavera - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Lui si è trovato concorrenti come la Cina e l´India, ma il suo primo nemico è la burocrazia. Arrivano le promesse dei parlamentari. Biasotti propone colloqui con le banche liguri, Cassinelli un´azione sugli enti pubblici che pagano tardi. Tullo ricorda la proposta del Pd di dare 3 miliardi alla piccola e media impresa.

battaglia in cielo con il campionato per aerei di carta - erica manna ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: antica Cina, dove i veivoli avevano la forma di piccoli aquiloni, intrattenimento molto popolare. Ebbene, duemila anni dopo, da rituale da studenti svogliati sui banchi di scuola, l´origami volante è diventato un vero e proprio sport. La prima edizione dell´evento, nel 2005-2006, ha visto sfidarsi a colpi di lanci e planate oltre 10 mila piloti provenienti da 48 Paesi,

È un dovere civile manifestare a difesa della Carta ( da "Unita, L'" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cini Boeri, Walter Tocci, Franca Chiaromonte, Manuela Ghizzoni - È auspicabile che la reazione diffusa di queste ore trovi sbocco nei prossimi giorni in un appuntamento nazionale a difesa della Costituzione». Comunque la si pensi, prosegue l'appello «il dramma di Eluana e dei suoi cari richiede sensibilità e confronto.

cine-reading ricordando iaco-gol ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ramblas music club Cine-reading ricordando Iaco-gol Diecimila persone, strette nel bavero dei cappotti e sotto la pioggia, la mattina del 7 febbraio del 1978 si congedarono da Iaco-gol nello stadio Salinella di Taranto. Presto sarebbe stato ribattezzato "Erasmo Iacovone" in suo onore, omaggio al mitico attaccante del Taranto che la notte del 6 febbraio morì in un incidente stradale.

l'ultima collezione di re yves - natalia aspesi ( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: il governo della Cina oggi pretende, invano, in restituzione. Se parteciperà all´asta, dovrà prepararsi a sborsare almeno sessanta milioni di euro per riaverle. Nel momento in cui il battitore col suo martello riuscirà a trovare un acquirente vuoi per Instruments de musique sur un guéridon di Picasso, valutato da venticinque a trenta milioni di euro,

Cina, fallisce azienda italiana di divani Gli operai in rivolta: <Pagateci i salari> ( da "Avvenire" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il segretario generale dell'associazione di categoria Hou Kepeng ha detto che la DeCoro dovrebbe corrispondere 60 milioni di yuan (circa 6.8 milioni di euro) a un fornitore del luogo. Secondo la stampa cinese Luca Ricci, presidente e chief executive della DeCoro, avrebbe lasciato la Cina il 15 gennaio scorso. Le proteste in Cina (Ap)

Cina, lanterne rosse (ma fuori scala) ( da "Avvenire" del 08-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: POLITICA 08-02-2009 Una gigantesca riproduzione tecnologica per il festival di Xining (Reuters) L'IMMAGINE Cina, lanterne rosse (ma fuori scala)

Crisi. Persi in Europa 130mila posti. ( da "AmericaOggi Online" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Nel mirino anche altri provvedimenti presi di recente da Paesi terzi, come Russia, Cina, Brasile e India. Usa Si continua a lavorare sul piano salva-banche NEW YORK. L'amministrazione Obama punta sul piano di stimolo al Congresso e fa slittare di ventiquattro ore l'annuncio del programma per rilanciare il credito e stabilizzare i mercati finanziari.

disoccupazione, allarme della ue in quattro mesi persi 130mila posti - alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: A preoccupare anche la reazione scomposta di molte grandi economia, Cina e Usa in testa, che di fronte alla crisi globale si arroccano nel protezionismo i cui effetti potrebbero aggravare le difficoltà dell´industria europea, che nell´export ha sempre visto una grande risorsa. Nel mirino di Bruxelles soprattutto Cina, Russia, Brasile e India.

questa crisi dà torto a tutti - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: inaridirsi improvviso dei grandi mercati in via di impetuoso sviluppo (India, Cina, Russia, ecc.) sono proprio le industrie più avanzate e più concorrenziali a farne le spese, con il pericolo di uscirne stroncate, mentre le imprese statiche, ancorate al solo mercato interno, con poche spese di ricerca e sviluppo, si rivelano in grado di reggere meglio.

"diritti umani, la mia sfida ecco cosa roma può fare" - rory cappelli ( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Qual è la situazione oggi con la Cina? «Posso solo dire che se la popolazione cinese sapesse veramente cosa i burocrati dalle menti ristrette ci hanno fatto e ci stanno facendo, se conoscessero la verità sulla nostra situazione, su questo tentativo di eliminare l´identità e le differenze, sarebbe tutta assolutamente dalla nostra parte».

Lotta all'effetto serra La Casa Bianca vuole coinvolgere Pechino ( da "Unita, L'" del 09-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: presidente americano Barack Obama si appresta a chiedere alla Cina di unirsi agli Stati Uniti in una sforzo comune dei due maggiori «inquinatori» del mondo per bloccare il riscaldamento del pianeta provocato dall'effetto serra. Lo ha scritto ieri 'The Independent« parlando di rivoluzione ambientale. Il segretario di stato americano Hillary Clinton, che nei prossimi giorni sarà a Pechino,

Geithner: Nella bad bank Usa voglio anche i capitali privati ( da "Finanza e Mercati" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina ed è quindi importante un dialogo stretto, soprattutto nel periodo di crisi attuale». Sempre in tema di novità Obama ha poi lanciato la proposta di creare «un board indipendente e super partes rispetto a Democratici e Repubblicani che controlli come viene speso il denaro, perché dobbiamo essere sicuri che i fondi non vadano sprecati o non siano spesi in progetti che non sono

quanto costa all'italia - marcello de cecco ( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ha poi esordito nel ruolo accusando la Cina di manipolare la propria moneta. Se anche questa volta sono i paesi leader ad abbandonare per primi il libero scambio, il loro esempio sarà di nuovo seguito da tutti gli altri. Questo perché, di fronte ad alti tassi di disoccupazione, tassi di crescita del Pil negativi e deflazione dei prezzi, il protezionismo può apparire (

colombo, il fortino "venite, per scelta" ( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Legami internazionali (con Cina, Australia), un campetto in erba sintetica nel cortile, nuovi laboratori informatici e scientifici: il rilancio di Olmi è in solitaria. «Chi vorrà venire a studiare qui sarà accolto, ma voglio che chi venga lo faccia per scelta, non perché costretto», mette in chiaro il preside.

auto e navi, produzione ferma tremano le aziende dell'acciaio - massimo minella ( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina che sta riprendendo a ordinare minerale di ferro per i suoi impianti, possono anche indurre a una punta di ottimismo a medio periodo. Certo è che il presente fa davvero paura. Ben al di là di quei confini genovesi dentro ai quali bisogna comunque valutare lo scenario dell´Ilva di Cornigliano, con la nuova linea di zincatura che non parte e mille operai su duemila in cassa integrazione.

taranto, l'esercito di giovani col nome di iacovone - mario desiati ( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: cine-reading liberamente ispirato dalla storia di Iaco-gol come era chiamato il beniamino nei cori da stadio. Lo spettacolo ha richiamato una folla importante nei locali del Ramblas music club. Letture di Massimo Colaci, musica di Ettore Crucci, ma soprattutto il percorso narrativo della sceneggiatura dove si racconta la storia di amicizia tra il centravanti dal colpo di testa micidiale

e ora importiamo angurie greche e lattuga olandese ( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dalla Cina, dall´Africa, dalla Spagna perché ormai il mercato è globale. Non è strano, dunque, trovare le pere in inverno, dal momento che arrivano dal Cile». Importazioni in crescita tanto da provocare a Natale l´intervento del ministro dell´agricoltura Luca Zaia che invitava a consumare prodotti nostrani invece dell´ananas o delle banane le cui vendite sono aumentate,

Più fondi agli ammortizzatori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ci sono grandi mercati dove andare, Cina, India, Africa. Abbiamo un forte manifatturiero, grande talento e creatività. Ce la possiamo fare». TROPPE BARRIERE «Il buy american sull'acciaio e la protesta degli operai inglesi contro quelli italiani sono segnali che devono far riflettere» ANSA Winter University.

Poca voglia di concorrenza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Solo Cina e Svizzera, rispettivamente con il 25 e il 21,3%, hanno un prelievo vicino a quello europeo. Le medie però raccontano sempre solo metà della storia. Se infatti, per esempio, la Germania ha tagliato l'imposizione di ben 27 punti per scendere al 29,8% e l'Italia di 20,8 per calare al 31,4 (che però resta la quarta aliquota più alta d'

Calano le rimesse, emergenti a rischio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per India e Messico (insieme a Cina, con 27 miliardi, e alle più piccole Filippine, con 11 miliardi) i numeri sono elevati, ma l'incidenza sul Prodotto interno lordo è bassa. Per altri, invece, persino il Kerala è fortunato. In Tajikistan, le rimesse toccano il 45% del Pil, in Moldova il 38%, in Honduras il 25%, in Giordania il 23%,

A sorpresa crescono in Europa le dismissioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: a fronte del rallentamento della Cina, la maggior operazione è quella che ha portato alla vendita di un'ulteriore quota azionaria pubblica della Compagnia mineraria brasiliana Vale do Rio Doce che ha generato proventi per 8,68 miliardi di euro. Non stupisce che l'anno scorso le cessioni di asset pubblici siano avvenute più attraverso vendite private che passando per le Borse,

Bulgari, fatturato 2008 fermo a 1,07 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: con focus su Cina e Corea, e tre in Usa, di cui uno sarà rappresentato dal Flagship Store di San Francisco la cui apertura è in calendario per dicembre. Un evento di grande rilevanza anche perché il nuovo "negozio" è disposto su tre livelli e si sviluppa su mille metri quadrati con un investimento di circa 15 milioni e cioè un terzo del totale.

Fluide mappe in movimento ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Marinella Guatterini L a Cina non si è dimenticata del suo coreografo più originale: lo ha chiamato a dirigere l'apertura dei Giochi olimpici di Pechino e poi lo ha rispedito a casa con mutua soddisfazione. In effetti, tra lo Shen Wei, abitante di New York e ora ospite in prima europea del bel festival romano "Equilibrio", e il Paese del Drago rosso vi sarebbero di mezzo terre e oceano,

La nuova rotta per il Sud ( da "Famiglia Cristiana" del 10-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: programmando per i prossimi cinque anni un percorso che partirà in ottobre con un convegno sulla Cina cui seguirà una nostra visita in quel Paese. Non dimentichiamo che il partenopeo padre Matteo Ripa portò a Napoli la prima comunità cinese fuori dalla Cina, da cui ebbe origine l?Università Orientale. Negli anni successivi approfondiremo il dialogo con le altre Chiese cristiane, con l?

Steroidi. Accusato un medico di Brooklyn. Venduti come noccioline ( da "AmericaOggi Online" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli investigatori vi hanno trovato oltre agli stereoidi un grosso quantitativo di ormoni umani prodotti in Cina dal valore di mercato di 7.5 milioni di dollari. Nello stato di New York non è illegale vendere steroidi per scopi medici. Tuttavia la loro somministrazione avviene su parere del medico dopo aver visitato il paziente.

Sabaf, trimestre in calo Nel 2009 giù il fatturato ( da "Finanza e Mercati" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Per arginare la crisi economica. almeno in parte, Sabaf ha costituito in Cina una società ad hoc, che dal 2010 produrrà bruciatori destinati al mercato locale. Ieri a Piazza Affari il titolo ha archiviato la seduta in flessione dello 0,83% a 12 euro.

Il candore fanciullino di Shen Wei che danza un Tibet da cartolina ( da "Unita, L'" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: visto che da poco ha riallacciato i contatti con la patria Cina che gli ha affidato la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi 2008 a Pechino. Insomma, sarebbe come se un americano ai tempi di Custer fosse andato in visita nelle riserve indiane per godere in pace della bellezza della vegetazione e della spontaneità dei nativi.

Gm licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il primo mercato mondiale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 3 autore: Gm licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il primo mercato mondiale General Motors ridurrà la forza lavoro di 10mila unità fra i colletti bianchi. La casa automobilistica sottolinea che taglierà i compensi di impiegati ed executive del 3-10 per cento. Negli Usa Gm eliminerà 3.

Fatturato record alla Ferrari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina (+20%), dove è stato superato lo storico traguardo delle 200 vetture vendute, raggiungendo quota 212 unità. In crescita gli investimenti che hanno raggiunto il 18% del fatturato, anche per la costante ricerca per le nuove vetture. Nel 2008 è stato varato un piano energetico di autoproduzione che consentirà alla Ferrari di raggiungere la totale indipendenza sul fronte dell'

Valéo sceglie il plan social ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: assai criticate in patria, verso la Russia e la Cina. Perfino Maurice Leroy, un deputato del Nouveau Centre, formazione di centrodestra, alleato di Sarkozy, ha puntato il dito «contro Valéo e tutti i gruppi per quali la crisi è solo la buona occasione per sgrassare e ristrutturare». Ma ritorniamo al piano.

Soia e mais, la siccità riduce l'offerta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il calo dei consumi interesserà soprattutto Cina, Turchia, Stati Uniti, Pakistan, Russia, India e Indonesia, avverte l'Usda, che mette anche in conto un'estensione degli stock mondiali del 4% rispetto al mese scorso, a 61,7 milioni di balle. Solo negli Stati Uniti, le riserve finali sono previste in aumento del 12% circa, a 7,7 milioni di balle.

dalai lama, la cina minaccia l'italia "un'offesa dargli la cittadinanza" - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina minaccia l´Italia "Un´offesa dargli la cittadinanza" ANAIS GINORI ROMA - «Ci saranno conseguenze nelle relazioni tra Cina e Italia». Il governo di Pechino minaccia ritorsioni dopo il breve passaggio del Dalai Lama nel nostro paese. Una visita di appena due giorni, durante la quale il leader buddista non ha avuto incontri di governo e ha ricevuto la cittadinanza onoraria da Roma

accelerata ferrari il fatturato cresce del 15% ( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Luca di Montezemolo - che corona un altro anno eccezionale legato alla conquista del 16esimo titolo mondiale dei costruttori». Il mercato principale per le auto del Cavallino continua ad essere quello del Nord America. In Cina, per la prima volta, si sono superate le 200 unità vendute con un incremento del 20 per cento.

vendite auto, la cina sorpassa gli usa - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 25 - Economia Vendite auto, la Cina sorpassa gli Usa Ue: no agli aiuti protezionistici francesi. E Gm taglia 10mila impiegati Dalle agenzie di rating previsioni negative su tutto il settore: "Meglio non investire" PAOLO GRISERI TORINO - Da ieri la Cina è il principale mercato mondiale dell´automobile.

Dalai Lama, la Cina minaccia l'Italia ( da "Avvenire" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la posizione della Cina sul Tibet, che è «completamente parte della Cina». «Il problema del Dalai Lama non è un problema di diritti umani, ma un problema attinente alla sovranità e alla integrità territoriale della Cina», ha concluso Jiang. Dopo Roma, ieri anche la città di Venezia ha conferito al leader tibetano la cittadinanza onoraria.

L'Alta Corte brasiliana inizia l'iter processuale ( da "AprileOnline.info" del 11-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ma in serata è arrivata secca la smentita da parte di Silvio Berlusconi, che ha confermato "Agli otto paesi che tradizionalmente formano il G8 si uniranno" alla Maddalena quest'anno "sei paesi: India, Messico, Egitto, Sudafrica, Brasile e Cina".

Per Geithner il debutto difficile con i sette Grandi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: quando ha accusato la Cina di manipolazione dello yuan. è probabile che i sette si limitino a ribadire l'importanza della flessibilità delle valute, compresa quella cinese, anche per evitare una escalation del protezionismo. Per il resto, sostiene David Woo, di Barclays Capital, «il comunicato ripeterà l'indesiderabilità di una volatilità eccessiva,

Londra non aderirà all'euro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Russia (Bric) nei salotti più esclusivi delle organizzazioni finanziarie internazionali; coordinamento stretto degli organismi di regolazione e controllo dei mercati. Alistair Maclean Darling, 56 anni, Cancelliere dello Scacchiere di Sua Maestà, in un'intervista a quattro testate europee (in Italia al Sole-24 Ore)

L'import cinese in picchiata ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina ha acquistato oltremare merci per 51 miliardi di dollari, il 43% in meno rispetto a un anno fa. Il Paese ha comprato meno energia e materie prime ma ha comprato anche meno semilavorati e beni strumentali. A causa della frenata delle importazioni, a gennaio il surplus commerciale è rimasto comunque in alta quota,

Deficit Usa ai minimi da 6 anni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il deficit commerciale con la Cina si è ridotto a 19,9 miliardi in dicembre dai 23 di novembre: nell'intero 2008, il passivo con Pechino si è attestato a 266 miliardi di dollari, in lieve aumento rispetto ai 256 miliardi del 2007. Il disavanzo annuale con l'Unione Europea si è invece ridotto da 107 a 93 miliardi.

Paradosso del consenso: governi forti ricette deboli ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina ci sono state le prime proteste di fronte alle fabbriche ferme e si teme l'effetto di milioni di famiglie senza terra. In Islanda è caduto il primo governo colpito dalla crisi, ma con 50 milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il mondo, la catena delle crisi politiche potrebbe essere lunga.

Arcelor: ripresa possibile già nel 2009 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: che inizierà quest'anno e continuerà nel 2010, arrivano in particolare dalla Cina, dove i prezzi dell'acciaio stanno aumentando, a testimonianza del rilancio della domanda. La lunga fase di destoccaggio potrebbe essere in via di conclusione negli Stati Uniti, mentre si protrarrà ancora per questo trimestre in Europa, continua il manager.

Il curioso caso di Alessandro Volta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Corea e Giappone sono i maggiori produttori) e non potrà che crescere a dismisura. Problemi climatici e geopolitici suggeriscono di transitare dal petrolio all'elettricità generata da fonti rinnovabili. Ci vogliono pile di grandi capacità e basso costo, per immagazzinare la crescente efficienza del fotovoltaico e dell'

Affonda la cartiera ma Arbatax riparte con il polo nautico ( da "Avvenire" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il rischio è che possano essere svendute a Paesi del Nord Africa o anche alla Cina. Perché non rimetterne in funzione almeno una? Ai pochi operai della vecchia cartiera ancora in età lavorativa non pare vero. Il progetto c'è; si chiama "Revamping Nuova Arborea". Antonio Carbone, un chimico, è uno dei reduci della vecchia cartiera.

Dalai Lama: il Tibet può riesplodere ( da "Avvenire" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 IL MONITO ALLA CINA Il leader spirituale in Germania lancia l'allarme Il regime però continua la repressione e annuncia 76 condanne per i moti che nel marzo dello scorso anno insanguinarono la provincia «ribelle» Dalai Lama: il Tibet può riesplodere DA BANGKOK STEFANO VECCHIA U n Tibet inquieto, per nulla sottomesso a Pechino,

Il Talmud: la legge <giusta> per la crisi ( da "Avvenire" del 12-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e verso la Cina, così come verso sud-est in India e verso occidente negli Stati Uniti, Canada e America Latina, gli ebrei hanno adattato alle circostanze del luogo le eterne verità del Talmud. In qualsiasi posto si siano insediati, qualsiasi lingua abbiano parlato, gli ebrei hanno dato vita a una comunità che riproponeva un insieme di valori comuni e una cultura uniforme.

"con la mia orchestra napoli è sempre capitale" - nino marchesano ( da "Repubblica, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: contentissimo dei recenti successi internazionali in Cina come negli Usa e Canada, in Spagna per l´Expo di Saragozza come in Messico per la Fiera del Libro di Guadalajara. «Devo dire che anche nei momenti dell´altra Napoli, dei momenti più cupi, dell´immondizia, della camorra, dei morti, abbiamo sempre ribadito dappertutto che Napoli è una grande capitale della cultura».

Le autorizzazioni dovrebbero arrivare a breve, entro giugno iniziare i lavori e entro il 2012 ... ( da "Finanza e Mercati" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Quanto a nuovi FoxTown in giro per il mondo Giorgia Tarchini conclude: «Ne abbiamo aperto uno nel 1996 in Cina, accompagnato da un accordo di joint venture con Orient International Enterprise Ltd di Sahnghai. Siamo soddisfatti di questa partnership ma per il momento non siamo intenzionati ad aprire un altro outlet. Ci stiamo concentrando su ciò che abbiamo».

I cinesi ricchi a caccia di case nell'America in crisi ( da "Unita, L'" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: interno della Cina, è soprattutto l'incertezza sul futuro ad alimentare la nuova tendenza. «Soufun.com» conta già trecento prenotazioni per i prossimi tour. La campagna acquisti non riguarda però solo il settore immobiliare. Negli ultimi mesi molti imprenditori cinesi si sono fatti avanti per rilevare a prezzi convenienti industrie statunitensi in crisi.

per piacere, non sparate sul povero cantautore ( da "Repubblica, La" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per cine-rievocare il decollo della sua folgorante carriera all´inizio dei Settanta. Gonfiando di ambizioni la struttura dei modesti musicarelli d´epoca, a mettere in immagini e azione l´apoteosi della canzone che - piaccia o no - ha segnato una tappa nella storia musicale e del costume italiani, ci si mettono in tanti: il produttore Giannandrea Pecorelli già inventore del caso "

I Paesi emergenti spingono le vendite ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Il dato però è migliore del previsto e a Wall Street il titolo è salito di circa il 6%. Il fatturato – salito in volume del 4% grazie alle crescenti vendite in India, Cina e Paesi dell'Europa orientale – è sceso invece in valore del 3% a 7,13 miliardi di dollari. INFOPHOTO

In ripresa la domanda di ferro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina continua a investire e il futuro dei minerali ferrosi si fa meno grigio. Tanto da prevedere accordi migliori del previsto tra acciaierie cinesi e minerarie australiane, impegnate in questo periodo in estenuanti trattative per fissare i prezzi dei contratti annuali che scatteranno il 1Úaprile.

Alta gioielleria a Milano ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina e il Giappone. A questi si aggiungono più di 300 top retailer italiani. La manifestazione prevede anche uno spazio dedicato all'innovazione e alla ricerca (About J Design Lab) dove verranno esposte le creazioni di quattro giovani artisti emergenti, tra i quali Delfina Delettrez, che mostrerà in anteprima alcuni pezzi della sua nuova collezione,

<Sudan, pronto l'arresto di Bashir> ( da "Avvenire" del 13-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Russia, le potenze protettrici di Khartum, si preparano già ad invocare presso il Consiglio di sicurezza dell'Onu l'articolo 16 dello Statuto della Cpi che consentirebbe, in teoria, un anno di "gelo" del mandato. Si tratta solo di uno dei tanti scogli giuridici già in vista.

Crisi Usa. Ok della Camera al pacchetto di stimolo ( da "AmericaOggi Online" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Giappone "non stanno probabilmente facendo abbastanza" contro la crisi: la politica a livello globale - ha aggiunto in un'intervista a Bloomberg - "deve fare di più". Il Senato è stato convocato per votare il piano di stimolo dell'economia approvato ieri dalla Camera alle 17:30 ora di Washington.

auto in calo, la città spegne i motori ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come avviene già in altre parti del mondo, dalla Svezia alla Germania, dalla Cina alla Florida. «La sfida che lanciamo da qui al 2015 è questa: realizziamo anche qui zone senza motori» spiega Legambiente. E ieri il Comune ha dato i tempi del cantiere di piazza Meda: sarà coperto a Natale e il parcheggio sarà pronto a inizio 2010.

calano le auto, sfida per la città - anna cirillo ( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina alla Germania. A patto di costruire quartieri ad hoc. Ecco Curitiba, un milione e 800mila abitanti, la città con più aree verdi al mondo, 55 metri quadri di giardini per persona, dove fu ideata la prima isola pedonale planetaria e che ha integrato in un mix calibrato tutti i sistemi di mobilità facendo in modo che il 79 per cento dei pendolari preferisca i bus alle macchine.

La priorità è recuperare la fiducia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per questo plaude alle misure di spinta della Cina, ma chiede che Pechino continui a rivalutare la moneta e aiuti a ribilanciare la crescita mondiale, puntando sulla domanda interna. L'elemento di novità è l'arrivo sulla scena dell'Amministrazione Obama. Il nuovo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, al debutto internazionale proprio qui a Roma,

Il G7: servono nuove regole Alt al protezionismo ( da "Unita, L'" del 15-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: sarà sottoposta anche ai paesi in via di sviluppo come Cina, Brasile e India. E cioè le prossime potenze mondiali del pianeta. Manca ancora il loro consenso. E manca anche un progetto finale. Per ora si sa che forse verrà adottata una Carta, come vorrebbe il cancelliere tedesco Angela Merkel, e che esiste un embrione di proposta.

la caduta del consenso - maurizio ricci ( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in attesa della riunione di Londra di aprile, che sarà allargata anche alle grandi potenze industriali dei paesi emergenti, come Cina e India. C´è da chiedersi se simili vertici, che finiscono per creare aspettative, siano utili, quando le aspettative vengono sistematicamente deluse. SEGUE A PAGINA 7 SERVIZI DA PAGINA 4 A PAGINA

Hillary Clinton vola in Asia. Primo viaggio estero da Segretario di Stato ( da "AmericaOggi Online" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Corea del Sud e Cina. E - situazione in Nord Corea a parte - è riservata alla Cina la parte diplomaticamente più importante del suo primo viaggio ufficiale. L'amministrazione americana, così come sta facendo su tutto lo scacchiere internazionale, intende avviare anche con Pechino un dialogo che possa rafforzare i rapporti tra i due Paesi.

protezionismo, dall'ipocrisia del g7 nuovo colpo alla globalizzazione - (segue dalla prima pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: economia italiana la più penalizzata se l´export si ferma Il nazionalismo di India e Cina potrebbe fermare la ripresa dei consumi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Con un coro unanime i leader riuniti hanno messo al bando il protezionismo. Cioè hanno mentito sapendo di mentire. Nessuno ha l´intenzione di tener fede a quell´impegno solenne.

clinton al debutto con un tour in asia ( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Clinton è partita ieri: andrà in Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Cina. Con Pechino il Segretario di Stato punta a creare le condizioni affinché «i tibetani e tutto il popolo cinese possano godere della libertà religiosa senza temere persecuzioni».

Tour in Asia Prima missione per Hillary ( da "Unita, L'" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Ultima tappa, sarà l'attesa visita a Pechino, dove gli argomenti sul tavolo sono tanti: oltre al dossier Tibet, si parlerà di Taiwan e diritti umani, temi sensibili nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. In primo piano, naturalmente, anche i rapporti commerciali.

Il documento finale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: IL PIANO DELLA CINA E IL CAMBIO FLESSIBILE Il G7 accoglie con favore quanto approntato da altre grandi economie mondiali. «In particolare apprezziamo le misure fiscali della Cina e il continuo impegno a muoversi per un tasso di cambio più flessibile, che dovrebbe portare a un continuo apprezzamento del Renminbi in termini effettivi per promuovere una crescita più bilanciata nell'

Positiva la politica di sgravi sulle fusioni nel cluster ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: mentre in metratura la Cina ci sta tallonando. Anche la Spagnaè diventata un forte concorrente. I nostri mercati stanno cambiando. Per un decennio il principale acquirente sono stati gli Usa, adesso è diventata la Francia». Tra le ultime misure governative, le più apprezzate dal settore sono quelle che prevedono incentivi per favorire l'aggregazione tra le aziende:

Per i budget militari è tempo di risparmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche la Cina deve rivedere i conti pubblici e le priorità strategiche a causa della crisi che sta creando milioni di disoccupati con problemi sociali che potrebbero costringere Pechino a investire di più nella sicurezza interna. Il bilancio militare cinese è tradizionalmente poco trasparente: il recente Libro Bianco pubblicato a Pechino conferma per ora stanziamenti per 61,

Italia più vicina all'obiettivo Kyoto ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India in testa. E sarà davvero difficile evitare un ulteriore forte aumento della CO2 che causa il fenomeno del riscaldamento globale. Ecco dunque le luci (per il nostro paese) e le ombre (per l'intero pianeta) nel rapporto della Fondazione guidata da Edo Ronchi, l'ex ministro dell'Ambiente nei governi di centrosinistra che ha materialmente siglato per noi il protocollo di

Il consulente internazionale colloca nel mondo gli specialisti ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina ed Europa dell'Est. Tra i settori, vanno bene il biotech, tutto il comparto delle ricerche naturali e delle nuove energie (petrolio compreso) e della sanità, con particolare riguardo sia ai tecnici di laboratorio sia all'assistenza degli anziani, dal momento che in molti Paesi Ue la popolazione sta invecchiando».

Passepartout ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La presenza di Mao nella Cina contemporanea: nonostante i radicali cambiamenti del Paese, la rivoluzione comunista rimane al centro di un persistente culto della personalità. RAITRE 23,35 Tatami. Il «poliamore» e i festini alla «Eyes Wide Shut»: Camila Raznovich apre la puntata con un'intervista all'economista Jacques Attali,

Meglio puntare sugli Etf ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: meno difensivi e i mercati azionari di Paesi come la Cina o l'India, che hanno risentito più del crollo, saranno anche quelli con maggiori potenzialità di rialzi. Dopo un crack gli investitori scottati restano fuori dai mercati per un paio d'anni e intervengono gli esperti. Il rischio si abbassa, gli investitori non entrano, ed è quindi il momento buono per iniziare ad accumulare.

Il 2008 di L'Oreal segna la crescita più lenta in un decennio ( da "Finanza e Mercati" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: era visto costretto a rivedere al ribasso per ben tre volte le prospettive di vendite e profitti per la «brutale» frenata segnata dal business in Usa, Europa e Cina, dove i consumatori preferiscono scegliere brand più economici. In ogni caso, i ricavi complessivi sono progrediti del 2,8% a 17,54 miliardi di euro. Dato, anche questo, risultato inferiore alle stime degli analisti.

Pmi umbre, che attrazione la Russia ( da "Finanza e Mercati" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: analisi di mercato fatta nell'area del cosidetto Birc (Brasile-India-Russia-Cina). Da quanto emerge, il mercato della Russia è quello che presenta minori difficoltà per l'inserimento e l'espansione commerciale del prodotto abbigliamento «made in Italy» proposto da piccole e medie imprese, in tempi relativamente brevi e con investimenti contenuti.

"from concept to car" partner contro la crisi - milena vercellino ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia e Turchia, assistenza commerciale individuale, supporto mirato allo sviluppo di progetti innovativi, informazione specializzata su mercati e tecnologie. «In questa fase particolarmente difficile che colpisce con forza il settore auto, "From Concept to Car" mostra tutta la sua attualità - commenta il presidente della Camera di commercio Alessandro Barberis -

ricordi di "quell'estate felice" di "argo il cieco" in sicilia - laura nobile ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Palermo Il libro di Bufalino diventa film con la regia di Beppe Cino Ricordi di "Quell´estate felice" di "Argo il cieco" in Sicilia LAURA NOBILE Modica, estate 1951. Angelo Amato, giovane professore, ama non corrisposto Maria Venera, la ragazza più bella e misteriosa del suo paese. A distanza di cinquant´anni da quella passione, il vecchio professore assisterà al cinema,

Quattro anni al potere Nel 1999 la resa definitiva ( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Poiché Hanoi era alleata a Mosca, i khmer rossi (insieme alle milizie monarchiche di Norodom Sihanuk)) furono sostenuti negli anni seguenti sia dalla Cina che dagli Stati Uniti. Con la fine della guerra fredda, gli uomini di Pol Pot persero ogni appoggio esterno e nel 1999, ormai ridotti nel numero, si arresero defnitivamente.

Cina: tv riscopre Antonioni censurato ( da "Unita, L'" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina: tv riscopre Antonioni censurato La la tv di Stato cinese ha trasmesso un documentario sulla visita durante la quale, nel 1972, Michelangelo Antonioni girò il suo film «Chung Kuo, China» che gli costò l'accusa di «controrivoluzionario». Il documentario narra la vicenda che portò Antonioni ad essere pubblicamente criticato dal regime

Se questo non è protezionismo... ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: fra cui la Cina, non hanno sottoscritto le regole della Wto sugli appalti pubblici e sarebbero quindi esclusi dalle opere promosse dal pacchetto di stimolo Usa. Al di là degli aspetti strettamente legali, resta tuttavia il segnale politico che l'introduzione della clausola da parte di un'amministrazione appena insediata ha mandato al resto del mondo.

La Cina lancia l'offerta su Oz Minerals ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2 miliardi à per il big dello zinco La Cina lancia l'offerta su Oz Minerals Luca Davi Dopo il rafforzamento, avvenuto nei giorni scorsi, di Chinalco in Rio Tinto, un altro colosso metallurgico cinese mette gli artigli su una mineraria australiana. Minmetals ha lanciato infatti la sua offerta su Oz Minerals, 2Úproduttore al mondo di zinco.

Il fabbisogno secondo i Ceo degli emergenti: viabilità batte energia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: In Cina tra le necessità più impellenti c'èla disponibilità di acqua corrente. Mentre in Europa dell'Est e in America Latina la mancanza di ospedali e scuole di buon livello impedisce di attrarre talenti nelle aziende. Così almeno la pensano i top manager che lavorano nei Paesi emergenti.

nuovo scandalo alimentare "uova fatte con alluminio" ( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Esteri Cina Nuovo scandalo alimentare "Uova fatte con alluminio" PECHINO - Dopo il latte alla melamina la Cina è alle prese con un nuovo scandalo alimentare. Secondo il quotidiano di Hong Kong, The Standard, in alcune aree del paese vi sarebbero in circolazione uova false prodotte con l´aggiunta di sostanze chimiche come l´alumina.

c'era un cinese in lambretta il lungo viaggio di hsiao-chin - michele tavola ( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: lasciò giovanissimo la Cina, dove c´era troppa pressione politica per chi voleva fare arte d´avanguardia. Ma anche Taiwan, dov´era approdato, gli stava stretta. Hsiao sognava l´Europa, sognava di lavorare gomito a gomito con i grandi pittori contemporanei. Grazie a una borsa di studio giunse in Spagna, dove conobbe Antoni TÁpies,

Le banche svegliano l'Orso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: su base annua) e dal prosciugarsi degli investimenti esteri in Cina (ridimensionati di un terzo), lo spauracchio della seduta di ieri si chiama Est Europa. A finire sotto pressione ancora una volta il comparto bancario. Una dopo l'altra le due principali agenzie di rating, Standard & Poor's e Moody's, hanno dato fuoco alle micce.

In Giappone cambio alle Finanze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: dove aveva definito le relazioni con la Cina come le più importanti del XXI secolo. Ieri, la Clinton ha riaffermato la centralità dell'alleanza con Tokyo come «una pietra miliare» della strategia statunitense e ha firmato con il ministro degli Esteri Hirofumi Nakasone un nuovo accordo sul riallineamento del dispositivo militare americano in Giappone,

Petrolio, maxiaccordo Russia-Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: maxiaccordo Russia-Cina Da Pechino 25 miliardi di dollari in cambio di greggio fino al 2029 Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina assetata di energia mette mano al portafoglio per assicurarsi le forniture di greggio russo. La China Development Bank erogherà 25 miliardi di dollari di prestiti a Mosca.

Al lavoro, non solo per necessità ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: e anche in Cina, diminuisce la propensione al risparmio. Prolungare la vita di lavoro offre un antidoto anche a questo problema. Ma un anziano che non va in pensione quando potrebbe, non toglie un posto di lavoro a un giovane? Qui il quadro si fa un po' meno chiaro, perché il timore non è del tutto infondato.

Tre priorità per la moda ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: ingresso della Cina nel Wto», è stato colpito dalla recessione con un'incisività inattesa: «A fine anno pensavamo potesse stare sulle proprie gambe nonostante la crisi, ma il blocco delle attività è stato improvviso». Tronconi ha quindi sintetizzato in tre punti gli interventi che potrebbero contenere il declino: finanza di impresa,

Rallenta la spinta dell'export ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 4 miliardi di euro, seppur in decelerazione rispetto al +10% del 2007 sul 2006. Primo mercato di sbocco la Francia con 689 milioni di euro (+5,3%) seguitaa brevissima distanza dalla Russia a 684 milioni (+ 14,9%). Continua la crescita di export in Cina (+12,1%). Ancora in calo Usa (-6,3%) e Giappone (-14,3%). Ma.Ge.

Le aziende italiane si rafforzano in Cina ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: si rafforzano in Cina ROMA L'Italia deve cogliere l'occasione aperta dalla crisi internazionale per rafforzare la sua presenza in Cina. Le aziende nazionali che producono oggi nella Repubblica popolare sono circa 2mila e il piano di sostegno all'economia messo a punto dal Governo, pari a 486 miliardi di dollari, dovrebbe dar luogo a una forte accelerazione della domanda interna:

I noli marittimi provano il rilancio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Non a caso i noli sulle rotte Brasile- Cina e Australia-Cina sono rimbalzati rispettivamente del 170% e del 245% dai loro minimi. «Non mi stupirei se il Baltic continuasse a crescere sulla scia di un rinnovato aumento della produzione di acciaio cinese, tuttavia non penso che l'aumento sia straordinario», spiega un analista interpellato da Reuters.

Phnom Pen. Aperto il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in Cambogia ( da "AmericaOggi Online" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: siccome il Vietnam era alleato dell'URSS, i Paesi occidentali e la Cina sostennero il governo cambogiano in esilio del quale facevano parte gli khmer rossi. Pochi mesi dopo la deposizione di Pol Pot, l'allora leader cinese Deng Xiaoping lanciò un attacco militare "punitivo" contro il Vietnam, che si scontrò contro una forte resistenza.

Prestiti dalla Cina per il petrolio russo ( da "Avvenire" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: 2009 Prestiti dalla Cina per il petrolio russo PECHINO. Crediti finanziari in cambio di forniture petrolifere tra Mosca e Pechino: i colossi russi Rosneft e Transneft hanno siglato un prestito a lungo termine di 25 miliardi di dollari con la banca cinese per lo sviluppo, mentre Rosneft ha siglato con la società petrolifera nazionale cinese (

Il gas ha fatto boom ( da "Avvenire" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: l'Iran e non ultima la Cina. In quest'immenso bacino di utenza dagli orizzonti sempre più vasti il Gruppo Industriale Landi Renzo è presente in oltre 50 Paesi, con una quota di mercato internazionale che supera il 30% e una percentuale di vendite all'estero pari a circa il 73% del fatturato complessivo.

Greenpeace scopre il traffico di hi tech ( da "AprileOnline.info" del 18-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e India Un televisore di vecchia generazione non più riparabile contenente un dispositivo di tracking con collegamento Gps per la sua localizzazione: con questo escamotage Greenpeace ha smascherato un traffico illegale di rifiuti elettronici destinati al destinati al riciclo, "tracciandone" l'intero percorso.

chimerica, le nozze in crisi tra cina e stati uniti - federico rampini vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Pagina 1 - Prima Pagina Chimerica, le nozze in crisi tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI «Vi odiamo ma non possiamo più fare a meno di voi». Le parole sono di Luo Ping, direttore generale della commissione di vigilanza bancaria cinese, uno dei massimi esponenti della politica monetaria del Paese.

nel rione del silenzio dove tutti sanno tutto e nessuno dice niente - romina marceca ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: «Tutti - dice un cliente delle botteghe - già sapevano dell´arresto dei Cinà e ci sono rimasti male che ancora non fosse uscito niente». Altri «Non so» e «Non voglio parlare» arrivano dagli altri negozi della piazza: il bar Pecoraro, il panificio Santarita, due pescherie e una panineria ambulante. No, no e ancora no.

boom stranieri, servono gli alloggi ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Gli studenti stranieri vengono in maggioranza da Albania (439 iscritti), Cina (294), Spagna (206), Ecuador (163) e Perù (95). Le facoltà più frequentata sono Lingue (360 iscritti), Medicina (322), Economia (318), Ingegneria (265) e Scienze politiche (260). (c. mal.)

afghanistan, l'italia apre a teheran - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: i presenti sarebbero quindi India, Cina, Egitto, Arabia Saudita, EAU, Australia, Turchia e Repubbliche centro-asiatiche. Tra l´altro - secondo l´AdnKronos - l´impulso politico italiano coinciderebbe con la revisione delle politiche per l´Afghanistan che verrà sancita dal vertice Nato di Strasburgo del 3-4 aprile.

dalle ferrovie ai premi nobel la lunga marcia dei "chinamen" - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, riaffiora nel nuovo terrore della globalizzazione, della delocalizzazione di impianti e lavoro oltre quell´Oceano che la ferrovia collegò nel 1869. Come il Giappone negli anni 70 e 80, così la Cina del Terzo Millennio è il «ladro nella notte» che succhia stipendi, salari e linfa all´America, promettendo di tradurre un giorno tutta questa trasfusione di ricchezza in potenza,

la cina ha preso gli stati uniti come modello e partner nella svolta capitalista. ora la crisi mette in difficoltà il rapporto. ecco perché - federico rampini ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina ha preso gli Stati Uniti come modello e partner nella svolta capitalista. Ora la crisi mette in difficoltà il rapporto. Ecco perché FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente pechino «Vi odiamo ma non possiamo fare a meno di voi». Alla vigilia dell´arrivo di Hillary Clinton a Pechino, uno dei massimi dirigenti della politica monetaria cinese sbotta in uno sfogo poco diplomatico

Tra Stati e banche matrimoni a tempo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Cina l'import è sceso del 47%mentre in Europa si rivedono le stime del reddito mese dopo mese. Per evitare una spirale di sfiducia, deve essere fermata la perdita di credibilità degli interventi pubblici, attraverso scelte che non abbiano riguardo per le preferenze politiche dei governi, ma solo per l'efficacia.

Tre impegni per la ripresa globale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, India, Messico e Sudafrica, attraverso un partenariato stabile e strutturato. L'Italia intende anche coinvolgere un Paese musulmano, arabo e africano come l'Egitto. Entrambi i Governi, britannico e italiano, sono impegnati a rafforzare il proprio impegno a coinvolgere i leader africani e altri, e la società civile in patria e a livello internazionale.

Il 90% del Pil mondiale per il G-20 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Regno Unito, Russia, Turchia, Stati Uniti, Sudafrica. Il ventesimo membro è l'Unione Europea. Partecipano anche Fmi e Banca Mondiale. Il G-20 rappresenta il 90% del Pil mondiale, l'80% degli scambi internazionali e due terzi della popolazione del pianeta.

In sordina, arriva il Buy Chinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: la Cina si conferma il Paese dei paradossi. Dopo aver criticato la campagna del "buy american" rispolverata dall'Amministrazione Obama, Pechino riesce a fare perfino di peggio promuovendo (in sordina) la campagna del "buy local". L'imperativo categorico ad acquistare materie prime, semilavorati e prodotti di prima necessità sul mercato domestico non viene dal Governo centrale,

Protezionismo federalcinese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: STRATEGIE DELLE PROVINCE Protezionismo federalcinese L a Cina non fa parte della cristianità, ma applica alla perfezione l'antico detto francese, sempre convinti che charité bien ordonnée, commence par soi-même ( la carità comincia da se stessi). Non solo va privilegiato il made in China, ma ogni provincia sponsorizza il made in Anhui piuttosto che il made in Henan o il made in Hangzhou.

Il Tfr in azienda per un anno ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: anche negli Stati Uniti e in Cina». Anche cioè se occorre misurarsi con il problema del debito pubblico l'Esecutivo deve fare di più. Per questo Confindustria riapre la partita del credito di imposta sugli investimenti che, spiega Marcegaglia, sarà oggetto di «una richiesta specifica al ministro dell'Economia,insieme a quella di evitare gli sprechi che si sono verificati in passato.

Ai più virtuosi aliquote su misura ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: rispondere con una certa efficacia alla sfida della concorrenza asimmetrica della Cina. L'Italia è oggi il principale produttore mondiale di barre di ottone, la materia prima per fabbricare valvole per impieghi idrotermosanitari e rubinetti cromati per i bagni, di cui il nostro Paese è leader mondiale con il più importante surplus commerciale del mondo.

Salvare il sistema-Biella con supporti finanziari ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: La Cina ha portato dall'1 al 15% i sussidi all'export dei prodotti tessili Franco Vergnano MILANO Il Governo italiano non ha finora sostenuto il tessile, mentre la Cina moltiplica i sussidi all'export del settore.La denuncia viene da Luciano Donatelli, presidente dell'Unione industriale biellese e vicepresidente di Confindustria Piemonte con delega per l'

Private equity: da locuste a locomotive ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Russia ecc..). Affinché i private equity possano divenire effettivamente una "locomotiva" per lo sviluppo è però necessario che sia adottata, da questi ultimi, una logica meno mordi e fuggi, ottimizzando il mix di interventi in azienda tra misure volte alla ristrutturazione ed alla crescita che favoriscano la sostenibilità dell'

LA CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film Shinjuku ... ( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: LA CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film Shinjuku Incident è stato vietato dopo che la produzione ha rifiutato di tagliare alcune scene violente. Shinjuku è diverso da altri film di kung-fu di Chan: racconta di un immigrato cinese coinvolto in una guerra di malavita a Tokyo.

<Anche Teheran al tavolo regionale> ( da "Avvenire" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Egitto, Arabia Saudita, E- mirati arabi uniti, Australia, Turchia e Repubbliche centroasiatiche. Ieri Frattini ha pure confermato la disponibilità dell'I- talia a inviare altri 200- 250 soldati (che dovrebbero aggiungersi ai 2.300 già dispiegati sul terreno che entro giugno dovrebbero diventare 2.

Scajola: crisi, basta con i corvi ( da "Avvenire" del 19-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: in Usa e Cina, che il governo italiano sostenga l'economia» dato che «molte imprese non riescono ad andare avanti». Nei giorni scorsi anche il presidente Fiat ed ex capo di Confindustria Luca di Montezemolo era intervenuto sulla crisi tracciando previsioni preoccupanti e chiedendo al governo di convocare una sessione straordinaria con le parti sociali.

le mille bugie dei testimoni del delitto sotto torchio i commercianti del borgo - alessandra ziniti ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: I Cinà vivevano chiusi in casa per la paura di essere uccisi" ALESSANDRA ZINITI L´omertà del Borgo Vecchio li aveva protetti dalla polizia ma non avrebbe potuto evitare la vendetta. Per questo i Cinà vivevano chiusi in casa. «Elio Graziano, quello che comanda al Borgo, ha chiamato al nonno e ha fatto partire i suoi figli,

le buone cose di ottimo gusto design contemporaneo in mostra - carlo brambilla ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cini Boeri: «Il termine design vuol dire progettazione di un oggetto. Se devo scegliere un buon design mi viene in mente Gio Ponti. Brutto è un oggetto che non ti spiega il suo utilizzo. Il cattivo design è peggio ancora. è quello che ti fa passare per design un oggetto costosissimo, fatto con materiali sbagliati,

turismo e sviluppo, puglia alla bit - paolo viotti ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: presenteranno la guida cine-turistica della Apulia Film Commission. Interverranno Franco Chiarello, Sergio Rubini e Silvio Maselli. La seconda tavola rotonda è intitolata: "Puglia, dal brand turistico allo sviluppo economico", un occasione per fare il punto su iniziative e progetti che vedono coinvolta la Regione Puglia nell´edizione 2009 della Bit.

"otium ludens" va a ravenna dopo i trionfi in russia e cina ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: va a Ravenna dopo i trionfi in Russia e Cina Dopo Russia e Cina, l´antico "dolce far niente" di Stabia torna nel Belpaese. Sarà Ravenna, nel Chiostro di San Nicolò dal 14 marzo al 4 ottobre, ad ospitare l´unica tappa italiana di "Otium Ludens-Stabiae, cuore dell´impero romano". Circa 170 pezzi in mostra tra affreschi, stucchi e orpelli - tutti oggetti di svago creativo,

a khartum tra rabbia e paura "se arrestano bashir sarà il caos" - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: come la Cina (primo partner commerciale del Sudan) e la Russia - si potesse trovare una via d´uscita. Pechino, Mosca e la Lega Araba hanno avvertito sulle conseguenze di un mandato d´arresto contro il presidente del Sudan, il gigante d´Africa, che tenta di sanare le piaghe della guerra civile Nord-Sud - due milioni di morti fra il 1983 e il 2005 -

biella, la patria dei filati di lusso dove il made in italy sta per sparire - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Loro invadono il mercato italiano con stoffe low cost e da Biella rispondono esportando in Cina abiti per mandarini. Finché dura: «A meno che - commentano amaramente a Biella - il governo non pensi di favorire alcuni settori, come l´auto, a scapito di altri non meno importanti». L´incontro con il ministro Scajola è stato fissato a Roma per il 26 febbraio.

Fiera Bologna gioca in difesa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: per acquisire eventi in Russia e Cina, per rinnovare le strutture di Bologna Fiere che, in alcune sue parti, soffre di obsolescenza tecnica ed estetica. Circa possibili alleanze strategiche, di cui da tempo si parla, il piano industriale è stato elaborato nella prospettiva «stand alone», anche se vi saranno intese all'estero con Rimini Fiera e non mancano «

Con le norme del Reach ora in pericolo molte Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: hanno investito molto in Medio Oriente per avvicinarsi alle fonti di energia e in Cina scommettendo sulla grande impennata dei consumi asiatici, che invece non si è verificata. D'altra parte negli Stati Uniti un gigante come la Dow, ma non so-lo, si è affidata troppo alla finanza creativa e ora non sa che cosa fare. In questo panorama, e nonostante le grandi incertezze all'orizzonte,

Chimica, regole Ue più leggere ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Stati Uniti e Cina prima di tutti, difficilmente la crociata europea potrà proseguire da sola, contando soltanto sulle proprie gambe. Con la produzione in discesa per la prima volta dal 2003, nel solo mese di novembre è calata del 14% (ma di oltre il 22 per la petrolchimica, del 18 per le materie plastiche, dell'11 per le specialità) e prospettive per niente incoraggianti per quest'

Il Comitato Leonardo si rinnova ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina, Turchia e Paesi dell'Europa Orientale e Balcanica. Secondo il rapporto Ice-Prometeia del dicembre 2008, i settori che sono riusciti a consolidare le quote di mercato sono l'alimentare, la meccanica varia, i mezzi di trasporto e l'imballaggio mentre gli altri hanno perso qualcosa o sono rimasti costanti.

Alleanza tra Ycm e Marina di Varazze ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: obiettivo di creare una vera e propria rete di porti di alto livello in tutto il mondo: da Viareggio a Varazze fino a Mosca e, più recenti, Livorno e Chiavari. Ma l'idea è di realizzarne almeno uno ogni anno-anno e mezzo. Abbiamo diversi progetti sotto esame in Italia, ma anche in Croazia, Mar Nero, Stati Uniti, Ucraina, Cina e Turchia».

L'India dietro i rialzi dello zucchero ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: principali sono costituite dai nuovi ruoli assunti da Unione europea e Cina. L'Ue sta importando sempre più prodotto, grazie ad acquisti che sono valsi 3 mln. di tonn. nella stagione 2008/09. D'altra parte la Cina, 3Úproduttore mondiale, rischia di offrire un output calante: è di ieri la notizia che la produzione saccarifera della provincia di Guanxi, la principale del Paese –

"non c'è architettura se non rispetta l'ambiente" ( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Anche la Cina, meno avvezza a queste tematiche, ormai ci sta molto attenta. Per l´aeroporto di Shenzhen ci hanno posto il vincolo di emissioni quasi zero». Un ritorno all´architettura di Le Corbusier, al servizio dell´uomo. «E non per lustrare la vanità delle archistar.

Obelisco fa affari con Aci. Plus da 7,7 mln ( da "Finanza e Mercati" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: situato in via Cina 413, parte del portafoglio di asset in gestione del fondo. Il prezzo d'acquisto è stato stabilito in 25,7 milioni di euro, oltre alle imposte di legge, che comporterà per il fondo una plusvalenza di circa 7,7 milioni di euro, pari al 42,5% rispetto al costo storico di acquisizione, incrementato delle spese per gli interventi di valorizzazione effettuati sull'

Oltre il nichilismo riformista ( da "AprileOnline.info" del 20-02-2009)
Argomenti: Cina

Abstract: Cina e Brasile, ma una più democratica - che non lasci piccoli paesi periferici alla deriva - e con regole, non solo per spianare i mercati alla libera competizione, ma anche per salvaguardare le culture locali, l'occupazione e le condizioni di vita dei lavoratori, la stabilità dei prezzi delle materie prime.


Articoli

"l'operazione motorola non è stata un fallimento" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina V - Torino Marcarini, direttore dell´area di ricerca dell´azienda Usa "L´operazione Motorola non è stata un fallimento" Il nostro centro è stato un fiore all´occhiello Abbiamo formato ingegneri preparati e creato un indotto «Non voglio polemizzare con il rettore Pelizzetti, però non credo si possa definire fallimentare l´esperienza Motorola». Massimo Marcarini, direttore generale del Centro ricerche torinese dell´azienda americana, sta lavorando alla sua ultima missione: traghettare i 180 lavoratori (su 330 circa) verso l´acquirente Reply. Perché l´operazione Motorola non è stata un fallimento? «Negli anni il Centro ha dato un contributo notevole allo sviluppo del territorio. Posso citare i 540 milioni di euro di stipendi pagati, avevamo l´obiettivo di arrivare a 350 dipendenti e abbiamo superato i 400. Abbiamo formato ingegneri preparati e creato un indotto». Quindi Torino non è Bangalore, come dice il rettore Pelizzetti? «No, è diverso. Dieci anni fa Motorola non è arrivata a Torino per sfruttare una situazione e poi trasferire tutto in Cina o in India, ma ha aperto un centro che è diventato un fiore all´occhiello della stessa azienda. Il fatto è che a un certo punto, per questioni di mercato, ha dovuto dismettere». Il tessuto torinese riuscirà ad assorbire tutti i dipendenti non inclusi nel progetto Reply? «Dai dati che ho in mano ci sono buone possibilità per ricollocare localmente una parte notevole di questi lavoratori. E non dimentichiamoci che qualcuno ha intenzione di aprire attività proprie». Che fine faranno i circa 200 dipendenti che lavoravano nelle società del vostro indotto? «Fa parte del business. Sono aziende che offrono servizi e i loro committenti sono in crisi devo organizzarsi per offrirli a qualcun altro. Sono predisposte per assorbire certi colpi». Alcuni lamentano troppa attenzione nei vostri confronti rispetto ad altre crisi aziendali in cui il personale era meno professionalizzato e quindi più difficile da collocare. Cosa ne pensa? «Non so se sia stata data troppa attenzione, ma credo che il valore delle competenze in gioco sia importante per creare successivamente uno sviluppo per il territorio e per aiutare la zona a superare la crisi». (ste.p.)

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Metti l'export dentro una casa di vetro (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Metti l'export dentro una casa di vetro da Finanza&Mercati del 06-02-2009 UGO BERTONE Fenzi, a capo di Federvarie (25 associazioni industriali) e Presidente onorario di Gimav, l'associazione dei produttori di macchine per la lavorazione del vetro (nicchia del mercato mondiale in cui l'Italia è leader, il 72% del fatturato destinato oltre confine), è un tipico centauro del made in Italy. Abituato a muoversi nell'economia globale, più attento a Cnn che a Bruno Vespa, al Financial Times che alle cronache nostrane. Ma fortemente legato alle tradizioni della «vecchia» scuola in materia di governance, capitalismo familiare e antipatia, anzi, allergia alla leva finanziaria. Cosa che, ai tempi del grande crack, non è certo un'offesa. Entusiasta della globalizzazione, ma da sempre, senza farne mistero, ostile all'euro. «Abbiamo compromesso un percorso di crescita formidabile. Ci avessero lasciato cinque anni ancora, gliel'avremmo fatta vedere a tedeschi e francesi. Partner? Io li ho sempre visti come concorrenti». Ottimista nel Dna, anche sotto la tempesta. «Ne verremo fuori. E sa perché? L'economia italiana è fatta di imprenditori che mettono in azienda il 90% dei profitti, rafforzando il patrimonio, senza dover distribuire utili ad azionisti esterni e super manager che assorbono super stock option». Imprenditori che, in caso di ammortamenti liberi, non si tirerebbero indietro di fronte ad una «macchina nuova»: una fresatrice o un tornio, mica una Ferrari. «Ce n'è tanta di gente così. Un imprenditore che ne ha la possibilità non si fa sfuggire l'occasione di investire a condizioni convenienti. E se la macchina non lavora oggi, sarà pronta per la ripresa. Ecco, è questo il messaggio che conta di più: saranno anni difficili, ma prima o poi si ripartirà. Anzi, ripartirà chi ha le carte in regola. Guai se l'Italia smobilita. La nostra ricchezza, da sempre, sta nel manifatturiero. Purché rivolto ad un mercato di sei miliardi di consumatori, non ai 60 milioni di casa nostra, l'1% della popolazione». Belle parole, dottor Fenzi. Ma la sua proposta è comunque un sacrificio per il fisco. «Non è la mia proposta, ma quella che Federmacchine ha appena inviato al ministro Tremonti. E dimostriamo che il costo è modesto, se non nullo se si pensa ai possibili benefici sull'Iva, come dimostra la tabella. Ma faremmo lavorare le aziende che producono valore vero, mica la pubblica amministrazione che droga il pil». «La crisi sarà lunga e dura - continua -. Noi l'abbiamo già sperimentato nei nostri impianti in Usa e Canada: la domanda è caduta del 30% un anno fa, e si è stabilizzata lì. Ma nessuna impresa può permettersi di raggiungere il break even con un calo del 30 per cento. E così si taglia sui costi: prima gli interinali, poi gli addetti a tempo determinato, Poi c'è la Cig». Messa così non c'è speranza? «Sa cosa le dico? Era peggio sei mesi fa. Allora, oltre a tutto questo, c'era l'impennata dei costi delle materie prime. Adesso, su quel fronte si può respirare. Anche se in Cina mi stanno ripartendo i prezzi dell'acciaio». E gli aiuti all'export? «Meglio una vittoria ai Mondiali per la nostra reputazione che promozioni che non servono a nulla». E ancora: «Perché non si premiano i campioni dell'export con un taglio fiscale? Ogni 10% di export in più, un punto di Ires in meno. Serve questo, non le processioni dietro Napolitano in India, Cina...». «Sì, ci sarà selezione. E noi stiamo pensando a un'acquisizione. La Borsa? Negli Usa mi sono scontrato per un merger contro un concorrente cresciuto grazie a una politica di M&A finanziato al Nasdaq. Un'azienda che aveva accumulato un enorme goodwill da far pagare ai soci di minoranza. Meglio stare alla larga». E alla Fenzi, 550 milioni di giro d'affari, come ad si è già insediato il figlio. In attesa che entri il nipotino. «I manager riflettono - conclude - ma gli imprenditori decidono». È fatto così Dino Fenzi, a capo di Federvarie (25 associazioni industriali) e Presidente onorario di Gimav, l'associazione dei produttori di macchine per la lavorazione del vetro (nicchia del mercato mondiale in cui l'Italia è leader, il 72% del fatturato destinato oltre confine). Fino al primo semestre del 2008 una storia di grande successo: negli ultimi dieci anni l'export è cresciuto ad un tasso medio del 9,35%, in barba alle turbolenze delle economie o alla crescente concorrenza del Far East. Poi... «Poi lo stop. Improvviso. Senza precedenti». Ma basta così. Il dottor Fenzi deve alzarsi alle cinque. Destinazione l'Inghilterra. Poi toccherà alla Baviera, ad un passo dalla Repubblica Ceka. E a Shanghai. Altro che stop.

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expo, la lezione di shanghai "milano ormai è in ritardo" - alessia gallione (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Milano Expo, la lezione di Shanghai "Milano ormai è in ritardo" Il regista dell´Esposizione 2010: da noi dieci anni di cantieri L´allarme dei costruttori lombardi: "Basta rinvii per la società speciale: il mercato è crollato, servono opere pubbliche per l´occupazione" ALESSIA GALLIONE Racconta che a Shanghai hanno iniziato a lavorare per Expo dal 2000: dieci anni prima dell´inaugurazione ufficiale dei padiglioni che apriranno a maggio del prossimo anno. Poi, subito dopo la vittoria nel 2002, la macchina organizzativa è partita. A ritmi impressionanti: «E ora siamo in perfetto orario». Perché il tempo, avverte Zheng Shiling, uno degli architetti più importanti della Cina che segue i lavori per l´Esposizione universale che ci sarà nella città cinese nel 2010, è fondamentale «e Milano non ne ha molto: è un problema». Un invito a fare in fretta, quello che arriva dall´esperto dell´Expo cinese. Ma anche a guardare al futuro: «è questa la grande opportunità: molte città hanno cambiato volto, sono migliorate, hanno creato qualcosa per i cittadini, posti di lavoro». Senza rinunciare di fronte alla crisi, però, come suggerisce Vittorio Gregotti: «Ogni Expo ha la propria identità e deve immaginare come sarà facendo i conti anche con la situazione storica che vive. Milano può sfruttare la sua creatività e trovare la soluzione migliore per superare le difficoltà. C´è già una struttura splendida come la Fiera: se fosse necessario ridurre i costi perché non utilizzarla?». Per Claudio De Albertis, il presidente dell´associazione dei costruttori Assimpredil-Ance, la ricetta contro la crisi è già tracciata e non si deve tornare indietro: «Occorre investire, far partire i cantieri: ogni miliardo investito in infrastrutture crea direttamente 27mila posti di lavoro, più quelli dell´indotto». Ma l´importante è partire: «Questo ritardo è estremamente preoccupante. Non vorremo che ci trovassimo con l´acqua alla gola tanto da aver bisogno del solito intervento straordinario». Si discute del futuro delle città a Made Expo, la fiera internazionale di architettura, design, edilizia. E la Shanghai di Zheng Shiling è uno degli esempio di metropoli in cambiamento. I numeri impressionano: il sito dove stanno sorgendo i padiglioni dell´Expo si trova lungo le sponde del fiume principale e misura oltre 5 chilometri quadrati. Cinque volte più vasto di quello di Milano. Anche i visitatori previsti sono 70 milioni (29 quelli immaginati a Rho-Pero) e Shiling non teme possano diminuire a causa della crisi: «In base ai nostri calcoli il 90% arriverà dalla Cina, 10 milioni dall´estero. Il nostro Paese sta risentendo meno della situazione internazionale anche se avevamo acquistato molti materiali e stanziato fondi già da tempo». Il consiglio per Milano è chiaro: «A Shanghai abbiamo scelto di rivalutare e trasformare un´ex area industriale: diventerà uno spazio pubblico per tutti. Anche i trasporti sono importanti: la città sta progettando un sistema che si svilupperà per 970 chilometri, di cui 400 funzioneranno nel 2010: 8 linee saranno di metropolitana con 319 chilometri e 524 fermate. Anche Milano deve pensare al futuro». Nonostante, dice l´architetto, «ha già un buon sistema di trasporti, un´immagine internazionale che potrà crescere, realtà come la Triennale e la Fiera. Noi abbiamo dovuto cominciare dal nulla. L´unico problema potrebbe essere il tempo». Proprio i ritardi sono il primo timore dei costruttori. Il presidente De Albertis lancia un allarme sulla situazione occupazionale: «Quest´anno il settore assisterà a una riduzione dei livelli produttivi: noi stimiamo che ci saranno 130mila posti di lavoro in meno in Italia, Confindustria 250mila comprendendo l´indotto». Ma è necessario «tenere conto che, in Italia, per progettare un´opera pubblica inferiore a 50 milioni di euro servono 4 anni e mezzo, sei per quelle più grandi. Se si sommano i tempi medi degli altri passaggi si arriva quasi a 11 anni per vedere la consegna di una grande infrastruttura».

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sfregiato e rapinato in casa giulin uno dei maggiori imprenditori cinesi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina IV - Firenze Prato, figli e colf ostaggi per ore Sfregiato e rapinato in casa Giulin uno dei maggiori imprenditori cinesi hanno sfregiato un imprenditore cinese in faccia, sulle labbra e sulle mani, con un coltello per convincerlo ad aprire la cassaforte di casa: per ore i rapinatori, tre cinesi, hanno tenuto in ostaggio i tre figli e la colf aspettando che Giulin, rientrasse. Giulin, o meglio come risulta dall´anagrafe, Xu Qiu Lin è uno dei maggiori imprenditori cinesi residenti a Prato, titolare della Giupel e padrone di un impero economico per la produzione e commercializzazione di capi in pelle fra Italia e Cina. Giulin non si è arreso agli aggressori, ha reagito e la moglie che era rimasta nel giardino della casa è riuscita a dare l´allarme e a chiamare la polizia. Accerchiati i banditi sono scappati da una finestra. Uno dei tre però, fuggendo, è caduto e si è ferito a una caviglia. E´ stato catturato e arrestato dalla squadra mobile pratese: non parla italiano e tace sull´identità dei complici, ma aveva con sé il telefono cellulare e dal controllo sul traffico delle chiamate gli investigatori contano di risalire alla banda e capire cosa c´è dietro a questa strana aggressione. L´industriale della pelle è ricoverato in ospedale con una prognosi di 25 giorni. Giulin è l´unico imprenditore cinese che fa parte dell´Unione Industriali di Prato e non è nuovo a brutte avventure: nel 2007 qualcuno, rimasto finora impunito, appiccò un devastante incendio a uno degli stabilimenti di Giupel e andarono distrutti 900 metri quadrati su cui doveva sorgere un outlet, un punto vendita dei prodotti in pelle. Lo scorso anno lo stesso imprenditore fu denunciato per gioco d´azzardo perché sorpreso assieme ad altri connazionali in una bisca clandestina dove si puntavano 20mila euro alla volta. Su questa rapina così atipica (i banditi sono rimasti per oltre tre ore in casa della vittima tenendo in ostaggio il resto della famiglia) la polizia indaga per fare chiarezza. (l.m.)

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"guerra allo smog" il new deal cinese ora si colora di verde - federico rampini pechino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Esteri Pechino investirà 58 miliardi di euro per potenziare l´energia eolica, solare e per nuovi impianti nucleari Una svolta ecologista sul modello Obama: "La crisi diventi l´occasione per accelerare il cambiamento" "Guerra allo smog" il New Deal cinese ora si colora di verde La Repubblica Popolare accelera la chiusura di molte centrali a carbone FEDERICO RAMPINI PECHINO dal nostro corrispondente «Questa crisi può diventare l´occasione per accelerare il cambiamento». Sembra uno slogan di Barack Obama invece lo ha detto Zhang Guobao, direttore generale del ministero dell´Energia a Pechino. La Repubblica Popolare sfida l´America sul tema favorito dell´Amministrazione Obama: anche il New Deal cinese si colora di verde. Tra gli obiettivi della manovra da 600 miliardi di dollari varata a Pechino per rilanciare la crescita, il risparmio energetico conquista una posizione di rilievo. La Cina investirà 580 miliardi di yuan (circa 58 miliardi di euro) per potenziare la sua produzione di energia nel corso del 2009, ma dal "tutto carbone" del passato la differenza è notevole. Tra i progetti selezionati figurano importanti aumenti di capacità nelle energie rinnovabili, eolica e solare, nonché nel nucleare. La capacità di produzione di energia eolica della Cina già oggi è seconda solo a quella degli Stati Uniti. Uno studio del Global Wind Energy Council prevede che entro un decennio l´energia prodotta grazie al vento in Cina avrà raggiunto i 122 gigawatt, eguagliando così l´intera produzione di energia della celebre centrale idroelettrica costruita con la diga delle Tre Gole sul fiume Yangze (il più grande impianto idroelettrico del mondo). Uno sforzo importante riguarda anche il nucleare: entro tre anni il governo di Pechino punta ad aprire otto nuove centrali per un totale di 16 reattori. Se oggi il nucleare soddisfa appena l´un per cento del fabbisogno energetico cinese, l´obiettivo è di portarlo rapidamente al 5%. Il carbone resterà per un bel po´ di tempo la materia prima più usata per produrre elettricità in Cina, e i danni di questa dipendenza non riguardano solo l´ambiente: le stesse statistiche ufficiali del governo cinese rivelano che tra le vittime degli incidenti sul lavoro e quelli delle malattie respiratorie l´anno scorso quasi centomila minatori sono morti per estrarre il carbone. Tuttavia anche in questo settore il New Deal ambientalista cerca di imprimere il segno del cambiamento. Il ministero dell´Energia di Pechino accelera la chiusura progressiva di molte centrali a carbone, prendendo di mira gli impianti più piccoli, vecchi e inquinanti. Complessivamente le centrali termoelettriche a carbone destinate alla chiusura rappresentano una potenza di 13 gigawatt quest´anno, 10 gigawatt nel 2010 e 8 gigawatt nel 2011. Verranno sostituite con altre centrali a carbone di nuova generazione, più grosse e meno inquinanti, per un totale di capacità pari a 50 gigawatt. La progressiva chiusura di vecchi impianti ha già fatto scendere i consumi medi dai 370 grammi di carbone per kilowattora nel 2005 agli attuali 349. L´entrata in produzione dei nuovi impianti dovrebbe ridurre ulteriormente consumi e inquinamento. Una centrale termoeletterica della nuova generazione come lo Huaneng Power International di Yuhuan (1 gigawatt) consuma solo 283 grammi di carbone per kilowattora. Resta aperta anche l´opzione del "carbone pulito", cioè i progetti che puntano a catturare e sotterrare le emissioni di Co2: ve ne sono in cantiere sia con aziende italiane che scandinave e giapponesi. Finora il "carbone pulito" è stato rallentato dai costi elevati di queste tecnologie. Ma i leader cinesi sembrano orientati davvero a sfruttare le opportunità create dalla recessione, per operare dei cambiamenti che in passato non sono stati possibili. Fino all´anno scorso l´aumento esponenziale dei consumi di elettricità ha costretto la Cina ad aprire in media due nuove centrali a settimana: una folle corsa che non consentiva tregue e relegava in secondo piano la tutela dell´ambiente. Con la crisi economica invece il consumo elettrico nel 2008 è cresciuto solo del 5,2% cioè poco più di un terzo rispetto al ritmo di crescita del 2007 (+14,8%). Si è trattato del più basso ritmo di crescita dei consumi elettrici da otto anni a questa parte. Un segnale confortante anche per ciò che sembra rivelare sul modello di sviluppo: la crisi ridimensiona soprattutto settori energivori come la siderurgia.

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i debiti affogano la liga "in rosso di tre miliardi" - enrico sisti roma (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 54 - Sport L´infinito Tommasi "Giocherò in Cina" I debiti affogano la Liga "In rosso di tre miliardi" Da Valencia a Bilbao il crac del calcio spagnolo ENRICO SISTI ROMA Il campionato dei campioni d´Europa, la Liga, sta peggio degli altri. Molto peggio. Sta talmente male che da quando è iniziata la stagione sui giornali spagnoli, con toni variabili, non si fa che leggere: «Sarà un miracolo se anche i club più blasonati riusciranno a passare indenni». Da cosa? Dalla tempesta perfetta: una "récesion" conclamata, passivi da bancarotta e stime, rese note dal governo Zapatero nei giorni scorsi, che mettono le squadra di A e B con le spalle al muro: 627 mln di debiti col fisco e 4,9 mln con la previdenza sociale: «Ma se sommiamo tutti i debitori, non soltanto lo Stato, il "rosso" del calcio - spiega Francisco Gonzalez del Partito Popolare, la cui interrogazione parlamentare ha costretto la maggioranza ad un´indagine più approfondita - potrebbe assumere dimensioni epiche, di non ritorno». Altro che Aragones e "liga de las estrellas". Qui c´è da temere per il posto di lavoro: «Il problema è che la percezione dell´opinione pubblica è sempre la stessa: il calcio è un mondo di privilegiati». Ma ormai la realtà è ben diversa: molti giocatori della Liga, di primo e secondo piano, non discutono più i loro contratti. Il minimo salariale è spesso la conditio sine qua non delle trattative: 66 mila euro per la Liga, 42 mila per la Segunda. E nonostante questo molte società hanno difficoltà a pagare gli stipendi. Il Valencia deve ai suoi "professionisti" 16 mln, aveva promesso di pagare entro il 1 febbraio ma nessuno ha ancora visto niente. Già nella passata stagione si erano registrate 233 denunce per mancati pagamenti di 22 club (un totale di 38,4 mln, 20 in più del 2006/7). Nel suo studio, Josè Maria Gay, professore di economia finanziaria dell´Università di Barcellona, Valencia, Saragozza, Santander e Bilbao sono in piena bancarotta tecnica, mentre Real Sociedad, EspaÑol e Villarreal si troverebbero in una situazione limite di indebitamento. I 627 mln che il fisco sta ancora aspettando, secondo Gay, sarebbero appena le briciole. Il debito complessivo supererebbe i 3 mld di euro. Parole, le sue, sostenute da robuste, allarmanti cifre: al 30 giugno 2007 l´investimento dei 42 club di A e B era di oltre 3,3 mld, ma soltanto 300 mln rappresentavano le entrate reali (sponsor certificati, incassi): il resto, ossia 2,7 mld, il 92%, erano soltanto debiti mascherati. Un´insolvenza catastrofica e irreversibile: «Eccessiva sproporzione fra guadagni e spese», conclude Gay. Soprattutto a causa degli ingaggi più datati: «Almeno sei club dovranno invocare l´amministrazione controllata entro giugno per evitare la liquidazione». Uno scenario cui ha contributo il cattivo uso della legge sulle società anonime del ´98 (tutti i club spagnoli, a parte Real, BarÇa, Bilbao e Osasuna, sono diventati società anonime) che sul breve ha garantito profitti agli azionisti ma alla lunga ha indebolito le società. «Non svenderemo», dice il vicepresidente del Valencia Miguel Zorio pensando a Villa e Silva. Florentino Perez sa bene in che mondo sta per ributtarsi a capofitto. E pensa lo stesso a Kakà.

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l'infinito tommasi "giocherò in cina" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 54 - Sport La curiosità L´infinito Tommasi "Giocherò in Cina" ROMA - Un anno al Tianjin Teda (il club della città che una volta si chiamava Tientsin, 10 mln di abitanti, gemellata con Milano) per 40 mila dollari. Domani la presentazione del primo calciatore italiano del campionato cinese: Damiano Tommasi. Nel 2003 la squadra fu allenata da Giuseppe Materazzi: «Sarà - dice Damiano - un ulteriore arricchimento professionale e umano». Dopo Levante e Queens Park Rangers, per Tommasi, che fino a mercoledì si è allenato a Trigoria, c´è la Cina. Dove hanno già pronto il soprannome per lui: "chunjiede xinglin". Anima candida.

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Fmi: dai piani un impatto dell'1,3% sul Pil (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 6 autore: I PACCHETTI FISCALI Fmi: dai piani un impatto dell'1,3% sul Pil WASHINGTON I pacchetti di stimolo fiscale nei Paesi del G-20 potrebbero avere un impatto sulla crescita dell'1,4% quest'anno, nella migliore delle ipotesi. Lo afferma il Fondo monetario internazionale, valutando proprio questi interventi «fondamentali » per rivitalizzare l'economia. «I Paesi del G-20 hanno adottato o intendono adottare misure che potrebbero essere equivalenti allo 0,5% del Pil nel 2008, all'1,4% nel 2009 e all'1,3% nel 2010», spiega il Fondo, evidenziando comunque che per il 2010 molti Paesi non hanno ancora annunciato pacchetti fiscali e quindi le attuali stime sono provvisorie. «Circa la metà dei Paesi del G-20 ha annunciato importanti tagli delle tasse sui redditi, mentre un terzo ha annunciato riduzioni delle imposte indirette», osserva l'Fmi, constatando come «tre quarti dei Paesi hanno annunciato piani per aumentare la spesa in infrastrutture». Questi investimenti hanno, secondo il Fmi, «un impatto più immediato e più diretto sulle crescita». L'impatto più forte dei pacchetti di stimolo sulla crescita 2009 dovrebbe farsi sentire in Arabia Saudita (1,3-4,2%) e Cina (0,6-2,1%). Negli Stati Uniti l'impatto sarà compreso tra lo 0,6 e l'1,4%, in Germania tra lo 0,4 e l'1,2%, in Italia tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento.

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Pinko ristruttura il retail e debutta nelle calzature (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 20 autore: Fast fashion Pinko ristruttura il retail e debutta nelle calzature Siglato un accordo di licenza con la marchigiana Zeis Excelsa di Marika Gervasio U na licenza, la seconda dopo quella siglata con Altana per la linea bambina, che segna l'ingresso nel mondo delle calzature: il marchio Pinko, in barba alla crisi, ha siglato un accordo quinquennale per la creazione e la distribuzione di Pinko Shoes con l'azienda calzaturiera marchigiana Zeis Excelsa, che da sessant'anni produce scarpe sia con marchi propri (tra cui Docksteps, Sonora, Cult,Virtus e Lofu) sia in licenza (come Merrell, Harley Davidson, Sabelt e Bikkembergs). «Ci sono diversi modi per affrontare una crisi – afferma Pietro Negra, fondatore e presidente di Cris Conf, l'azienda di Fidenza proprietaria del marchio Pinko –: io ho scelto di aggredirla. E l'accordo con Zeis si inserisce in questa strategia assieme all'incremento del budget per la comunicazione con una quota del 5% sul fatturato, al potenziamento del prodotto. Per questo motivo abbiamo una struttura potentissima che si occupa della parte creativa, dello stile, e 35 persone dedicate a sviluppare modelli e prototipi che per noi sono fondamentali». Tra i piani dell'azienda – 200 dipendenti ai quali si aggiungono i 220 dei negozi – c'è anche lo sviluppo all'estero. «La nostra quota di esportazioni sul fatturato, che nel 2008 ha raggiunto i 148 milioni di euro con la previsione di arrivare a 165 milioni per quest'anno, è di poco più del 30% – spiega Negra –. Tra i nostri mercati più importanti ci sono la Francia, l'Inghilterra, ma anche la Russia, la Cina, il Giappone e il Medio Oriente. Abbiamo circa 50 negozi monomarca all'estero su un totale di 110 che sale a 800 con i multimarca, di cui circa 350 fuori dall'Italia. Ma l'obiettivo è aumentare il numero di punti vendita nei mercati stranieri e la quota di export». A livello retail Pinko sta attraversando una fase di ristrutturazione dei punti vendita che prevede la riduzione dei negozi per ogni provincia focalizzandosi sulla creazione di store più prestigiosi per non sottrarre spazio ai clienti multibrand. «Siamo in contatto continuo e diretto, attraverso una rete informatica, con i nostri clienti – spiega Negra – ai quali offriamo anche servizi di assistenza e consulenza in fase di buying, per esempio o anticipando le tendenze dei nuovi prodotti». La prima collezione di scarpe Pinko Shoes per l'autunno-inverno 2009 comprende una linea di sneaker e di calzature casual da città per donna e una minicollezione per bambina. «L'accordo con Pinko rappresenta un momento di crescita significativa per un'azienda multibranding come la nostra – commenta Maurizio Pizzuti, presidente di Zeis Excelsa – che può completare la propria offerta entrando nel segmento delle calzature fashion femminili. Partiremo con le sneaker, ma l'obiettivo è di sviluppare anche altri tipi di calzature, dai sandali agli stivali». Novità. Uno stivaletto Pinko Shoes. A sinistra un abito per la prossima estate

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Caffè, molti fattori frenano i ribassi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 32 autore: Coloniali. Le previsioni per la campagna 2009-10 parlano di un deficit d'offerta Caffè, molti fattori frenano i ribassi Dal 1Ú ottobre, inizio formale della campagna 20082009, le quotazioni del caffè arabica alla Borsa di New York si sono gradualmente allontanate dai 129,10 cents per libbra della prima chiusura stagionale, perdendo nel complesso poco più del 9%. Una flessione ancora più consistente ha interessato il contratto per scadenza marzo del caffè robusta negoziato al Liffe di Londra: il nuovo future, per lotti da 10 tonnellate, ha ceduto il 20%, attestandosi ieri a quota 1.649 dollari per tonnellata. La discesa, in entrambi i casi, merita almeno due considerazioni di matrice "rialzista". La prima riguarda tutte le materie prime, che in media sono calate nel medesimo periodo ben più rapidamente: l'indice Crb, basato su 19 futures americani, caffè compreso, dal 1Ú ottobre ha lasciato sul terreno il 36 per cento. La seconda riflessione tocca le previsioni per i mesi a venire, che potrebbero assistere a qualche solido movimento dei prezzi verso l'alto. Un recente sondaggio dell'agenzia Reuters ha pronosticato rincari del 20% entro fine anno per il caffè arabica e del 18% per il contratto sul robusta. La giustificazione è nel bilancio domanda/ offerta: i consumi, nonostante la crisi dell'economia mondiale, sembrano destinati a salire del 2%, a 130,5 milioni di sacchi da 60 kg, mentre gli stock di fine campagna sono piuttosto bassi e la produzione rischia di perdere globalmente il 7,6%, calando a 127,25 milioni di sacchi. Molto, in questo caso, dipenderà dal Brasile e dalla ciclicità dei suoi raccolti. Le stime sul 2009-10 non sono tutte identiche e oscillano tra 36,8 e 40,6 milioni di sacchi, ma di fatto concordano nel ritenere che la produzione brasiliana sarà di 10-15 milioni di sacchi inferiore rispetto all'annata precedente ( non di 20-25 milioni, come si era scritto il 3 febbraio per un errore di stampa). La spinta al rincaro potrebbe ricevere un ulteriore impulso dalla Cina, se si rivelerà esatta la previsione della Marubeni. La casa giapponese di trading sostiene che i consumi cinesi potrebbero espandersi al ritmo del 20% all'anno, se l'offerta di caffè tostato andrà incontro al gusto (e alle tasche) dei consumatori locali. La Cina è anche nel mirino della grande catena americana di coffee-shop Starbucks, che vuole farne il suo secondo mercato, dopo gli Usa. Un successo cancellerebbe la delusione per i risultati del trimestre ottobre- dicembre, che hanno visto i ricavi Starbucks calare del 6%, a 2,6 miliardi di dollari, e gli utili netti precipitare del 69%, a 64,3 milioni. R.C.

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Massimo semestrale per l'oro a Londra (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-06 - pag: 32 autore: Preziosi Massimo semestrale per l'oro a Londra La vivace domanda degli investitori privati sta riportando in alto le quotazioni dell'oro e quelle degli altri metalli preziosi. Il fixing a Londra ha visto l'oro al massimo semestrale di 920 $/ oncia e l'argento a 12,80 $, record degli ultimi 4 mesi. Quota mille per l'oro è ritenuta vicina da Goldman Sachs, che la prevede entro tre mesi, e anche da Ubs, secondo cui sarà a mille dollari addirittura la media dell'anno. L'euforia nasce dalla crisi finanziaria mondiale e dal successo degli Etf, strumenti che si scambiano come azionie replicano i prezzi del metallo. Spdr Gold Trust, il più importante Etf aurifero, ha già accantonato il record di 859,49 tonnellate, mentre iShares Silver, il maggior Etf sull'argento, ha in deposito un quantitativo da primato, 7.530,20 tonn. A livello minerario, la Cina lo scorso anno si è confermata numero uno mondiale con 282 tonnellate, ma i movimenti più vistosi si stanno verificando in Russia, che nel 2008 ha visto salire l'estrazione d'oro del 13,3%. Qui il numero uno, Polyus, fa gola all'oligarca Suleiman Kerimov, che vorrebbe rilevare una quota tra il 25 e il 50% del gruppo oggi controllato da Mikhail Prokhorov e da Vladimir Potanin, con circa il 30% ciascuno. Invece il numero due, Peter Hambro, quotata a Londra, ieri ha effettuato un aumento di capitale da 68 milioni di sterline per finanziare il takeover di Aricom, società russa che estrae minerale di ferro.

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Al regime della Corea del Nord il <record> delle persecuzioni (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 06-02-2009 rapporto 2008 Al regime della Corea del Nord il «record» delle persecuzioni DI LORENZO FAZZINI D avid Abdulwahab Mohamed Ali era un musulmano come tanti in Somalia, ma dopo essersi stabilito in Yemen, a causa delle difficile situazione politica del proprio Paese, incontrò alcuni cristiani e decise di diventarlo anche lui. Rientrato in patria, lo scorso 22 aprile alcuni suoi cugini portarono da lui certi membri del gruppo islamico integralista Al-Shabab (i Giovani): chiesero a David se era ancora musulmano e, alla sua risposta negativa ( «sono un seguace del Messia»), gli spararono. Yasmina (il nome è di fantasia, ma la vicenda reale) era una ragazza musulmana, figlia di un funzionario della polizia religiosa islamica in Arabia Saudita. Dopo aver conosciuto il cristianesimo su Internet frequentando alcune chat di cristiani evangelici, ad agosto è stata bruciata viva dal padre che era venuto a conoscenza della sua conversione. Julet Yousef, una donna cristiana irachena, ha trascorso 3 mesi nella mani di sequestratori islamisti, che l'hanno costretta a convertirsi alla religione coranica per ottenere la libertà: Julet è poi fuggita in Siria e ora abita in Libano. Storie di "ordinaria" persecuzione in diversi contesti: non è solo l'islam radicale a rendere difficile la vita dei cristiani, ma anche i Paesi a guida comunista come Corea del Nord, Cina e Vietnam o segnati dall'induismo estremista come l'India. Va alla Corea del Nord il titolo di Stato più "anti-cristiano" secondo Vietnam. Un'Ong stila la Galleria della vergogna dei 10 Paesi in cui si sono registrati atti anti-religiosi. Oltre a Pyongyang ci sono: Iraq, Arabia, Somalia, India, Cina, Pakistan, Iran, Eritrea e Vietnam

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British Council <cacciato> dall'Iran (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-02-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 06-02-2009 British Council «cacciato» dall'Iran DA TEHERAN I l British Council getta la spugna e lascia l'Iran. Secondo quanto denunciato dal suo direttore, Martin Davidson, l'istituto di cultura nazionale britannico ha sospeso tutte le sue attività nella Repubblica islamica lo scorso 31 dicembre dopo che i suoi addetti hanno ricevuto intimidazioni dalle autorità di Teheran. La Gran Bretagna ha rapporti molto tesi con l'Iran, in quanto membro del cosiddetto «5+1» (con Usa, Russia, Francia, Cina e Germania) che preme perché Teheran rinunci al suo programma nucleare civile che l'Occidente sostiene nasconda l'ambizione di dotarsi di armi atomiche. Come si legge sul sito on line della Bbc, il British Council non ha personale britannico in Iran da due anni, da quando sono stati negati loro i visti. Ma alla fine dell'anno i 16 dipendenti locali, che costituivano l'unico personale rimasto in attività, si sono arresi dopo essere stati convocati in dicembre nell'ufficio del presidente Mahmud Ahmadinejad, dove è stato intimato loro di dimettersi. Poco prima a due dipendenti iraniani del British Council, ha detto Davidson, erano stati sequestrati i passaporti e non hanno potuto lasciare il Paese per partecipare a una riunione. Davidson ha detto che «si è trattato di un atto assolutamente deliberato che ha di fatto reso per noi impossibile continuare a operare lì», in Iran. «Queste azioni da parte delle autorità iraniane sono inaccettabili », ha aggiunto Davidson, ma sono «sono chiaramente concepite per mettere il nostro personale sotto pressione con il chiaro intento di fermare la nostra attività culturale ed educativa nel Paese». Lo scorso anno, dice l'istituto, circa 13.000 iraniani hanno preso parte ai suoi programmi culturali e ai corsi di lingua inglese. Sulla vicenda ha preso la parola il ministro degli Esteri britannico David Miliband che ha definito «inaccettabile » che il British Council sia stato costretto a sospendere le sue attività. In un intervento in Parlamento, il capo della diplomazia di Londra ha rivolto un appello al governo di Teheran perché permetta la ripresa delle attività del British Council, «il popolo iraniano non vuole essere isolato dal mondo». Miliband ha detto che il lavoro dell'istituto di cultura è «completamente apolitico, ed è dedicato al miglioramento dei rapporti fra i nostri due Paesi promuovendo la conoscenza e il rispetto reciproci». Già nel dicembre del 2007 il British Council era entrato nelle mire di un governo straniero. Allora fu Mosca a ordinare la chiusura di due uffici dell'ente culturale britannico adducendo come motivazione il fatto che le sedi erano state aperte in violazione della legge incluso il mancato versamento di tasse. In realtà, come ammise l'allora ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, la chiusura era una ritorsione legata alla vicenda della spia russa A- lexander Litvinenko, critico di Putin, assassinato a Londra nel novembre del 2006. Nell'ottobre del 2008 un tribunale di Mosca ha rigettato le accuse di violazioni fiscali addebitate al British Council. ( E.A.) Il direttore denuncia intimidazioni da Ahmadinejad e lascia Teheran. Il ministro Miliband: «Inaccettabile»

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Con Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 06-02-2009)

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SPETTACOLI 06-02-2009 Con Bach il festival Michelangeli fa rotta in Cina DI PIERACHILLE DOLFINI I l Festival pianistico internazionale Arturo Benedetti Michelangeli fa Rotta ad Oriente. La rassegna ha scelto di esplorare la Cina. E di farlo in compagnia di Bach. Strana accoppiata, verrebbe da pensare. Invece il musicista tedesco ha trovato in Estremo Oriente estimatori, interpreti raffinati e compositori che ne hanno ripercorso le orme. È il caso del pianista del momento Lang Lang (trionfatore con Mendelssohn l'altra sera alla Scala al fianco del Gewandhaus di Lipsia diretto da Riccardo Chailly), ma anche del compositore Tan Dun che, sul modello di Bach ha scritto una Water Passion tratta dal Vangelo di Matteo. I due saranno le punte di diamante dell'edizione 2009, la 49esima del Festival in cartellone dal 26 aprile al 13 giugno a Brescia e Bergamo, ma che pensa già a un'appendice autunnale a Pechino. Se Lang Lang sarà protagonista di un recital a Brescia il 3 maggio, serata durante la quale gli sarà conferito anche il premio Michelangeli, le partiture di Tan Dun che sarà anche sul podio per i suoi Paper concerto e The map saranno al centro di diversi appuntamenti. Arriveranno in Italia la Broadcasting chinese orchestra (la formazione che suona su antichi strumenti popolari inaugurerà la rassegna), l'Orchestra sinfonica di Pechino e la Hong Khong sinfonietta, ma anche artisti come la nuova promessa del pianoforte, il 21enne Yuja Wang. L'altro pilastro del festival, Bach, sarà affidato a pianisti come Ramin Barhami impegnato nell'Arte della fuga, Andras Schiff che si cimenterà con le Suite francesi, Alexander Lonquich che sul leggio metterà le Variazioni Goldberg e Angela Hewitt che si confronterà con Il clavicembalo ben temperato. «Da quest'anno inizieremo l'integrale delle opere per tastiera di Bach che proporremo non al clavicembalo, ma al pianoforte » ha detto il direttore artistico del festival Pier Carlo Orizio che è riuscito ad avere l'Orchestre nationale de France (il 28 aprile a Brescia e il 29 a Bergamo) diretta da Daniele Gatti e affiancata dal pianista Emanuel Ax per il Secondo concerto di Brahms. Cuore della rassegna, come ogni anno, il concerto in memoria delle vittime di piazza della Loggia che si terrà il 28 maggio nella chiesa di San Francesco a Brescia con Agostino Orizio sul podio dell'Orchestra del festival. Lang Lang e Tan Dun star a Bergamo e Brescia nel segno dell'autore tedesco Il pianista cinese Lang Lang

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Ma quale gas? Il vento soffia più forte (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 07-02-2009)

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Ma quale gas? Il vento soffia più forte da Finanza&Mercati del 07-02-2009 Dalle coste dell'Inghilterra alle colline della Germania, dai prati irlandesi fino all'entroterra spagnolo: il vento in Europa soffia con forza e alimenta un'industria eolica in continua espansione. Nel 2008, nel Vecchio Continente quella legata al vento è stata la tecnologia per generare elettricità cresciuta più di tutte le altre secondo i dati dell'Ewea, l'associazione europea per l'energia eolica: il 43% della nuova capacità di produzione di elettricità, circa due gigawatt, è venuta dal vento, rispetto a un 35% ottenuto dal gas, un 13% dal petrolio, un 4% dal carbone e un 2% dall'idroelettrico. Secondo Christian Kjaer, amministratore delegato di Ewea, «i dati mostrano che l'energia eolica è l'indiscussa scelta numero uno negli sforzi europei per andare verso una potenza pulita, rinnovabile e prodotta localmente». In ogni giorno lavorativo l'anno scorso sono state installate in media in Europa 20 nuove turbine e la nuova capacità di produzione di energia eolica, costata circa 11 miliardi di euro, dovrebbe essere di 142 terawatt per ora di elettricità, cioè il 4,2% del fabbisogno europeo, eliminando circa 100 milioni di tonnellate di Co2 all'anno; come togliere dalle strade più di 50 milioni di automobili. Un totale di 64.949 megawatt di energia eolica è stata prodotta l'anno scorso, il 15% in più rispetto al 2007. «L'energia eolica è un esempio di investimento intelligente che permette ai soldi dei cittadini europei di girare all'interno delle loro economie piuttosto che di trasferirli a una manciata di Stati esportatori di petrolio - commenta Kjaer - Investire in eolico significa supportare la leadership tecnologica, la protezione dell'ambiente, l'indipendenza energetica, le opportunità di commercio e anche il lavoro». Alla fine del 2007 nel settore sono stati impiegati più di 160 mila lavoratori, 108 mila direttamente e il resto nell'indotto, e l'industria eolica ha creato in media 33 posti di lavoro al giorno negli ultimi cinque anni, per un totale di 60.000 nuovi impieghi. Secondo lo studio «Wind at work» di Ewea, dei posti di lavoro creati il 75% vengono dai tre Paesi pionieri: la Danimarca, la Germania e la Spagna, ma altri Stati, come la Francia, il Regno Unito e anche l'Italia, stanno avanzando rapidamente. I posti di lavoro entro il 2020 dovrebbero più che raddoppiare, arrivando a quota 325.000 impiegati. All'incremento dell'occupazione dovrebbe corrispondere una potenza installata di 180 gigawatt nel 2020 e di 300 gigawatt nel 2030, grazie anche a un aumento degli impianti off-shore. A contendersi il primato europeo di produzione eolica sono la Germania e la Spagna: la prima nel 2008 ha raggiunto i 1.665 megawatt, mentre la seconda si è fermata a 1.609 megawatt. A seguire c'è proprio l'Italia, che l'anno scorso ha aggiunto 1.010 megawatt, raggiungendo una produzione di 3,736. La Francia, con 950 megawatt in più è arrivata a quota 3.404, mentre la Gran Bretagna con un aumento di 836 megawatt ha toccato il totale di 3.241. Sono ormai dieci gli Stati membri che producono più di 1.000 megawatt grazie alla forza del vento. A queste due grandi ondate se n'è aggiunta una terza: quella dei Paesi dell'Unione europea più «giovani», che non vogliono rimanere indietro, come la Polonia, uno dei mercati più dinamici. Per quanto riguarda l'offshore nel 2008 sono stati istallati 357 megawatt di capacità per raggiungere un totale di 1.471 megawatt: in questo modo quasi il 2,3% dell'eolico europeo è offshore. L'Europa, però, è tallonata da due potenti avversari: gli Stati Uniti e la Cina. I primi hanno superato la Germania come Paese numero uno nel mondo per potenza eolica installata: nel 2008 gli Usa hanno raggiunto quota 25.170, superando i 23.902 della Germania, secondo i dati di Gwec, il «Global wind energy council». L'Europa e il Nord America corrono vicini con circa 8,9 gigawatt di aumento nel 2008, con l'Asia che incalza grazie ai suoi 8,6 gigawatt in più. Negli Stati Uniti i nuovi progetti legati all'eolico lanciati nel 2008 hanno rappresentato il 42% del totale di produzione di energia rinnovabile in più e hanno creato 35000 nuovi posti di lavoro, per raggiungere gli 85000 impiegati nel settore, un aumento del 70 per cento. «Sono dati che parlano da soli - ha detto Steve Sawyer, segretario generale del Gwec - c'è una crescente domanda di energia eolica senza emissioni, che può essere istallata in modo rapido e virtualmente ovunque nel mondo». Ma è alla crescita del mercato cinese che tutti stanno guardando: il gigante asiatico ha di nuovo raddoppiato il suo potenziale, con 6,3 gigawatt installati, per raggiungere un totale di 12,2 gigawatt e si prepara a diventare la regina futura dei venti.

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toyota affonda, perdite triplicate s&p e moody's la retrocedono - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)

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Pagina 19 - Economia Toyota affonda, perdite triplicate S&P e Moody´s la retrocedono Crolla la domanda, gli incentivi non risollevano le vendite Addio alla "tripla A". Mercato colpito dal calo del potere d´acquisto FEDERICO RAMPINI Nello stesso giorno in cui il governo italiano vara gli incentivi per l´auto crolla il bilancio della Toyota: un buco improvviso di 3 miliardi di euro affonda la casa automobilistica fin qui più solida e competitiva del mondo. La coincidenza non è di buon auspicio. Gli eco-incentivi faranno ripartire un mercato agonizzante, o sono risorse sprecate? Per rispondere è essenziale capire la natura di questa crisi, ben diversa da altri cicli congiunturali che l´automobile ha conosciuto in passato. In questa fase la causa dominante del disastro dell´automobile, in tutto il mondo, è la caduta della domanda dei consumatori. Se non si dà potere d´acquisto alle famiglie, intervenire dal lato dell´offerta (come si fa con gli incentivi all´auto che di fatto riducono i prezzi) è una ricetta inadeguata. Non si salva neppure chi produce le auto migliori del mondo: le Toyota lo sono, almeno secondo il verdetto dei consumatori, visto che dall´anno scorso il colosso giapponese ha conquistato la leadership mondiale delle vendite superando la General Motors. Toyota è stata la casa più lungimirante nell´anticipare gli effetti della crisi energetica, mise sul mercato la sua Prius ibrida (motore misto a elettricità e benzina) più di dieci anni fa. Ha costruito un predominio sull´affidabilità, i prezzi, il controllo dei costi. Eppure Toyota è nell´occhio del ciclone. Due mesi dopo aver annunciato il primo bilancio in rosso nella sua storia, ieri ha nuovamente sorpreso i mercati con l´improvvisa rivelazione che le perdite sono il triplo del previsto (450 miliardi di yen). Ha subìto l´onta di un downgrading della sua solvibilità finanziaria, perdendo il voto Aaa presso Standard & Poor´s e Moodys. Quando un leader globale come Toyota vede precipitare del 31% in un mese le vendite in America, del 24% in Europa e del 14% in Giappone, non c´è politica di aiuti di Stato né di incentivi che possa aiutarlo. All´estremità opposta del mercato, chi non ha saputo innovare né ha la stessa reputazione di qualità della Toyota, ha provato a spingere fino in fondo la logica degli incentivi. «Compra due auto al prezzo di una», è la trovata di alcuni disperati concessionari Chrysler negli Stati Uniti. Ha conquistato qualche titolo sui giornali, ma l´effetto sulle vendite è stato nullo. A gennaio il bollettino delle immatricolazioni sul territorio Usa è stato catastrofico: meno 49% General Motors, meno 40% Ford, meno 55% Chrysler. La causa fondamentale è nei dati usciti ieri sul mercato del lavoro. L´America sta distruggendo 600.000 posti di lavoro al mese. Una simile ecatombe riduce il reddito delle famiglie, e accentua l´atmosfera di insicurezza generale. Dare sussidi alle case automobilistiche - come pure il Congresso di Washington s´intestardisce a fare - può tappare buchi nei bilanci per qualche semestre, ma l´effetto sulle vendite è inesistente. Ridurre i prezzi, per volontà propria dei produttori o grazie agli eco-incentivi per la rottamazione, non aggredisce la causa. La maggioranza dei consumatori non ha la scelta. Deve tenersi l´auto che ha, e rinviare ogni acquisto, finché non ha certezze che il suo reddito torna a salire. La controprova: gli unici due mercati al mondo che hanno continuato a registrare un aumento nelle vendite di autovetture sono la Cina e l´India. Non a caso, due nazioni dove la crisi ha rallentato la crescita ma non al punto da generare una recessione. L´aumento del Pil e dei redditi si è ridotto ma ha ancora il segno positivo nei due giganti asiatici. Inoltre Cina e India non sono mercati di sostituzione bensì hanno un vasto ceto medio che si avvicina alla "prima motorizzazione", l´acquisto della prima vettura familiare. La chiave, dunque, è sempre dal lato della domanda. E´ grazie alla domanda che la Cina ha superato gli Stati Uniti diventando il primo mercato mondiale dell´automobile (10,7 milioni di vendite cinesi su base annua, contro 9,8 milioni in America). Naturalmente tutti quei governi che intervengono ad aiutare l´industria dell´auto lo fanno in nome di un´emergenza sociale. Ed è pur vero che in confronto ai costi delle crisi bancarie i due miliardi di euro che Roma stanza per gli eco-incentivi alla rottamazione sono poca cosa. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha ricordato che se si include tutto l´indotto la crisi dell´auto minaccia 300.000 posti di lavoro. Ma la politica degli incentivi ha effetti perversi che sono stati messi a fuoco con precisione dall´economista Paolo Manasse (sul sito www. lavoce. info). Poiché il reddito spendibile delle famiglie italiane ristagna o è in calo, l´effetto degli incentivi è spostare la domanda dei consumatori a favore dell´auto, ma penalizzando altri beni. Per ogni 100 euro di maggior spesa per un´auto di piccola-media cilindrata, se ne spendono tra i 25 e i 90 in meno altri prodotti come lavatrici, hi-fi e altri elettrodomestici. Poiché anche l´industria del "bianco" (elettrodomestici) ha importanti basi produttive in Italia, non stupisce che qualche mese fa circolasse l´ipotesi di allargare gli eco-incentivi ai frigoriferi. E´ una spirale senza fine, in cui ogni settore può sentirsi legittimato a chiedere aiuti di Stato sull´esempio dell´automobile. E´ una via irta di tentazioni protezioniste, perché ogni governo cerca di aiutare i "suoi" industriali; in questa gara l´Italia ha solo da perdere perché ha meno risorse pubbliche da spendere. Il vero problema resta comunque l´inefficacia. Una corda si può tirare ma non si può spingere. La decisione di consumare non si può inculcare a forza, a chi non ne ha né la motivazione né i mezzi.

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rosso o blu, così reagisce la mente - elena dusi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 07-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Esteri Più concentrate o più creative, le nostre facoltà dipendono anche dalle tonalità di cui ci circondiamo L´ultimo studio, dopo Aristotele, Newton e Goethe, arriva dalla British Columbia. E dal marketing Rosso o blu, così reagisce la mente Pubblicata su Science, la ricerca ha utilizzato anche gli spot pubblicitari ELENA DUSI La bottega di un orologiaio dovrebbe avere pareti rosse. Per scrivere un nuovo romanzo occorre iniziare dipingendo la stanza di blu. Il colore che ci avvolge riesce infatti a cambiare il modo in cui il cervello funziona. Come in un gioco di specchi, un ambiente color cielo senza nubi predispone la mente a creatività, pensiero positivo, ricerca della novità. Il rosso favorisce invece l´attenzione: un pericolo è forse incombente. Meglio concentrare le risorse del cervello per cogliere ogni dettaglio ed evitare distrazioni. Più accurate o più creative, le nostre facoltà dipendono anche dalle tonalità che ci circondano. L´ultimo studio su mente e colori ci arriva da una studiosa di marketing, la professoressa dell´università canadese della British Columbia Juliet Zhu. I suoi esperimenti sul rosso e sul blu si concentrano sulle capacità di concentrazione e di inventiva di un gruppo di studenti. Le misurazioni sono state condotte attraverso dei test su computer. Ma l´articolo appena pubblicato su Science è solo l´appendice di un fenomeno naturale che ha intrigato giganti come Aristotele, Newton, Schopenhauer e Goethe. Lom scrittore tedesco, che era anche pittore, nella sua Teoria dei colori se la prese molto con Newton che aveva ridotto la luce in tutte le sue vesti a un fenomeno fisico, smontabile e ricomponibile con un semplice prisma. "Il suo errore - scrisse Goethe riferendosi al rivale - è stato quello di fidarsi della matematica anziché delle sensazioni degli occhi". Dall´800 a oggi lo spettro dei colori è finito nel prisma di molti esperimenti scientifici. Nel 2007 una ricercatrice dell´università di Newcastle pubblicò su Current Biology che il blu è in assoluto il colore preferito dal genere umano, ma le donne preferiscono una tonalità tendente verso il rosa. Nell´ateneo di Durham contarono le vittorie degli atleti impegnati nei match di pugilato, tae kwon do e lotta greco romana delle Olimpiadi di Atene. Chi indossava la maglietta rossa era riuscito a sconfiggere l´avversario vestito di blu nel 60% degli incontri: percentuale troppo alta per essere casuale, conclusero i due antropologi inglesi autori dello studio apparso su Nature nel 2005. Inevitabile che si arrivasse a toccare il tema dell´attrazione sessuale. Infatti Andrew Elliot dell´università di Rochester misurò il colore che più è in grado di favorire l´eccitazione negli uomini. Senza troppe sorprese, a ottobre del 2008 scrisse sul Journal of Personality and Social Psychology che le donne più attraenti sono quelle vestite di rosso. E che gli uomini sono del tutto inconsapevoli di essere guidati nelle loro scelte dalla tonalità di un vestito. Che i colori abbiano un potere di condizionamento subliminale è anche la tesi di Juliet Zhu, che non a caso fra i test da sottoporre ai suoi volontari ha inserito una serie di messaggi pubblicitari. Lo spot sul dentifricio capace di prevenire la carie (che permette cioè di sfuggire un rischio) si è rivelato più efficace con uno sfondo rosso. Se invece la promessa era quella di ottenere denti più bianchi (previsione di un´azione positiva) i volontari lo trovavano più convincente con il contorno blu. Gli altri test che hanno coinvolto gli oltre 600 volontari (quasi tutti studenti della stessa British Columbia) prevedevano per esempio la correzione di alcune bozze o la memorizzazione di una lista di parole. In questo caso, lo sfondo rosso del computer si è rivelato in grado di migliorare il punteggio degli studenti del 31%. Quando si trattava invece di escogitare tutti i possibili usi di un mattone simile al Lego, o di progettare un nuovo giocattolo partendo da un gruppo di forme geometriche, gli studenti con gli occhi nel blu hanno raggiunto performance migliori. «Certo - ha ammesso alla fine la Zhu - non tutti i popoli associano il rosso al pericolo. In Cina, che è il paese da cui vengo, è legato all´idea della gioia. Ed è probabile che i risultati dell´esperimento possano risultare molto diversi da luogo a luogo».

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Cotone, raccolto previsto in calo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-07 - pag: 34 autore: Fibre. Gli agricoltori si orientano verso coltivazioni più remunerative Cotone, raccolto previsto in calo Luca Davi Gli analisti del comparto sono convinti: il calo dei consumi di cotone su scala globale è destinato a continuare. Ea certificarlo saranno anche i dati del Dipartimento americano dell'agricoltura (Usda), che verranno diffusi la prossima settimana. Flessioni contenute, sia chiaro, ma comunque presenti. «Non mi aspetto nessun grosso scossone – avverte Jobe Moss, analista per la casa di brokeraggio statunitense Mcm, intervistato da Reuters – ma comunque mi attendo che il consumo mondiale arretri ulteriormente». Nel report emesso in gennaio, l'Usda ha tagliato le previsioni per il consumo mondiale di cotone nel 2008-09 a 109,84 milioni di balle, dalle 111,56 previste il mese precedente. Una conferma che la recessione mondiale abbia colpito al cuore il mercato del cotone arriva anche dalle stime dell'International Cotton Advisory Committee (Icac), secondo cui nel 2009-10 la produzione mondiale della fibra scenderà a 23,4 mln tonn. (107 mln balle) dai 23,7 mln tonn. (109 mln balle) del 2008-09. Colpa di una progressiva erosione dei margini degli agricoltori, che semprepiù spesso si orientano verso coltivazioni più remunerative come mais e soia. «I ritorni calanti, i prezzi più allettanti di raccolti alternativi e le difficoltà nel finanziare gli input produttivi spingono gli agricoltori a passare a nuove tipologie di raccolti», spiega in una nota l'istituto internazionale. Aggiungendo che la domanda globale nel 2009-10 rimarrà stabile attorno a 24 mln tonn. mentre le esportazioni aumenteranno di 800mila tonn., a 7,4 milioni di tonnellate. A testimonianza del fatto che il mercato della fibra sta comprimendosi, giungono anche i dati provenienti dalla Cina. Il Governo di Pechino stima infatti che la produzione di cotone del Paese orientale nel 2008 sia stata pari a 7,5 milioni di tonn, l'1,6% in meno del record di 7,6 milioni di tonn. raggiunto nel 2007. Il maggior consumatore mondiale di cotone deve infatti fare i conti oggi con la frenata della domanda interna da parte del settore tessile, in crisi per il calo dell'export. Negli ultimi mesi, tuttavia, i prezzi del cotone hanno ripreso quota, dopo essere scesi in novembre al minimo di 39,14 cents/libbra sul mercato a termine di New York: da allora la ripresa è stata pari al 27% circa. luca.davi@ilsole24ore.com

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Le scorte schiacciano l'alluminio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-07 - pag: 34 autore: Metalli non ferrosi. L'offerta non scende abbastanza - Stock Lme vicini a 2,87 milioni di tonnellate Le scorte schiacciano l'alluminio Riaffiora l'idea di un nuovo Memorandum of understanding Roberto Capezzuoli Negli ultimi mesi i tagli all'attività delle fonderie di alluminio hanno raggiunto i 5,5 milioni di tonn., quasi il 14% della capacità complessiva. L'impatto sulle quotazioni del London Metal Exchange (Lme) è stato però modesto: il prezzo settlement ha toccato il 23 gennaio 1.290 $/tonn., minimo degli ultimi sei anni, e solo in seguito si è visto un graduale rialzo, fino ai 1.422 $ di ieri. Il record storico del luglio scorso ( 3.291,50 $) è lontano e i valori attuali sono del 45% inferiori a quelli di un anno prima. La sensazione degli addetti ai lavori è che occorrano cure più drastiche, perché i consumi, specialmente nell'auto e nell'edilizia,calano più rapidamente dell'offerta. Ad amplificare la situazione c'è l'abnorme quantità di alluminio giacente nei magazzini Lme: quasi 2,87 milioni di tonn., un volume mai visto, che rischia di obbligare i magazzini a custodire l'alluminio all'aperto, per evitare che non resti spazio agli altri metalli. Qualche operatore non esclude che le scorte salgano entro l'anno fino a 4 milioni di tonn., perché il deposito può favorire la concessione di crediti e perché una parte dei costi è "pagata" dal contango (il prezzo per consegna differita infatti è più alto di quello cash). La situazione ha accelerato l'annuncio di nuove riduzioni dell'attività. In precedenza la Cina aveva diminuito l'output del 20%, tagliando 2,5 milioni di tonnellate annue,l'americana Alcoa nelle scorse settimane aveva ridotto la produzione di 750mila tonn., seguita da vicino da tutti i big dell'alluminio. Negli ultimi due giorni la statunitense Century ha ipotizzato la chiusura di Ravenswood, fonderia da 170mila tonnellate annue, e la norvegese Norsk Hydro si è detta pronta a sospendere del tutto l'impianto tedesco di Neuss, capace di 230mila tonn. ma gravato da alti costi dell'energia. La mossa più incisiva peròè stata annunciata da Rusal, il numero uno russo, feudo di Oleg Deripaska, che ne controlla il 56,76%. Deripaska ha appena sostenuto che «non è più il caso di sperare, è meglio prepararsi al peggio». Da aprile il gruppo ridurrà del 5% la forza lavoro (oggi a 90mila unità, in 19 Paesi), dell'11% la produzione di alluminio e del 30% quella dell'intermedio allumina (sarà sacrificata anche l'italiana Eurallumina,che produce oltre un milione di tonnellate annue). «C'è una forte eccedenza – dice Deripaska – che porterà a scenari del tutto nuovi, destinati a confermarsi per i prossimi 7-10 anni». L'ipotesi di tagli definiti da un Memorandum of Understanding, come quello deciso nel '94 dai grandi Paesi produttori (Usa, Canada, Norvegia, Ue,Australia e Russia,responsabile quest'ultima delle eccedenze a causa del tracollo dei consumi della sua industria bellica) non sembra percorribile: ogni accordo oggi dovrebbe infatti passare al vaglio della Cina edella Wto.

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Hong Kong, torna il lusso ma solo di seconda mano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-02-07 - pag: 22 autore: Statistiche. I prezzi crollano del 19% in tre mesi e le compravendite ripartono Hong Kong, torna il lusso ma solo di seconda mano Enrico Bronzo Le vendite di case di lusso di Hong Kong a gennaio hanno toccato il record di crescita degli ultimi sei mesi, con 144 operazioni concluse. Secondo il gruppo immobiliare Centaline è possibile che i prezzi si stiano stabilizzando. Il valore delle offerte per le abitazioni di valore superiore al milione di euro è in aumento del 9% rispetto al mese precedente, per un controvalore pari a 2,7 miliardi di dollari di Hong Kong, 270 milioni di euro al cambio attuale. Il tutto favorito dal calo dei prezzi per le case di lusso del 19% nel quarto trimestre del 2008. Gli acquirenti provengono da Cina ( 60%), Australia, Europa e Stati Uniti. In forte calo, invece, le vendite di nuove costruzioni di lusso, diminuite del 50% rispetto a gennaio. La crisi del mercato immobiliare si sente in Asia ma ancor di più negli Stati Uniti, dove rischia di essere più lunga del previsto, con i prezzi delle abitazioni che potrebbero scendere ancora per tutto il 2010, come sostenuto giovedì scorso dal Fondo monetario internazionale. Una previsione utile per gli investimenti, o i disinvestimenti, in particolare negli Usa e in Gran Bretagna. Oltreoceano, secondo i dati del dipartimento del Commercio a dicembre il prezzo mediano ( metà vendite avvengono sopra e metà sopra) delle abitazioni è sceso del 9,6% a 206.500 dollari dai 227.700 dollari del dicembre 2007. Il prezzo medio è invece calato del 13,2% a 246.900 dollari dai 284.400 di un anno fa. Come noto nel Regno Unito la Banca d'Inghilterra giovedì scorso ha tagliato il tasso principale di mezzo punto all' 1%, il minimo assoluto storico dal 1694. Secondo Nationwide building society a gennaio si registra l'ennesimo calo record dei prezzi delle case, con i valori scesi al-16,6% su base annua dopo il -15,9% di dicembre. Si tratta della contrazione più sensibile dal 1991, da quando cioè sono disponibili dati comparabili. In linea con la banca specializzata Halifax che segnala un -17,2% su base annua, nonostante un +1,9% mensile. Intanto, in Italia diminuisce il ricorso al credito: per il Crif, il Centro rischi finanziaria, a dicembre la flessione rispetto a 12 mesi fa è stata del 12% a parità di giorni lavorativi. Si tratta del livello più basso dell'intero anno. enrico.bronzo@ilsole24ore.com

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In Sudamerica è corsa al riarmo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 07-02-2009)

Argomenti: Cina

SOCIETÀ 07-02-2009 STRATEGIA E SICUREZZA I guadagni dell'export e del petrolio sono spesso investiti in tecnologia bellica. Il Venezuela «compra» in Russia e in Cina. La Colombia ha aumentato del 13,5% il budget per la difesa In Sudamerica è corsa al riarmo In cinque anni le spese militari sono cresciute del 91 per cento DA LIMA MICHELA CORICELLI H anno comprato caccia da combattimento, nuovi elicotteri, fucili, jeep e carri armati. In cinque anni, i Paesi dell'A- merica latina hanno speso quasi il doppio in armi ed equipaggiamento militare. A livello mondiale, è ancora la regione che investe di meno nel settore della difesa: i costi militari oscillano intorno all'1,3% del Pil latinoamericano. Ma il trend sta cambiando. La spesa destinata alle armi è schizzata dai 24,7 miliardi del 2003 ai 47,2 del 2008: +91%. I dati sono dell'Istituto internazionale di studi strategici di Londra (Iiss). Che cosa ha spinto una regione in cui quasi il 50% della popolazione vive in povertà ad investire milioni di dollari negli arsenali? I governi sudamericani assicurano che le forze armate vanno modernizzate, che il materiale è obsoleto e che la tecnologia è sorpassata. Ma la stampa locale ha denunciato più volte una «corsa al riarmo» a livello regionale. L'Iiss non ci crede: secondo gli analisti, in A- merica latina non esiste una "carrera armamentistica", non c'è una corsa al riarmo. Buona parte «dell'equipaggiamento militare attualmente in servizio risale al 1950 e al 1960», sottolinea l'Iiss. Ma c'è chi teme che sia solo la giustificazione ufficiale. Dietro potrebbero esserci anche le frizioni sorte fra Paesi vicini o la preoccupazione per l'acquisto di armi da parte di uno Stato confinante: una mossa che rischia di cambiare gli equilibri locali. Negli ultimi cinque anni il Pil latinoamericano è cresciuto del 5%, soprattutto grazie alle esportazioni delle materie prime. Con le casse più piene, numerosi governi hanno deciso di migliorare il settore della difesa (nonostante le gravissime carenze sociali in educazione, sanità o abitazione). Favorito dai generosi rincari del petrolio, uno dei Paesi che ha speso di più in armi è stato il Venezuela. Dopo l'embargo Usa, il governo di Hugo Chavez ha comprato kalashnikov, aerei ed elicotteri in Russia, spendendo oltre 4 miliardi di dollari. E gli acquisti non sono ancora finiti. Caracas potrebbe importare nuovi armamenti dalla Russia e dalla Cina. Anche l'Istituto internazionale di studi strategici di Londra ammette che di fronte agli acquisti venezuelani in particolare in Russia «altri Paesi della regione, soprattutto quelli che hanno avuto gli inattesi ricavi delle esportazioni di materie prime, hanno aumentato i loro budget militari e si sono lanciati in diversi programmi di modernizzazione». Secondo il quotidiano El País, alla base di tutto questo ci sono anche delle tensioni regionali. Venezuela e Colombia negli ultimi anni hanno vissuto momenti di gelo politico-diplomatico. Anche Bogotà nel 2008 ha aumentato notevolmente la sua spesa militare (+13,5%), raggiungendo i 5,5 miliardi di dollari. Una casualità? Uno dei casi più curiosi è quello del Cile: è il Paese con l'arsenale più moderno dell'area, poco proporzionato rispetto alle dimensioni geografiche. Ma in Cile primo esportatore mondiale di rame il 10% delle vendite del minerale vengono investite nelle forze armate: per legge. Nonostante l'eclatante shopping armamentistico di Chavez a Mosca, la vera potenza militare della regione resta il Brasile: dal 2005 il budget destinato alla difesa è aumentato quasi un 10% ogni anno, fino ai 20 miliardi di dollari del 2008.

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artigiani, la crisi arriva a primavera - wanda valli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XI - Genova Artigiani, la crisi arriva a primavera A marzo scadono le ultime commesse. E il futuro è un´incognita Appello ai parlamentari: prima emergenza i ritardi nei pagamenti WANDA VALLI C´è fiato ancora per poco. Fino a marzo, aprile al massimo, quando scadranno le ultime commesse. Dopo, per le 4.300 aziende artigiane della Liguria iscritte alla Cna, Confederazione nazionale dell´artigianato, affrontare la crisi sarà molto, molto difficile. Lo segnala un sondaggio su 200 imprese. Dice che già adesso il 61 per cento ha visto diminuire gli ordini, il 55 ha problemi di liquidità, il 21 ha ridotto il personale. Così, ieri, gli artigiani hanno scelto di raccontare le loro storie ai parlamentari liguri, di centrodestra e centrosinistra. Per avere aiuti almeno contro la burocrazia, contro le banche e le "regole aguzzine" per concedere crediti, contro i ritardi nei pagamenti, che toccano i 210 giorni, da parte di aziende pubbliche. L´incontro c´è stato ieri mattina, con il presidente della Cna, Giuseppe Lamanna e il segretario generale Roberto Timossi, e dall´altra parte, Roberto Cassinelli, Sandro Biasotti, Enrico Musso (Pdl) e Andrea Orlando, Mario Tullo (Pd) e Giovanni Paladini (Idv). Roberto Timossi spiega che il sondaggio è stato realizzato su un campione di 200 imprese di tutti i settori di Genova e della provincia. I risultati sono allarmanti. Eccoli nel dettaglio. Il fatturato: il 61 per cento degli intervistati ha avuto una diminuzione pari al 30 per cento, con due imprese che sono scese al 50 per cento e una, addirittura, è a meno 70. Occupazione: il 22 per cento ha già diminuito il personale con una media di 3, 5 unità. Credito: il 21 per cento affronta una vera e propria stretta creditizia per la chiusura o la riduzione dei fidi. Liquidità: è l´altro fronte debole, per il 55 per cento. La situazione più preoccupante interessa le imprese artigiane di Genova. Aggiunge Roberto Timossi: «Il sondaggio conferma che il lavoro è in calo costante nell´autotrasporto, dove il 71 per cento degli intervistati segnala una consistente diminuzione del fatturato, quello delle costruzioni soffre le difficoltà maggiori per i pagamenti da aziende pubbliche». Ma una cifra da sola è sufficiente per spiegare la crisi artigiana: a gennaio la richiesta per la cassa integrazione è stata pari a quella che si è avuta per tutto il 2008. Per questo, conclude Timossi, la Cna chiede al governo e alla Comunità europea un piano integrato di investimenti, regole severe sui tempi dei pagamenti, interventi per una pressione fiscale che, nel complesso, supera il 50 per cento. E poi ci sono le storie, raccontate in prima persona. C´è la signora che dice: «Nel 2004, con una situazione familiare pesante, mi sono ritrovata da sola in azienda, ho resistito, ho investito tutto quello che avevo, e mi chiedo: avrò mai diritto a una vita più tranquilla?». Massimo Giachetta, presidente di un consorzio di 24 imprese: «è vergognoso che enti pubblici, statali o locali, impongano a muso duro il pagamento anche dopo 210 giorni». Unica eccezione l´Università che paga a tre mesi perché può fare ordini solo se ha già i finanziamenti. Per il resto è tutto un lottare, spiega Piero, titolare di un´azienda familiare con 8 dipendenti, che lavora pelle e cuoio. Lui si è trovato concorrenti come la Cina e l´India, ma il suo primo nemico è la burocrazia. Arrivano le promesse dei parlamentari. Biasotti propone colloqui con le banche liguri, Cassinelli un´azione sugli enti pubblici che pagano tardi. Tullo ricorda la proposta del Pd di dare 3 miliardi alla piccola e media impresa. Tutti quanti sono d´accordo: proveranno a dare una mano. SEGUE A PAGINA V

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battaglia in cielo con il campionato per aerei di carta - erica manna (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Genova Battaglia in cielo con il campionato per aerei di carta La curiosità Gioco da ragazzi in attesa di laurea: al "velodromo" delle Erbe tre categorie in gara ERICA MANNA L´unica patente di guida che serve per il decollo è la qualifica di studente universitario. Abilità richieste: inventiva, braccia forti e buona mira. L´apparecchio: un semplice foglio di carta. Gli aeroplanini, infatti, stanno per planare su Genova. Mercoledì prossimo, 11 febbraio, alle ore 14 presso il Palazzetto delle Erbe in piazzetta del Fico, si terrà il Red Bull Paper Wings: il primo campionato mondiale di volo degli aeroplani di carta che vedrà protagonisti gli universitari provenienti da ogni parte del globo. Questo particolare passatempo arriva direttamente dall´antica Cina, dove i veivoli avevano la forma di piccoli aquiloni, intrattenimento molto popolare. Ebbene, duemila anni dopo, da rituale da studenti svogliati sui banchi di scuola, l´origami volante è diventato un vero e proprio sport. La prima edizione dell´evento, nel 2005-2006, ha visto sfidarsi a colpi di lanci e planate oltre 10 mila piloti provenienti da 48 Paesi, e ben 260 qualificazioni in giro per il mondo. Alla finalissima, sono stati premiati i vincitori assoluti nelle categorie "volo più lungo", "maggiore permanenza in aria" e "volo più acrobatico". Per questa seconda edizione, i numeri sono già raddoppiati: sono 85, infatti, i Paesi in gara che stanno realizzando le selezioni dei piloti. E in Italia sono previste sessioni di qualifiche presso i principali atenei. Tra cui Genova, appunto. Per partecipare, basta collegarsi al sito Internet redbullpaperwings.com. E armarsi di carta e pazienza. Il primo e il due maggio, infatti, la sfida diventerà mondiale: i migliori piloti selezionati nelle rispettive qualificazioni nazionali si incontreranno alle finali presso l´Hangar-7 di Salisburgo, in Austria, per conquistare il titolo di Red Bull Paper Wings World Champion. Non è la prima volta che Genova ripropone giochi che sembravano dimenticati. La palma dello sport intramontabile va sicuramente al calcio balilla: ventidue ometti, metà blu e metà rossi, per un gioco inventato - pare - nel ?36 da costruttori di casse da morto di Alessandria e che alle Olimpiadi di Pechino ha esordito come sport vero e proprio, anche se solo dimostrativo. Ebbene, il mini-rettangolo verde a Genova spopola. Soprattutti d´estate, quando basta fare una passeggiata in Corso Italia per assistere a tornei di squadre di tutte le età. Calciobalilla (o biliardino che dir si voglia) a parte, dal passato salta fuori anche un altro passatempo sempreverde: il ciclotappo. Ovvero, la gara dei tappi su piste tracciate col gesso. Rilanciato nel 1993 dall´editore e fumettista Gualtiero Schiaffino, presidente della Federazione italiana gioco ciclotappo, che fece tornare di moda un´attività che sembrava scomparsa quando la strada ha smesso di essere il luogo dei giochi, e ne istituì il campionato italiano. Insomma, l´amarcord ludico, tra nostalgia e gusto per la sfida, mercoledì si ripropone. E che vinca il migliore.

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È un dovere civile manifestare a difesa della Carta (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 08-02-2009)

Argomenti: Cina

«È un dovere civile manifestare a difesa della Carta» «Sentiamo il dovere di una risposta popolare di fronte alla ferita inferta dal Governo e dal Presidente del Consiglio ai principi della Costituzione repubblicana - è l'appello che ha tra le prime firme Barbara Pollastrini, Ignazio Marino, Mercedes Bresso, Sergio Chiamparino, Miriam Mafai, Fabio Fazio, Albertina Soliani, Sergio Staino, Luigi Manconi, Stefano Draghi, Daria Colombo, Alessandra Kustermann, Roberto Vecchioni, Gianni Cuperlo, Cini Boeri, Walter Tocci, Franca Chiaromonte, Manuela Ghizzoni - È auspicabile che la reazione diffusa di queste ore trovi sbocco nei prossimi giorni in un appuntamento nazionale a difesa della Costituzione». Comunque la si pensi, prosegue l'appello «il dramma di Eluana e dei suoi cari richiede sensibilità e confronto. La scelta del Consiglio dei ministri e le parole del Premier umiliano per le argomentazioni offensive e per il metodo autoritario. Il valore della vita si tutela solo nel rispetto dei principi e delle regole della democrazia». L'appello

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cine-reading ricordando iaco-gol (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XIV - Bari L´iniziativa Taranto celebra il bomber Iacovone, scomparso nel ´78, con una serata al Ramblas music club Cine-reading ricordando Iaco-gol Diecimila persone, strette nel bavero dei cappotti e sotto la pioggia, la mattina del 7 febbraio del 1978 si congedarono da Iaco-gol nello stadio Salinella di Taranto. Presto sarebbe stato ribattezzato "Erasmo Iacovone" in suo onore, omaggio al mitico attaccante del Taranto che la notte del 6 febbraio morì in un incidente stradale. Il piccolo grande eroe di Capracotta, trentuno anni dopo, resta simbolo del sogno e del riscatto per una città spenta a forza di veleni. Di Iaco non ci si dimentica e stasera alle 21,30 al Ramblas music club di via Regina Margherita a Taranto va in scena un ricordo molto speciale. "Iaco", così semplicemente il titolo, è un cine-reading liberamente tratto dalla storia di Erasmo Iacovone. Una lettura, in buona sostanza, della sceneggiatura per un film su di lui, progetto in realizzazione firmato da Mauro Caporale. Ad accompagnare la lettura di Massimo Colaci saranno, oltre a immagini documentarie, le improvvisazioni al piano di Ettore Carucci. "Iaco" racconta del carismatico anti-eroe di Capracotta e della sua amicizia con Aldo, capo ultrà della Curva nord e operaio dell´Italsider. Carichi della voglia di farcela, si rivelano in qualche maniera fratelli. E quando Erasmo muore, allora Aldo decide di mirare a una promozione in fabbrica frequentando la scuola serale. Perché è così che avrebbe faticato il suo idolo, re dell´elevazione da terra e del mitico colpo di testa che faceva esplodere lo stadio al grido di Iaco-gol, benedizione di qualche stagione e, con la morte, per sempre. (a.g.)

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l'ultima collezione di re yves - natalia aspesi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 08-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 36 - Cultura L´ultima collezione di re Yves Tesori l´immagine Vanno all´asta a Parigi i capolavori accumulati da Saint Laurent in una vita di spese inimmaginabili. Picasso, Degas, Brancusi, Géricault. Ricordi di anni in cui lo stilista era il più grande, il più imitato, il più ricco di tutti Prima della depressione e dell´esilio nel suo regno dorato NATALIA ASPESI Si può vivere serenamente, piacevolmente, in una dimora che è più solenne di un museo, più preziosa della grotta di Ali Baba, più straripante del magazzino di un antiquario sfrenatamente ingordo di tutto, più eccentrica di uno dei castelli di Ludwig di Baviera, più opulenta dei palazzi dei grandi nobili di Francia? Si può ricevere con garbato e mondano entusiasmo gli amici e le persone da stupire con la propria raffinatezza e ricchezza, in un fastoso hotel particulier abitato, se non infestato, più che da preziose invidiabili collezioni, da un accumulo eterogeneo di rari capolavori scelti per disordinato innamoramento e illimitata disponibilità finanziaria? Quando una residenza diventa fastosa al limite di una ingordigia sinistra, finisce col perdere il senso domestico della casa, diventa, in un certo senso, inabitabile per mancanza di errori, di disordine, di dimenticanze, di distrazioni, di odori, persino di polvere. Se poi ognuno dei mille capolavori che la popolano come intrusi ingombranti, è un pezzo eccezionale, che appartiene al momento alto di una carriera d´autore, senza un graffio o una incrinatura, sicuramente proveniente da vedove e eredi dell´artista, da residenze imperiali, da celebri collezionisti capricciosi (come il sarto belle-époque Jacques Doucet che buttò via il Settecento per riempirsi di Decò di cui si liberò mettendo tutto all´asta nel 1977), chi mai si muoverebbe con disinvoltura tra tanta fragilità rara e insostituibile? Ma non era agli altri che pensavano Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, coppia nel lavoro e nella vita, quando finalmente nel 1972, già famosi e già al culmine del "monde" più aristocratico come del mondo dell´alta moda e del mercato d´arte, con il successo planetario di un profumo, Opium, si ritrovarono all´improvviso immensamente ricchi, in grado di esaudire ogni capriccio, di fare finalmente della loro abitazione di rappresentanza il ritratto debordante delle loro passioni, l´espressione al limite del morboso delle loro sensibilità e dei loro eccessi. è per questo che non si riesce a immaginare nessun temerario sbattersi con noncuranza su una delle due panchette leopardate anni Venti, firmate Gustave Miklos, valutate tra i due e i tre milioni di euro, né urtare, anche per sbaglio, una specie di grande incastro di legno dall´aspetto primitivo africano, che rispondendo al titolo di Portrait de Madame L.R., risulta essere una preziosissima opera di Constantin Brancusi, valutata tra i quindici e i venti milioni di euro. Soprattutto è impensabile che - tra quei tavolini zeppi di tesori di stordente eclettismo, e le antiche statue romane, e i cavalletti col nudo maschile dipinto da Géricault, e le colonne per sostenere la testa di Giano in bronzo attribuita alla scuola del Primaticcio, e tutti quegli ibridi anni Trenta adorati soprattutto dai raffinati arredatori homo, come le poltrone pazze di Eilen Gray datate 1917, e le lampade a stelo firmate da Eckart Muthesius, in quel fragile labirinto trasudante gusto, denaro e malinconia - un bambino potesse correre allegramente senza fare danni irreparabili. Accatastata con sapiente e implacabile grazia, di anno in anno, fino a quando la possibilità di scialare sfrenatamente si ridimensionò, una tale valanga di opere d´arte subì il destino dell´eccesso: che è quello di elidere la meraviglia di ciascuna meraviglia, confondendo i sempre più rari invitati di massimo rango, soprattutto mondano, e quindi adusi al "Rothschild style" diffuso nelle case del "monde" parigino, creando stanchezza, assuefazione, forse anche sgomento. Perché nell´inimitabile, straordinaria palazzina del 55, Rue de Babylone, nel VII arrondissement, affacciata su un magnifico giardino agitato dalle frenetiche percussioni di Mick Jagger alloggiato di fronte, abitava la bellezza più stordente, rara e raffinata, venata da un insopprimibile languore gay: la bellezza ma non la vita, neppure quella dei suoi proprietari, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, che uniti e poi separati ma sempre complici e vicini soprattutto nell´amore per i loro capolavori, finirono con legarsi indissolubilmente con i pacs, le unioni civili consentite in Francia. Al Grand Palais di Parigi, dal 23 al 25 febbraio, i tesori della coppia saranno messi all´asta da Christie´s e dalla casa d´aste di Bergé: dal lotto numero 1, Paysage d´Italie vu par une lucarne di Edgar Degas, valutato 300-400mila euro, all´ultimo lotto, numero 733, Dejeuner chinois en porcelaine de Sèvres, 1839/1842, valutato 40-60mila euro. Ci saranno oltre alle preziosità, secondo i gusti anche bruttissime, di Rue Babylone, anche quelle di Rue Bonaparte, dove Pierre Bergé abita dal 1992 (nell´appartamento dove era nato Monet) e del Chateau Gabriel in Normandia, follia onirica proustiana arredato dall´amico, un tempo bello come un cherubino, Jacques Grange. Tutto verrà disperso, un pezzo alla volta, i Géricault e i Derain, i Leger e i De Chirico, i Matisse e gli Ingres, la serie di grandi specchiere dei Lalanne e le due straordinarie teste settecentesche in bronzo di un topo e una lepre che ornavano la fontana zodiacale del palazzo d´estate dell´imperatore Quianlong e che, essendo state rubate dall´esercito francese durante la seconda guerra dell´oppio nel 1860, il governo della Cina oggi pretende, invano, in restituzione. Se parteciperà all´asta, dovrà prepararsi a sborsare almeno sessanta milioni di euro per riaverle. Nel momento in cui il battitore col suo martello riuscirà a trovare un acquirente vuoi per Instruments de musique sur un guéridon di Picasso, valutato da venticinque a trenta milioni di euro, che per un Important boite a portrait de Louis XIV valutato da 200 a 300mila euro, ognuno di questi oggetti - prigionieri per anni su tavolini troppo affollati, su pareti troppo zeppe, al punto che un collage di carta colorata di Matisse non aveva trovato posto se non sulla porta di una cameretta, e un pastello di Degas in un bagno tra il gabinetto e il bidet - riprenderà il suo cammino, si riapproprierà della propria storia, riacquisterà la sua libertà, la sua esclusività, un rispettoso vuoto attorno a sé che gli restituisca il suo valore di opera d´eccezione, in altre case, palazzi, dimore, musei, in Giappone come in Italia, in Russia come in Cina, a Dubai (da dove era arrivata la richiesta anonima di acquistare in blocco tutti i lotti) come negli Stati Uniti. Nei tre giorni di esposizione precedenti all´asta, che sarà l´evento mondano massimo in questi tempi di crisi, verranno minuziosamente ricostruiti al Grand Palais l´immenso salone, la sala di musica, la biblioteca, gli ambienti in cui Saint Laurent si aggirava sempre più stordito dai farmaci e dall´alcol, sempre più ansioso di solitudine, ferito dalla depressione, dopo anni di celebrità, creatività, venerazione, piacere, ma anche di vita spericolata, dissipata, in un continuo viaggio agli inferi più torbidi e oscuri. Regnava tra quelle meraviglie scintillanti un silenzio funebre, da cui a poco a poco, soprattutto dopo la vendita della Maison alla finanziaria Senofi nel 1993, con successive umiliazioni cocenti, Yves Saint Laurent si era ritirato. Prima dal lussureggiante giardino, poi dai saloni del pianterreno, rifugiandosi senza più uscirne, come il suo amatissimo Proust, in camera da letto: a destra un disegno di Picasso, a sinistra uno schizzo di Matisse, sopra la testata due crocefissi, vicino un tavolino esattamente copiato, con gli stessi oggetti, da uno visto e amato nel palazzo di una delle sue tante eccentriche muse, Marie-Laure de Noailles, signora di un mondo ormai finito, fatto di raffinatezza, nostalgie da ancient regime, distacco dalla realtà, frequentato da aristocratici, artisti, couturier, dame anziane, colte, ricchissime, e giovani omosessuali belli e creativi. Il letto a due piazze disegnato da Jean-Michel Frank, dove il grande couturier, ancora oggi il più copiato al mondo, si è spento a settantuno anni, il primo giugno 2008, sarà battuto all´asta il 24 febbraio alle sei di sera, valutazione 30-50mila euro.

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Cina, fallisce azienda italiana di divani Gli operai in rivolta: <Pagateci i salari> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-02-2009)

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MONDO 08-02-2009 Cina, fallisce azienda italiana di divani Gli operai in rivolta: «Pagateci i salari» PECHINO. Operai cinesi contro imprese italiane: succede a Shenzhen, nella provincia meridionale del Guangdong, dove 2mila lavoratori dello stabilimento DeCoro, produttore di divani e articoli per l'arredamento, sono scesi in piazza per rivendicare il pagamento dei salari non corrisposti. Gli operai hanno bloccato il traffico per diverse ore, fino a quando il governo locale non ha acconsentito a versare loro 10 milioni di yuan (circa 1milione e 100mila euro). La DeCoro, che occupava circa 3mila persone, è stata dichiarata fallita e i suoi beni sono stati sequestrati. Il segretario generale dell'associazione di categoria Hou Kepeng ha detto che la DeCoro dovrebbe corrispondere 60 milioni di yuan (circa 6.8 milioni di euro) a un fornitore del luogo. Secondo la stampa cinese Luca Ricci, presidente e chief executive della DeCoro, avrebbe lasciato la Cina il 15 gennaio scorso. Le proteste in Cina (Ap)

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Cina, lanterne rosse (ma fuori scala) (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 08-02-2009)

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POLITICA 08-02-2009 Una gigantesca riproduzione tecnologica per il festival di Xining (Reuters) L'IMMAGINE Cina, lanterne rosse (ma fuori scala)

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Crisi. Persi in Europa 130mila posti. (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 09-02-2009)

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Crisi. Persi in Europa 130mila posti. 09-02-2009 BRUXELLES. Allarme Ue sull'occupazione: in quattro mesi si sono persi 130.000 posti di lavoro nei settori dell'industria e dell'edilizia. Settori che hanno fatto registrare in termini di produzione perdite pari a 150 miliardi di euro nell'ultimo anno. Questo mentre la crisi molto probabilmente non ha ancora raggiunto il suo apice. Particolarmente "drammatica" appare la situazione del settore automobilistico, che più di altri soffre le persistenti condizioni di stretta del credito. Il rischio chiusura per molte fabbriche, anche dell'indotto, è dietro l'angolo. Questo il quadro contenuto in un documento riservato della Commissione Ue datato 6 febbraio 2009 e preparato per i ministri finanziari europei che lunedì e martedì si riuniranno a Bruxelles. All'ordine del giorno: fare il punto della situazione, dare una prima valutazione sui piani anticrisi varati dai governi europei e discutere sulle prossime mosse da compiere. Sul tavolo di Eurogruppo ed Ecofin ci sarà dunque anche il pacchetto di misure varato venerdì dal governo italiano, che - così come gli altri piani - dovrebbe ricevere un sostanziale via libera, con l'avvertenza di non cedere più del dovuto sul fronte dei conti pubblici. - PRODUZIONE, 150 MILIARDI IN FUMO. L'analisi della Commissione Ue mette in evidenza come più che mai in questa fase la crisi si stia abbattendo sui settori trainanti dell'industria e dell'edilizia. "La produzione - si legge nel documento dell'esecutivo europeo - fa registrare il declino più forte delle ultime decadi" e "la fiducia delle imprese è crollata ai livelli più bassi dal 1985". I dati parlano chiaro: industria ed edilizia hanno fatto registrare complessivamente perdite sul fronte della produzione per 150 miliardi di euro dal novembre 2007 al novembre 2008, senza contare, dunque, gli ultimi due mesi in cui la crisi si è acuita. Inevitabili i riflessi sull'occupazione: dall'inizio dell'ottobre 2008 alla fine di gennaio 2009, "le riduzioni di posti di lavoro pianificate sono aumentate significativamente a 158.000 unità, mentre la creazione di nuovi posti di lavoro è caduta a 25.000 unità. È dunque attesa "una perdita netta di 130.000 posti di lavoro". Un dato molto preoccupante - si sottolinea nel documento - visto che ancora nel terzo trimestre 2008 il saldo tra posti persi e posti creati era leggermente positivo. E visto che la crisi economica è attesa a peggiorare nei prossimi mesi, almeno fino a metà 2009. - AUTO, STABILIMENTI A RISCHIO CHIUSURA. Nessun settore è risparmiato dal calo della produzione e dell'occupazione: meccanico, chimico, farmaceutico, alimentare, tessile, siderurgico. E anche la cantieristica e l'aeronautica. Ma - ribadisce l'esecutivo europeo - la crisi è "particolarmente grave e drammatica" nel settore dell'auto, con un 2009 che per produzione e vendite andrà peggio del 2008 (previsto un crollo delle immatricolazioni tra il 12% e il 18%) e "una potenziale ripresa solo nel 2010 e nel 2011". La Commissione Ue sottolinea quindi come "la contrazione della produzione nel settore auto ha più che in altri settori un immediato effetto negativo anche sull'occupazione nelle aziende fornitrici". Dunque in pericolo non sono solo gli stabilimenti automobilistici "che rischiano di chiudere in molti Stati membri", ma anche le aziende dell'indotto, con una su dieci che - secondo gli ultimi dati europei - rischia il fallimento nei prossimi mesi. Sul banco degli imputati c'é soprattutto "la particolare difficoltà" delle industrie e imprese del settore auto nell'accedere al credito, "soprattutto al credito di lungo termine". Senza contare la crisi del credito al consumo, che rappresenta tra il 60% e l'80% degli acquisti di nuove auto. - ANCHE BUY AMERICAN IN ALLARME PROTEZIONISMO. Nel suo documento la Commissione Ue sottolinea infine come "di fronte a una crisi economica sempre più profonda c'é il forte rischio di una ripresa del protezionismo, che colpirebbe ancor più duramente l'industria dei Paesi dell'Ue". E nella "lista nera" delle misure incriminate resta anche il piano Obama, con la clausola del "Buy american". Questo nonostante le recenti rassicurazioni del presidente Usa che Bruxelles - dopo aver minacciato il ricorso al Wto - sembrava aver accolto con cauta soddisfazione. Nel mirino anche altri provvedimenti presi di recente da Paesi terzi, come Russia, Cina, Brasile e India. Usa Si continua a lavorare sul piano salva-banche NEW YORK. L'amministrazione Obama punta sul piano di stimolo al Congresso e fa slittare di ventiquattro ore l'annuncio del programma per rilanciare il credito e stabilizzare i mercati finanziari. Larry Summers, advisor del presidente Barack Obama, conferma le indiscrezioni e precisa che la presentazione del nuovo piano di salvataggio dovrebbe essere martedì 10 febbraio e non più il 9 febbraio come precedentemente annunciato. Uno slittamento che offre la possibilità di limare il progetto, intorno al quale c'é grande attesa dato il perpetrarsi delle difficoltà del sistema finanziario. L'annuncio giungerà poche ore prima che i vertici delle maggiori banche americane sbarchino a Washington per presentarsi alla Commissione Servizi Finanziari della camera: uno sbarco in massa con aerei commerciali e treni. I big di Wall Street - secondo quanto riportato dal Financial Times - per evitare ulteriori critiche dovrebbero optare per lasciare nei rispettivi hangar i jet aziendali, privilegiando i mezzi pubblici. Per rilanciare il credito e stabilizzare i mercati, il segertario al Tesoro Timothy Geithner e la sua squadra starebbero valutando anche la possibilità di servirsi dell'aiuto del settore privato per pulire i bilanci delle banche dagli asset tossici: una soluzione che consetirebbe al mercato di fissare i prezzi di tali asset e di limitare le spese per lo stato. La partnership pubblico-privata per finanziare la banca aggregatore - secondo il Wall Street Journal - "non è sicuro che venga inclusa nel progetto finale", ma al momento appare una delle ipotesi più accreditate. La "banca aggregatore" dovrebbe così essere finanziata in parte con i fondi del Tarp (Troubled Asset Relief Program) e nella maggior parte con risorse provenienti dal settore privato che, nel caso gli asset tossici aumentassero di valore, godrebbe di alcuni benefici. Nel piano dovrebbero così rientrare nuovi programmi per aiutare i proprietari di case in difficoltà per 50-100 miliardi di dollari; iniezioni di capitale nelle banche; un meccanismo per pulire i bilanci delle banche; e l'ampliamento dei programmi della Fed per rilanciare il credito. Incontrando i democratici della camera, Geithner ha osservato come il sistema finanziario americano resta "gravemente danneggiato. Ci ha detto - ha riferito Brad Miller, memro della Commissione servizi finanziari della camera - che dobbiamo agire per prevenire che le cose vadano ancora peggio. Ci ha inoltre precisato che le istituzioni che riceveranno assistenza dovranno partecipare ai programmi di modifica dei mutui e rispettare altri standard che saranno imposti. L'assistenza pubblica è un privilegio non un diritto". Proprio in quest'ottica, e alla luce del nuovo tetto sui compensi imposto dall'amministrazione alle banche salvate e alle polemiche sulle spese per viaggi aziendali e benefit, i big di Wall Street avrebbero deciso - riporta il Financial Times - di recarsi a Washington per l'audizione alla Commissione Servizi Finanziari della Camera con mezzi pubblici. Dallo scalo newyorkese di La Guardia dovrebbero così partire fra martedì sera e mercoledì mattina, a bordo di commerciali air-shuttle, i numeri uno di Morgan Stanley, Citigroup e Goldman Sachs, rispettivamente John Mack, Vikram Pandit e Lloyd Blankfein. Effettuerà il coast-to-coast a bordo di un volo comemrciale anche John Stumpf di Wells Fargo, mentre Kenneth Lewis, amministratore delegato di Bank of America, coprirà le 400 miglia che separano Charlotte (North Carolina), sede della banca, e Washington in treno.

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disoccupazione, allarme della ue in quattro mesi persi 130mila posti - alberto d'argenio (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 10 - Economia Disoccupazione, allarme della Ue in quattro mesi persi 130mila posti Confindustria: più ore di lavoro, meno giorni di ferie e malattia Il rapporto della Commissione: auto e costruzioni strangolate dalla stretta al credito ALBERTO D´ARGENIO BRUXELLES - La crisi economica morde, con effetti debordanti sulla vita dei cittadini europei. Una situazione sotto gli occhi di tutti che la Commissione Ue ha voluto riassumere in un documento dai toni drammatici. Da quando la recessione ha iniziato a farsi sentire nel Vecchio Continente sono stati bruciati 130 mila posti di lavoro e l´industria ha lasciato sul terreno 150 miliardi di euro. Numeri da capogiro se si considera che il periodo esaminato è di appena quattro mesi - dallo scorso ottobre alla fine di gennaio - e che il picco della crisi, nella migliore delle ipotesi, durerà fino a giugno. Secondo l´analisi di Bruxelles - indirizzata ai ministri delle finanze Ue che si riuniscono oggi e domani nella capitale belga - i comparti più colpiti sono quello dell´auto, compreso l´indotto, e le costruzioni. «La produzione in molti settori industriali e in quello dell´edilizia fa registrare il declino più forte delle ultime decadi», scrive la Commissione prima di indicare che la fiducia delle imprese è «crollata al livelli più bassi dal 1985». Da qui la perdita secca di centinaia di migliaia di posti di lavoro, mentre ancora nel terzo trimestre 2008 il saldo tra impieghi persi e creati era leggermente positivo. Un´ecatombe in mezzo alla quale le industrie cercheranno di salvare gli operai specializzati, scaricando la crisi sui contratti a breve termine o con la chiusura temporanea delle fabbriche. Come detto i settori più martellati sono costruzioni e auto (per quest´ultima si parla di situazione «drammatica»), messe in serie difficoltà dalla «persistente stretta creditizia». Ma la recessione non risparmia nessuno: «Sono colpiti - scrive Bruxelles - anche il settore meccanico, chimico, farmaceutico, alimentare, tessile e abbigliamento, siderurgia, cantieristica e aeronautica». Praticamente tutti. A preoccupare anche la reazione scomposta di molte grandi economia, Cina e Usa in testa, che di fronte alla crisi globale si arroccano nel protezionismo i cui effetti potrebbero aggravare le difficoltà dell´industria europea, che nell´export ha sempre visto una grande risorsa. Nel mirino di Bruxelles soprattutto Cina, Russia, Brasile e India. E non sfuggono gli Stati Uniti dell´amministrazione Obama: nonostante mercoledì scorso il presidente Usa abbia fatto marcia indietro sul "Buy American", la clausola che riserva gli aiuti pubblici del piano anti-crisi alle industrie che usano prodotti statunitensi, l´Europa è ancora preoccupata dall´approccio della Casa Bianca. Intanto da Roma Federica Guidi, presidente dei Giovani di Confindustria, ha detto che si dovrebbe cominciare «a pensare al numero di ore lavorate: dobbiamo aumentare la produttività - ha detto dagli studi di Domenica In - lavorando più ore, 41, 42, 43, e rivedere il numero delle ferie: quattro o cinque settimane all´anno sono forse un po´ troppe, come i giorni di malattia. E´ grave perdere due punti di Pil - ha concluso - ma sarebbe importante, quando ci sarà la ripresa, non crescere solo lo zero-virgola».

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questa crisi dà torto a tutti - mario pirani (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 21 - Commenti LINEA DI CONFINE Questa crisi dà torto a tutti MARIO PIRANI Le angosce provocate dalla crisi mi risospingono verso quelle problematiche economiche che ai tempi della fondazione di Repubblica mi assorbivano quasi completamente e che in seguito avrei disertato. Vorrei, quindi, far partecipi i lettori di qualche estemporanea riflessione tra quelle che mi vengono in mente. Ad esempio ho sempre pensato che nell´analizzare i fenomeni economici occorresse ricercarne l´intima razionalità, eppure oggi mi sembra delinearsi, nel concreto evolversi della crisi, un aspetto profondamente irrazionale. Alcune certezze sulle quali si basavano i nostri convincimenti si rovesciano come se fossero preda di apprendisti-stregoni. Ad esempio, per quanto tempo ci siamo detti che la debolezza del sistema economico italiano risiedeva nella scarsa innovazione tecnologica che ne frenava la produttività? E come fosse apprezzabile l´industria manifatturiera medio-piccola che aveva saputo rinnovare prodotti e metodi e conquistare nuovi mercati piazzandosi ai primi posti nel mondo? Sul piano teorico ne usciva confermata l´ipotesi della "distruzione creativa" elaborata da uno dei più grandi economisti dell´ultimo secolo, l´austriaco J. A. Schumpeter, che contrappose all´"approccio statico" alla crescita, un approccio "dinamico", basato sull´innovazione tecnologica introdotta da un imprenditore capace di sostituire una combinazione produttiva nuova ad una vecchia, destinata giustamente a fallire. Ebbene, non era questa la chiave dei successi del Nord-Est, dell´Emilia, dei distretti marchigiani e toscani? Eppure nell´attuale frangente il paradigma si rovescia. Con l´inaridirsi improvviso dei grandi mercati in via di impetuoso sviluppo (India, Cina, Russia, ecc.) sono proprio le industrie più avanzate e più concorrenziali a farne le spese, con il pericolo di uscirne stroncate, mentre le imprese statiche, ancorate al solo mercato interno, con poche spese di ricerca e sviluppo, si rivelano in grado di reggere meglio. Una prova che non esistono leggi economiche, al di fuori della Storia. E a proposito della Storia un´osservazione di tutt´altro genere mi è suggerita dall´elegante catalogo di una mostra tenutasi a Torino, Olivetti, una bella società (a cura di Manolo De Giorgi ed Enrico Morteo, ed. Allemandi). Novantacinque piccoli saggi ripercorrono il panorama di quella esperienza irripetibile in cui s´incrociarono edificazione industriale, innovazione tecnologica dei prodotti, cultura d´avanguardia del design, concezione avanzatissima dei rapporti sociali comunitari, apporto culturale di un gruppo eccezionale di intellettuali. Tutto vero, solo che sulla storia della grande azienda di Ivrea e della leadership di Adriano Olivetti si è già scritto a dovizia, mentre scarsissimi seguitano ad essere gli approfondimenti sul perché del suo declino (parlo della prima fase, non del tentativo di rilanciarla da parte di Carlo De Benedetti, che è una diversa vicenda). Anche questa recentissima pubblicazione non si scosta dal copione abituale. A Roberto Olivetti sono dedicate, infatti, due paginette di patetici e lirici ricordi, scritte a suo tempo dal grande designer scomparso, Ettore Sottsass. Manca così ancor oggi una revisione radicale della storia della Olivetti dalla fine degli anni Cinquanta a quelli immediatamente successivi alla morte di Adriano nel 1960. Si consumò allora la grande illusione del figlio Roberto (1928-1985), un genio misconosciuto dell´industria innovativa che, con il sostegno di Enrico Fermi, intuì l´avvento ormai prossimo dell´elettronica e si battè invano perché la Olivetti, allora incentrata sull´elettromeccanica, si aprisse all´era del computer. Ottenne dal padre i mezzi per organizzare un gruppo di ricerca e una prima Divisione elettronica ad Ivrea. Riuscì così a mettere in produzione il primo grande calcolatore europeo della serie Elea, in contemporanea con l´americana Ibm (i giapponesi sarebbero arrivati 10 anni dopo). Da Ivrea usciva, inoltre, il primo mini-computer del mondo, il Programma 101. Nel 1960 Adriano Olivetti morì improvvisamente e a quel punto si bloccò il sogno elettronico italiano. La prima condizione che il gruppo d´intervento pubblico-privato, messo assieme per ricapitalizzare Ivrea, composto dall´aristocrazia dell´imprenditoria e del mondo bancario, pose come prima condizione la vendita immediata agli americani della Divisione elettronica, un´industria � dissero � «buona tutt´al più per fare giocattoli». Roberto cercò allora di unire le poche aziende europee che cominciavano a muoversi in quella direzione. Tutte risposero di no. Oggi l´Olivetti non esiste più e neppure una grande azienda elettronica in Europa.

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"diritti umani, la mia sfida ecco cosa roma può fare" - rory cappelli (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 09-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Roma Il Dalai Lama diventa oggi cittadino della capitale "Diritti umani, la mia sfida ecco cosa Roma può fare" Il mio esilio? Un aspetto positivo lo ha: mi permette di fare molti incontri, di girare il mondo, di portare ovunque il messaggio di pace RORY CAPPELLI (segue dalla prima di cronaca) L´Italia e Roma, dunque, avamposto in Europa?«L´Italia può fare molto per i diritti umani. L´importante è che dentro ognuno si sviluppi consapevolezza e compassione: se tutti si impegnassero per i diritti umani, il mondo sarebbe diverso. Ci sono sempre più persone sinceramente preoccupate per i diritti umani, la libertà, i problemi ambientali e nello stesso tempo c´è una mancanza di valori umani». Qual è la situazione oggi con la Cina? «Posso solo dire che se la popolazione cinese sapesse veramente cosa i burocrati dalle menti ristrette ci hanno fatto e ci stanno facendo, se conoscessero la verità sulla nostra situazione, su questo tentativo di eliminare l´identità e le differenze, sarebbe tutta assolutamente dalla nostra parte». E questo esilio che dura che decenni... «Ha un aspetto positivo: mi permette di fare molti incontri, di girare il mondo, di portare ovunque il mio messaggio di pace. E poi un giorno tornerò nel mio paese e sarà bellissimo: sono molto speranzoso su questo. Nel frattempo continuerò a portare in giro my teeth, il mio sorriso».

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Lotta all'effetto serra La Casa Bianca vuole coinvolgere Pechino (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 09-02-2009)

Argomenti: Cina

Lotta all'effetto serra La Casa Bianca vuole coinvolgere Pechino Il presidente americano Barack Obama si appresta a chiedere alla Cina di unirsi agli Stati Uniti in una sforzo comune dei due maggiori «inquinatori» del mondo per bloccare il riscaldamento del pianeta provocato dall'effetto serra. Lo ha scritto ieri 'The Independent« parlando di rivoluzione ambientale. Il segretario di stato americano Hillary Clinton, che nei prossimi giorni sarà a Pechino, vuole creare con la Cina - ha scritto il quotidiano britannico - «una forte e costruttiva partnership» e non si esclude che, come auspicato da Obama stesso, tra breve si organizzi un vertice sino-americano tutto centrato sul clima. Clima

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Geithner: Nella bad bank Usa voglio anche i capitali privati (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 10-02-2009)

Argomenti: Cina

Geithner: «Nella bad bank Usa voglio anche i capitali privati» di Redazione del 10-02-2009 da Finanza&Mercati del 10-02-2009 [Nr. 026 pagina 2] La votazione al Senato è prevista per oggi. Il dato sulla disoccupazione di venerdì scorso dovrebbe agevolarne l'approvazione Da grande uomo di comunicazione quale è, Barack Obama si è recato a Elkhart per spronare i senatori ad approvare celermente il piano anti-crisi. La piccola cittadina dell'Indiana vanta infatti una tasso di disoccupazione del 15%, esattamente il doppio della media nazionale. «Se non agiamo immediatamente, andranno persi ancora milioni di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione diventerà a due cifre - ha tuonato il neo inquilino della Casa Bianca - molte persone perderanno le proprie case e le cure mediche. La nostra nazione cadrà in una crisi, che potrebbe essere difficile recuperare». Mentre Barack cercava di coagulare il sostegno popolare attorno alla sua proposta, il suo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, era a Washington a intrattenere i rapporti istituzionali e internazionali. La novità più clamorosa annunciata da Geithner riguarda la volontà dell'amministrazione Usa di coinvolgere i capitali privati alla costituzione della «bad bank» in cui dovranno confluire gli asset tossici degli istituti a stelle e strisce. In preparazione del vertice dei ministri delle Finanze del G7 che si terrà nel week end a Roma, ieri Geithner ha poi tenuto una conference call con i suoi omologhi che incontrerà e anch'egli ha sottolineato che tutto si gioca sui tempi. «L'imperativo è che tutti i Paesi agiscano rapidamente per ripristinare lo stato di salute dell'economia mondiale e del settore finanziario», ha detto Geithner che domenica aveva già parlato con il vice premier cinese Wang Qishan. I due politici hanno concordato sul fatto che una «forte cooperazione sulle questioni macroeconomiche, finanziarie e regolatorie è una parte essenziale delle relazioni fra Usa e Cina ed è quindi importante un dialogo stretto, soprattutto nel periodo di crisi attuale». Sempre in tema di novità Obama ha poi lanciato la proposta di creare «un board indipendente e super partes rispetto a Democratici e Repubblicani che controlli come viene speso il denaro, perché dobbiamo essere sicuri che i fondi non vadano sprecati o non siano spesi in progetti che non sono capaci di aiutare le persone». Il passaggio al Senato del pacchetto è previsto per oggi e i drammatici dati sull'occupazione rilasciati venerdì scorso dovrebbero agevolare il percorso della legge al Congresso. Barack ha infine detto che il piano di stimolo economico «è delle giuste dimensioni, ha gli obiettivi giusti e le giuste priorità. Posso dire con assoluta certezza che altri ritardi e ulteriore paralisi a Washington davanti a questa crisi avranno solo l'effetto di aumentare il disastro».

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quanto costa all'italia - marcello de cecco (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)

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Pagina 37 - Cultura Conflitto nord-sud Una raffica di tariffe estere colpirebbe in modo più pesante le regioni del centro-nord, dove sono le imprese che esportano E il conflitto con il sud si farebbe ancora più aspro Per i paesi più deboli i danni sono maggiori QUANTO COSTA ALL´ITALIA MARCELLO DE CECCO Nel 1930 gli Usa, minacciati da una seria recessione, adottarono la punitiva Tariffa Doganale Smoot Hawley. Nel settembre 1931 la Gran Bretagna abbandonò il sistema aureo e pochi anni dopo anche il libero scambio che aveva lei stessa inventato ed esportato al resto del mondo. Gli altri paesi li imitarono, il commercio mondiale crollò. Anche oggi a riproporre il protezionismo sono Stati Uniti e Gran Bretagna. Gordon Brown due anni fa ha inventato lo slogan "posti di lavoro inglesi ai lavoratori inglesi" ora ripetuto dai lavoratori delle raffinerie. Barack Obama, per acquisire il favore dei sindacati, che preferivano Hillary Clinton, e degli industriali minacciati dalle importazioni, in un discorso ai lavoratori dell´automobile di un anno fa, ha inviato un messaggio protezionista, raccolto dal Congresso degli Stati Uniti di recente nel Piano di Stimolo dell´Economia. Sperando di facilitare l´approvazione dello stesso piano da parte del Congresso, il neo ministro del Tesoro americano, Geithner, ha poi esordito nel ruolo accusando la Cina di manipolare la propria moneta. Se anche questa volta sono i paesi leader ad abbandonare per primi il libero scambio, il loro esempio sarà di nuovo seguito da tutti gli altri. Questo perché, di fronte ad alti tassi di disoccupazione, tassi di crescita del Pil negativi e deflazione dei prezzi, il protezionismo può apparire (come spesso ammonisce Paul Krugman) una soluzione efficace nel breve periodo, a politici il cui orizzonte al massimo si estende da una elezione all´altra, a sindacalisti angustiati dalla disoccupazione, a industriali minacciati da profitti in picchiata e ad azionisti e fondi pensione rovinati dai crolli di borsa. Infatti, mettere in opera politiche di rilancio che non sacrifichino il libero scambio ha come conseguenza l´esportazione di parte dello stimolo di politica economica a beneficio di altri paesi, poiché la politica di rilancio fa salire le importazioni, ma i suoi costi, ad esempio in termini di debito pubblico accresciuto, pesano sul paese che la introduce. Se invece si erigono barriere protezioniste, una politica di stimolo, seguita da ciascun paese per suo conto, porta al rilancio del Pil e della occupazione in ciascun paese e quindi in tutto il mondo. Nel medio e lungo periodo, avverte però la teoria ortodossa, il mondo intero viene a soffrire una grave perdita di efficienza, e quindi ne soffre anche il tasso di crescita e il benessere mondiale. Il riproporsi del copione degli anni trenta in Inghilterra e negli Stati Uniti fornirà a tutti un´ottima scusa per rifugiarsi nel "sacro egoismo della ragion di stato", spingendo a ricercare "soluzioni nazionali". Il guaio è che questo lo stanno già facendo col massimo entusiasmo, come finalmente liberati da un giogo, anche i governanti della Unione Europea e dei paesi dell´Euro, malgrado l´economia europea abbia raggiunto un tasso di integrazione elevatissimo e che la moneta per i più importanti tra loro sia una sola dal 2002. In questa direzione spingono anche le soluzioni d´emergenza adottate in ciascun paese per far fronte alla crisi bancaria, che contengono pressanti direttive alle banche perché privilegino i prestiti a clienti nazionali. Il potenziale distruttivo di un ritorno al protezionismo è quindi per noi europei assai maggiore di quanto possa essere per paesi che hanno già dimensione continentale come Stati Uniti, Cina e India. La tariffa doganale esterna è una politica europea. Ma i governi sono ancora nazionali e così lo sono le politiche fiscali, di bilancio e la vigilanza bancaria. è lo stesso mercato unico interno, dunque a essere messo in pericolo da un diluvio di aiuti di stato di ogni genere e appelli agli acquisti di merci nazionali e a far circolare il denaro entro i confini di stato. Senza mercato unico esiste una seria minaccia alla sopravvivenza dell´Euro e anche della stessa unione doganale. Quanto all´Italia, una raffica di protezionismo che partisse dall´estero colpirebbe nella maniera più pesante le regioni del centro nord, che sono quelle che esportano. Sarebbe interessante allora vedere come riuscirebbe la Lega a far accettare il federalismo fiscale alle regioni del Sud, che dovrebbero comprare i prodotti del Nord, rifiutati dai mercati stranieri. Bisognerebbe dar loro i soldi per farlo. Le regioni esportatrici non potrebbero sperare di entrare a far parte della Mitteleuropa a cuore tedesco, senza sacrificare tutte le produzioni che competono con quelle tedesche e abbassare i salari a livello di quelli dei paesi ex socialisti come Ungheria e Polonia. Ne potrebbe derivare la spinta ad un nuovo patto unitario nazionale, ma questo è assai improbabile a causa della pluridecennale propaganda, non sempre infondata, che ha convinto gli abitanti del Centro Nord dello strutturale parassitismo meridionale. Più probabile sarebbe una ulteriore accentuazione delle forze centrifughe che operano ormai in tutto il paese. Federalismo e protezionismo potrebbero così allearsi per spingere l´Italia a diventare uno dei tanti "stati falliti", simile a quelli che già esistono sull´altra sponda dell´Adriatico.

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colombo, il fortino "venite, per scelta" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)

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Pagina II - Genova Il viaggio Colombo, il fortino "Venite, per scelta" Per diciotto in arrivo un concorso per un contratto definitivo, per gli altri la prima chance è il lavoro nelle cooperative La scuola che non c´è, ma vorrebbe rinascere ed è ora al centro della bufera. Il Convitto Colombo, passato glorioso e secolare, fondato nel Seicento, trasformato in convitto nazionale nel 1848, dovrebbe raccogliere gli studenti in esubero del liceo Cassini, dal prossimo anno scolastico. Una cattedrale di 90.000 metri cubi, all´interno c´è una chiesa con affreschi Art Déco e la cupola sfondata dalle infiltrazioni, una biblioteca con testi del Cinquecento chiusa a chiave, un teatro Liberty, una sala da musica foderata di boiserie, nei fondi i resti delle "terme", una trentina di aule attualmente agibili. Da tredici anni non è, di fatto, di nessuno. Non è più del Demanio, ma non ancora della Provincia di Genova, che dovrebbe invece assumerne il timone, siglando una convenzione che continua a viaggiare con modifiche incrociate tra Roma e piazzale Mazzini. E la chiusura definitiva dell´iter, come spiegano dalla Provincia, è prevista per la fine di febbraio. A dare una luce paradossale alle cronache di questi giorni è il fatto che il preside del liceo Cassini, Massimo Angelini, siede nel consiglio di amministrazione del Convitto, insieme all´assessore provinciale Monica Puttini (e altri tre membri, oltre al Rettore del Convitto, Roberto Olmi). Era stato proprio Angelini, nel corso delle discussioni tra dirigenti scolastici, Provincia e direzione scolastica regionale, a suggerire il rilancio del Convitto, invece di creare un nuovo liceo scientifico che avrebbe raccolto gli studenti che non avrebbero più potuto essere assorbiti dai licei scientifici del centro di Genova a causa del tetto dei 900 allievi. E oggi proprio Angelini si ritroverebbe vittima della sua stessa proposta, con i propri allievi "scippati" dal Colombo. «Continuo a ripetere che il Convitto sia una occasione sprecata per la città - spiega Angelini - si è lasciato che scippassero aule: alcune utilizzate dal classico Colombo, altre dall´Università, altre ancora dal Goethe Zentrum. Adesso di quelle aule c´è bisogno, a Genova. Vanno recuperate». Roberto Olmi, il rettore, lotta contro i mulini a vento per salvare quel suo gioiello di un tempo che fu. Legami internazionali (con Cina, Australia), un campetto in erba sintetica nel cortile, nuovi laboratori informatici e scientifici: il rilancio di Olmi è in solitaria. «Chi vorrà venire a studiare qui sarà accolto, ma voglio che chi venga lo faccia per scelta, non perché costretto», mette in chiaro il preside. Quarantotto convittori (dieci ragazze) studiano e dormono al Colombo, da lunedì a venerdì. Sono bambini e ragazzi, dai 6 ai 18 anni, perché al Convitto ci sono una sezione di elementari, una di medie, e una di liceo scientifico (ma la "terza" e la "quarta" sono vuote, patiscono di uno stop alle iscrizioni durato due anni). Ci sono poi 136 semiconvittori, che fanno lezione, i compiti, le attività sportive ed escono alle 17. (m.b.)

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auto e navi, produzione ferma tremano le aziende dell'acciaio - massimo minella (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)

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Pagina VII - Genova La produzione subirà un forte rallentamento nel 2009 con pesanti ricadute sull´indotto Auto e navi, produzione ferma tremano le aziende dell´acciaio MASSIMO MINELLA Il grande freddo dell´acciaio preoccupa le aziende e tiene in ansia migliaia di lavoratori. Anche la Liguria, che proprio sul vecchio acciaio poggia una bella fetta della sua economia, si interroga sui tempi della crisi che, dalla fine dell´anno scorso, ha tagliato la produzione e gelato gli ordinativi. Ma quanto di ciclico ci può essere in tutto questo e quanto invece di strutturale? «L´andamento ciclico è una delle caratteristiche di questo mercato - risponde Tonino Gozzi, genovese, amministratore delegato di Duferco, uno dei gruppi europei leader nella produzione e nella commercializzazione dell´acciaio - Ma non dobbiamo nemmeno dimenticare che negli ultimi anni avevamo tutti quanti beneficiato di prezzi altissimi, come non si erano mai visti prima. Così, la caduta repentina e pesante, ha fatto ancora più rumore». Gozzi è ormai abituato a correre su è giù per l´Europa, per seguire da vicino l´andamento delle aziende della Duferco, senza per questo rinunciare ai suoi giorni genovesi, divisi fra l´università (è docente a Economia) e i campi di calcio (è presidente della Virtus Entella). Ma sulla crisi dell´acciaio prova ad azzardare sottovoce una ripresa già nel 2010. Perché se è vero che «il 2009 ormai è andato», forse i primi segnali che arrivano dall´Asia, con la Cina che sta riprendendo a ordinare minerale di ferro per i suoi impianti, possono anche indurre a una punta di ottimismo a medio periodo. Certo è che il presente fa davvero paura. Ben al di là di quei confini genovesi dentro ai quali bisogna comunque valutare lo scenario dell´Ilva di Cornigliano, con la nuova linea di zincatura che non parte e mille operai su duemila in cassa integrazione. Se il cerchio si allarga, infatti, si trova un´Europa che soffre ancora di più. SEGUE A PAGINA VIII

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taranto, l'esercito di giovani col nome di iacovone - mario desiati (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)

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Pagina XI - Bari I protagonisti Taranto, l´esercito di giovani col nome di Iacovone A trentun anni dalla morte, il mito del bomber continua a vivere In una città ferita il centravanti ricordato con una serata speciale sul filo della nostalgia MARIO DESIATI (segue dalla prima di cronaca) L´esercito degli Erasmo che vive a Taranto è figlio di un altr´armata molto meno riconoscibile all´anagrafe. Una massa di uomini in blusa, con il bavero alzato nei giorni di tramontana e le sciarpe rossoblù. Una milizia compatta nelle domeniche che contano. Sono i padri degli Erasmo, coloro che hanno scelto e conferito ai loro figli quel nome importante ed esotico. Si tratta dei tifosi che una notte di febbraio nel 1978 persero il loro beniamino, il centravanti del Taranto calcio, Erasmo Iacovone capocannoniere del campionato di serie B stagione 1977-78, trascinatore della squadra jonica nei primissimi posti della classifica. Un ragazzo di 26 anni che sapeva giocare bene con i piedi, ma che aveva un dono, quello di saltare più in alto di tutti e di prenderla sempre nel cuore dell´aerea. Negli allenamenti Platini restava sempre a battere le punizioni, Maradona a palleggiare con una palla da tennis, mentre Iacovone rimaneva a saltare. Saltare, saltare come un bambino con la corda, saltare da centravanti con l´obiettivo di migliorare l´elevazione. Per rendere ancora più incisivo il suo punto forte. I padri di tutti gli Erasmo di oggi andarono in pellegrinaggio al Santissima Annunziata dove era stato composto il cadavere di quel centravanti con i tratti dipinti dai pittori di scuola caravaggesca e i baffi del tempo, neri e contrassegnanti. Iacovone morì dopo Taranto-Cremonese di domenica 6 febbraio in circostanze romanzesche. La sua Diane fu travolta da un´Alfa che era stata rubata e che correva a fari spenti sulla Taranto-San Giorgio. Il botto fortissimo, i frantumi luccicanti sull´asfalto, i primi soccorritori che non volevano credere che quel corpo esanime apparteneva al loro idolo. Nella notte circolarono mille voci, puntualmente appena muore un mito spuntano i mitomani. "Sono morti tutti i calciatori del Taranto". No. "Nell´incidente è rimasto ferito la bandiera Gori". No. "Il portiere Petrovic ha ucciso il rapinatore con una manata, ha vendicato Iaco". No. Ma furono talmente tante le parole che a molta gente non restò che prendere un soprabito pesante e passare l´alba sulle rampe dell´ospedale. E lì aspettare. Aspettare come si aspetta la nascita di un figlio. Poco dopo, a molti di coloro che trascorsero quelle ore ad aspettare notizie, a molti che piansero davanti a quello che era rimasto di Iaco-gol, non restò che la promessa di quel nome, difficile da pronunciare, ma pieno di colori, di urla, schiamazzi, cori, odore di erba. Un fenomeno che assomiglia a quello del nome Diego, boom per tanti ragazzi della leva 87 di Napoli quando "el dieguito" vinse il primo scudetto sotto il Vesuvio facendo esplodere l´entusiasmo onomastico dei partenopei. Trent´anni dopo, l´epica di Erasmo da Capracotta in provincia di Isernia è viva e dentro l´anima di questa città. Domenica scorsa Mauro Caporale ha realizzato e firmato un cine-reading liberamente ispirato dalla storia di Iaco-gol come era chiamato il beniamino nei cori da stadio. Lo spettacolo ha richiamato una folla importante nei locali del Ramblas music club. Letture di Massimo Colaci, musica di Ettore Crucci, ma soprattutto il percorso narrativo della sceneggiatura dove si racconta la storia di amicizia tra il centravanti dal colpo di testa micidiale Erasmo e il capotifoso operaio dell´Italsider Aldo. In una storia di calcio e fabbrica non può che esserci il filo che lega l´essenza di questa città: gioco e lavoro. Ed è quasi sempre un filo che ha i contorni del dramma e della passione, dove tutto è preso maledettamente sul serio. In quella folla che si è assiepata attorno a uno spettacolo ispirato a un calciatore oscuro c´è un sentimento che si lega alla nostalgia, una particola di miele che questa città si porta sotto la lingua, un recesso nascosto che si concretizza nel non dimenticare mai i dettagli che hanno reso consolabile una parte di esistenza. E chissà quanti Erasmo, per una notte, sono stati insieme tutti sotto lo stesso tetto ad ascoltare la storia di quel laico mito di giovinezza italiana, un pezzo della storia della loro città, della loro vita.

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e ora importiamo angurie greche e lattuga olandese (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 10-02-2009)

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Pagina 33 - Cronaca Il caso E ora importiamo angurie greche e lattuga olandese Di provenienza estera quattro su dieci prodotti ortofrutticoli in vendita Cibo d´oltreconfine per sentirsi padroni del tempo e dello spazio, dimenticando i ritmi stagionali e le produzioni locali della terra. Non solo mango, ananas o papaya dai profumi che parlano di Paesi lontani. Ma lattuga olandese, pomodori marocchini, peperoni egiziani e angurie greche, pere argentine e limoni sudafricani. Sono oltre due milioni e mezzo le tonnellate di frutta e verdura importate in un anno in Italia, un record negativo per quello che veniva chiamato il giardino d´Europa, l´orto del Mediterraneo. «Almeno il 40 per cento dei prodotti ortofrutticoli in vendita arriva dall´estero», conferma Dino Abbascià, presidente della Federazione dettaglianti di Confcommercio, che il mercato lo conosce da quando tredicenne ha cominciato a lavorare dietro il bancone di famiglia vicino a corso Como servendo tra gli altri la mitica Wanda Osiris, che sulle mele era puntigliosa, e adesso la famiglia Moratti. A segnare l´aumento costante e ormai record di importazioni è soprattutto la voglia di dimenticarsi delle stagioni, il desiderio di avere tutto per tutto l´anno, passando dalle ciliegie a Natale al fagiolino d´autunno, dall´uva sotto la neve alle fragole in primavera, conferma Abbascià. Che ricorda come ha visto cambiare gusti a mano a mano che gli italiani cominciavano a viaggiare, a conoscere nuovi sapori e stili di vita. Diventando quelli di oggi, con un occhio al gusto e all´occhio ormai viziato che desidera solo frutta e verdura esteticamente perfetta. Ma soprattutto poco inclini a piegarsi ai ritmi della natura, ad accettare la ridotta varietà delle produzioni stagionali. «Così per soddisfare le richieste fuori tempo e stagione si moltiplicano le navi cariche di prodotti in arrivo dal Sudamerica, dalla Cina, dall´Africa, dalla Spagna perché ormai il mercato è globale. Non è strano, dunque, trovare le pere in inverno, dal momento che arrivano dal Cile». Importazioni in crescita tanto da provocare a Natale l´intervento del ministro dell´agricoltura Luca Zaia che invitava a consumare prodotti nostrani invece dell´ananas o delle banane le cui vendite sono aumentate, secondo la Coldiretti, del 10 e 17 %. Nonostante il saldo commerciale sia ancora positivo - le esportazioni ortofrutticole superano l´import di un milione e 100 mila tonnellate (sono 3 milioni e 600 mila, pari a 1,3 miliardi di euro) - gran parte della frutta e della verdura che compriamo al mercato, e che ha un´aria "nostrana", ha invece navigato per mare, preso treni o come minimo un Tir per varcare più di una frontiera. E così i dieci prodotti più importati in arrivo dall´Europa dall´Africa o dal Sudamerica non sono frutti esotici ma più classiche patate, i pomodori, cipolle o peperoni e l´aglio. Migliaia di euro spesi ogni anno per dimenticare l´inverno con sugosi pomodori che sanno di sole e caldo o succose clementine. Nel 2007 abbiamo importato 469 mila tonnellate di patate per 126 miliardi di euro, 82 mila tonnellate di pomodori, 75 di insalata e 58 di peperoni. Senza contare il reparto agrumi, che registra un aumento record (+32%) di clementine "straniere", per 70 miliardi di euro. Anche perché cambiano gli acquisti degli italiani. Così tra il 2007 e l´anno precedente c´è stato un incremento del 9% per quanto riguarda l´acquisto al dettaglio delle ciliegie, del 7% dei meloni, 6% per le albicocche, +2% per le fragole. Sul fronte dell´orto, record dei piselli (+22%) e dei fagiolini (+16%). Frutta e verdura che, in contanti, valgono 12 milioni e mezzo di euro, spesi dagli italiani per dimenticare le stagioni. (c.p.)

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Più fondi agli ammortizzatori (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-08 - pag: 3 autore: «Più fondi agli ammortizzatori» Marcegaglia: non lasciamo soli i lavoratori, sgravi a chi investe, no al protezionismo Nicoletta Picchio VENEZIA. Dal nostro inviato «La nostra priorità è non lasciare soli i lavoratori». E allora subito più soldi per gli ammortizzatori sociali, 8 miliardi, utilizzando le risorse del Fondo sociale europeo e, se non dovessero bastare, ricorrendo a finanziamenti pubblici. «Usare il Fse è un'idea buona, c'è però ancora una dialettica tra Governo e Regioni». è un tasto su cui Emma Marcegaglia insiste dall'inizio della crisi, ancora più urgente di fronte alla prospettiva che i prossimi mesi saranno i più duri e ad episodi come la protesta alla Fiat di Pomigliano: «Bisogna evitare tensioni sociali». Ma servono rapidamente anche altre misure per rilanciare l'economia: sgravi fiscali, come il credito di imposta, per stimolare gli investimenti; rilancio delle infrastrutture, per avere un'azione anticiclica; il pagamento dei crediti che la Pa ha nei confronti delle aziende, 70 miliardi. E poi non far mancare la liquidità alle imprese. «Bene gli interventi decisi dal Governo sull'auto e altri beni, ma non basta. I tempi di uscita dalla crisi dipenderanno dalla reazione dei Paesi. Se faremo le scelte giuste io sono ottimista e ad inizio del 2010 vedremo già un miglioramento ». Misure congiunturali, unite alle riforme strutturali: serve più concorrenza, vanno riviste le pensioni, bisogna eliminare quei lacci che imbrigliano l'economia. «Sbaglia chi dice che ora, durante la crisi non è il momento. è l'opposto: bisogna cogliere l'occasione per rendere l'Italia più forte e più competitiva». Come presidente di Confindustria non farà sconti a nessuno: «Vogliamo assumerci le nostre responsabilità, diremo con coraggio ciò che va fatto, senza timore di scontentare qualcuno », ha detto ieri, concludendo i lavori della Winter University, i due giorni di alta formazione che si sono svolti a Venezia, al San Clemente Palace, e che hanno permesso a duecento imprenditori di incontrare personaggi internazionali, tra cui il ministro dell'Industria francese, Christine Lagarde, l'economista cinese Fan Gang, il vice segretario al Tesoro Usa, Robert Kimmit, il vice presidente della società israeliana Idb Group, Avi Fischer. Ma c'è un altro messaggio che è emerso forte e condiviso: no al protezionismo. Il "buy american"sull'acciaio, la protesta contro gli italiani dei lavoratori inglesi, proprio nella patria delle dottrine liberali, sono secondo la Marcegaglia segnali che devono richiamare l'attenzione. «Si rischia di cavalcare il panico, anche su spinte elettorali». Invece bisogna rilanciare il Dhoa Round e gli scambi multilaterali. Anche l'Europa deve fare di più e deve essere più coesa nelle scelte: nei prossimi G-8 e G-20 bisognerà ripensare le regole sui mercati finanziari e rivedere il funzionamento degli organismi internazionali. «Siamo contrari ad una iper-regolamentazione, servono poche regole e chiare». E comunque, più Europa: «Se ogni Paese si muove per conto proprio, si rischiano distorsioni competitive ». E sull'aiutostatale alle banche, sì ai Tremondi bond, «che devono diventare rapidamente operativi» ma guai a far rientrare lo Stato nell'economia: «Sarebbe un errore fatale. In Italia c'è un eccesso di presenza pubblica nell'economia». Ben venga, invece, la scelta di creare una bad bank con i titoli tossici, per evitare sorprese future e recuperare la fiducia. E in primo piano, le piccole e medie imprese. Emma Marcegaglia è soddisfatta che, grazie alle pressioni di Confindu-stria, il Governo abbia approvato misure fiscali per favorire le aggregazioni e rivalutare gli immobili. Ma sul fisco bisogna continuare, con il credito di imposta per gli investimenti. La Francia si sta muovendo: si pensa, ha detto, di eliminare la tassa professionale, che vale 8 miliardi di euro, paragonabile all'Irap italiana. E se il Fondo monetario internazionale parla di prospettive tetre per l'Italia, la Marcegaglia non condivide: «Dobbiamo tenere i nervi saldi. Ci sono grandi mercati dove andare, Cina, India, Africa. Abbiamo un forte manifatturiero, grande talento e creatività. Ce la possiamo fare». TROPPE BARRIERE «Il buy american sull'acciaio e la protesta degli operai inglesi contro quelli italiani sono segnali che devono far riflettere» ANSA Winter University. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

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Poca voglia di concorrenza (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-08 - pag: 5 autore: ANALISI Poca voglia di concorrenza di Adriana Cerretelli all'Europa fondata sul diritto e sulle regole all'Unione D del mucchio selvaggio, del «si salvi chi può»? Il rischio è molto concreto.Soprattutto quando, come oggi, ad arbitrare tra 27 Governi indisciplinati, che non sanno bene che pesci pigliare di fronte a una crisi economico-finanziaria senza precedenti, a Bruxelles siede una Commissione debole, essenzialmente preoccupata di non fare torto a nessuno, con un presidente da mesi alla ricerca della propria riconferma. Gli scricchiolii nel modello si fanno ormai quasi quotidiani tra piani di rilancio economico rigorosamente nazionali, salvataggi bancari e nazionalizzazioni, aiuti di Stato all'industria, incentivi fiscali e via discorrendo. Tanto che ormai emergono apertamente le tentazioni protezionistiche, sventolano le bandiere nazionalistiche su un mercato unico reso fragile, su un regime europeo della concorrenza pericolosamente in bilico sulle troppe distorsioni che si sta pian piano allevando in seno. In tutto questo disordine involutivo, dove tutti sgomitano alla ricerca di una boccata di ossigeno per la propria economia senza risparmiare colpi bassi al vicino, la Francia di Sarkozy ha annunciato la prossima soppressione dell'Irap. Altra bordata di una sorda guerra economica intraeuropea combattuta questa volta impugnando la leva del fisco societario? Sì e no. Dal 1995 a oggi la tassazione sulle società nell'Unione a 27 si è ridotta in media di quasi 12 punti scendendo al 23,6% nel 2008. Distaccando nettamente gli Stati Uniti che hanno perso solo 1 punto per strada fermandosi al 39%, contro il 42 del Giappone.Solo Cina e Svizzera, rispettivamente con il 25 e il 21,3%, hanno un prelievo vicino a quello europeo. Le medie però raccontano sempre solo metà della storia. Se infatti, per esempio, la Germania ha tagliato l'imposizione di ben 27 punti per scendere al 29,8% e l'Italia di 20,8 per calare al 31,4 (che però resta la quarta aliquota più alta d'Europa), la Francia l'ha ritoccata al ribasso solo di 2,2 punti per portarla al 34,4%: il balzello più gravoso nell'Unione, secondo solo a quello di Malta ( 35%). Messa così, l'iniziativa di Sarkozy appare per molti aspetti un atto dovuto a un sistema produttivo che boccheggia, come quasi tutti, nella stretta della recessione. Una risposta tardiva alla concorrenza fiscale prima di Irlanda, Olanda e Austria e poi dei paesidell'Est che ha indotto negli anni Germania e Italia a riaggiustare il peso delle proprie aliquote. Resta che, se una battaglia campale europea sul filo di tagli "sistemici" delle tasse resta improbabile perché, tra frenata dell'economia, inevitabile aumento delle spese pubbliche e vincoli di Maastricht, non si vede dove oggi si potrebbero trovare le risorse per finanziarla, la guerriglia a colpi di agevolazioni e incentivi fiscali "creativi" ai settori in crisi è già cominciata. Non è certo un caso, del resto, che i lavori in corso ormai da due anni a Bruxelles alla ricerca non di un'armonizzazione delle aliquote societarie ma più semplicemente della base imponibile si siano bloccati: impossibile calcolare gli effetti della bufera, soprattutto nel settore finanziario, impossibile prevedere come ne usciranno persino i criteri di calcolo dei bilanci delle società, dicono gli addetti al dossier.Per ora,dunque, meglio soprassedere. Intanto però, se non riuscirà ad accantonare la logica dell'ognun per sé che è prevalsa finora,l'Europa potrebbe uscire a pezzi dallo scontro dei suoi nazionalismi economici incrociati.

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Calano le rimesse, emergenti a rischio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-08 - pag: 6 autore: LENTE D'INGRANDIMENTO Calano le rimesse, emergenti a rischio di Riccardo Sorrentino E ra una frontiera vera, di quelle che separano due mondi. Ancora quindici anni fa, quando l'India non era neanche la promessa di un miracolo economico, passare dal Tamil Nadu al Kerala, i due Stati del Sud del Paese, significava entrare, all'improvviso, in una realtà completamente diversa. Il Tamil Nadu era ancora molto povero, grigio, governato da integralisti indù che isolavano chi voleva mangiar carne in sale quasi completamente buie dei ristoranti. Il Kerala invece era, ed è, governato dai comunisti: i ritratti di Marx, Engels, e Lenin apparivano dovun-que tra falci, martelli e bandiere rosse. Secondo le statistiche era ancora più povero, ma difficilmente nel Tamil Nadu si sarebbero potute vedere le auto e le moto fiammanti, le case linde e l'evidente benessere immediatamente visibili appena superato il confine interno. La spiegazione era semplice: le rimesse. Ancora oggi, i lavoratori indiani occupati nelle piattaforme petrolifere del Golfo inviano a Kochi, o a Thiruvananthapuram, somme elevatissime, pari al 20% del Pil del Kerala. è reddito senza produzione, alimenta poco lo sviluppo - il Tamil Nadu nel frattempo è diventato lo Stato più industrializzato dell'India- ma crea benessere. Finché dura, naturalmente. Oggi, il Kerala infatti trema. I Paesi del Golfo in crisi licenziano lavoratori, che tornano in patria. Il piccolo Stato indiano potrebbe presto ritrovarsi di fronte a un crollo del reddito e a un'esplosione di disoccupati. Il problema non è solo del Kerala, e neanche della sola India, che pure manda all'estero almeno quattro milioni di lavoratori che hanno inviato alle loro famiglie, nel 2008, 30 miliardi di dollari. A preoccuparsi sono tutte le economie che vivono sulle rimesse. In un altro emisfero, quello Occidentale, il Messico soffre quanto l'India.I lavoratori emigrati negli Usa erano soliti inviare "a casa" somme notevoli: 23,8 miliardi di dollari, un multiplo del deficit commerciale. Con la crisi del settore delle costruzioni americane dove il 14% dei lavoratori è messicano - e dell'economia in genere questi flussi si sono ridotti nell'12% almeno nel 2008, e caleranno ulteriormente. La valuta, il peso ha già registrato qualche pressione. Altre economie soffriranno anche di più. Per India e Messico (insieme a Cina, con 27 miliardi, e alle più piccole Filippine, con 11 miliardi) i numeri sono elevati, ma l'incidenza sul Prodotto interno lordo è bassa. Per altri, invece, persino il Kerala è fortunato. In Tajikistan, le rimesse toccano il 45% del Pil, in Moldova il 38%, in Honduras il 25%, in Giordania il 23%, ad Haiti e in Jamaica il 20 per cento. Cosa accadrà in questi Stati? Le previsioni oggi disponibili sono ancora ottimistiche. La Banca mondiale, a novembre, prevedeva una caduta dello 0,9% delle rimesse come scenario "base" e uno scivolone del 6% in quello peggiore, con il Medio oriente e l'Africa del Nord (-13%) e l'Africa subsahariana (- 6,8%) tra le aree più colpite. Soffriranno in particolarei Paesi legati a Eurolandia, la quale vedrà le rimesse in uscita calare del 7,6% (nello scenario base), e quelli legati ai Paesi del Golfo (-9%). A rischio sono quindi le economie dell'Europa dell'Est, che già hanno qualche difficoltà a finanziare i loro deficit commerciali, e alcune asiatiche, come il Pakistan, il Bangladesh e le Filippine. Molti emigrati saranno poi costretti a tornare in patria. Non si sa quanti, ma questo sarà un dramma nel dramma. riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com CRISI E DANNI COLLATERALI I tagli all'occupazione colpiscono duramente i lavoratori stranieri, che riducono l'invio di denaro Inevitabile l'impatto sul Pil

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A sorpresa crescono in Europa le dismissioni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-08 - pag: 17 autore: CONTROLUCE A sorpresa crescono in Europa le dismissioni di Franco Locatelli N ella stagione della rivincita dello Stato sul mercato l'Europa coglie tutti in contropiede e nel 2008 vende più asset pubblici che nell'anno precedente. Secondo i dati preliminari raccolti dal Barometro delle privatizzazioni della Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem), nel corso dell'anno scorso le cessioni, totali o parziali e dirette o indirette, di asset di Stato realizzate nell'Europa dei 25 (rispetto alla Ue sono escluse Bulgaria e Romania) sono state 57 contro le 54 del 2007, ma soprattutto sono aumentati i proventi incassati: 52,52 miliardi di euro contro i 41,20 del 2007 e i 42,56 del 2006. Il controvalore delle operazioni messe a segno dall'Europa è circa i 2/3 di quello mondiale ( 77,19 miliardi di euro) e fa del 2008 il settimo miglior anno della storia delle privatizzazioni del Vecchio continente. Segno che, pur essendo lontanissimo dai picchi della fine degli anni Novanta, il processo di vendita di asset pubblici va avanti sia in Europa che nel mondo perfino nella tempesta finanziaria ed economica che ha colpito tutti i mercati e tutte le economie. Fenomeno tanto più curioso se si considera che nel 2008 sono state cancellate diverse privatizzazioni e Ipo in programma e si sono registrate addirittura due ri-nazionalizzazioni come quella dell'Aerolineas Argentinas e dell'istituto tedesco che stampa le banconote. Gran parte del merito della buona performance europea lo si deve alla Francia che, grazie alla privatizzazione della società nata dalla fusione tra Gaz de France e Suez e grazie all'Ipo del 60% di Suez Environmental, ha incassato (20,7 miliardi di euro) poco meno della metà del totale dei proventi continentali da cessioni. Svezia e Germania occupano i posti d'onore ma nella speciale classifica delle dismissioni si riaffaccia anche l'Italia (nel 2008 è al sesto posto in Europa) per la vendita a Cai del residuo 49,9% che il Tesoro deteneva in Alitalia. Sul piano mondiale, a fronte del rallentamento della Cina, la maggior operazione è quella che ha portato alla vendita di un'ulteriore quota azionaria pubblica della Compagnia mineraria brasiliana Vale do Rio Doce che ha generato proventi per 8,68 miliardi di euro. Non stupisce che l'anno scorso le cessioni di asset pubblici siano avvenute più attraverso vendite private che passando per le Borse, ma con i tempi che corrono è già un miracolo che le privatizzazioni abbiano saputo, in Europa e nel mondo, tenere il passo.

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Bulgari, fatturato 2008 fermo a 1,07 miliardi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-08 - pag: 19 autore: Bulgari, fatturato 2008 fermo a 1,07 miliardi La caduta del 15% dei ricavi del quarto trimestre peggiora le prospettive reddituali rispetto a settembre «N on abbiamo nessuna intenzione di cambiare le strategie e riaffermiamo la volontà di perseguire il percorso intrapreso negli anni 90 con l'obiettivo di essere un player globale e mul-tiprodotto, salvaguardando nel contempo il valore di una marca che quest'anno festeggia i suoi 125 anni di storia». Un percorso che nel recente passato ha registrato passaggi importanti poiché, puntualizza Francesco Trapani, amministratore delegato del gruppo Bulgari, «negli ultimi cinque anni abbiamo intrapreso con decisione la strada dell'upgrade della matrice prodotti/rete di vendita oltreché della nostra politica di comunicazione». Più in particolare, continua il capo azienda, «abbiamo arricchito la gamma della gioielleria inserendo numerosi prodotti di alto di gamma, con pezzi unici molto selezionati, e un percorso analogo è stato messo in atto nellealtre aree d'affari, a partire dagli accessorie dagli orologi, dove è stata drasticamente ridotta la presenza nell'entry price focalizzandoci sulla componente più sofisticata e caratterizzante che include pure le casse e i movimenti per l'uomo accanto ai materiali come oro, platino e pietre preziose per la donna». Ancora più significative le iniziative attuate sulla rete di vendita poiché noi, aggiunge Trapani, «abbiamo investito cifre significative per aprire punti vendita di altissimo prestigio come i flagship nelle principali capitali mondiali, rinnovando nel contempo molte delle location più datate per renderle più visibili, più grandi e più belle. Punti vendita localizzati nelle vie più prestigiose delle grandi città del mondo». Ma c'è pure altro poiché, come precisa il Ceo, «un impegno particolare è stato riservato al fronte della comunicazione con la precisa finalità di valorizzare una marca che rappresenta uno dei grandi asset del gruppo poiché rappresenta 125 anni di storia nella gioielleria che ha "vestito" i grandi del mondo». Una caratteristica che, continua, ha conservato nel tempo, estendendola progressivamente alle attività che si sono innestate sul ceppo storico,passando dall'alta gioielleria agli orologi e poi agli accessori e ai profumi. Iniziative grazie alle quali il gruppo «ha raggiunto importanti obiettivi di crescita sia in termini di volume, sia di redditività» come puntualizzano a Roma. Strategia oggi confermata, anche se il permanere di una congiuntura difficile «ci impone di introdurre scelte tattiche finalizzate a rafforzare la nostra capacità proattiva». Più in particolare, prosegue il Ceo, «renderemo ancora più severo il controllo dei costi e lavoreremo sul fronte dell'efficienza, ponendo maggiore enfasi sulla generazione di cassa». Ma tutto ciò, aggiunge, «sarà attuato salvaguardando quelle specificità che ci consentiranno essere protagonisti della ripresa quando si presenterà l'atteso riscatto delle economie mondiali». Ed è anche per tutto questo che nel 2009 verrà portato a termine il piano di aperture già programmato, anche perché interromperlo bruscamente non sarebbe economicamente conveniente e danneggerebbe in misura sensibile l'immagine del gruppo,mentre i programmi futuri saranno sottoposti al severo vaglio di quella compatibilità che interesserà tutte le aree di costo. Iniziative finalizzate a «rendere la macchina operativa più efficiente, rivedendo la struttura dei costi e degli investimenti con l'obiettivo di difendere il più possibile profitto e cash flow» come puntualizza il Ceo. In buona sostanza gli interventi saranno focalizzati a salvaguardare la solidità della struttura patrimoniale e la redditività operativa in un contesto congiunturale che si delinea difficile anche in questo 2009. Da rilevare che il gruppo ha registrato il picco degli investimenti nel 2007 con 120 milioni (+70% sul 2006) per poi fissarsi a quasi 100 milioni nel 2008, di cui il 50% circa indirizzato alle 19 nuove aperture incluso il Flagship Store di Parigi in Avenue George V inaugurato alla fine di settembre. I restanti investimenti sono invece stati focalizzati al potenziamento delle capacità industriali e ai sistemi informatici. Una ripartizione che verrà riproposta pure in questo non facile 2009. Il gruppo dovrebbe infatti investire circa 90 milioni e circa la metà saranno utilizzati per aprire 12 nuovi punti vendita, di cui otto in Asia, con focus su Cina e Corea, e tre in Usa, di cui uno sarà rappresentato dal Flagship Store di San Francisco la cui apertura è in calendario per dicembre. Un evento di grande rilevanza anche perché il nuovo "negozio" è disposto su tre livelli e si sviluppa su mille metri quadrati con un investimento di circa 15 milioni e cioè un terzo del totale. Iniziative grazie alle quali la rete complessiva dei negozi Bulgari dovrebbe salire a quota 280, di cui 180 circa rappresentati dai Dos. Una rete a cui si affiancano gli oltre 700 punti vendita multimarca per gli orologi e gli oltre 30 dedicati esclusivamente agli accessori. Realtà, questa ultima, costruita in questi ultimi anni anche per permettere all'area di sviluppare con maggiore determinazione il proprio business, che infatti ha visto un riposizionamento verso l'alto con il lancio della pelletteria di grande dimensione come borse e borsette per donna e borse da viaggi sia per donna, sia per uomo. Iniziative i cui effetti sono emersi con evidenza nei conti permettendo di fronteggiare la flessione della piccola pelletteria. Ma il 2009 sarà importante anche perché c'è il 125Ú anniversario dell'azienda. Evento per il quale «sarà realizzato pure un anello in argento per ricordare le originidell'aziendae riproporre un materiale che non è più utilizzato da molto tempo e non sarà più utilizzato in futuro». L'iniziativa, ricordano con orgoglio a Roma, ha una valenza importante anche perché l'anello sarà venduto in tutto il mondo a 290 euro, 50 dei quali saranno devoluti alla campagna "riscriviamo il futuro" di Save the Children; una onlus a cui saranno devoluti anche i frutti della vendita di una collezione di 15 esemplari di alta gioielleria e otto di alta orologeria che dovrebbero portare ai 10 milioni previsti per il contributo di Bulgari. Iniziative i cui effetti emergeranno appieno nel futuro, ma presenti nei conti in esame. Conti che però risultano caratterizzati dalla brusca inversione del trend di vendita che aveva già denotato un forte rallentamento nel terzo trimestre, quando il fatturato era rimasto sostanzialmente stabile (+2% a cambi comparabili), ma l'utile operativo era crollato del 38% lasciando però aperta la possibilità di recupero poiché lo stesso Trapani aveva precisato: «ritengo realistico aspettarsi per il 2008 un incremento dei ricavi inferiore a quanto finora previsto e una riduzione del profitto netto e operativo, anche se tale flessione sarà di una percentuale inferiore a quella registrata nei primi nove mesi» e cioè il 26,7 per cento. Aspettativa azzerata il 29 gennaio, quando sono stati comunicati i risultati del quarto trimestre e i consuntivi delle vendite del 2008. Un periodo drammatico poiché le vendite a cambi comparabili hanno registrato una contrazione di quasi il 16% con meno 28% per gli orologi, meno 17% per i gioielli e meno 9,5% per gli accessori. Il segno positivo è salvaguardato solo dai profumi, che segnano un più 0,7 per cento. Dinamica a seguito della quale il fatturato 2008 si è collocato a 1.075 milioni pari a una flessione dello 0,9% a cambi comparabili e dell'1,5% a cambi correnti, complice anche la crescita del 12% della divisione profumi. Ed è anche per tutto ciò che Trapani ha precisato che «appare quindi evidente come questa situazione non potrà che riflettersi in un decremento del risultato economico 2008 superiore a quanto mostrato alla fine dei primi nove mesi dell'anno» come sopra ricordato. LA TENDENZA La contrazione delle vendite è frenata dall'apporto della divisione profumi che chiude il 2008 con un business in progresso del 13,9% a 248 milioni Francesco Trapani è amministratore delegato dal 1984 Paolo Bulgari è presidente dal 1984 Nicola Bulgari è vicepresidente dal 1984

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Fluide mappe in movimento (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MUSICA data: 2009-02-08 - pag: 38 autore: Roma Fluide mappe in movimento di Marinella Guatterini L a Cina non si è dimenticata del suo coreografo più originale: lo ha chiamato a dirigere l'apertura dei Giochi olimpici di Pechino e poi lo ha rispedito a casa con mutua soddisfazione. In effetti, tra lo Shen Wei, abitante di New York e ora ospite in prima europea del bel festival romano "Equilibrio", e il Paese del Drago rosso vi sarebbero di mezzo terre e oceano, deserti e praterie, sconfinate pianure battute dal vento e montagne irraggiungibili. Me se per i cinesi ortodossi questa distanza è un riprovevole peccato (veniale: all'occorrenza lo si richiama in patria), per il quarantunenne di Hunan, essa si trasforma nel fuoco che alimenta la sua fantasia creativa. Tanto che il magnifico Map è forse il più cinese dei pezzi sino a oggi presentati da questo stimatissimo coreografo: lo è più del lento Folding, che pure alludeva al passato d'interprete dell'Opera cinese di Shen Wei, più della sua ipnotica e intimista Sagra della primavera e persino di Connect Transfert, proiezione delle sue capacità pittoriche e calligrafiche, con ballerini che tracciano, danzando, disegni sul palcoscenico. In Map la musica di Steve Reich ( The Desert) muove come un vento tredici danzatori in tute color carta da zucchero, e con i calzini dai differenti colori. Sul fondo scena, ingranditi, gli appunti coreografici e le note musicali, disegnate dallo stesso coreografo con un effetto infantile e avant-garde, dichiaranoun'inequivocabile ma calorosa ispirazione formalistica: spazio, tempo, energia. Shen Wei gioca con la capacità dei suoi danzatori (e che danzatori!) di abbandonarsi e riprendersi senza cadere a terra, di muovere spalle, torsi e braccia senza ricorrere ad alcuna muscolosa veemenza. Tutti si concedono alla musica e da essa si ritraggono come da un'amante infida;qualche singolo sta steso, a terra, assaporando la bellezza dello spirito primitivo, qualche altro si stacca dall'ensemble e corre, corre, pazzamente in tondo, affamato di vento, aria, solitudine. C'è il ritmo della vita, le sue sorprese, le ripetizioni, gli strappi e le riconciliazioni, rese meravigliose metafore. I passaggi sofficissimi da un estremo all'altro, come nell'armonioso Tai Chi Chuan, e una graduale transumanza dell'"io" danzante dal fuori al dentro, senza stacchi, senza brutalità, rivelano come in Shen Wei il corpo sia ancora sacro. In Re (parte prima: il Tibet), il coreografo articola un rito geometrico, ispirato da canti tibetani: i danzatori formano un mandala con fiori secchi e poi li scompaginano, immergendosi nei loro petali. è solo una preparazione frugale alla frastornante complessità di Map, alle emozioni senza parole di una "cartina geografica" in movimento, che corre da New York alla Cina e viceversa, prediligendo idealmente i deserti. Luoghi che aguzzano l'ingegno dell'orientamento, la consuetudine con il fluire del tempo, e gli alti e bassi dell'energia interiore. 1 «Re», «Map», Shen Wei Dance Arts, all'Auditorium Parco della Musica, Roma; Teatro Valli, Reggio Emilia, 10 febbraio. "Equilibrio" prosegue con «Rosas Danst Rosas», Anne Teresa De Keersmaeker, 10, 11 febbraio. Morbidi abbandoni. Shen Wei gioca con la capacità dei suoi danzatori di lasciarsi andare e riprendersi senza cadere a terra

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La nuova rotta per il Sud (sezione: Cina)

( da "Famiglia Cristiana" del 10-02-2009)

Argomenti: Cina

di Saverio Gaeta RELIGIONE UN CONVEGNO SUL RAPPORTO TRA CHIESA E MEZZOGIORNO LA NUOVA ROTTA PER IL SUD Parla il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli: «Il Meridione va inteso come risorsa, ma la politica deve avere un sussulto di moralità». «Il Paese non crescerà se non insieme». Questa fu la forte provocazione lanciata nel 1989 dalla Chiesa italiana in un documento sul Mezzogiorno. «La "questione meridionale" non è più quella di una volta, cambiano i tempi e anche le terminologie», spiega il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, «ma le problematiche restano, pesando come macigni sulle nostre vite. È per questo che abbiamo voluto promuovere un convegno, in occasione del ventennale di quel testo, per fare il punto sulla situazione e proporre nuove sollecitazioni». Eppure le spinte di un federalismo mal interpretato sembrano andare in una direzione opposta... «Il federalismo è un?occasione se è veramente solidale, poiché la crescita armonica del nostro Paese può avvenire soltanto a condizione che non entrino in gioco meccanismi che accentuino il divario fra aree diverse. Ciò che serve è un federalismo che riconosca le specificità, ma non esalti gli egoismi e gli antagonismi, che difenda le identità ma non enfatizzi le superiorità, che non smembri le parti del corpo ma le unisca nel richiamo delle comuni origini». Lei non ha, però, l?impressione che il Meridione venga oggi visto come un peso e non come una risorsa? «Effettivamente, in molti, il Mezzogiorno evoca l?idea del fallimento, della delusione, dell?impresa impossibile, non appassiona più le coscienze e le intelligenze. Tuttavia, le comunità del Sud, in ragione del Vangelo che professano e che grida la giustizia, non possono rassegnarsi. Anzi, è ancora più urgente che noi ci riappropriamo delle nostre radici per far crescere i rami più robusti. Il Sud ha risorse tali da poter essere orgoglioso di sé stesso». Qual è il primo passo da compiere in tale direzione? «Il Mezzogiorno ha certamente bisogno di aiuto per superare i propri travagli, ma innanzitutto deve chiedere a sé stesso di farsi protagonista del riscatto. La Chiesa del Sud si fa voce di questo futuro possibile e intende impegnarsi ancor di più per formare la coscienza religiosa, in modo da tradurla in coscienza civile, in un progetto di cambiamento personale e sociale. Per noi, vescovi meridionali, è anche un invito a lavorare maggiormente in comunione, evitando una certa frantumazione che in passato ci ha impedito di raggiungere molti obiettivi che ci eravamo prefissati». Ritiene che l?intera Chiesa italiana si senta interpellata da questa sfida? Se sì, come? «L?appello all?unità, invocata vent?anni fa come unica strada possibile per garantire uno sviluppo integrale della nazione intera, esprime il medesimo desiderio di comunione che la Chiesa, oggi, continua a far riecheggiare in un tempo di disfattismi. Tutti i vescovi italiani ne sono convinti. La nostra voce non può, però, restare una voce nel deserto. Occorre rilanciare una speranza che non sia semplice illusione, bensì la consapevolezza che siamo in grado di superare le enormi difficoltà che abbiamo dinanzi e che ben conosciamo. Io sono fiducioso che prima o poi ne scaturiranno frutti di bene». Da qualche tempo Napoli è anche divenuta un crocevia dei rapporti con le altre religioni e un luogo di dialogo con gli immigrati di altre fedi. Quale sviluppo intende dare a questo slancio interreligioso e interculturale? «Dando seguito agli auspici che Benedetto XVI ha formulato durante la sua visita in diocesi, ci siamo impegnati a continuare la nostra esperienza di confronto, facendo di Napoli un ponte con l?area del Mediterraneo, ma anche oltre. Perciò abbiamo creato un Centro di dialogo, programmando per i prossimi cinque anni un percorso che partirà in ottobre con un convegno sulla Cina cui seguirà una nostra visita in quel Paese. Non dimentichiamo che il partenopeo padre Matteo Ripa portò a Napoli la prima comunità cinese fuori dalla Cina, da cui ebbe origine l?Università Orientale. Negli anni successivi approfondiremo il dialogo con le altre Chiese cristiane, con l?islam, con l?ebraismo e con le grandi religioni d?Oriente». Le cronache dimostrano come la politica stia vivendo a Napoli e nel Sud un tempo di estrema difficoltà... «La Chiesa non intende sostituirsi a chi ha incarichi di governo o di partito, ma vuole sollecitare la responsabilità personale in chi si è assunto il compito di guidare le comunità. Indubbiamente, però, per rifare il tessuto sociale è necessario che la politica abbia un sussulto di moralità. Bisogna recuperare un più stretto rapporto con la gente che, lungi dal confondersi con il clientelismo, è capacità di interpretazione vera delle attese e delle potenzialità del popolo. Da parte nostra c?è l?impegno a offrire tutta la collaborazione che ci compete. Nel contempo stiamo progettando, insieme con la Facoltà teologica dei Gesuiti, un luogo per la formazione socio-politica dei laici impegnati». State immaginando anche voi qualche iniziativa per rispondere alla crisi economica in atto? «La crisi da noi è sempre attuale e il nostro impegno non si è mai attenuato. Siamo costantemente interpellati per dare risposte a sfide urgenti e drammatiche, mediante la solidarietà del "farsi prossimo" che vede attivamente coinvolti tutti i fedeli. Le nostre Caritas quotidianamente sostengono molte persone in difficoltà e non sono mai venute meno al loro compito. A Napoli stiamo ora avviando la "Casa di Tonia", per rispondere all?emergenza sociale di ragazze madri o donne incinte abbandonate, come in precedenza ci siamo occupati dei bambini leucemici. È il nostro modo di incarnare il messaggio evangelico, ascoltando il grido di chi attraversa un momento di grande difficoltà».

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Steroidi. Accusato un medico di Brooklyn. Venduti come noccioline (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Steroidi. Accusato un medico di Brooklyn. Venduti come noccioline di Chiara Zamin 11-02-2009 Il giorno dopo la confessione del giocatore di baseball, Alex Rodriguez, di aver utilizzato steroidi mentre giocava per la squadra Texas Rangers, viene alla luce una nuova storia di abusi . Un medico di Brooklyn è stato accusato di aver venduto illegalmente steroidi mettendo in pericolo la salute dei suoi clienti. Richard Lucente, proprietario di una clinica e di una farmacia, prescriveva medicinali senza che il paziente ne avesse realmente bisogno e in cambio riceveva tangenti dai suoi fornitori. Oltre alle accuse di vendita di prodotti illegali, Lucente aveva intascato 500 mila dollari corrispondente alle "fee" sborsate dai circa 220 clienti, tra cui culturisti e sollevatori di pesi. E' quanto ha dichiarato ieri il giudice del Brooklyn District, Charles J. Hynes. "Lucente era rinomato per essere uno che vendeva facilmente sostanze illegali a chiunque" si legge dalla deposizione rilasciata dal giudice. Un culturista di Staten Island, Joe Baglio, morto a causa di un arresto cardiaco, aveva utilizzato gli steroidi su consiglio di Lucente, nonostante il medico fosse a conoscenza delle condizioni precarie dell'uomo che aveva in passato subito un trapianto al cuore. Lucente, un medico osteopata di 37 anni, è stato ieri rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 20 mila dollari con l'ordine di tornare in Corte a maggio. Il suo avvocato ha definito l'accusa del giudice "assurda", descrivendo il suo cliente come un bravo medico di famiglia che ha salvato la vita a molte persone. "Siamo sicuri" ha aggiunto "che in sede processuale, il mio cliente verrà discolpato". Tra gli abituè della farmacia di Lucente, oltre a culturisti, sollevatori di pesi, anche diversi agenti della polizia di New York che dopo la scoperta sono stati immediatamente sospesi dall'esercizio. La farmacia di Lucente era stata perquisita diverse volte in passato. Gli investigatori vi hanno trovato oltre agli stereoidi un grosso quantitativo di ormoni umani prodotti in Cina dal valore di mercato di 7.5 milioni di dollari. Nello stato di New York non è illegale vendere steroidi per scopi medici. Tuttavia la loro somministrazione avviene su parere del medico dopo aver visitato il paziente.

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Sabaf, trimestre in calo Nel 2009 giù il fatturato (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Sabaf, trimestre in calo Nel 2009 giù il fatturato da Finanza&Mercati del 11-02-2009 Quarto trimestre 2008 di passione per Sabaf. E per quest'anno le stime della società sono di un «fatturato in significativa flessione». In particolare la società che produce componenti per cucine e apparecchi domestici per la cottura a gas ha terminato l'ultimo trimestre del 2008 con ricavi a a 36,9 milioni (-6,6% sull'analogo periodo del 2007); in flessione anche i margini con l'ebitda che si è attestato a 6,2 milioni (-24,7%) e l'ebit a 3,1 milioni (-40,4%). L'utile netto, infine, si è dimezzato attestandosi a 1,7 milioni (3,9 milioni nel quarto trimestre del 2007). Numeri che hanno indotto la società a ridurre il proprio organico di 130 unità. Per altri 100 dipendenti in esubero il gruppo sta facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria a rotazione. Dando uno sguardo ai conti dell'intero 2008, l'azienda ha registrato ricavi a 166 milioni, in crescita del 5% rispetto al 2007, l'ebitda è stato di 33,2 milioni di euro (pari al 20% del fatturato, in flessione del 13,7%), l'ebit ha raggiunto i 21,2 milioni di euro, con un decremento del 21,1% e il risultato netto è stato di 15,4 milioni di euro (-2,6% rispetto al 2007). Il management, tuttavia, ha mantenuto invariato il dividendo a 0,70 euro per azione, invariato rispetto all'anno precedente. Per arginare la crisi economica. almeno in parte, Sabaf ha costituito in Cina una società ad hoc, che dal 2010 produrrà bruciatori destinati al mercato locale. Ieri a Piazza Affari il titolo ha archiviato la seduta in flessione dello 0,83% a 12 euro.

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Il candore fanciullino di Shen Wei che danza un Tibet da cartolina (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Il candore fanciullino di Shen Wei che danza un Tibet da cartolina Shen Wei apre la rassegna di nuova danza «Equilibrio» a Roma. Ma c'è molto poco di non visto nei suoi lavori, ispirati a un Tibet di maniera o a un minimalismo già visto. Meglio vedere la Keersmaeker stasera... Non si può chiedere a un artista di essere «impegnato», come lo fu Anna Sokolow che nelle sue danze parlava di guerra, emarginazione e Olocausto, o come lo è oggi Bill T. Jones. Ma certo suonava strano il fatto che Shen Wei - coreografo cinese attivo a New York, fra i nomi più «spesi» nei cartelloni in cerca di novità - considerasse quello in Tibet «un suo viaggio personale», un'ispirazione nata dall'incontro con la gente, la cultura e la natura del luogo per creare Re- (Part I). Eludendo ogni riferimento alla situazione politica e sociale del Tibet, forse per prudenza, visto che da poco ha riallacciato i contatti con la patria Cina che gli ha affidato la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi 2008 a Pechino. Insomma, sarebbe come se un americano ai tempi di Custer fosse andato in visita nelle riserve indiane per godere in pace della bellezza della vegetazione e della spontaneità dei nativi... Il sospetto era giusto: Re- (Part I), presentato al Festival «Equilibrio» di Roma, è un'operina laccata giocata su un mandala di petali che viene buttato all'aria graziosamente da un gruppo di danzatori che scivolano da un lato all'altro del palcoscenico al suono dei canti tibetani del monaco Ani Choying Drolma. Pura corteccia. Che non sorprende nemmeno per invenzione del movimento: sempre Shen Wei aveva precisato in conferenza stampa di aver lavorato sul respiro e sulla gravità, ispirandosi alle situazioni climatiche di rarefazione di ossigeno in Tibet. Sai che novità: Martha Graham e Doris Humphrey hanno fondato la danza moderna proprio su questi due punti più di ottant'anni fa... MODERN O NON MODERN? Con altrettanto candore fanciullino Shen Wei faceva sue nel secondo brano, Map, su musica di Steve Reich, le scoperte della post-modern americana anni 70 di un movimento basato sulla quotidianità. Minimalismo colorato, vorticoso di grandi folate di movimento di gruppo. Effetti speciali che hanno riscosso grandi applausi senza scrollare da Map l'idea di una «prima assoluta» di cose già viste parecchio tempo fa. Come la gigantesca Anne Theresa De Keersmaeker che su Steve Reich ha lavorato con ben altro spessore e lucidità di impianto coreografico (Phase del 1982, rivisto appena l'anno scorso nella splendida Steve Reich Evening sempre all'Auditorium). Una riprova? Andate a vedere Rosas danst Rosas che sempre la monumentale fiamminga ripropone stasera. Stesso luogo, Auditorium, stessa ora, le 21. Tutt'altra storia. ROSSELLA BATTISTI ROMA rbattisti@unita.it

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Gm licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il primo mercato mondiale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 3 autore: Gm licenzia 10mila colletti bianchi La Cina diventa il primo mercato mondiale General Motors ridurrà la forza lavoro di 10mila unità fra i colletti bianchi. La casa automobilistica sottolinea che taglierà i compensi di impiegati ed executive del 3-10 per cento. Negli Usa Gm eliminerà 3.400 posti. I tagli annunciati ieri, che saranno effettuati entro il 2009, rappresentano il 14% del totale dei salariati Gm. Intanto,secondo l'Associazione cinese dei costruttori di auto,in gennaio la Cina ha scavalcato gli Stati Uniti come primo mercato mondiale, con 735mila auto vendute contro le 657mila degli Usa. (Nella foto la preparazione dello stand di Gm al Salone di Bruxelles) REUTERS

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Fatturato record alla Ferrari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 15 autore: Industria. Montezemolo: nel 2008 il Cavallino Rampante ha raggiunto i risultati migliori di sempre Fatturato record alla Ferrari Il giro di affari sfiora i due miliardi con 6.587 vetture vendute Emilio Bonicelli BOLOGNA C'è stata grande soddisfazione, insieme a qualche motivo di preoccupazione, al termine del Cda che ieri a Maranello (Modena) ha esaminato i dati di bilancio 2008 della Ferrari. La soddisfazione è venuta dai risultati d'esercizio che «hanno battuto tutti i record precedenti », con giro di affari che sfiora i due miliardi e con una performance particolarmente positiva sul fronte della redditività, salita al 17,6% contro il 15,9% del 2007. Un valore di rilievo assoluto per il settore automobilistico, se si tiene conto della crisi che ha investito i mercati nella seconda metà dell'anno. «Chiudere il 2008 con questi risultati che non hanno uguali nella storia dell'Azienda – ha commentato il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, durante il consiglio di amministrazione – è la miglior prova della bontà della nostra strategia, fatta di esclusività, innovazione e attenzione alle persone. Questi dati economici coronano un anno eccezionale che ci ha visto ancora una volta vincitori in Formula 1, con la conquista del 16Ú titolo Mondiale Costruttori, l'ottavo negli ultimi 10 anni». Le ragioni di preoccupazione derivano dalla crisi che ha colpito i mercati. «Il contesto economico 2009 – ha aggiunto Montezemolo –si presenta pieno di incertezze, con una contrazione economica che sta colpendo tutto il mondo e per la quale è difficile prevederne l'evoluzione». In questa situazione Ferrari dovrà essere ancora più attenta «ad ogni singolo dettaglio, continuando ad innovare, mantenendo l'esclusività dei prodotti in relazione alle richieste del mercato». Dall'analisi dei dati emerge che la Casa del Cavallino Rampante ha chiuso il 2008 con un fatturato di 1.921 milioni di euro (+15,2%), mentre il numero delle vetture consegnate al cliente finale è stato pari a 6.587 unità (+2%). Ottima la performance delle 12 cilindri, sia la 612 Scaglietti che la 599 GTB Fiorano, che hanno beneficiato del lancio del programma di personalizzazione One to One. Il risultato della gestione ordinaria è stato positivo per 339 milioni di euro, con un significativo incremento (+ 27%). A questo risultato ha contribuito anche una forte riduzione dei costi, mentre miglioramenti ed efficienze hanno permesso di compensare l'andamento sfavorevole di dollaro e sterlina. Ottimo l'andamento delle attività legate al marchio: incrementi record per il licensing (+35%) ed e-commerce (+65%). Bene i 25 Ferrari store (+16%). Circa i mercati di destinazione il Nord America si conferma al primo posto con 1.700 vetture (26% del totale mondo) in linea con lo scorso anno. Positivi incrementi si sono avuti nell'Europa dell'Est (+23%), in Medio Oriente (+12%), in Giappone (+15%) e anche in Cina (+20%), dove è stato superato lo storico traguardo delle 200 vetture vendute, raggiungendo quota 212 unità. In crescita gli investimenti che hanno raggiunto il 18% del fatturato, anche per la costante ricerca per le nuove vetture. Nel 2008 è stato varato un piano energetico di autoproduzione che consentirà alla Ferrari di raggiungere la totale indipendenza sul fronte dell'energia entro un anno. Già inaugurato un impianto fotovoltaico da 199 Kw, sono in corso i lavori per la costruzione di una centrale di trigenerazione. Oltre quattro milioni di euro sono stati investiti in interventi strutturali e formazione per aumentare la sicurezza sul lavoro dei circa 3mila dipendenti, cui la Ferrari offre anche una «Scuola dei mestieri », per migliorare le competenze, e numerosi servizi tra cui mutui agevolati. STRATEGIA VINCENTE La Casa di Maranello «primeggia grazie all'esclusività dei prodotti, alla forte innovazione e all'attenzione alle persone»

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Valéo sceglie il plan social (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 20 autore: Valéo sceglie il «plan social» Per il gruppo francese 5mila tagli: il sindacato chiede un indennizzo Leonardo Martinelli PARIGI. Dal nostro inviato Mercati diversi significano relazioni industriali differenti? La crisi ha acuito o ha appiattito le differenze nei Paesi europei? Una prima risposta viene dalla Francia. L'annuncio è arrivato lo scorso 17 dicembre. Che le cosea Valéo,multinazionale dell'indotto auto, in Francia seconda soloa Faurecia, non andassero più tanto bene, ormai lo sapevano tutti. Ma il "plan social", che prevede 5mila esuberi a livello mondiale, reso pubblico qualche giorno prima di Natale, quando molti lavoratori erano in ferie " forzate" e alcuni in cassa integrazione, ha davvero sorpreso per la sua ampiezza: un pugno nello stomaco. Da allora hanno preso il via i negoziati fra la direzione e i sindacati. In Francia, dove i tagli arrivano a 1600 posti di lavoro (sui 15.400 esistenti, 54mila in tutto il mondo), le contrattazioni sono assai dure, perché Valéo ha chiuso comunque il 2008 in attivo (i dati finanziari definitivi verranno resi noti venerdì) e, già prima della crisi attuale, aveva avviato nuove delocalizzazioni, assai criticate in patria, verso la Russia e la Cina. Perfino Maurice Leroy, un deputato del Nouveau Centre, formazione di centrodestra, alleato di Sarkozy, ha puntato il dito «contro Valéo e tutti i gruppi per quali la crisi è solo la buona occasione per sgrassare e ristrutturare». Ma ritorniamo al piano.I vertici di questo gruppo della componentistica, che mai aveva annunciato un taglio di tali dimensioni, hanno precisato che «gli esuberi si realizzeranno il più possibile sulla base del volontariato» e che «ogni lavoratore interessato sarà accompagnato personalmente ». A parte questo, la direzione non fornisce altri dettagli. Anche la distribuzione dei licenziamenti nei diversi impianti non è definitiva, sebbene sia già stata segnalata per alcuni siti produttivi, come quello di Mondeville ( dove se ne dovranno andare in 116 su 474) o Chatellerault, dove dei 750 dipendenti, 163 sono dati in partenza. «Siamo sicuri che non troveranno tutti questi volontari », sottolinea Brigitte Archambault, dipendente di Valéo, coordinatrice a livello nazionale della Cgt, il sindacato con più aderenti nel gruppo. Proprio lei sta guidando le trattative. Se i volontari saranno solo una minoranza fra chi dovrà abbandonare il proprio posto di lavoro, bisognerà procedere al licenziamento economico. Secondo la legge adesso in vigore, in questo caso il lavoratore deve ricevere un indennizzo corrispondente ad almeno un quinto dello stipendio mensile per ogni anno di anzianità, anche se al di là dei dieci si scende ai due quindicesimi. Si tratta di un minimo legale. «Ma noi vogliamo ottenere indennizzi superiori», aggiunge la Archambault. E non si tratta del bluff tipico da sindacalista in piena contrattazione. In Francia tutti ritengono che Valéo dovrà sborsare di più per spedire a casa i lavoratori in esubero. Non è ancora chiaro quali siano state le performance del gruppo nell'ultimo trimestre del 2008. Bisognerà aspettare venerdì. La direzione di Valéo, negli ultimi mesi, ha comunque già messo le mani avanti prevedendo un calo del fatturato del 25% su base annua in quel trimestre e un margine operativo negativo. Che, però, secondo le ultime stime degli analisti dovrebbe attestarsi per tutto il 2008 a quota 2,6 per cento.L'impressione è che le cose per Valéo non vadano «malissimo» ma solo «maluccio ». Con l'aria che tira adesso a Parigi, sia a destra che a sinistra, molto anti-delocalizzazione e con Sarkozy, che proprio lunedì ha lanciato un pacchetto di aiuti di 7,8 miliardi di euro al settore dell'auto a condizione di non spostare la produzione al di fuori dei confini francesi, sembra molto improbabile che Valéo possa riuscire a far passare i suoi licenziamenti economici al minimo dell'indennità. I vertici del gruppo hanno a più riprese ribadito di non volere aiuti di Stato "proprio perché non vogliono sottostare alla condizione di evitare di delocalizzare- commenta Denis Breant, altro dirigente della Cgt di Valéo- . Se poi il trend del mercato ritornerà positivo e avranno bisogno di aumentare la produzione, ricorreranno al precariato». Il gruppo non si è posto limiti di tempo precisi, ma la volontà è raggiungere un accordo con i sindacati entro la fine di giugno. Il prossimo 19 febbraio si riunirà il comitato d'impresa europeo di Valéo. Una tappa importante nella contrattazione, per i francesi e anche gli altri dipendenti europei.

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Soia e mais, la siccità riduce l'offerta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-11 - pag: 32 autore: Usda. Condizioni atmosferiche avverse frenano i raccolti sudamericani ma non provocano impennate delle quotazioni Soia e mais, la siccità riduce l'offerta Cotone ancora in difficoltà: al ribasso le stime di produzione e consumi Luca Davi La siccità che ha colpito il Sud America costa cara ai produttori di soia e mais. I dati diffusi ieri dal Dipartimento americano per l'Agricoltura (Usda) mostrano come la produzione globale di semi di soia nel 2008-09 sia prevista in frenata. Colpa soprattutto della diminuzione dei raccolti in Argentina e in Brasile, due dei maggiori competitor degli Stati Uniti. Il colpo peggiore l'ha subito Buenos Aires, il cui output globale è previsto in calo a 43,8 milioni tonnellate, 5,7 milioni in meno rispetto a un mese fa. Anche il raccolto brasiliano è stimato in flessione di 2 milioni di tonn., a 57 milioni, mentre quello del Paraguay è calato da 5,6 a 4 milioni di tonnellate. Le quotazioni non ne hanno risentito, visto che il future a Chicago è diminuito dello 0,8%. Il mais stesso (che ieri però è calato dello 0,2% a 377 cents per bushel) non è sfuggito alle condizioni atmosferiche difficili. Il raccolto argentino è visto in ribasso di 3 milioni di tonn. rispetto a un mese fa (a 13,5 milioni di tonn), quello brasiliano a 49,5 milioni di tonn, il 3,9% in meno di quanto annunciato in gennaio e il 16% in meno rispetto allo scorso anno. «Ci attendevamo dati in flessione – spiega a Reuters Rich Nelson, economista di Allendale, società di ricerca sulle commodity – ma forse questi sono numeri anche peggiori delle attese». Nel caso del cotone, il problema è quello dei consumi, che quest'anno nel mondo saranno «nettamente più bassi» secondo l'Usda (-8,2%) rispetto alle previsioni diffuse in gennaio, facendo così segnare il più ampio calo annuale dal 1937. Colpa della riduzione degli acquisti da parte del settore tessile, oggi alle prese con una delle peggiori crisi della domanda cui abbia mai assistito. Il calo dei consumi interesserà soprattutto Cina, Turchia, Stati Uniti, Pakistan, Russia, India e Indonesia, avverte l'Usda, che mette anche in conto un'estensione degli stock mondiali del 4% rispetto al mese scorso, a 61,7 milioni di balle. Solo negli Stati Uniti, le riserve finali sono previste in aumento del 12% circa, a 7,7 milioni di balle. Anche la produzione mondiale però cadrà: previsti 109,5 milioni di balle (dai 109,8 milioni dello scorso anno) a causa degli scarsi raccolti in Pakistan, Argentina e Messico. Gli effetti di questi dati si continuano a riverberare anche sui prezzi. I future della fibra a New York lo scorso anno sono calati del 27,9% sulla scia della recessione globale. E il successivo recupero è stato decapitato ieri, quando le quotazioni hanno registrato un cedimento del 6%, a 46,98 cents per libbra. L'arretramento non ha risparmiato le quotazioni del riso: le previsioni Usda mettono in conto un aumento degli stock e anche per questo i listini ieri a Chicago hanno registrato un calo del 3,8 per cento. luca.davi@ilsole24ore.com UN COMPARTO IN ALLARME La flessione degli ordini di fibra da parte del tessile interesserà soprattutto Cina, Turchia e Stati Uniti e sarà la peggiore dal 1937

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dalai lama, la cina minaccia l'italia "un'offesa dargli la cittadinanza" - anais ginori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Esteri Il ministro degli Esteri di Pechino: "Ci saranno conseguenze". La Farnesina: "è stata una scelta dei sindaci" Dalai Lama, la Cina minaccia l´Italia "Un´offesa dargli la cittadinanza" ANAIS GINORI ROMA - «Ci saranno conseguenze nelle relazioni tra Cina e Italia». Il governo di Pechino minaccia ritorsioni dopo il breve passaggio del Dalai Lama nel nostro paese. Una visita di appena due giorni, durante la quale il leader buddista non ha avuto incontri di governo e ha ricevuto la cittadinanza onoraria da Roma e Venezia «per il suo instancabile impegno di pace e tolleranza». Dal punto di vista di Pechino, il Dalai Lama continua invece a rappresentare un «pericoloso separatista travestito da monaco». «Manifestiamo il nostro forte malcontento e la nostra contrarietà» commenta Jiang Yu, portavoce del ministero degli Esteri secondo cui i riconoscimenti italiani avrebbero «offeso» il popolo cinese. Il tono è stato ultimativo. «Speriamo che l´Italia - dice Jiang - presti attenzione alle profonde preoccupazioni della Cina e adotti immediate ed efficaci misure per correggere l´impatto negativo e mantenere il salutare e stabile sviluppo delle relazioni bilaterale». La protesta di Pechino non coglie nessuno di sorpresa. Ogni volta che il Dalai Lama viene ricevuto da una qualche autorità occidentale, il governo cinese si fa sentire. La Farnesina ha immediatamente preso le distanze dai due sindaci, Alemanno e Cacciari, ricordando che i comuni decidono in «piena autonomia e assumono le loro decisioni in assoluta indipendenza dal governo». «Ribadiamo - ha precisato il ministero degli Esteri - il nostro sostegno alla politica di una sola Cina». Sulla questione tibetana, i governi italiani hanno sempre scelto una posizione di estrema prudenza: né Prodi né Berlusconi hanno voluto incontrare il Dalai Lama durante le sue ultime visite. Una soluzione al suo esilio - che dura ormai da cinquant´anni - sembra sempre più lontana. Proprio ieri, il sindaco della capitale tibetana ha accusato il leader buddista di fomentare la violenza in vista dell´anniversario dell´esilio, il 10 marzo 1959. «C´è chi non vuole lo sviluppo pacifico di Lhasa» ha detto Cao Bianjiang. A Venezia «Oceano di Saggezza», come lo chiamano i tibetani, si è rivolto alla folla: «Abbiamo bisogno del vostro appoggio». Tra la pioggia e l´acqua alta, ha anche trovato modo di scherzare. «Sono un po´ spaventato da tutta quest´acqua» ha ironizzato lui, cresciuto nel paese delle nevi. Nella Biblioteca Marciana, il Dalai Lama ha anche potuto vedere il testamento di Marco Polo e il mappamondo di Fra Mauro che già parlavano del Tibet nel �400: da allora il suo popolo ha subito molte dominazioni. «Il peggio - ha confessato il Dalai Lama - è sentire di non poter far nulla».

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accelerata ferrari il fatturato cresce del 15% (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Economia I conti Accelerata Ferrari il fatturato cresce del 15% MARANELLO - La crisi non colpisce la Ferrari che chiude anzi il 2008 con risultati record. Il fatturato sale del 15 per cento rispetto all´anno precedente a 1,9 miliardi. E´ l´effetto, in particolare, del buon risultato delle 430 Scuderia, della 612 Scaglietti e della 599 Fiorano. Il risultato della gestione ordinaria è salito del 27 per cento a 339 milioni. «Un bilancio che è la migliore conferma della bontà della nostra strategia - ha commentato il presidente di Ferrrari, Luca di Montezemolo - che corona un altro anno eccezionale legato alla conquista del 16esimo titolo mondiale dei costruttori». Il mercato principale per le auto del Cavallino continua ad essere quello del Nord America. In Cina, per la prima volta, si sono superate le 200 unità vendute con un incremento del 20 per cento.

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vendite auto, la cina sorpassa gli usa - paolo griseri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 25 - Economia Vendite auto, la Cina sorpassa gli Usa Ue: no agli aiuti protezionistici francesi. E Gm taglia 10mila impiegati Dalle agenzie di rating previsioni negative su tutto il settore: "Meglio non investire" PAOLO GRISERI TORINO - Da ieri la Cina è il principale mercato mondiale dell´automobile. Pechino supera gli Usa in una gara in discesa, a chi perde meno vendite rispetto al passato recente: a gennaio 2009 gli Stati Uniti si fermano a 656 mila auto venute contro le 735 mila del mercato cinese. Naturalmente si tratta di una tendenza che potrà essere smentita tra trenta giorni: tradizionalmente le prime settimane dell´anno sono di basse vendite negli Usa mentre il Capodanno lunare cinese è normalmente destinato a far salire il numero dei clienti. Ma il principale dato su cui riflettere è il fatto che in Usa possiede un´auto l´80 per cento degli abitanti mentre in Cina la stessa percentuale scende al due. Le potenzialità di crescita, dunque, sono immense e potranno essere solo rallentate dagli effetti della crisi. Il sorpasso è comunque un dato storico anche se considerando il mercato europeo nel suo complesso, il vecchio continente supera ancora sia la Cina sia gli Stati Uniti. Ma anche l´Europa segna il passo. E comincia a dividersi in modo abbastanza evidente sulle misure da adottare per sostenere le quattro ruote. Ieri i costruttori tedeschi hanno più o meno apertamente accusato la Francia di sfruttare la crisi per attuare una politica protezionista. Nel mirino, i provvedimenti annunciati da Sarkozy: 6,5 miliardi a favore di Psa e Renault, una misura che, secondo i tedeschi, «porta a distorsioni della concorrenza che non dobbiamo autorizzare in Europa». L´allarme è stato immediatamente raccolto da Neelie Kroes, commissaria Ue alla concorrenza: «Abbiamo scritto a Parigi - ha annunciato ieri il portavoce della commissaria - per chiarire che non autorizzeremo aiuti che possano danneggiare il mercato unico». Non piace a Bruxelles la condizione posta da Sarkozy in cambio del finanziamento pubblico: l´obbligo di mantenere le produzioni in Francia. Anche con il danaro del governo non sarà comunque facile per i costruttori francesi superare la crisi: ieri il presidente di Psa, Christian Streiff ha stimato che nel 2009 le vendite del gruppo possano scendere del 20 per cento. Una previsione in linea con quelle delle agenzie di rating. Jp Morgan sconsiglia di investire su Psa e Renault perché in cambio degli aiuti di stato sarà impedita la distribuzione del dividendo e la ristrutturazione del due gruppi. La stessa società di rating sconsiglia di investire su Fiat che avrebbe bisogno, secondo gli analisti, di una iniezione di liquidità tra uno e due miliardi di euro. Anche Fitch definisce negativo l´outlook di tutte le aziende del settore auto e mette sotto osservazione in particolare Fiat e le francesi. Negli Usa invece, secondo gli analisti londinesi, Gm e Chrysler non sono fuori dal rischio fallimento nonostante gli aiuti del piano Obama. Gm ha annunciato ieri il licenziamento di 10.000 impiegati. Contemporaneamente la Opel, ramo europeo della stessa Gm, ha annunciato il raddoppio delle vendite di auto di piccola cilindrata, a dimostrazione che nella crisi c´è anche chi riesce a guadagnare qualcosa. Soprattutto per effetto degli incentivi del governo tedesco e degli sconti decisi dalla casa in occasione dei suoi 110 anni di attività.

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Dalai Lama, la Cina minaccia l'Italia (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 11-02-2009 Dalai Lama, la Cina minaccia l'Italia PECHINO. Il conferimento al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, della cittadinanza di Roma «offende il popolo cinese» e costituisce un'«interferenza» negli affari interni di Pechino. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu. L'Italia, ha detto Jiang, deve prendere «immediate misure» per rimediare al danno apportato alle relazioni tra i due Paesi. «Le parole e le azioni del Dalai Lama ha detto la portavoce dimostrano che non è solo una figura religiosa, ma un uomo politico impegnato in attività secessioniste con la scusa della religione». I Paesi stranieri, ha aggiunto, dovrebbero «capire e sostenere» la posizione della Cina sul Tibet, che è «completamente parte della Cina». «Il problema del Dalai Lama non è un problema di diritti umani, ma un problema attinente alla sovranità e alla integrità territoriale della Cina», ha concluso Jiang. Dopo Roma, ieri anche la città di Venezia ha conferito al leader tibetano la cittadinanza onoraria. La Farnesina, per gettare acqua sul fuoco, ha replicato: il governo italiano «sostiene la politica di una sola Cina» e ricorda che la concessione della cittadinanza onoraria è una scelta autonoma di un ente locale. «È stato già chiarito in altre numerose occasioni all'Ambasciatore cinese in Italia che i comuni italiani sono autonomi e assumono le loro decisioni in assoluta indipendenza dal Governo» fa sapere il ministero degli Esteri. ( E.A.) Il Dalai Lama (Reuters)

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L'Alta Corte brasiliana inizia l'iter processuale (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 11-02-2009)

Argomenti: Cina

L'Alta Corte brasiliana inizia l'iter processuale Manuela Bianchi, 11 febbraio 2009, 20:20 Caso Battisti Oggi il Stf comincia l'esame della richiesta di estradizione dell'ex militante dei Pac dopo aver rifiutato ieri il carattere di urgenza con cui Roma aveva chiesto la revoca della concessione dello status di rifugiato politico. Il processo avverrà nel rispetto dei tempi di prassi, mentre dal governo italiano si registrano reazioni disomogenee Oggi il Supremo Tribunale Federale brasiliano (Stf) comincerà a dibattere in prima battuta sullo status di rifugiato che il ministro della Giustizia Tarso Genro ha concesso il 13 gennaio scorso a Cesare Battisti, l'ex militante dei Pac (Proletari armati per il comunismo) condannato per omicidio in Italia. La Corte dovrà stabilire se la concessione di asilo interrompe o meno l'iter giudiziario di estradizione dell'ex terrorista richiesto dal governo italiano. La domanda di estradizione di Cesare Battisti era stata infatti rifiutata dal Brasile adducendo la incompatibilità con lo status di rifugiato. Ecco perché l'Italia, attraverso l'avvocato Nabor Bulhoes che la rappresenta in Brasile, in data 9 febbraio ha presentato un voluminoso fascicolo di 61 pagine in cui chiede una revoca preliminare della status di rifugiato politico - con carattere di urgenza - a Cesare Battisti perché incostituzionale. La concessione del ministro Genro violerebbe "l'ordinamento giuridico brasiliano e varii trattati e convenzioni internazionali" inclusa la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che proibisce la concessione dello status di rifugiato politico a chi ha commesso delitti comuni, ciò per cui è stato condannato Battisti. Secondo quanto si apprende dalla "memoria" presentata dall'avvocato Bulhoes, "al contrario di quanto richiesto dalla legge brasiliana sull'asilo politico, i motivi presentati da Battisti e accolti da Tarso Genro per la concessione di tale beneficio, non sono affatto gli stessi di quelli in esame nel processo di estradizione". Il documento italiano infatti definisce "privi di fondamento" gli argomenti sul "timore di persecuzione politica". Ma la richiesta italiana ha incassato il parere negativo del giudice dell'Stf, relatore del caso Battisti, Cezar Peluso, che ne ha rifiutato il carattere di urgenza senza però interrompere il processo che passerà attraverso tutte le fasi e i tempi di prassi. E ha dato dieci giorni di tempo alla difesa di Battisti e al ministro Tarso Genro per presentare le loro contro deduzioni sul dossier italiano. Ma se la Corte suprema dovesse accogliere la richiesta della Farnesina, invalidando la concessione dell'asilo e sconfessando così la legittimità del ministro di giustizia a prendere questo tipo di decisioni - ricordiamo che Genro ha concesso l'asilo a Battisti contro il parere precedentemente espresso dal Comitato per i rifugiati, il Conare - si aprirebbe uno scontro istituzionale. Secondo indiscrezioni della stampa la Corte suprema sarebbe molto incerta sulla questione, mentre per Genro il potere giudiziario non modificherà la sua decisione. Già nel 2007 il Stf aveva giudicato costituzionale la "legge del rifugio" di cui si è avvalso Genro per salvare l'ex terrorista dalla estradizione. Ma oggi alcuni giudici membri dell'Alta Corte potrebbero aver cambiato parere sulla questione e ritenere quindi che questo status non debba ostacolare automaticamente l'estradizione. Secondo l'edizione online del quotidiano O Globo, sarebbe aumentato il numero dei giudici inclini a decretare illegale l'atto giudiziario firmato da Genro, che corrisponderebbe "almeno a tre membri del Stf " tra cui vengono citati il relatore Cezar Peluso e il ministro Carlos Alberto Direito. Sull'altro fronte i favorevoli alla decisione del governo sarebbero attualmente tre magistrati: Eros Grau, Ellen Gracie, Joaquim Barbosa, mentre tra i rimanenti membri della Corte suprema l'unico ad essersi espresso è Cesare del Mello che ha annunciato la sua astensione. Anche il Correio do Estado ha parlato di una probabile maggioranza a favore dell'estradizione, indicando in cinque su undici il numero dei membri della Corte orientati in tal senso. Va considerato che la maggiornaza viene calcolata sui presenti e votanti e, in caso di parità, il voto del Presidente conta doppio. Le reazioni in Italia al respingimento della richiesta di revoca preliminare dello status di rifugiato concesso al Battisti presentano, dal punto di vista governativo, due diverse sfaccettature. Il ministro degli esteri Franco Frattini - dall'Africa dove è in missione - ha dichiarato di tifare "gli azzurri" come "primo segnale sportivo" nella partita che ha visto sfidarsi in campo a Londra le rispettive squadre di calcio di Italia e Brasile. Da Roma invece il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha reagito dichiarando "estradizione o conseguenze nei rapporti" tra Roma e Brasilia, lasciando aperta la possibilità di una rivalutazione della partecipazione del Brasile al prossimo vertice del G8 che si terrà sotto la presidenza italiana alla Madddalena nel luglio prossimo. E all'articolo pubblicato ieri dalla "Folha de S. Paulo" - il maggiore quotidiano brasiliano - che riportava le dichiarazioni dell'ambasciatore italiano a Brasilia, Michele Valensise, che ricordavano l'invito fatto dall'Italia al paese sudamericano in occasione del G8, La Russa ha avuto a dire "Mi dispiace contraddire una persona che stimo molto come l'ambasciatore Valensise, ma non so da dove abbia tratto la notizia che il governo italiano abbia deciso di coinvolgere il Brasile nei lavori del prossimo G8 alla Maddalena". Ma in serata è arrivata secca la smentita da parte di Silvio Berlusconi, che ha confermato "Agli otto paesi che tradizionalmente formano il G8 si uniranno" alla Maddalena quest'anno "sei paesi: India, Messico, Egitto, Sudafrica, Brasile e Cina".

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Per Geithner il debutto difficile con i sette Grandi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-12 - pag: 2 autore: Dopo l'ok del Senato al piano da 838 miliardi Per Geithner il debutto difficile con i sette Grandi di Alessandro Merli D ebutto difficile domani sera a villa Madama per il segretario al Tesoro americano, Tim Geithner, alla riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G-7. è la prima uscita di un esponente dell'amministrazione Obama a un vertice internazionale e il compito di Geithner non è certo reso più semplice, non solo dall'emergenza economica e finanziaria globale, ma anche dai primi passi mossi dal nuovo governo a Washington in queste quattro settimane. Diversi dei quali si sono già rivelati problematici per i maggiori partner dell'America. Geithner si presenterà a Roma, secondo una fonte del Tesoro Usa, con due carte forti: l'approvazione in Senato del piano di stimolo dell'economia da oltre 800 miliardi di dollari e l'annuncio di un vasto programma per stabilizzare il sistema finanziario con oltre 2mila miliardi di dollari. La stessa fonte ha detto ieri che il segretario chiederà agli altri Paesi di intraprendere azioni altrettanto decise su entrambi i fronti, del rilancio della crescita e del salvataggio di banche e mercati. «Nel G-7 – ha affermato la fonte – c'è il sentimento comune che tutti dobbiamo adottare misure straordinarie ed eccezionali per far fronte a una situazione straordinaria». Anche se da parte degli altri sei grandi c'è la disponibilità a un'apertura di credito verso la nuova amministrazione, che si ritiene più disponibile al dialogo multilaterale, e se lo stesso Geithner, per il suo passato alla Federal Reserve di New York e al Tesoro nell'era Clinton, gode di ottima considerazione negli ambienti della diplomazia finanziaria internazionale, le prime reazioni a come si è mosso finora il team economico di Barack Obama sono però tiepide. Sul piano–banche il timore è che ricalchi parte degli errori compiuti dal predecessore di Geithner, Hank Paulson, compresa la vaghezza sui dettagli che rischia di prolungare l'incertezza che finora è stato il peggiore nemico della normalizzazione del sistema finanziario. Le perplessità espresse dai mercati americani subito dopo l'annuncio di martedì venivano riecheggiate ieri in Europa. Fonti di mercato sottolineavano tra l'altro forti dubbi sulla capacità di attrarre nell'iniziativa capitali privati. Sempre sui temi della finanza, assai meno controversa dovrebbe risultare la questione della definizione di nuove regole, affidata al Financial stability forum, presieduto dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che riferirà sui progressi compiuti. Quanto allo stimolo all'economia, anche su questo punto l'iniziativa americana ha fatto storcere il naso nelle altre capitali, per l'inclusione della clausola "buy american" nei progetti finanziati con soldi pubblici. Ieri le critiche sono state ribadite dal sottosegretario alle Finanze tedesco, JÖrg Asmussen, e dal Governo giapponese. L'iniziativa Usa, come del resto quella francese per gli aiuti all'auto, che già ha suscitato polemiche in sede europea, mina la credibilità dell'impegno,già sbandierato al G-20 di Washington a novembre e che è previsto venga reiterato anche nel comunicato di sabato, a resistere al protezionismo per non indebolire ulteriormente l'economia globale. Sui cambi, che peraltro non saranno al centro della discussione di Roma, Geithner ha già fatto una gaffe che si è dovuto rimangiare, quando ha accusato la Cina di manipolazione dello yuan. è probabile che i sette si limitino a ribadire l'importanza della flessibilità delle valute, compresa quella cinese, anche per evitare una escalation del protezionismo. Per il resto, sostiene David Woo, di Barclays Capital, «il comunicato ripeterà l'indesiderabilità di una volatilità eccessiva, ma senza indicare una valuta in particolare », come venne fatto a ottobre con lo yen. Il rafforzamento dello yen e l'indebolimento della sterlina, i due fenomeni più preoccupanti, hanno dato segni di stabilizzazione nell'ultimo mese. alessandro.merli@ilsole24ore.com «BUY AMERICAN» Gli Usa chiederanno altri stimoli per l'economia ma è in discussione il loro impegno a difesa del commercio mondiale MERCATO MONETARIO Superata la gaffe sulla manipolazione dello yuan, il segretario al Tesoro firmerà un vago monito contro la volatilità dei cambi

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Londra non aderirà all'euro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-12 - pag: 7 autore: INTERVISTA Alistair Darling Cancelliere dello Scacchiere «Londra non aderirà all'euro» Il ministro del Tesoro britannico: la questione non si pone neanche Leonardo Maisano LONDRA. Dal nostro corrispondente Lotta al protezionismo, fatta salva qualche eccezione "accidentale"; ingresso immediato di Brasile e India, Cina e Russia (Bric) nei salotti più esclusivi delle organizzazioni finanziarie internazionali; coordinamento stretto degli organismi di regolazione e controllo dei mercati. Alistair Maclean Darling, 56 anni, Cancelliere dello Scacchiere di Sua Maestà, in un'intervista a quattro testate europee (in Italia al Sole-24 Ore), invoca l'internazionalismo, tema che gli fu caro in gioventù quando militava - dicono i suoi biografi - in gruppi trotskisti scozzesi. Passioni adolescenziali buone oggi per chiamare all'azione comune un mondo allo sbaraglio. Lo farà, in qualità di esponente del Paese che più paga il prezzo del credit crunch, da Roma questo week-end, in occasione del G-7 finanziario. Lo ripeterà da Londra al G-20 di marzo. «A Roma porterò quattro punti, gli stessi che saranno al centro del G-20. Prima di tutto non ritengo importante stabilire quali iniziative ogni singolo Paese adotti per uscire dalla crisi, ma è essenziale il coordinamento e la sincronia dell'azione. Credo poi che debba essere ribadita la volontà di cooperare tutti per ristabilire la credibilità del sistema bancario e la capacità del sistema stesso di garantire credito ora che la recessione s'aggrava. E mi riferisco anche al ruolo e alle funzioni dei regolatori. In terzo luogo mi auguro che il G-7 e il G-20 riconoscano la necessità di rivedere le istituzioni internazionali, figlie del quadro post-bellico. Sessant'anni dopo realtà economicamente insignificanti sono primi attori globali. Cina, India, Brasile e Russia devono entrare nel Financial stability forum ( presieduto da Draghi). Il Fondo monetario stesso deve avere capacità di azione preventiva. Infine va sconfitta ogni tentazione protezionistica anche se esiste in forma involontaria ». Protezionisti per caso? Chiariamo. Pongo con forza e determinazione l'accento contro un protezionismo sistemico. è vero, però, che siamo intervenuti a favore delle banche nella consapevolezza che il credito è essenziale. Lo stesso è accaduto negli Stati Uniti e in Germania. Abbiamo sostenuto l'industria dell'auto e lo stesso hanno fatto altri partner europei. Voglio dire che azioni congiunte e concordate nella logica di un'ampia cooperazione riducono il rischio di un rigurgito protezionistico. Abbiamo anche chiesto alle banche di agevolare le imprese sul territorio in cambio delle nostre garanzie, ma se lo facessero ai danni di realtà estere sarebbe un problema. Diventerebbe, quest'ultimo, uno scenario altamente improbabile se misure come quelle introdotte in un Paese fossero adottate in cooperazione e coordinamento con altri Stati. I puristi del liberismo contestano questa idea? Ai puristi devo replicare che l'alternativa è non avere banche. Crede che sia il caso di avere un sistema di regole comuni sui mercati e magari un'unica autorità europea? Ci sono cinquanta authority nella Ue. Devono lavorare in collaborazione. Di recente sono stati introdotti i cosiddetti " college of regulators" che operano solo sulle grandi banche.L'idea è giusta.Altra cosaè un meccanismo pan-europeo di regolamenti. Mi preoccupa che possa andare con un passo diverso da quello di America e Far East. Il mondo va oltre l'Europa. La sterlina ha subìto una forte svalutazione e sono cresciute le voci di chi vorrebbe l'adesione britannica all'euro. C'è un ripensamento? La nostra posizione sull'euro è la stessa del 2003. è, semplicemente, una questione che non si pone. La crisi non ha quindi avuto alcuna conseguenza suldibattito pro o contro l'euro? No, la crisi non ha cambiato niente. I problemi sono altri. La nostra attenzione deve essere concentrata sulla correzione delle condizioni di fondo. C'è preoccupazione, per esempio, sugli effetti per le economie emergenti che vedono uscire capitali. è qui che devono giocare un ruolo di primo piano gli organismi internazionali. Sono tempi lunghi che l'emergenza non consente? L'adesione al Financial stability forum è questione che si può chiudere in qualche settimana. E può fare la differenza. La Cina sarà la seconda economia del mondo. è pronta a riconoscere le proprie responsabilità. Abbiamo bisogno di istituzioni finanziarie internazionali che abbiano un elevato sostegno alle loro spalle. è favorevole a limitare le retribuzioni dei banchieri degli istituti nazionalizzati? Stiamo discutendo con Royal bank of Scotland sui bonus. Ho già detto che non può esserci alcun premio per chi è associato alle perdite. Rbs ha obblighi contrattuali che non possono essere evitati. La verità è che i premi dei manager devono essere correlati con la salute dell'istituzione che gestiscono. Non ho problemi a premiare chi lavora bene, ne ho se salari e bonus diventano la stessa cosa. Non crede che nella crisi di oggi le responsabilità siano anche dei Governi? Tutti hanno una lezione da trarre. Ai Comuni in occasione dell'audizione dei banchieri, due giorni fa, abbiamo avuto modo di intendere che il board stesso degli istituti non aveva afferrato quanto stava accadendo. Si può capire se sono coinvolti piccoli istituti, è del tutto diverso con giganti del credito in grado di avere conseguenze sistemiche. è una lezione per Governi, regolatori, banche. Per rimettere le cose in ordine dobbiamo chiederci tutti insieme se stiamo facendo la cosa giusta. è un problema internazionale che può essere gestito e risolto solo a livello internazionale. leonardo.maisano@ilsole24ore.com «Il rischio protezionismo si riduce se i Governi coordinano meglio le proprie decisioni» «Financial stability forum da allargare rapidamente a Paesi come Cina, India, Russia e Brasile» DISEGNO DI DARIUSH RADPOUR

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L'import cinese in picchiata (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-12 - pag: 7 autore: Commercio estero. Crollo del 43% in gennaio - In forte calo anche l'export L'import cinese in picchiata Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La paralisi dei consumi globali assesta un duro colpo al made in China. A gennaio, le esportazioni del Dragone sono ammontate a 90 miliardi di dollari, con una flessione del 17,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Per le vendite cinesi all'estero si tratta della peggiore performance degli ultimi dieci anni. Una performance che va ben oltre le previsioni più pessimistiche degli analisti, che si attendev ano una contrazione dell'export del 12-14 per cento. Probabilmente, il dato risente anche di alcuni fattori stagionali. Primo fra tutti, il Capodanno lunare che nel 2009 è caduto a fine gennaio, mentre nel 2008 cadde a febbraio: secondo alcuni analisti, questo sfasamento temporale della festività che tradizionalmente blocca per almeno un paio di settimane l'attività economica dell'intero paese avrebbe amplificato il calo anno su anno delle esportazioni. Ma al di là delle considerazioni tecniche, un fatto è certo: il made in China non tira più come un tempo. Tessile, abbigliamento, mobili, giocattoli, elettronica: la gelata dei consumi mondiali ha colpito senza eccezioni tutti i settori dell'industria manifatturiera cinese. Il risultato è che le aziende chiudono i battenti e milioni di persone perdono il posto di lavoro. Ma il brusco rallentamento della locomotiva cinese non è un problema solo per chi governa a Pechino. è un problema anche per il resto del mondo che vede restringersi gli spazi di penetrazione su uno dei mercati più promettenti del pianeta. Prova ne sia che nel primo scorcio del 2009, le importazioni del Dragone hanno fatto molto peggio dell'export. A gennaio, la Cina ha acquistato oltremare merci per 51 miliardi di dollari, il 43% in meno rispetto a un anno fa. Il Paese ha comprato meno energia e materie prime ma ha comprato anche meno semilavorati e beni strumentali. A causa della frenata delle importazioni, a gennaio il surplus commerciale è rimasto comunque in alta quota, attestandosi a 39 miliardi di dollari. L'andamento disastroso del commercio estero cinese a gennaio dimostra che il gigante asiatico - contrariamente a quanto speravano in molti - non è ancora in grado di camminare sulle proprie gambe: senza la domanda estera, la macchina industriale perde colpi perché i consumi e gli investimenti domestici non sono sufficienti a sostenere la crescita economica. Il Governo spera che il piano di stimolo alla congiuntura da 600 miliardi di dollari varato in novembre inizi a fare effetto. Resta da vedere quali saranno i benefici indotti da questa massiccia iniezione di risorse pubbliche. Qualche scettico, infatti, è convinto che senza una ripresa dei consumi mondiali il Dragone da solo farà molta fatica a risollevarsi. lucavin@attglobal.net EFFETTO CALENDARIO La flessione risente anche di fattori stagionali: lo scorso anno il Capodanno lunare era stato in febbraio

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Deficit Usa ai minimi da 6 anni (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-12 - pag: 7 autore: Pesano la flessione dei consumi e la caduta dei prezzi del petrolio Deficit Usa ai minimi da 6 anni NEW YORK Il deficit commerciale statunitense a dicembre si è ridotto del 4% a 39,9 miliardi di dollari. Si tratta del livello più basso dal febbraio del 2003. Il calo è comunque inferiore rispetto alle previsioni degli analisti, che puntavano su una diminuzione a 35,7 miliardi, a causa della caduta superiore al previsto delle esportazioni. Per l'intero 2008, il passivo commerciale è sceso a 677,1 miliardi dai 700,3 miliardi del 2007. La frenata del commercio estero americano, come di quello cinese ed europeo, è dovuta all'impatto del calo dei prezzi del petrolio sull'import e più in generale alla contrazione dei consumi globali. A dicembre le importazioni sono calate del 5,5% a 173,7 miliardi, rivedendo i minimi da settembre 2005, mentre le esportazioni sono diminuite del 6% a 133,8 miliardi. La performance dell'export in realtà è stata ancora peggiore (-7,7%, il minimo dal settembre 2001) se non si considera il balzo (+144%) del settore aeronautico legato alla fine di uno sciopero alla Boeing. Il deficit commerciale con la Cina si è ridotto a 19,9 miliardi in dicembre dai 23 di novembre: nell'intero 2008, il passivo con Pechino si è attestato a 266 miliardi di dollari, in lieve aumento rispetto ai 256 miliardi del 2007. Il disavanzo annuale con l'Unione Europea si è invece ridotto da 107 a 93 miliardi. Il dato, peggiore del previsto, potrebbe spingere al ribasso le stime sull'andamento del Pil americano nel quarto trimestre. La prima stima del Bureau of Economic Analysis ha indicato una flessione trimestrale annualizzata del 3,8 per cento. Secondo Jp Morgan, che prima del dato di ieri si aspettava una contrazione del 4,6%, ora il Pil potrebbe scendere addirittura del 5,1% annualizzato.

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Paradosso del consenso: governi forti ricette deboli (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-02-12 - pag: 14 autore: DALLA PRIMA Paradosso del consenso: governi forti ricette deboli La "forza" del governo non sostituisce cioè la qualità delle politiche, ma può peggiorarne i difetti. Contrariamente a ciò che si crede, la crisi ha offerto ai governi una straordinaria occasione di consenso, non solo perché ha concentrato sull'esecutivo la domanda di protezione dei cittadini e di rapidità di fronte all'emergenza, ma perché concede a chi governa mano libera sull'uso di risorse quasi illimitate. Per stimolare l'economia i governi riversano infatti sugli elettori miliardi di euro, spendono denaro pubblico senza troppi vincoli di bilancio, se lo preferiscono possono perfino ridurre le tasse. Fino a un anno fa si diceva che gli esecutivi necessitassero di maggiori poteri per indurre gli elettori ad accettare le dolorose riforme strutturali, ma finora le politiche attuate sono state più simili al "gettare denaro dall'elicottero".Non sorprende che nessun governo si sia preoccupato di allargare le coalizioni nonostante l'emergenza nazionale. Ma questa paradossale "fase dell'oro", che la crisi ha regalato ai governi, sta già esaurendosi. La pace sociale sta finendo e le insufficienze delle risposte politiche stanno presentando il conto in termini di consenso popolare. Giovedì scorso 2,5 milioni di francesi hanno dato vita alla maggiore protesta di massa contro il presidente Sarkozy. Le manifestazioni dei sindacati britannici contro i lavoratori stranieri hanno assunto una rilevanza globale. In Russia le proteste si sono estese da Pskow fino a Vladivostok. Da Volvograd fino alla Piazza Rossa, Vladimir Putin ha risposto agli oppositori con i poliziotti e le forze di sicurezza. In Cina ci sono state le prime proteste di fronte alle fabbriche ferme e si teme l'effetto di milioni di famiglie senza terra. In Islanda è caduto il primo governo colpito dalla crisi, ma con 50 milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il mondo, la catena delle crisi politiche potrebbe essere lunga. Nonostante i 26 miliardi di euro versati da Parigi a pioggia, restauri di chiese e prigioni compresi, due terzi dei francesi ritiene che il presidente non stia governando la crisi, così i consensi per Nicolas Sarkozy sono crollati. Se Gordon Brown era riuscito a resuscitare dalle proprie ceneri inventandosi l'inesistente ruolo di " salvatore dell'universo" ora è già tornato in disgrazia e i Tories sopravanzano il Labour di 10-12 punti. Putin continua ad avere alti consensi personali, ma oltre il 40% dei russi ritiene che stia sbagliando politica. Perfino Barack Obama comincia a pagare un prezzo alla schiacciante difficoltà di soluzione della crisi. La critica che accomuna tutti questi forti leader riguarda la loro competenza sostanziale. La "forza" di un governo, i suoi ampi margini di autonomia rispetto ai contrappesi istituzionali, non sono decisivi per la risposta competente. Al contrario: maggiore il potere di chi governa, più debole è la verifica analitica della sua strategia, e maggiori sono gli errori che può compiere. Anche nel caso di opposizioni poco propositive, come è purtroppo regola delle alternanze italiane, c'è una semplice equazione della democrazia: se aumentano i poteri dell'esecutivo, devono aumentare – non diminuire- anche i poteri del Parlamento e degli organi di garanzia. è tanto più vero quando i problemi da risolvere siano tecnici e non solo ideologici, come la crisi globale dell'economia. In un mondo complesso, la razionalità del discorso pubblico, la trasparenza della strategia di governo e la qualità del confronto pubblico delle idee sono più importanti dei margini di potere più ampi o più ristretti di chi governa. Di fronte al calo dei consensi un leader europeo deve capire che la soluzione della crisi non richiede poteri nazionali più autoritari, ma forse il contrario: una schietta condivisione di sovranità con gli altri paesi nel risolvere un problema comune. Sarkozy, tra tanti errori, lo ha capito prima di altri e si è fatto motore di iniziative comuni europee. Ma il linguaggio cooperativo tra poteri nazionali è arrugginito. L'iniziativa franco-tedesca nasce zoppa perché Sarkozy voleva un vertice straordinario dell'Euroconsiglio, più capace di decisioni, mentre Angela Merkel ha preteso che il vertice fosse esteso all'intera Unione europea, più utile per il consenso. Ecco di nuovo, anche a livello europeo, l'antinomia tra "forza" del governo e "confronto parlamentare" delle volontà politiche. L'uno non può prevaricare sull'altro in un mondo in cui il principio di autonoma autorità nazionale perde sempre più significato. Carlo Bastasin carlo.bastasin@ilsole24ore.com

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Arcelor: ripresa possibile già nel 2009 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-12 - pag: 36 autore: Siderurgia. Il big chiude il 2008 con utili in calo del 16% e ricavi in crescita Arcelor: ripresa possibile già nel 2009 Luca Davi ArcelorMittal fa i conti con il calo degli utili ma vede una luce in fondo al tunnel della crisi. Un'indicazione importante per l'economia globale, quest'ultima, visto che arriva dal produttore siderurgico numero 1 al mondo. Ieri il colosso ha diffuso i bilanci relativi al 2008. Numeri che mostrano un aumento dei ricavi, migliorati del 10,6% (a 84,94 mld à ) rispetto al 2007. Nel complesso, tuttavia, è calato l'utile netto, in frenata del 15,5% (a 6,4 miliardi à ) rispetto all'anno precedente. La flessione deve essere attribuita in particolare alle pessime performance dell'ultimo trimestre dell'anno, quando il gruppo con sede in Lussemburgo ha registrato una frenata delle vendite del 13,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Negativi i risultati finanziari: la perdita netta registrata è stata pari a 2 miliardi à contro un utile netto di 1,6 miliardi di un anno prima. In calo si chiuderà quasi sicuramente anche il primo trimestre 2009, il cui Ebitda dovrebbe scivolare a circa 1 miliardo $ (774 milioni di à ), causa il declino dei prezzi dell'acciaio e la stretta alla produzione, oggi al 55-60 per cento delle potenzialità. Il 2009 nel suo complesso, avverte il ceo Lakshmi Mittal, dovrebbe registrare una contrazione della domanda siderurgica del 7-10%. Tuttavia – e questo è il segnale importante – dall'orizzonte sembra sparire qualche nuvola, avverte il cfo della società, Aditya Mittal. Notizie di una possibile ripresa, che inizierà quest'anno e continuerà nel 2010, arrivano in particolare dalla Cina, dove i prezzi dell'acciaio stanno aumentando, a testimonianza del rilancio della domanda. La lunga fase di destoccaggio potrebbe essere in via di conclusione negli Stati Uniti, mentre si protrarrà ancora per questo trimestre in Europa, continua il manager. «I tagli alla produzione e i cali degli ordini sono stati molti più ampi di quanto la situazione economica mondiale richieda e quando il destoccaggio dei magazzini sarà finito, ci sarà necessariamente un recupero, quanto meno perché la domanda non è calata del 45%», ha detto il cfo, riferendosi proprio al quasi dimezzamento della produzione da parte del gruppo. La società, che non prevede ulteriori svalutazioni nel 2009, è invece in trattative con le banche per rifinanziare linee di credito aperte per 7 miliardi $. Ieri alla Borsa di Amsterdam il titolo è salito dell'1,1% a 20,17 euro. MIGLIORAMENTO IN ATTO Segnali positivi dalla Cina, dove i prezzi dell'acciaio aumentano a dimostrazione di una graduale ripresa della domanda al consumo

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Il curioso caso di Alessandro Volta (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: NOVA24 data: 2009-02-12 - pag: 45 autore: EUREKA DI MARCO MAGRINI Il curioso caso di Alessandro Volta D omani esce nei cinema Il curioso caso di Benjamin Button, interessante film con un Brad Pitt che nasce vecchio e muore bambino. Visto che con la fantasia si può tutto, sarebbe bello immaginare Alessandro Volta che ci viene a trovare, qui, nel 2009. Scoprirebbe una mondo portatile e wireless, fatto di comunicazioni, di immagini e suoni che stanno in tasca o in borsa, tutti alimentati dalle pile che lui stesso aveva inventato 209 anni fa. Scoprirebbe che il suo nome è usato per il volt e il voltaggio, per i pannelli fotovoltaici, per un cratere della Luna e perfino per l'automobile più attesa del momento: la Volt, la macchina elettrica sulla quale la General Motors sta scommettendo la sua ultima camicia. In altre parole, scoprirebbe che, senza la sua invenzione, il mondo del suo futuro – e del nostro presente – sarebbe tutta un'altra cosa. Il bello, è che ha solo cominciato. Il mercato delle batterie ricaricabili vale 63 miliardi di dollari, abita in Asia (Cina, Corea e Giappone sono i maggiori produttori) e non potrà che crescere a dismisura. Problemi climatici e geopolitici suggeriscono di transitare dal petrolio all'elettricità generata da fonti rinnovabili. Ci vogliono pile di grandi capacità e basso costo, per immagazzinare la crescente efficienza del fotovoltaico e dell'eolico. Ci vorranno pile di nuova generazione per trasformare il parco automobilistico mondiale. Il conte Alessandro Volta scoprirebbe che la pila voltaica è cambiata parecchio, dai suoi tempi a oggi. Non più zinco e rame, ma – secondo la moda del momento – ioni di litio. Fino al punto che il litio, il metallo più leggero che esista, potrebbe in teoria diventare il petrolio di domani. «Non possiamo permetterci di diventare dipendenti dal litio straniero come col petrolio mediorientale », ha detto la settimana scorsa James Greenberger, direttore di un consorzio americano di sviluppatori di batterie per auto. Ma non c'è solo il dominio asiatico nella produzione. Metà del litio sul pianeta, elemento abbondante ma non troppo, giace sotto la Bolivia. Il presidente Evo Morales, dopo aver nazionalizzato gas e petrolio, tiene alla larga le imprese multinazionali e nessuno sfrutta ancora quei preziosi giacimenti. Come lo stesso, esterrefatto Volta sarebbe portato ad ammettere, la pila si evolverà ancora. Il numero dei laboratori – pubblici, privati e universitari – che ci stanno lavorando è incalcolabile. Tante piccole rivoluzioni nanotecnologiche (l'ultima annunciata tre giorni fa dalla Rice University, dove usano nanotubi di carbonio per migliorare la conduttività), promettono tempi di ricarica irrisori, durata maggiore, peso inferiore, efficienza crescente. Anche se, per la verità, quasi tutta la ricerca è ancora concentrata sul litio. Il film potrebbe finire con Volta che si dispera perché il brevetto sulla pila è scaduto e lui non ci ha fatto un soldo. Oppure con lui che si rimette al lavoro e s'inventa qualcosa di meglio del litio. Magari ambientato un po' più in là nel futuro: per l'esattezza, dopo che la Bolivia avrà minacciato di bloccare lo sviluppo dell'industria automobilistica mondiale. Interessante, no? P.S. Se qualcuno volesse produrre il lungometraggio, pregasi contattare: marco.magrini@ilsole24ore.com

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Affonda la cartiera ma Arbatax riparte con il polo nautico (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

CRONACA 12-02-2009 VIAGGIO IN SARDEGNA Un esempio possibile di riconversione sfruttando il mare, una delle ricchezze sarde Verrà utilizzato un finanziamento già stanziato di 18 milioni di euro Affonda la cartiera ma Arbatax riparte con il polo nautico DAL NOSTRO INVIATO A TORTOLÌ (OGLIASTRA) GIOVANNI RUGGIERO L e barche al posto della carta. Per vent'anni, poco più poco meno, i giornali hanno stampato le notizie su carta sarda proveniente dalla cartiera di Arbatax nell'Ogliastra, un po' sotto Capo di Monte Santu che chiude il Golfo di Orosei. La cartiera cominciò a sfornare bobine per le rotative nel 1964 e, fino agli anni Ottanta, è andata alla grande; poi è iniziata una crisi sottile che, man mano, si è incancrenita decretandone la chiusura. La società "Girasole" cessò la produzione nel 1992 e ottocento lavoratori persero il lavoro. La ricchezza di carta di Arbatax s'era bruciata. Dieci anni dopo, ci fu il tentativo di un industriale sardo, Mario Seghi, di riprendere l'attività, grazie al contributo che gli veniva dal Contratto di programma regionale. La cartiera è attrezzata per produrre carta dal macero: sarebbe stato necessario un impianto di "disinchiostrazione" che, però, non fu mai realizzato. Anche questa speranza andò in fumo, e per molti anni nei 35 ettari della cartiera sono spuntate soltanto erbacce. L'esperienza Seghi, col fallimento, dimostrò anche che non esistevano più le condizioni perché Arbatax riprendesse il primato della carta in Italia. Doveva dunque inventarsi qualche altra cosa. L'idea vincente è stata la creazione di un polo nautico, sfruttando una delle tante ricchezze sarde, il mare, e offrendo così un esempio di possibile riconversione, specie in questi anni che vedono la fine delle illusioni industriali della Sardegna. È recentissima la firma dell'Accordo di Programma che ha dato il via all'utilizzo di un finanziamento già stabilito di 18 milioni di euro. È immaginabile la soddisfazione, perché il polo nautico riaccende le speranze: darà lavoro, compreso l'indotto, a 1.200 persone. «Questo obiettivo dice Luigi Vacca, segretario della Camera del lavoro dell'Ogliastra è il coronamento di anni di battaglie sindacali perché il sito non facesse la fine di molte aree industriali della Sardegna che, dopo varie crisi, non hanno più ripreso la produzione e non hanno offerto alternative valide» . C'era poi un altro rischio: che l'area appetibile della cartiera finisse nelle mani dei tanti speculatori abili nel cavalcare, con buoni profitti, le procedure fallimentari. «Per questo aggiunge Vacca insieme a tutti i sindacati abbiamo preteso che le istituzioni regionali intervenissero». L'area della cartiera se l'è assicurata la Sarind che vede la partecipazione al 100 per cento della Sfirs, una finanziaria della Regione Sarda. Il "Master Plan", elaborato dall'ingegnere Aldo Vanini, ha ridisegnato l'area della cartiera dove sono già iniziati i lavori per adattarla alla nuova vocazione. L'area va risanata e bonificata. Tra l'altro, ci sono da smaltire 70 chilometri lineari di amianto. Il soggetto principale del nuovo polo nautico è una società del gruppo Azimut- Benetti, leader nella produzione di imbarcazioni turistiche, che si è assicurata un'area di oltre 10 ettari sui quali sorgeranno i cantieri per i propri scafi. Nell'ex cartiera c'è spazio per tutti: a parte le strutture ricettive per uffici e i locali tecnici, è prevista la realizzazione di altri cantieri: quelli di "Primatist" che realizza off-shore di 26 piedi e quelli della "Cantieri nautici Ogliastra" che produrrà navicelle dislocanti, un particolare scafo con la carena tonda. Tutto ruota intorno alla nuova darsena, nell'ex area Stacker, per un investimento di 5 milioni di euro, capace di ospitare 70 imbarcazioni. Il nuovo polo nautico sta creando le stesse aspettative della cartiera, specie tra i giovani. Tra le tante iniziative, infatti, è prevista una scuola di formazione per 200 giovani destinati a questa nuova filiera della nautica. Anche in quello che sarà l'indotto nascono speranze. Questa filiera avrà infatti bisogno di artigiani (ebanisti, elettricisti, resinatori, eccetera) che saranno tutti del luogo. Finita del tutto con la carta? Pare proprio di no. Le due "macchine continue" per la produzione della carta sono ancora funzionanti. Il rischio è che possano essere svendute a Paesi del Nord Africa o anche alla Cina. Perché non rimetterne in funzione almeno una? Ai pochi operai della vecchia cartiera ancora in età lavorativa non pare vero. Il progetto c'è; si chiama "Revamping Nuova Arborea". Antonio Carbone, un chimico, è uno dei reduci della vecchia cartiera. Era addetto ai controlli dell'impianto. «Sarebbe dice l'ultima possibilità per riavviare la macchina». Arbatax produrrebbe, solo adattando una delle macchine che avrebbe un costo enorme a prenderla nuova, il test-liner, un tipo di carta per imballo che adesso importiamo in Italia dai Paesi Scandinavi per il 60 per cento delle nostre esigenze che sono enormi: trenta milioni di tonnellate annue. «Un altro vantaggio spiega Pierpaolo Cualbu che promuove il progetto è il riciclaggio. Questo tipo di carta utilizza la carta da macero. Quindi, sarebbe un contributo anche alla questione rifiuti». Si sono fatti i conti: smaltirebbero quelle 50/60 mila tonnellate di carta da macero prodotte in Sardegna, e ne prenderebbero anche da altre regioni. Ma quello che importa è che questa nuova produzione darebbe lavoro ad altre 300 persone. Il sogno di carta, dunque, in un modo o nell'altro non svanirebbe del tutto ad Arbatax. L'iniziativa riaccende le speranze. Darà lavoro a 1.200 persone I cantieri sorgeranno su un'area di oltre 10 ettari

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Dalai Lama: il Tibet può riesplodere (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 12-02-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 12-02-2009 IL MONITO ALLA CINA Il leader spirituale in Germania lancia l'allarme Il regime però continua la repressione e annuncia 76 condanne per i moti che nel marzo dello scorso anno insanguinarono la provincia «ribelle» Dalai Lama: il Tibet può riesplodere DA BANGKOK STEFANO VECCHIA U n Tibet inquieto, per nulla sottomesso a Pechino, che attende con ansia e timore le ricorrenze che si avvicinano: quella del 50° anniversario della ribellione la cui repressione il 22 marzo 1959 doveva siglare il dominio cinese sul Tibet, e quella della rivolta di Lhasa del marzo dello scorso anno, incoraggiata dal palcoscenico mediatico offerto dal clima preolimpico e dalla frustrazione dei tibetani condivisa dai religiosi dalle tuniche rosse. «In questo momento c'è troppa rabbia ha affermato ieri durante un incontro con i giornalisti nella località tedesca di Baden-Baden il leader spirituale dei buddhisti tibetani, accennando alla situazione dei suoi connazionali in Tibet . La situazione è estremamente tesa. Un'esplosione potrebbe verificarsi in qualsiasi momento». Una conferma autorevole che nonostante l'impegno a perseguire una via di dialogo con Pechino e di non lasciare spazio alle tendenze estremiste della diaspora tibetana, la situazione potrebbe sfuggire al controllo, del Dalai Lama come di quello delle autorità cinesi. Che stanno correndo al riparo. Nyima Cering, alto funzionario del governo della Regione autonoma del Tibet, ha affermato che 76 persone sono state condannate dalla magistratura per il loro ruolo negli episodi di violenza verificatisi a Lhasa, ex capitale del Tibet indipendente e ora capoluogo della Regione autonoma, il 14 marzo dell'anno scorso. I danneggiamenti a negozi di proprietà di cinesi, di automezzi della polizia e di simboli del potere cinese ma anche aggressioni agli immigrati di etnia Han che fecero 22 morti, erano stati indicati dalla diaspora tibetana sia come atti di disperazione sia come provocazioni. Nelle informazioni diffuse dall'agenzia Nuova Cina non si chiarisce se tra le condanne annunciate vi siano anche le 41 comunicate nei mesi scorsi. Sempre secondo le fonti ufficiali sono state 1.157 le persone fermate successivamente alla rivolta di metà marzo nel solo capoluogo tibetano. Un'attenta scelta delle informazioni da parte cinese evita ogni riferimento agli arresti o alle uccisioni registrati successivamente nelle regioni in cui è stato suddiviso il Tibet storico, ovvero nelle province di Sichuan, Qinghai e Gansu. La dissidenza tibetana e le fonti della diaspora continuano invece a ricordare al mondo la dura repressione delle manifestazioni di dissenso che si sono protratte fino a maggio con un bilancio di 200 morti e migliaia di arresti. E la polizia cinese, in queste ore, sta rafforzando i controlli e i reparti di dicono «pronti» a qualsiasi situazione «dovesse venirsi a creare nei prossimi giorni». «In questo momento c'è troppa rabbia, la situazione a Lhasa è estremamente tesa» Il Dalai Lama a Baden-Baden (Epa)

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Il Talmud: la legge <giusta> per la crisi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 12-02-2009)

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AGORÀ 12-02-2009 CULTURA E RELIGIONI ebraismo Il rabbino Neusner, che ha dialogato con Ratzinger su Cristo, spiega importanza e storia del testo legislativo fondante del giudaismo. Un «ricettario» culturale nato per reagire alla distruzione del Tempio nel 70 d.C. e capace di adattare le verità eterne della fede a ogni situazione Il Talmud: la legge «giusta» per la crisi DI JACOB NEUSNER I l Talmud è importante per l'ebraismo contemporaneo per due ordini di ragioni. Esso è, innanzitutto, fonte autorevole della legge e della teologia del giudaismo, importante ogniqualvolta venga praticato l'ebraismo. La sua importanza, inoltre, risiede in una ragione ben specifica: il Talmud è stato realizzato in risposta a una situazione simile a quella vissuta dagli ebrei nel mondo d'oggi. È il prodotto di una generazione che ha affrontato la calamità. Una catastrofe, simile alla perdita dell'ebraismo europeo tra il 1933 e il 1945, ha accelerato i processi di ricostruzione culturale culminati negli scritti del Talmud. Fu la distruzione del Tempio e del centro metropolitano di Gerusalemme nel 70 che rese necessario un nuovo inizio. Dopo il 70, gli ebrei dovettero re-inventare se stessi, da entità politica a comunità di individui con pensieri affini. Sconfitti da Roma dopo una sanguinosa ribellione, gli ebrei fronteggiarono la perdita del millenario centro di pellegrinaggi e di servizio divino e della loro autonomia politica. Tale crisi diventò acuta: a quel tempo essi avevano trovato nella Torah di Mosè la guida di cui avevano bisogno per la restaurazione e il rinnovamento della loro civiltà; che cosa fare invece questa volta? Il Talmud ha risposto a tale domanda fungendo appunto da «ricettario » culturale per gli ebrei, dai primi secoli dell'era volgare fino ai nostri giorni. Nel corso della loro lunga storia, gli ebrei sono stati più volte pionieri, cominciando da capo ora in un luogo, ora in un altro. Il Talmud è stato ed è tuttora importante perché per duemila anni ha registrato e trasmesso verità eterne e leggi fondamentali. Lo ha fatto con sufficiente concretezza da individuare le norme, ma anche con sufficiente astrattezza per far fronte a situazioni nuove. Il Talmud continua oggi a essere fondamento di tutti gli ebraismi ortodossi e a costituire un punto di riferimento per quello tradizionalista, ricostruzionista e riformato, oltre a offrire una ricca risorsa per quanti vogliano oggi costruire una società ebraica laica. Nel loro peregrinare da un Paese all'altro, radicandosi nel Medio Oriente, nel nord Africa, Spagna e Portogallo, Marocco e Algeria, Gran Bretagna, Francia ed Europa centrale, nei Balcani e nei territori est europei di Romania, Lituania, Polonia e Ucraina, verso Oriente sulla «Strada della Seta» e verso la Cina, così come verso sud-est in India e verso occidente negli Stati Uniti, Canada e America Latina, gli ebrei hanno adattato alle circostanze del luogo le eterne verità del Talmud. In qualsiasi posto si siano insediati, qualsiasi lingua abbiano parlato, gli ebrei hanno dato vita a una comunità che riproponeva un insieme di valori comuni e una cultura uniforme. Una sola legge e un'unica teologia hanno definito i tratti caratteristici delle comunità ebraiche, ovunque gli ebrei si siano stabiliti e in ogni epoca dalla tarda antichità fino ai tempi moderni in cui abbiano potuto prosperare. Un libro solo spiega come ciò si sia verificato. L'elemento comune è stato enormemente maggiore rispetto alle peculiarità locali e la Torah all'inizio i 5 Libri di Mosè: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio così come interpretata dal Talmud, ne è stata e ne è la ragione. Con «Torah» si fa riferimento agli scritti ebraici dell'antico Israele (altrimenti noti come Antico Testamento). Le sue leggi, la sua teologia e il suo patrimonio narrativo sono stati ridefiniti dal Talmud, ossia il Talmud di Babilonia (il «Bavli»). Un corpus ininterrotto di commenti e codici normativi basati sul Talmud ha definito il modello che si sarebbe riprodotto ogniqualvolta gli ebrei diedero vita a comunità religiose. È apparso anche un secondo Talmud, il «Talmud della Terra di Israele» (lo «Yeru- shalmi» o «Talmud di Gerusalemme»). Ciò che affascina del Talmud è il modo in cui ri-presenta la Torah: attraverso l'analisi ragionata e la discussione. Più precisamente, ben oltre che disporre la legge secondo un ordine prestabilito, il Talmud incoraggia la discussione, il dibattito e il contrasto, invitando le generazioni future a prender parte all'analisi, sempre secondo i criteri e l'ordine stabiliti. Il Talmud mostra come far uso della ragione e praticare la logica. Con un flusso ininterrotto di domande e risposte, dispute e dibattiti, il Talmud ci invita a partecipare alle sue discussioni e a far nostre le sue controversie. Nel presentare la Torah, il Talmud preserva la diversità d'opinione, incoraggia il dibattito e l'analisi, in una conversazione senza fine. Il Talmud deriva dall'amministrazione ebraica nell'impero romano, nella Terra d'Israele, in Iran e Babilonia, e rispecchia così il giudizio dei giudici e degli amministratori posti a capo dei tribunali civili che i rispettivi imperi lasciavano in mani locali. Non dobbiamo pensare che al tempo in cui il Talmud prendeva forma i rabbini stabilissero la condotta e la cultura degli ebrei di Babilonia e della Terra d'Israele. In ogni pagina del Talmud vi è testimonianza di una tensione tra rabbini e persone comuni, i primi preposti ad amministrare la vita delle seconde. Fu solo molto tempo dopo il 600 che quell'ebraismo ha codificato le norme della legge comune e della teologia. Con il Talmud, dunque, noi entriamo in possesso del documento con cui i rabbini definivano I- sraele, inteso come comunità ebraica che fa risalire le proprie origini all'Israele della Terra d'Israele delle Scritture, vale a dire la Torah, la disposizione di Dio per Mosè sul Sinai, e la successiva rivelazione profetica. Il rabbino Jacob Neusner

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"con la mia orchestra napoli è sempre capitale" - nino marchesano (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-02-2009)

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Pagina XIII - Napoli Il patrimonio "Con la mia Orchestra Napoli è sempre capitale" Da questa sera al 22 l´artista torna al teatro Augusteo ed è il successo di sempre: così spiega il perché Quando l´immagine della città era sotto i piedi, noi abbiamo detto il contrario La canzone non è solo Murolo o Carosone: ci sono grandi sconosciuti NINO MARCHESANO Quelli che aspettano Renzo Arbore e l´Orchestra Italiana per riallacciare un rapporto con la canzone napoletana, classica o moderna che sia. Quelli che si sono affrettati ad acquistare un bigliettto al botteghino dell´Augusteo decretando il sold out da stasera al 22 febbraio. Quelli che, come Arbore, continuano ad esportare da vent´anni un´immagine positiva della città nel mondo. «E nessuno ci dice grazie», esordisce Renzo Arbore, ma per nulla polemico. Anzi, contentissimo dei recenti successi internazionali in Cina come negli Usa e Canada, in Spagna per l´Expo di Saragozza come in Messico per la Fiera del Libro di Guadalajara. «Devo dire che anche nei momenti dell´altra Napoli, dei momenti più cupi, dell´immondizia, della camorra, dei morti, abbiamo sempre ribadito dappertutto che Napoli è una grande capitale della cultura». C´è un posto dove non siete ancora stati? «In India, ma ci sto facendo un pensiero, abbiamo un collegamento. Ci piace rispettare le tradizioni dei posti dove andiamo. In Messico, ad esempio, ci siamo esibiti davanti a settemila ragazzi, li abbiamo fatto cantare il nostro repertorio, in compenso ho fatto qualche canzone messicana come "Noche de ronda", con i mandolini. Neppure i napoletani hanno capito lo scrigno, il repertorio delle centomila canzoni che abbiamo. Io ne faccio solo una parte, risicatissima, adattata all´Orchestra, rispecchiando sempre la poeticità dei testi, una melodicità che non ha eguali nel mondo». è la nostra canzone internazionale... «In America hanno armonie molto belle, hanno Gershwin, Jerome Kern, il Brasile ha Vinicius de Moraes, Chico Buarque, l´Inghilterra ha vissuto il momento magico con i Beatles. Ma testi originali, così poetici, profondi, con la loro melodia allegrissima, comunicativa, sono difficili da trovare. "L´arte d´´o sole" di Gambardella, è una canzone dimenticata, bellissima. A parte Murolo, Carosone, anche autori poco dotati, che magari non avevano studiato, hanno avuto delle intuizioni straordinarie...». Per l´Orchestra è tempo di bilancio? «Posso dire che esistiamo da diciotto anni e rappresentiamo l´orchestra più duratura della musica italiana. Gegé Telesforo addirittura dice che siamo più longevi dell´orchestra di Duke Ellington. In effetti abbiamo quasi sempre avuto lo stesso organico, con delle star come Gianni Conte, Barbara Buonaiuto, i tre mandolinisti, Mariano Caiano che è di estrazione reggae, Gegé che fa il suo swing. Insomma, ci divertiamo a improvvisare». Con quale spirito è nata l´Orchestra? «Per un sincero amore e riscoperta di un repertorio che facevamo con gli amici artisti nelle jam session casalinghe. Mi dicevo che era impossibile che canzoni così belle rimanessero confinate nella provincia. Pensavo di fare uno o due dischi, così, per lasciare un documento, poi avrei fatto un altro lavoro». E invece, ecco un cofanetto con 47 canzoni... «E tutte arrangiate in maniera che possano rimanere a futura memoria. Come "Mandulinata a Napule", la facciamo così com´è scritta. Occorre rispetto: se uno non le devitalizza, non fa arrangiamenti osé, non ne viola lo spirito...». Come spiega che l´interesse verso la canzone napoletana non è sempre costante? «Non c´è una spiegazione, esiste piuttosto il problema della sottovalutazione della canzone. Quando ho cominciato con l´orchestra, nel �91, c´era il rap, la musica etnica. Mi hanno detto che canzoni come "Torna a Surriento", "Canzone appassionata", "Era de maggio", erano consumate, morte». Fra le canzoni napoletane moderne, quali preferisce? «C´è "Caruso" di Dalla, "Cu´mmé" di Gragnaniello e poi numerose canzoni di Pino Daniele. Ma non dimentichiamo Massimo Ranieri, Lina Sastri e poi alcuni bravi interpreti anche di periferia che hanno una voce partecipativa. Certo, occorre discernere l´erba buona da quella cattiva. In ogni caso c´è bisogno di espressione, sentimento». A quando un suo ritorno in televisione? «Mi chiedono di collaborare con Gigi Proietti, Frassica, ma ho fatto solo delle piccole cose, stupidaggini. Ammetto che c´è un corteggiamento da parte dei dirigenti Rai...». Ogni programma un successo. Qual è il segreto? «Tutti fanno una televisione a scadenza, molto di attualità, che sia di gossip o di satira, ma è una televisione che dopo due mesi scade, come il cibo, perché cambiano le cose, magari il capo del governo ha detto delle cose che però non valgono più il giorno dopo. è una tv usa e getta. Invece, il mio intendimento, lo posso confessare, è sempre stato quello di fare una tv a lunga conservazione, quella dove lo sketch delle borsettate con Benigni fa ancora ridere. è un umorismo senza tempo».

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Le autorizzazioni dovrebbero arrivare a breve, entro giugno iniziare i lavori e entro il 2012 ... (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 13-02-2009)

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«Le autorizzazioni dovrebbero arrivare a breve, entro giugno iniziare i lavori e entro il 2012 ... da Finanza&Mercati del 13-02-2009 «Le autorizzazioni dovrebbero arrivare a breve, entro giugno iniziare i lavori e entro il 2012 terminare il progetto». Giorgia Tarchini, una delle figlie del patron di FoxTown (l'outlet di Mendrisio in Svizzera) Silvio, racconta i progetti dell'azienda immobiliare di famiglia. «Ormai tutti ci conoscono per essere i proprietari di FoxTown - aggiunge Tarchini - ma pochi sanno che siamo un'azienda immobiliare che ha numerosi progetti in ballo». L'ultimo in ordine temporale è il complesso residenziale denominato Le Residenze (situate in Canton Ticino, a 5 chilometri da Lugano, la terza piazza finanziaria della Svizzera). In particolare si tratta di un grande progetto di recupero edilizio, ambientale e paesaggistico, mirato a rivalutare un complesso architettonico di rilevanza storica, la Deutsches Haus di Agra, l'ex sanatorio in funzione sino a oltre la metà del secolo scorso. «Abbandonato da circa trent'anni - puntualizza Tarchini - il complesso copre un'area di 30 ettari, e consta di una struttura multifunzionale articolata in residenza di lusso di 67 appartamenti, e in una parte dedicata al bienvivre con beauty farm dotata di piscina indoor, sale per trattamenti e fitness, saloni comuni e ristorante». Business immobiliare a parte il gioiello della famiglia Tarchini è l'outlet di Mendrisio che, inaugurato nel 1995 con nove negozi, oggi ne conta 160 con oltre 250 brand. E a distanza di oltre 10 anni dalla sua nascita, la famiglia Tarchini non ha nessuna intenzione di mollare la presa. «Ci sono state fatte molte offerte da parte di fondi per entrare nel capitale - aggiunge la figlia del fondatore - ma a oggi siamo più che convinti di non cedere il centro ad estranei». In effetti, in un momento di crisi dei consumi come questo, i numeri di FoxTown sono in controtendenza. Nel 2008 il giro d'affari si è attestato a circa 270 milioni di franchi svizzeri (180 milioni di euro) dai 230 milioni di franchi registrati nel 2007 (+17,5%). «Nel solo mese di gennaio gennaio - spiega Tarchini - le vendite sono cresciute del 31% rispetto allo stesso mese del 2008». Le previsioni per la fine dell'anno sono di chiudere con un fatturato in linea con il 2008. Quanto a nuovi FoxTown in giro per il mondo Giorgia Tarchini conclude: «Ne abbiamo aperto uno nel 1996 in Cina, accompagnato da un accordo di joint venture con Orient International Enterprise Ltd di Sahnghai. Siamo soddisfatti di questa partnership ma per il momento non siamo intenzionati ad aprire un altro outlet. Ci stiamo concentrando su ciò che abbiamo».

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I cinesi ricchi a caccia di case nell'America in crisi (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 13-02-2009)

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I cinesi ricchi a caccia di case nell'America in crisi LILIANA CARDILE «Soufun.com», che in mandarino significa cerca casa, è una delle maggiori agenzie immobiliari del Paese e la prima ad avere organizzato un viaggio per una trentina di ricchi cinesi decisi ad approfittare della crisi del mercato immobiliare americano per comprare casa negli Stati Uniti. «I cacciatori di case sono sbarcati a Boston il 12 febbraio», scrive il China Daily, per poi proseguire il loro tour di dieci giorni a New York, San Francisco e Los Angeles, città dove la comunità cinese è numerosa. L'obiettivo è acquistare proprietà destinate a ospitare i loro figli, quando e se decideranno di studiare o lavorare negli Stati Uniti, ma soprattutto fare buoni affari in pieno spirito cinese. E il loro budget è alto: dai trecentomila agli ottocentomila dollari a testa. Secondo l'agenzia, che organizza il viaggio al costo di circa tremila euro a persona e ha una lunga esperienza in tour simili all'interno della Cina, è soprattutto l'incertezza sul futuro ad alimentare la nuova tendenza. «Soufun.com» conta già trecento prenotazioni per i prossimi tour. La campagna acquisti non riguarda però solo il settore immobiliare. Negli ultimi mesi molti imprenditori cinesi si sono fatti avanti per rilevare a prezzi convenienti industrie statunitensi in crisi. E gran parte dei buoni del tesoro statunitensi sono in mano al governo cinese. Internazionale www.internazionale.it

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per piacere, non sparate sul povero cantautore (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 13-02-2009)

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Pagina 62 - Spettacoli Riccardo Donna Per piacere, non sparate sul povero cantautore Che succede ai cantautori? Hanno perso la misura delle cose e, tra una laurea honoris causa e l´altra, cedono al delirio autocelebrativo? Dopo l´impresentabile "Albachiara" patrocinato da Vasco Rossi ecco che Claudio Baglioni si espone in prima linea per cine-rievocare il decollo della sua folgorante carriera all´inizio dei Settanta. Gonfiando di ambizioni la struttura dei modesti musicarelli d´epoca, a mettere in immagini e azione l´apoteosi della canzone che - piaccia o no - ha segnato una tappa nella storia musicale e del costume italiani, ci si mettono in tanti: il produttore Giannandrea Pecorelli già inventore del caso "Notte prima degli esami", lo sceneggiatore Ivan Cotroneo, l´esperto regista tv Riccardo Donna. Ma è un susseguirsi di strazianti banalizzazioni, sguardi languidi e boccucce imbronciate. Dopo averlo visto in maniera corretta, fate la ri-prova in dvd partendo di tanto in tanto con lo scorrimento veloce: sguardi languidi, boccucce imbronciate, banalità; non perdete nulla. è proprio indecente. (p.d´a.)

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I Paesi emergenti spingono le vendite (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-13 - pag: 35 autore: Coca Cola I Paesi emergenti spingono le vendite Coca Cola, il colosso delle bevande analcoliche Usa numero uno al mondo, ha annunciato di aver assistito a una flessione degli utili del 18%, causa la volatilità dei mercati valutari e gli effetti della recessione globale. I risultati sono stati comunque migliori delle attese e l'a.d. Muhtar Kent ha affermato che «la performancedel 4Útrimestre è stata molto solida». Gli utili sono scesi da 1,21 miliardi a 995 milioni di dollari. Il dato però è migliore del previsto e a Wall Street il titolo è salito di circa il 6%. Il fatturato – salito in volume del 4% grazie alle crescenti vendite in India, Cina e Paesi dell'Europa orientale – è sceso invece in valore del 3% a 7,13 miliardi di dollari. INFOPHOTO

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In ripresa la domanda di ferro (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-13 - pag: 38 autore: Minerali. I tagli ai prezzi potrebbero essere inferiori al previsto 30% In ripresa la domanda di ferro Barbara Pezzotti SYDNEY I prezzi a pronta consegna risalgono la china, la Cina continua a investire e il futuro dei minerali ferrosi si fa meno grigio. Tanto da prevedere accordi migliori del previsto tra acciaierie cinesi e minerarie australiane, impegnate in questo periodo in estenuanti trattative per fissare i prezzi dei contratti annuali che scatteranno il 1Úaprile. I prezzi spot dei minerali ferrosi sono infatti risaliti del 33% dallo scorso ottobre, a 84,50 Us$/tonnellata, mentre nell'ultimo mese le riserve cinesi sono calate del 22% rispetto al picco raggiunto in settembre. In quel mese,l'import verso la Cina, secondo dati forniti dalla Repubblica popolare, è salito del 6,2 per cento. Evidentemente le acciaierie cinesi, reduci da severi tagli alla produzione nella seconda parte del 2008, stanno beneficiando del piano di stimolo da 4 trilioni di yuan ideato da Pechino per contrastare la crisi economica e finanziaria mondiale. Questo nuovo clima sta influenzando anche gli andamenti borsistici delle principali compagnie minerarie: le azioni della brasiliana Vale e delle australiane Rio Tinto e Bhp Billiton (che producono il 75% dell'output mondiale di minerali ferrosi e che dipendono dalla Cina per il 20% delle loro vendite) hanno guadagnato più del 50% dai minimi storici dello scorso anno. Più della metà degli 889 milioni di tonnellate esportate via mare lo scorso anno sono state vendute sotto l'ombrello di contratti annuali negoziati tra i colossi minerari e le acciaierie, secondo i dati forniti da Drewry Shipping Consultants. Ora, l'aumentato ricorso al mercato spot e la ripresa cinese potrebbero limitare il declino dei prezzi, secondo le previsioni di Michael Rawlinson, responsabile del settore mining ed energy della Liberum Capital di Londra. In questo momento, 12 analisti intervistati da Bloomberg News vedono una riduzione dei corsi del 30% rispetto ai livelli dell'anno passato, ma nuovi dati potrebbero indurre maggiore ottimismo. «Il prezzo dei minerali ferrosi australiani di pronta consegna – sostiene Andrew Driscoll, capo della ricerca di risorse alla Clsa Asia-Pacific Markets di Hong Kong – è ora appena il 15% in meno rispetto ai prezzi contrattuali del 2008». Gli analisti di Goldman Sachs prevedono quindi che le minerarie riusciranno a spuntare qualcosa di meglio rispetto al paventato taglio del 30 per cento.

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Alta gioielleria a Milano (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: STILE E TENDENZE data: 2009-02-13 - pag: 23 autore: About J Alta gioielleria a Milano R itorna a Milano l'appuntamento con l'alta oreficeria: dal 22 al 24 febbraio, nello spazio EastEndStudios di via Mecenate, si terrà la seconda edizione di About J, evento esclusivo dedicato al settore orafo. Tre giorni di manifestazione, alla vigilia delle sfilate di Milano moda donna (25 febbraio-4 marzo) e in collaborazione con la Camera nazionale della moda, affinché «in una fase difficile come quella attuale – ha spiegato Domenico Girardi, direttore generale di Fiera Vicenza – si possano sfruttare le convergenze tra due sistemi sempre più affini per accrescere la competitività dei brand e dell'intero comparto del gioiello italiano». About J, organizzato da Fiera Vicenza, è dedicato al meglio della produzione made in Italy (ma ci saranno anche una decina di selezionate aziende straniere) e l'ingresso è solo su invito ( nella foto, una creazione di Marco Bicego). About J non è «una manifestazione fieristica, ma un vero evento esclusivo –ha precisato ilpresidente di Fiera Vicenza Dino Menarin- . Ed è il principale appuntamento della gioielleria di alto livello in Europa». Oltre 200 i buyer internazionali attesi, che arriveranno da aree geografiche particolarmente attente come la Russia, l'Est Europa,e soprattutto il Medio Oriente, la Cina e il Giappone. A questi si aggiungono più di 300 top retailer italiani. La manifestazione prevede anche uno spazio dedicato all'innovazione e alla ricerca (About J Design Lab) dove verranno esposte le creazioni di quattro giovani artisti emergenti, tra i quali Delfina Delettrez, che mostrerà in anteprima alcuni pezzi della sua nuova collezione, che verrà poi presentata ufficialmente durante la settimana del pret-a-porter di Parigi. Un gala, il 22 febbraio a Palazzo Mezzanotte, darà il via alla manifestazione, mentre il giorno dopo è previsto un cocktail party dove verrà anticipata la nuova collezione DiAmour dell'azienda napoletana Chantecler, che debutta così nell'alta gioielleria. Il binomio tra gioiello e moda «serve a testimoniare che siamo determinati a uscire da questa crisi –ha detto Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda italiana – e che i fondamentali del settore sono assolutamente buoni». Secondo Boselli i numeri di Milano moda donna ( 10 sfilate in meno rispetto all'edizione del febbraio 2008, ma con decine di presentazioni in showroom in più), «dimostrano che c'è voglia di reagire, di non scoraggiarsi, di affrontare la congiuntura economica difficile con l'arma più efficace, la creatività». G. Cr.

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<Sudan, pronto l'arresto di Bashir> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 13-02-2009)

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MONDO 13-02-2009 «Sudan, pronto l'arresto di Bashir» DI DANIELE ZAPPALÀ I l dramma del Darfur finirà sui banchi della Corte penale internazionale. Nella macabra scia dei serbi Slobodan Milosevic e Milan Milutinovic, così come del liberiano Charles Taylor, il presidente su- danese Omar el-Bashir diverrà nei prossimi giorni il quarto capo di Stato finito nel mirino della Corte penale internazionale (Cpi), basata all'Aja. La notizia è stata confermata da diverse fonti diplomatiche, soprattutto presso l'O- nu, anche se la Cpi non aveva ieri ancora ufficializzato il mandato di cattura smentendo laconicamente. Bashir come già emerso settimane fa verrà perseguito per i crimini contro l'umanità e di guerra perpetrati nel Darfur fra il 2003 e il 2008. Il crimine di genocidio, ovvero l'altro capo d'accusa richiesto dal procuratore generale della Cpi, Luis Moreno- Ocampo, non sarebbe stato accolto dai giudici. Nel 2005, era stato il Consiglio di sicurezza dell'Onu ad istruire il procedimento presso la Cpi, nella scia dei diversi rapporti che hanno provato le responsabilità dirette del regime di Khartum nei massacri che, secondo una stima dell'Onu, hanno già fatto almeno 300 mila morti e circa 2,7 milioni di sfollati. La Cpi chiederà formalmente a Bashir di consegnarsi. Ma il regime di Khartum, non firmatario dello Statuto di Roma che ha istituito la Corte, si è sempre rifiutato in passato di collaborare con la Cpi. Nelle ultime ore, sono giunte nuove dichiarazioni ostili: «Queste voci mirano solo a compromettere i negoziati di Doha, per questo non le prendiamo sul serio », ha detto il sottosegretario sudanese agli Esteri, Mutrif Siddiq, evocando le nuove discussioni fra regime e ribelli in corso sotto l'egida di Onu, Unione africana e Lega Araba. Secondo gli esperti, le chance di un'effettiva consegna di Bashir ai giudici dell'Aia restano per il momento solo teoriche. Cina e Russia, le potenze protettrici di Khartum, si preparano già ad invocare presso il Consiglio di sicurezza dell'Onu l'articolo 16 dello Statuto della Cpi che consentirebbe, in teoria, un anno di "gelo" del mandato. Si tratta solo di uno dei tanti scogli giuridici già in vista. La Corte penale dell'Aja nega, ma si rincorrono le voci sull'azione contro il capo sudanese per le stragi in Darfur Il presidente Bashir (Ap)

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Crisi Usa. Ok della Camera al pacchetto di stimolo (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 14-02-2009)

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Crisi Usa. Ok della Camera al pacchetto di stimolo 14-02-2009 WASHINGTON. Il piano anti-crisi dell'amministrazione Obama si muove al Congresso, dove ha ricevuto ieri il via libera definitivo dalla Camera (con 7 voti democratici contrari). In attesa del disco verde del Senato - per giungere poi sulla scrivania del presidente per la firma presumibilmente lunedì prossimo - e di chiarimenti sul piano salva-banche, Wall Street si mantiene debole, con il Dow Jones saldamente sotto gli 8.000 punti. Sul progetto anti-crisi, contenuto in 800-1.000 pagine e che è - ha avvertito Barack Obama - "soltanto l'inizio" per tornare a far girare l'economia, é alta l'attenzione, soprattutto sulla riformulazione della clausola "Buy America", che nelle ultime settimane ha scatenato polemiche. Secondo indiscrezioni, il compromesso raggiunto fra Camera e Senato su uno stimolo da 789 miliardi di dollari dovrebbe prevedere una riformulazione della clausola, stabilendo che i Paesi che hanno accordi commerciali con gli Usa possano fornire alcuni prodotti. Sarebbero - secondo alcune lobby contrarie alla revisione - le agenzie governative a dover determinare gli acquisti, rischiando così - avvertono - di "rallentare gli acquisti e i progetti che lo stimolo" dovrebbe invece favorire. Dei 789 miliardi, circa il 38% andrà in sgravi fiscali, il 24% alla spesa e il 38% agli aiuti. La voce più consistente del capitolo spesa dovrebbero essere i 29 miliardi destinati alla costruzione e all'ammodernamento di strade e ponti. Nel pacchetto dovrebbe figurare anche un blocco dei bonus per i top manager delle banche che hanno già ricevuto aiuti dal governo. "Siamo in tempi duri: le sfide economiche sono varie e vaste", spiega Obama al Business Council, organismo indipendente creato nel 1993 per offrire consigli e raccomandazioni al governo. "Abbiamo la chance, che capita una volta ogni generazione, di agire in modo forte, trasformare le avversità in opportunità e usare la crisi come chance di trasformare la nostra economia per il 21mo secolo". Il pacchetto, il cui obiettivo - ha ribadito Obama - è quello di creare occupazione, ed è "solo l'inizio" per far tornare a girare l'economia: lo stimolo è un investimento per la crescita. "La nostra ripresa sarà misurata - ha aggiunto - in anni e non in mesi". E, per un ripresa, è fondamentale stabilizzare anche i mercati finanziari, per i quali è stato messo a punto dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, un piano molto criticato, e accolto gelidamente dal mercato. Lawrence Summers, consigliere economico di Obama, ha evidenziato come per il fondo pubblico-privato per l'acquisto di asset tossici è già stato espresso interesse da parte di alcuni investitori. Inoltre - ha aggiunto - al fondo possono partecipare anche investitori stranieri. Per fronteggiare la crisi in atto, Geithner premerà sul G7 affinché vengano assunte misure "eccezionali": "Tempi straordinari richiedono misure straordinarie da parte di tutti", ha spiegato il Dipartimento del Tesoro. Secondo Summers, Europa, Cina e Giappone "non stanno probabilmente facendo abbastanza" contro la crisi: la politica a livello globale - ha aggiunto in un'intervista a Bloomberg - "deve fare di più". Il Senato è stato convocato per votare il piano di stimolo dell'economia approvato ieri dalla Camera alle 17:30 ora di Washington. Ma il risultato potrebbe venir ritardato di alcune ore per permettere ad un senatore di partecipare al funerale della madre. La Camera ha votato il piano con 246 deputati a favore e 183 contro. Nessun repubblicano ha votato per il piano, così come sette democratici.

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auto in calo, la città spegne i motori (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

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Pagina I - Milano Auto in calo, la città spegne i motori Milano, prova di città senz´auto. Nell´ultimo anno sono state immatricolate 185mila auto in meno rispetto al 1990, segno di una inversione di tendenza. A spiegarlo è Legambiente che lunedì presenterà un dossier al convegno "Costruire città senz´auto" insieme alla Fondazione Catella. L´obiettivo è progettare quartieri car free, come avviene già in altre parti del mondo, dalla Svezia alla Germania, dalla Cina alla Florida. «La sfida che lanciamo da qui al 2015 è questa: realizziamo anche qui zone senza motori» spiega Legambiente. E ieri il Comune ha dato i tempi del cantiere di piazza Meda: sarà coperto a Natale e il parcheggio sarà pronto a inizio 2010. CIRILLO E MONESTIROLI ALLE PAGINE II E III

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calano le auto, sfida per la città - anna cirillo (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2009)

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Pagina III - Milano Calano le auto, sfida per la città Il futuro si chiama Bike city Capitale del "New Urbanism" In seimila, tutti a piedi Famiglie motorizzate al 12% Nuovi quartieri per pedoni e bici: il piano di Legambiente L´iniziativa Dal 1990 quasi 200mila macchine in meno a Milano. E il trend prosegue Nella metropoli - laboratorio di Curitiba in Brasile un "mix calibrato" di tutti i sistemi di trasporto spinge il 79% dei pendolari a servirsi del bus Nel capoluogo lombardo ci sono 63 vetture ogni 100 abitanti: a Roma sono di più, 76, mentre a Manhattan crollano a 13 ANNA CIRILLO è consolidata l´esperienza dell´Autofrei Siedlung (insediamento senza auto) di Nordmanngasse, un´area residenziale a 8 km dal centro di Vienna, 250 appartamenti, ben servita da mezzi pubblici. Al momento della firma del contratto i 600 abitanti di questo insediamento si sono impegnati a non possedere un´auto propria. Su questo esempio verrà costruito anche Bike City, con 99 appartamenti. La città di Seaside in Florida rappresenta il simbolo del New Urbanism (anche se fu costruita molti anni prima della nascita ufficiale del movimento, nel 1993, ad Alexandria, in Virginia). La struttura razionale delle strade, una forte attenzione all´elemento naturale e paesaggistico e ad una architettura tradizionale, con logge e verande tipiche della regione, sono le sue caratteristiche principali. Il Vauban, 3 chilometri dal centro di Friburgo, è l´insediamento car free più grande d´Europa, con 6mila abitanti in 2mila nuovi edifici, iniziato nel 1993. Non ci sono parcheggi all´interno dell´area. La riduzione del fabbisogno di mobilità è uno dei concetti su cui è fondato Vauban: al suo interno asili, scuole, piccoli negozi, due supermercati e imprese in cui lavorano circa 600 persone. Slateford Green di Edimburgo sorge su un´area precedentemente occupata da una ferrovia ed è formato da 251 appartamenti. Qui non ci sono posti auto privati. Solo il 12 per cento delle famiglie possiede una macchina che può parcheggiare solamente fuori dal quartiere. Ben servita da mezzi pubblici, ha attivato il car sharing e ingloba nel quartiere molti servizi, tra cui scuole dell´obbligo e superiori. Il calo è evidente, anche se il traffico frenetico di tutti i giorni non lo farebbe pensare: a Milano, nell´ultimo anno, sono state immatricolate 185mila auto in meno rispetto al 1990. Un calo ben più brusco di quello parallelo dei residenti, che in 19 anni sono diminuiti di 48mila unità. In questo fenomeno, che coinvolge ad esempio Torino, Bologna e Firenze, Milano è capofila. A crederci è Legambiente: il sogno di una città magari non priva di auto, ma dove l´uso della macchina è fortemente limitato a vantaggio di bici, pedoni e mezzi pubblici, è possibile e concretamente realizzato in molte parti del mondo. Così gli ambientalisti hanno formulato una proposta anche per Milano, raccogliendo in tutto il globo gli esempi di una ventina di quartieri «a basso tasso di motorizzazione» in cui le persone hanno cominciato a vivere con meno automobili, non solo per costrizione ma anche per scelta. «L´addio alla macchina è un fenomeno che si sta diffondendo - spiega Andrea Poggio, presidente di Fondazione Legambiente - Questo non vuol dire che a Milano le strade non siano congestionate: qui, tra l´altro, esiste anche una forte migrazione quotidiana di pendolari. Ma c´è sicuramente una tendenza in atto, non governata. La gente si è accorta che in città si può vivere meglio con meno, o senza, auto. Il contrario di quel che succede fuori città. La sfida che lanciamo da qui al 2015 è questa: prendendo a modello gli esempi all´estero realizziamo anche qui zone free-car. Non solo il quartiere Expo, che nasce per essere irraggiungibile in macchina, ma anche altri». Gli esempi, dice Legambiente, si sprecano. A Manhattan l´auto privata appare già in via di estinzione: 13 macchine ogni 100 abitanti, il tasso di motorizzazione più basso del mondo (cinque volte inferiore a quello di Milano, che è di 63) in una delle metropoli più avanzate del globo. Ci si muove a piedi, in taxi, in bici, ma soprattutto con i mezzi pubblici; e la vita quotidiana tende a svolgersi in prossimità di un singolo quartiere, dove si trova tutto. Anche a Londra avere la macchina è un problema eliminato da molti: la dotazione di parcheggi e di strade carrabili pro capite è tra le più basse tra le città occidentali. Fin qui le metropoli. Ma abbandonare tout court l´auto e vivere la città camminando, in bicicletta o usando i mezzi pubblici, con i servizi essenziali a portata di mano, si può: lo dimostrano gli esperimenti riusciti dalla Svezia alla Florida, dalla Cina alla Germania. A patto di costruire quartieri ad hoc. Ecco Curitiba, un milione e 800mila abitanti, la città con più aree verdi al mondo, 55 metri quadri di giardini per persona, dove fu ideata la prima isola pedonale planetaria e che ha integrato in un mix calibrato tutti i sistemi di mobilità facendo in modo che il 79 per cento dei pendolari preferisca i bus alle macchine. O MalmÖ, in Svezia, quartiere Augustenborg, in cui solo una famiglia su cento ha un mezzo proprio e moltissime usano il car sharing. Oppure GWL Terrein, ad Amsterdam, un migliaio di abitanti: tra gli edifici, al posto delle strade e dei parcheggi, sentieri, piste ciclabili, prati. Nel quartiere possono entrare solo i mezzi di emergenza. «Dall´esempio straniero c´è da imparare, ci dimostra che è possibile una esperienza simile anche a Milano - commenta il verde Maurizio Baruffi - anche se mi pare difficile che ciò accada, finché continua ad andare per la maggiore il partito dell´automobile». Aggiunge Andrea Poggio: «Perché sia possibile disfarsi della macchina bisogna avere una alternativa di spostamento, mezzi pubblici frequenti ed efficienti. Ed è necessario disegnare gli spazi e le strade del quartiere in modo da dare priorità alla mobilità leggera, alle biciclette e ai pedoni». Lunedì, in una tavola rotonda dal titolo "Costruire città senz´auto" organizzata da Legambiente e dalla Fondazione Catella (ore 10 nella sede della Fondazione, via de Castilla 28) si confronteranno vari esperti tra cui l´assessore comunale alla Mobilità, Edoardo Croci.

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La priorità è recuperare la fiducia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 14-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-14 - pag: 5 autore: La bozza del comunicato. Stabilizzare l'economia e coordinare gli interventi per la ripresa La priorità è recuperare la fiducia Alessandro Merli ROMA Evitare di procedere il ordine sparso. Il G-7 ci riprova. Ministri finanziari e governatori dei sette grandi ripeteranno oggi nel comunicato finale della loro riunione di Roma il duplice imperativo di ristabilire la fiducia nel settore finanziario, squassato dalla crisi dell'ultimo anno e mezzo, e di far ripartire la crescita, che, come confermano i pessimi dati di ieri provenienti dall'Europa e dall'Italia, è precipitata in una «recessione profonda», nella parole del direttore del Fondo monetario, Dominique StraussKahn. Ma sono consci che i piani di ogni singolo Paese possono provocare, come dirà il comunicato, degli "spillover", degli effetti collaterali indesiderati sugli altri, e quindi è necessaria la massima cooperazione. E sanno che i tentativi degli ultimi mesi, dopo i proclami del G-20 di Washington a novembre, e nonostante misure monetarie e fiscali straordinarie, sono andati a vuoto. Ministri e governatori dei sette puntano a ristabilire normali flussi di credito all'economia attraverso tre tipi di intervento: ampliamento della liquidità; rafforzamento del capitale delle istituzioni finanziarie; facilitazione della sistemazione degli attivi incagliati, i cosiddetti titoli "tossici". A far da sfondo alle esortazioni di Roma, però, c'è uno scenario economico a dir poco fosco. «L'effetto della crisi finanziaria sull'economia reale – ammette Strauss-Kahn – per la maggior parte deve ancora venire. Il 2009 sarà certamente un anno piuttosto brutto per la crescita ». Il rilancio dell'economia per il G-7 passa anche attraverso una politica monetaria «non convenzionale», il che significa che dopo aver abbassato i tassi d'interesse in molti casi fin quasi allo zero, le banche centrali potranno adottare misure di espanskione della moneta. Sul fronte delle azioni di bilancio (un mix di più spesa e tagli di tasse), devono essere il più possibile «di pronto esborso e a esecuzione rapida », ma anche temporanee per non danneggiare i conti pubblici. Il G-7 si aspetta che altri facciano la propria parte sul fronte della crescita: per questo plaude alle misure di spinta della Cina, ma chiede che Pechino continui a rivalutare la moneta e aiuti a ribilanciare la crescita mondiale, puntando sulla domanda interna. L'elemento di novità è l'arrivo sulla scena dell'Amministrazione Obama. Il nuovo segretario al Tesoro, Timothy Geithner, al debutto internazionale proprio qui a Roma, dopo aver incontrato il governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi (con il quale ha collaborato strettamente nel Financial Stability Forum, nel suo precedente incarico di capo della Federal Reserve di New York), ha avuto confronti bilaterali con tutti i suoi colleghi ministri. Venendo dall'approvazione a Washington dello stimolo fiscale e dall'annuncio del piano per le banche, Geithner ha incoraggiato «le sue controparti a intraprendere forti azioni per rispondere alle sfide macroeconomiche e del settore finanziario », secondo una nota del Tesoro Usa. E le sue controparti sono uscite dagli incontri bilaterali rassicurate dall'impegno americano anche a evitare misure protezionistiche, dopo i timori sollevati dalla clausola "Buy American" del programma di stimolo. «E' importante – ha detto il ministro tedesco, Peer Steinbrueck – che sia stata incluso nel piano l'impegno al rispetto delle regole Wto. Con Geithner ci siamo trovati d'accordo sulla necessità di evitare tendenze protezionistiche». Lo stop al protezionismo è l'altro messaggio che esce oggi dal G-7, nella consapevolezza che le barriere ai commerci possono aggravare la crisi, come avvenne negli anni Trenta. Messaggio la cui credibilità, peraltro, è in parte minata dalle misure di restrizione alla libertà degli scambi adottate un po' da tutti i Paesi dopo le solenni promesse di Washington. Le difficoltà del commercio internazionale sono accentuate dal blocco dei finanziamenti: il G-7 sottolineerà l'importanza di farli ripartire, con il sostegno, per i Paesi emergenti, della Banca mondiale.

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Il G7: servono nuove regole Alt al protezionismo (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 15-02-2009)

Argomenti: Cina

Il G7: servono nuove regole Alt al protezionismo G7 a Roma e si presenta il nuovo ministro del Tesoro americano, spronando tutti alla collaborazione per uscire dalla crisi: «Riscriveremo le regole assieme». Il prossimo appuntamento a Londra con il G20. Servono stabilità e crescita. E serve «un nuovo ordine» per l'economia. Fatto di regole, di trasparenza e di stabilità. Regole comuni, che dovranno essere pronte nel giro di quattro mesi, e che saranno discusse in maniera globale. Il percorso che i sette grandi paesi della Terra si sono imposti ieri a Roma è di quelli impegnativi. Procederà a tappe. La prossima sarà il 2 aprile a Londra con il G20. L'idea di «nuovi legal standard», per usare un'espressione cara al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, sarà sottoposta anche ai paesi in via di sviluppo come Cina, Brasile e India. E cioè le prossime potenze mondiali del pianeta. Manca ancora il loro consenso. E manca anche un progetto finale. Per ora si sa che forse verrà adottata una Carta, come vorrebbe il cancelliere tedesco Angela Merkel, e che esiste un embrione di proposta. Ieri il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha provata a illustrarla. «Ho riferito - ha detto Draghi durante la conferenza stampa - sul lavoro che il Financial Stability Forum ha fatto e presenterà al G20. Le regole sono riassumibili in tre punti, più capitali, più riserve e standard più rigorosi per i vigilanti». Il che vuol dire dare maggiori poteri di controllo ai supervisori internazionali. Come «il Fondo monetario internazionale», che, ha sostenuto Draghi, «ha lo strumento del Fsap, ovvero visite che il Fondo fa nel Paese per assicurarsi che la struttura di controllo sia adeguata e che nel futuro saranno più premianti. Si pensa - ha concluso il governatore - a controlli obbligatori per tutti coloro che aderiscono al Fondo». Ma non solo. Dovranno essere ripensate norme più severe per «la governance e la remunerazione dei manager». Il tutto per dare al mercato un forte segnale di trasparenza. Segnale che potrebbe anche essere anticipato dalle banche. «Trasparenza - ha detto Draghi - significa che tutte le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci: la cosa più importante è che si faccia luce esattamente sulla qualità dei bilanci bancari». Pattuglia Se il percorso verso un nuovo ordine economico è ancora lungo, la pattuglia sembra compatta. Diversamente da altre volte i paesi più industrializzati sono sembrati uniti. La ritrovata sintonia è spiegabile con l'entità della crisi in atto e con il diverso atteggiamento dell'amministrazione americana. Nonostante le previsioni indichino una ripresa dell'economia per la fine del 2009, secondo il ministro Tremonti non è possibile adesso fare stime. «Stiamo entrando in una terra incognita - ha spiegato il ministro - e i numeri in questo caso sono congetture. Non bisogna presentare i numeri come realtà rivelate». «La velocità di peggioramento» dell'economia «sta diminuendo - ha detto Draghi -. Il dato è fondato sui inchieste congiunturali negli ultimi 15 giorni in diversi paesi». Questo, ha ammonito il governatore, «non vuol dire nulla perché se ci attestiamo sul fondo e ci restiamo la situazione non è positiva». La seconda ragione di unità è data dall'avvento di una nuova amministrazione in America. «È imperativo lavorare insieme» per ristabilire le condizioni normali dell'economia e dei sistemi finanziari, ha detto ieri il ministro del Tesoro statunitense Tim Geithner. Poche parole ma pesanti. L'uomo scelto dal presidente Obama per uscire dalla peggiore crisi economica dopo il 1929 ha tagliato di fatto tutti i legami con la dottrina Bush dello «stand alone». Gli Stati Uniti non andranno più da soli. Il che significa che non adotteranno politiche protezionistiche. «Tutti i paesi - ha detto il segretario del Tesoro - si devono impegnare al libero commercio e le politiche di investimento, che sono essenziali alla crescita e alla prosperità economica». Eppure l'amministrazione americana ha già varato, in maniera definitiva, un pacchetto di misure anti crisi da 787 miliardi di dollari incentrate sulla filosofia del "buy american" a favore dei prodotti nazionali. «È solo uno slogan» ha assicurato il ministro Tremonti. Il libero mercato è formalmente salvo. Forse. ROBERTO ROSSI ROMA rrossi@unita.it

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la caduta del consenso - maurizio ricci (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2009)

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Pagina 1 - Prima Pagina L´analisi La caduta del consenso MAURIZIO RICCI Poco ci si aspettava dalla riunione romana dei G7 e poco ne è uscito. Tutti hanno avuto modo di incontrare personalmente Tim Geithner, l´uomo dell´economia nel nuovo team Obama. Per il resto, sostanzialmente sono stati ribaditi gli impegni già annunciati a novembre, in attesa della riunione di Londra di aprile, che sarà allargata anche alle grandi potenze industriali dei paesi emergenti, come Cina e India. C´è da chiedersi se simili vertici, che finiscono per creare aspettative, siano utili, quando le aspettative vengono sistematicamente deluse. SEGUE A PAGINA 7 SERVIZI DA PAGINA 4 A PAGINA 9

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Hillary Clinton vola in Asia. Primo viaggio estero da Segretario di Stato (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 16-02-2009)

Argomenti: Cina

Hillary Clinton vola in Asia. Primo viaggio estero da Segretario di Stato 16-02-2009 WASHINGTON. Il segretario di Stato americano Hillary Clinton è partita ieri per l'Asia per il primo dei suoi viaggi all'estero da quando ha assunto l'incarico di ministro degli Esteri della nuova amministrazione Obama. Hillary Clinton andrà in Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Cina. E - situazione in Nord Corea a parte - è riservata alla Cina la parte diplomaticamente più importante del suo primo viaggio ufficiale. L'amministrazione americana, così come sta facendo su tutto lo scacchiere internazionale, intende avviare anche con Pechino un dialogo che possa rafforzare i rapporti tra i due Paesi. Con un obiettivo principale: creare le condizioni affinché "i tibetani e tutto il popolo cinese possano godere della libertà religiosa senza temere persecuzioni" ha detto Hillary Clinton spiegando le ragioni del suo viaggio. Il viaggio di Hillary Clinton prevede in primo luogo incontri dedicati alla situazione in Corea del Nord. Alla vigilia il segretario di Stato Usa ha ribadito l'impegno americano ad aiutare Pyongyang se il governo nordcoreano si impegna ad abbandonare il suo programma nucleare. "Se la Corea del Nord è sinceramente disposta ad eliminare in modo completo e verificabile il suo programma di armamento nucleare - ha detto Hillary Clinton - l'amministrazione Obama ha intenzione di stabilire e normalizzare relazioni bilaterali e di rinnovare un accordo di armistizio di lungo periodo nella penisola con un trattato di pace permanente". Per raggiungere questo obiettivo, gli Usa intendono continuare, e se possibile rafforzare, con Pyongyang i colloqui a sei (a cui partecipano anche Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud). Sul tavolo aiuti finanziari ed economici in cambio dell'impegno nordcoreano a rinunciare al nucleare in modo definitivo e sarà soprattutto di questi temi che Hillary Clinton parlerà con Giappone, Corea del Sud e Cina. Quest'ultimo soprattutto è l'incontro più atteso, in particolare dagli esperti di politiche asiatiche. "Un rafforzamento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina - ha commentato Drew Thompson, analista del Nixon Center, uno dei centri di analisi internazionale più noti d'America - ha decisamente senso". Anche perché la Cina può giocare un ruolo di primo livello su altri scacchieri caldi del panorama internazionale, primo fra tutti quello riguardante l'Iran. Sotto l'amministrazione Bush - ha sottolineato Hillary Clinton - i rapporti tra Cina e Stati Uniti si sono basati in primo luogo su "un dialogo economico". "È un aspetto molto importante delle relazioni con la Cina - ha detto - ma non è il solo". Al segretario di Stato americano preme soprattutto sollevare con Pechino la questione legata alla repressione in Tibet, ma anche le questioni riguardanti i cambiamenti climatici sono in agenda. Non a caso sarà accompagnata dal nuovo incaricato per le questioni climatiche, Todd Stern.

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protezionismo, dall'ipocrisia del g7 nuovo colpo alla globalizzazione - (segue dalla prima pagina) federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)

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Pagina 11 - Economia Le frasi non dette dai ministri dei Sette Grandi rischiano di bloccare i commerci internazionali Protezionismo, dall´ipocrisia del G7 nuovo colpo alla globalizzazione L´economia italiana la più penalizzata se l´export si ferma Il nazionalismo di India e Cina potrebbe fermare la ripresa dei consumi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Con un coro unanime i leader riuniti hanno messo al bando il protezionismo. Cioè hanno mentito sapendo di mentire. Nessuno ha l´intenzione di tener fede a quell´impegno solenne. Se avessero avuto un briciolo di onestà, avremmo sentito dichiarazioni di questo tenore. Tim Geithner, segretario al Tesoro americano: «Prometto di cancellare la clausola Buy American (comprate americano) in tutti gli atti di spesa che autorizzerò in base alla manovra da 787 miliardi appena varata dal Congresso. In nessun caso l´Amministrazione Obama farà preferenze per i produttori nazionali». Christine Lagarde, ministro dell´Economia francese: «Il governo di Parigi ritira il vincolo che ha imposto a Peugeot e Renault con la concessione degli aiuti di Stato, cioè l´obbligo di acquistare componenti solo da produttori francesi. E´ stato un errore annunciarlo, facciamo ammenda coi nostri partner europei». Il ministro Giulio Tremonti, che continua a descriversi come un pioniere e un protagonista della governance globale: «Mi impegno in quanto presidente di turno del G-7 a vigilare contro l´introduzione di quelle clausole protezioniste. Se Geithner e Lagarde non saranno di parola promuoverò azioni legali, rispettivamente al Wto e alla Commissione europea». Nessuna di quelle tre dichiarazioni è stata pronunciata sabato a Roma. Al contrario, il germe del protezionismo avanza implacabile, contamina tutte le azioni dei governi per contrastare la recessione. Combattere un crollo della domanda con l´introduzione di barriere agli scambi internazionali, è come lanciare a chi sta annegando un macigno di granito con su scritto «salvagente». E´ quello che sta avvenendo. Barack Obama aveva sì promesso di ritirare la clausola Buy American, ma quel filtro protezionista è rimasto nel testo finale della maximanovra di spesa approvato al Congresso. Anzi, approfittando della confusione nella stesura finale (la maggioranza dei senatori e deputati a Washington ammette di non aver potuto leggere le mille pagine del provvedimento) qualcuno ci ha infilato di peggio. E´ la clausola «Hire American», assumere americani. Questa impone alle aziende che ricevono aiuti o commesse pubbliche di sospendere le assunzioni di personale straniero, sia pure con regolarissimi visti di lavoro. Nicholas Sarkozy non si sogna di ritrattare il suo «Achetez FranÇais», imposto a Peugeot e Renault in contropartita dei sussidi pubblici. Anche lui vi ha aggiunto un diktat sull´occupazione: ha vietato licenziamenti di operai francesi, chiedendo esplicitamente che la Peugeot cominci col cacciare gli operai del suo stabilimento nella Repubblica cèca. E´ un affronto brutale, proprio verso Praga che ha la presidenza di turno dell´Unione europea. Dopo un semestre in cui il suo bonapartismo era sembrato al servizio dell´Europa, Sarkozy ha gettato la maschera ed è pronto ad ogni avventura. A rispondergli picche è intervenuto l´amministratore delegato della Peugeot, che non vuole sacrificare la competitività al nazionalismo. Ma questo non basta affatto. Attorno ai gesti di Sarkozy, di Obama, o alla tiepida risposta di Gordon Brown verso i sindacati inglesi che manifestavano contro i lavoratori italiani, si avverte un clima di indifferenza o peggio: di indulgenza, di comprensione. In una fase in cui gli Stati devono mobilitare risorse eccezionali per tentare di rianimare l´economia, un po´ di «preferenza nazionale» sembra inevitabile. Inoltre questa crisi mondiale ha contribuito a rendere impopolare la globalizzazione, se non altro perché molti paesi la subiscono come un cataclisma provocato da altri. Quindi ridurre un po´ la nostra apertura verso il resto del mondo non ci farà male: questo è il senso comune che si va diffondendo. Qua e là sui giornali compaiono rituali appelli a non ripetere gli errori degli anni Trenta: quando, è bene ricordarlo, la Grande Depressione fu scatenata non dal crac di Wall Street ma dalle successive guerre protezioniste che fecero crollare gli scambi mondiali. Ma le lezioni della storia non fanno molta presa. Settant´anni sono lunghi, pochi dei contemporanei hanno una vaga idea di cosa fu davvero la Grande Depressione. I leader politici fiutano il vento che tira, preferiscono assecondare le pulsioni più retrive dell´elettorato. Anche a costo di micidiali errori di prospettiva: l´America di Obama rischia di risvegliare i demoni del protezionismo anche in Cina e in India, proprio quei paesi dai quali attende un rilancio dei consumi perché possa ripartire la crescita mondiale. In quanto al protezionismo francese sull´automobile, o quello inglese sul mercato del lavoro, prendono di mira non la globalizzazione degli ultimi decenni, ma i principi fondamentali del mercato comune europeo sanciti nel Trattato di Roma del 1957. Non si tratta quindi di una bonaria correzione di rotta rispetto agli «eccessi» del neoliberismo, bensì di un´offensiva insidiosa contro la libera circolazione delle persone e dei beni in Europa. Gli italiani dovrebbero essere i primi a indignarsi, a spaventarsi, a reagire. Per lo sviluppo economico e i livelli medi di benessere, il nostro paese sarebbe un´appendice dei Balcani o del Nordafrica, se non avessimo avuto dal 1957 l´ancoraggio ai mercati europei, nostro principale mercato di sbocco e traino della nostra crescita. Lasciamo senza risposta gli sbandamenti protezionisti, e ci troveremo in prima fila tra le vittime. L´Italia non ha mai potuto fondare la ripresa sulla domanda interna, siamo sempre stati beneficiati dal traino dell´export. Se crolla il commercio internazionale, i primi travolti saremo proprio noi.

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clinton al debutto con un tour in asia (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 16-02-2009)

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Pagina 14 - Esteri Stati Uniti Clinton al debutto con un tour in Asia WASHINGTON - Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton compie il suo primo viaggio all´estero. Clinton è partita ieri: andrà in Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Cina. Con Pechino il Segretario di Stato punta a creare le condizioni affinché «i tibetani e tutto il popolo cinese possano godere della libertà religiosa senza temere persecuzioni».

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Tour in Asia Prima missione per Hillary (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 16-02-2009)

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Tour in Asia Prima missione per Hillary washington Prima missione all'estero per Hillary Clinton, segretaria di Stato dell'amministrazione Obama. Per il suo esordio internazionale la ex first lady non ha scelto né l'Europa né il Medio oriente, ma l'Asia. La segretaria di Stato Usa oggi farà tappa a Tokyo, dove si fermerà fino a mercoledì, prima di trasferirsi a Giacarta, in Indonesia, per poi andare il 19 e 20 a Seoul. Ultima tappa, sarà l'attesa visita a Pechino, dove gli argomenti sul tavolo sono tanti: oltre al dossier Tibet, si parlerà di Taiwan e diritti umani, temi sensibili nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. In primo piano, naturalmente, anche i rapporti commerciali.

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Il documento finale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 3 autore: Il documento finale «Noi i ministri e i governatori del G7 ci siamo incontrati nel mezzo di una pesante e persistente crisi economica globale» sono le prime parole del comunicato 1 STABILIZZAZIONE DEI MERCATI Le azioni mirate a ristabilirei normali flussi di credito alle economie seguono tre approcci secondo il bisogno- si legge nel comunicato- : 1) rafforzamento della liquidità e della provvista attraverso strumenti aggiuntivi e di nuova creazione; 2)rafforzamento della base di capitale delle istituzioni finanziarie; 3) facilitare l'ordinata risoluzione delle attività disallineate 3 LEGAL STANDARD IN QUATTRO MESI Ricevendo la proposta avanzata da Giulio Tremonti è stato dato il mandato di elaborare entro 4 mesi un rapporto per individuare principi e standard comuni su trasparenza, comportamenti e integrità circa le attività economiche e finanziarie. Il G7 continuerà a lavorare nei forum internazionali per «accelerare la riforma del sistema di regole» con particolare riferimento al risk management, integrità del mercato e pratiche per le remunerazioni 5 IL PIANO DELLA CINA E IL CAMBIO FLESSIBILE Il G7 accoglie con favore quanto approntato da altre grandi economie mondiali. «In particolare apprezziamo le misure fiscali della Cina e il continuo impegno a muoversi per un tasso di cambio più flessibile, che dovrebbe portare a un continuo apprezzamento del Renminbi in termini effettivi per promuovere una crescita più bilanciata nell'economia mondiale» 2 L'EFFICACIA DEI PIANI ANTI-CRISI Le misure prese finora, si sottolinea, puntano ad «essere concentrate all'inizio e rapidamente eseguite; includono una miscela di spesa pubblica e tassazione per stimolare la domanda interna e la creazione di posti di lavoro e sostengono i più deboli». Si punta poi ad aumentare gli investimenti mirati. I provvedimenti sono finanziariamente sostenibilie temporanei 4 L'IMPEGNO A BATTERE IL PROTEZIONISMO Il G7 rimane impegnato «a evitare misure protezionistiche che avrebbero solo l'effetto di disacerbare la recessione, a contrastare la crescita di nuove barriere e a lavorare uniti per una conclusione rapida e ambiziosa dei negoziati del Doha Round». Necessario sostenere il credito al commercio dei paesi emergentie in via di sviluppo: verranno cercate soluzioni anche tramite le banche multilaterali per lo sviluppo 6 UN FMI PIù FORTE AL LAVORO CON L'FSF Confermata l'intesa per una riforma del Fondo monetario internazionale. I Grandi hanno apprezzato il prestito stanziato dal Giappone (100 miliardi di dollari) e sottolineato la particolare importanza di una più stretta e formale collaborazione con il Financial stability forum allargato per valutare lo sviluppo della crisi in atto. La Banca mondiale dovrà continuare negli aiuti ai Pvs con le risorse di cui dispone

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Positiva la politica di sgravi sulle fusioni nel cluster (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 5 autore: Ceramica (Sassuolo) Positiva la politica di sgravi sulle fusioni nel cluster A Sassuolo, il mitico distretto modenese delle piastrelle studiato anche ad Harvard, sperano che il momento più brutto sia dietro le spalle. A dicembre c'erano in cassa integrazione 7mila persone sui 18mila addetti del settore. Adesso il ricorso alla Cig è dimezzato. E anche il gruppo Iris ha abbandonato l'ipotesi della liquidazione volontaria. Alfonso Panzani, l'imprenditore di 56 anni che è presidente di Confindustria Ceramica, difende con orgoglio il comparto, sottolineando che «abbiamo ancora il 40% del mercato mondiale e diamo un apporto positivo alla bilancia commerciale per oltre quattro miliardi di euro. Siamo orgogliosi di essere all'avanguardia per tecnologia, qualità e design. Non per niente deteniamo saldamente la leadership internazionale del settore in valore, mentre in metratura la Cina ci sta tallonando. Anche la Spagnaè diventata un forte concorrente. I nostri mercati stanno cambiando. Per un decennio il principale acquirente sono stati gli Usa, adesso è diventata la Francia». Tra le ultime misure governative, le più apprezzate dal settore sono quelle che prevedono incentivi per favorire l'aggregazione tra le aziende: «Il fatto – racconta Panzani – che diventino fiscalmente deducibili i disavanzi derivanti dalle eventuali fusioni tra Pmi, anche se con un plafond, rappresenta sicuramente un elemento che potrebbe favorire la concentrazione del nostro comparto. Ne abbiamo davvero bisogno perché soffriamo di un'offerta produttiva ancora troppo frammentata. Questi tipi di stimoli sono i benvenutie servono a sollecitare la crescita dimensionale delle imprese perchè anche nel nostro settore non è più vero che piccolo è bello. Anzi, per poter competere sui mercati internazionali bisogna avere le spalle larghe. E noi siamo presenti in 140 Paesi». F.V.

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Per i budget militari è tempo di risparmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 7 autore: Gli effetti della crisi Per i budget militari è tempo di risparmi di Gianandrea Gaiani L a crisi impone sacrifici ai bilanci della Difesa. Dalla Russia alla Francia, dalla Polonia alla Spagna, i tagli alla spesa militare sono all'ordine del giorno.L'unica eccezione sono gli Stati Uniti, che almeno per ora non intendono ridurre le risorse del Pentagono. Per la Russia i risparmi annunciati di recente comportano la rinuncia al potenziamento delle forze armate e al sogno di sfidare la supremazia americana. Costretta a fare i conti con una riduzione del 40% delle entrate, la Duma ha approvato mercoledì un taglio del 15% al bilancio della Difesa 2009 previsto in 1.376 miliardi di rubli (38,3 miliardi di dollari). «è probabile che non si tratti dell'ultima decisione di questo tipo» ha ammesso il vice presidente della Commissione difesa della Duma, Mikhail Babitch. Nei mesi scorsi il premier Vladimir Putin aveva annunciato un aumento delle spese militari del 27%, ma l'aggravarsi della crisi ha cambiato tutto. Revisioni delle spese militari sono in corso anche in Europa. Londra ha rinviato la costruzione di due portaerei e ridurrà carri armati e artiglieria per reperire risorse con le quali sostenere le operazioni in Iraq e Afghanistan. La Francia, oltre ai tagli già previsti dal Libro Bianco del 2008, ridurrà l'impegno militare oltremare da 13mila a 11mila militari per recuperare almeno 150 milioni di euro annui. La Polonia, che ha varato un piano anticrisi con tagli per 4,5 miliardi di euro, prevede il ritiro di alcuni contingenti all'estero e ha appena fatto retromarcia sull'invio di altri 400-600 uomini in Afghanistan per rinforzare il contingente di 1.600 truppe: «Non ce lo possiamo permettere», ha detto il ministro della Difesa. Il governo spagnolo ha annunciato un taglio del 3,9 per cento al bilancio della, difesa che nel 2009 sarà di 7,8 miliardi di euro, per la prima volta in calo dopo cinque anni di incrementi. In Italia la voce "Funzione Difesa" del bilancio ha perso il 7% quest'anno attestandosi a 14,3 miliardi contro i 15,4 del 2008 e i 17 chiesti dalle forze armate. Altri tagli sono previsti nei prossimi anni insieme a una riduzione degli organici da 190mila a 141mila unità. Anche la Cina deve rivedere i conti pubblici e le priorità strategiche a causa della crisi che sta creando milioni di disoccupati con problemi sociali che potrebbero costringere Pechino a investire di più nella sicurezza interna. Il bilancio militare cinese è tradizionalmente poco trasparente: il recente Libro Bianco pubblicato a Pechino conferma per ora stanziamenti per 61,5 miliardi di dollari nel 2008 contro i 46,8dell'anno precedente con la previsione di raggiungere i 100 miliardi nel 2011. Un taglio delle spese militari minaccerebbe la produzione dei nuovi jet, della prima portaerei e l'acquisizione di tecnologie russe. La crisi globale rafforzerà la già schiacciante superiorità militare statunitense. Washington non sembra voler ridurre in modo significativo il bilancio del Pentagono, anche con l'obiettivo di mantenere i livelli occupazionali nel settore in un periodo di crisi economica. Obama ha rinviato ad aprile la presentazione del bilancio per la Difesa per valutare meglio quali programmi annullare o diluire in più anni. Sono soprattutto i nuovi aerei e navi a rischiare riduzioni mentre sarà forse congelata l'installazione in Polonia e Repubblica Ceca del sistema di difesa contro i missili balistici. Per il 2009 l'ultimo bilancio dell'amministrazione Bush ha stanziato 515 miliardi di dollari più altri 138 per coprire i costi di guerra. Per l'anno prossimo il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha chiesto 60 miliardi in più nel bilancio base ma secondo un portavoce della Casa Bianca, Barack Obama vorrebbe mantenere lo stanziamento previsto dal suo predecessore di 527 miliardi, solo nove in più rispetto al 2009. Cifra alla quale si aggiungerebbero stanziamenti bellici per 72 miliardi, in calo grazie al ritiro progressivo dall'Iraq solo in parte bilanciato dal potenziamento in Afghanistan. Un bilancio che, anche in tempo di crisi, rappresenta oltre la metà delle spese militari mondiali. I SACRIFICI La Russia ha approvato un taglio del 15% al bilancio e anche molti Governi Ue hanno ridotto la spesa Gli Stati Uniti fanno eccezione

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Italia più vicina all'obiettivo Kyoto (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 14 autore: Ambiente. Dal 2006 emissioni in calo Italia più vicina all'obiettivo Kyoto Federico Rendina ROMA Centrare gli obiettivi di Kyoto? Sorpresa: per l'Italia non è impossibile, anche se ci costerà caro. Perché se è vero che i dati delle nostre emissioni nell'ultimo biennio – anticipati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile – mostrano un'accelerazione addirittura imprevista nella pulizia dello Stivale, ulteriori azioni sono indispensabili. E l'ipotetico risultato saràcomunque accompagnato da una dolosa consapevolezza. Nel pianeta c'è chi annullerà i nostri sforzi. L'America di Obama potrà far molto con al sua tardiva (ma non scontata) adesione ai richiami di Kyoto. Ma a spingere la CO2 sono comunque i paesi rampanti, Cina e India in testa. E sarà davvero difficile evitare un ulteriore forte aumento della CO2 che causa il fenomeno del riscaldamento globale. Ecco dunque le luci (per il nostro paese) e le ombre (per l'intero pianeta) nel rapporto della Fondazione guidata da Edo Ronchi, l'ex ministro dell'Ambiente nei governi di centrosinistra che ha materialmente siglato per noi il protocollo di Kyoto. «Dal 2005 il trend in Italia è cambiato. Abbiamo immesso nell'atmosfera 28 milioni di tonnellate di gas serra in meno. Nel 2012 potremmo essere molto vicini all'obiettivo, con una riduzione delle emissioni del 5,4%, a 489 milioni di tonnellate, rispetto al -6,5% previsto dal protocollo» azzarda Ronchi sulla scorta del rapporto. Certo, «la riduzione, iniziata nel 2006, si è rafforzata nel 2007 e 2008 anche a causa del consistente aumento del prezzo del petrolio» che ha contribuito a frenare i consumi e a incentivare l'efficienza. E ora «la recessione sta producendo «un effetto analogo». Sta di fatto che secondo i calcoli effettuati dalla Fondazione sulla base dei nostri consumi petroliferi nel 2008 abbiamo emesso "solo" 550 milioni di tonnellate di CO2, con un ulteriore taglio di 5,8 milioni di tonnellate rispetto al 2007. «Nel 2009 le emissioni probabilmente continueranno a diminuire, anche se l'effettivo raggiungimento del target «resta molto impegnativo» precisa Ronchi. Che ci invita ad accelerare ma a farci anche un po' furbi. Con la validazione ufficiale, ad esempio, degli assorbimenti di carbonio dai "serbatoi" naturali (foreste, territorie altri fenomeni). I fondi per l'operazione –ricorda Ronchi– erano stati stanziati nella Finanziaria 2007. Poi sono stati usati per altri scopi. «Se fossero ripristinati potremmo avere un registro operativo nel 2011, con un costo di due milioni di euro l'anno per tre anni. Questo ci permetterebbe di contabilizzare un taglio di oltre 10 milioni di CO2 ad un costo inferiore ai 60 centesimi per tonnellata, a fronte di un prezzo di mercato di 20 euro a tonnellata». Bene,intanto,anche per l'intera Europa. Che «nel 2012 potrebbe addirittura superare gli obiettivi, raggiungendo una riduzione dell'11,3%». Vittoria senz'altro utile ma largamente insufficiente per gli equilibri globali del pianeta, visto che i paesi rampanti (e l'America), hanno spinto le emissioni di CO2 dai 21 miliardi di tonnellate del 1990 ai quasi 28 miliardi del 2006. Coinvolgerli? Un obbligo. www.fondazione svilupposostenibile.org L'ANALISI La Fondazione Sviluppo Sostenibile: nel 2012 il Paese potrebbe toccare una riduzione del 5,4% vicino al 6,5% previsto

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Il consulente internazionale colloca nel mondo gli specialisti (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 15 autore: Il consulente internazionale colloca nel mondo gli specialisti N onostante la crisi profonda dell'economia, i cacciatori di teste internazionali lavorano per piazzare in tutto il mondo i manager che hanno una specializzazione precisa, come racconta Peter Felix, il presidente dell'Aesc, che raggruppa circa 45mila società di executive search. Secondo Felix, il mercato globale potrebbe comunque offrire buone occasioni di ricollocamento in alcuni settori di nicchia per i dirigenti investiti dalle conseguenze della tempesta finanziaria che si è abbattuta su istituti bancari, assicurativi e imprese. A cominciare dalle società che si occupano di farmaceutica, energia e ambiente. Aggiunge Christophe de Callatay, 47 anni, il direttore dell'Aesc: «Ovviamente la crisi colpisce anche noi. Ma reagiamo in maniera ottimistica. La richiesta per i talenti rimane elevata. Ci sono Paesi dove la domanda è forte, ad esempio India, Cina ed Europa dell'Est. Tra i settori, vanno bene il biotech, tutto il comparto delle ricerche naturali e delle nuove energie (petrolio compreso) e della sanità, con particolare riguardo sia ai tecnici di laboratorio sia all'assistenza degli anziani, dal momento che in molti Paesi Ue la popolazione sta invecchiando». «Nonostante la situazione complessiva per tutto il 2009 non sia certo incoraggiante, soprattutto per i comparti più "market-sensitive" come finanza e contabilità – continua Felix –, anche altri settori dovrebbero risentire solo marginalmente del rallentamento complessivo del mercato». è il caso del noprofit (il 52% delle Ong non rivedrà infatti i propri piani di recruitment), dell'educazione (48%), delle prestazioni professionali (39%), dei media e dell'intrattenimento (34%) e delle tecnologie dell'informazione (31%). Aggiunge ancora de Callatay: «Prevediamo che già a partire dalla seconda metà dell'anno la domanda globale di executive dovrebbe registrare una sensibile ripresa». E saranno ancora i Paesi emergenti a trainare il cambio di congiuntura: in testa la Cina, che dovrebbe far registrare un aumento di richieste di posizioni dirigenziali pari al 66% rispetto alla prima metà del 2008, seguita dall'India (+43%) e dall'Est Europa (+30%). Per Felix, comunque, «nonostante la crisi, i nostri associati intravedono diverse possibilità di collocamento, non solo nei settori di nicchia». M.D.B. F.V. franco.vergnano@ilsole24ore.com

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Passepartout (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 18 autore: TV ACURADI LUIGIPAINI Passepartout RAITRE 13.25 Philippe Daverio intervista Oscar Niemeyer (nella foto), il celebre architetto brasiliano che ha compiuto 101 anni lo scorso dicembre Da non perdere RAITRE 9,55 Sci: Campionati mondiali. Dalla Val d'Isère lo slalom speciale maschile; diretta della seconda manche alle 13,25 su Raidue. LA 7 15,15 Rugby: Italia - Irlanda. Dallo stadio Flaminio di Roma, il secondo impegno degli azzurri nel Torneo Sei Nazioni. RAITRE 18,00 Per un pugno di libri. "Foto di gruppo con signora", di Heinrich BÖll, è il romanzo al centro del "bookgame" condotto da Neri Marcorè. RAITRE 20,10 Che tempo che fa. Gli ospiti di Fabio Fazio sono Erri De Luca, Piero Angela e John Simenon, figlio del grande giallista e romanziere scomparso vent'anni fa. SKY CINEMA CLASSICS 21,00 I cavalieri del Nord Ovest, di John Ford, con John Wayne, Ben Johnson, Usa 1949 (103').Silenzio,parla Ford. RAITRE 21,30 Presadiretta. Quali sono gli effetti sull'Italia della più grave crisi economica del dopoguerra? Riccardo Iacona indaga nel mondo senza scrupoli del lavoro «sommerso». Attualità LA 7 23,30 Reality. La presenza di Mao nella Cina contemporanea: nonostante i radicali cambiamenti del Paese, la rivoluzione comunista rimane al centro di un persistente culto della personalità. RAITRE 23,35 Tatami. Il «poliamore» e i festini alla «Eyes Wide Shut»: Camila Raznovich apre la puntata con un'intervista all'economista Jacques Attali, convinto che la societÁ si stia evolvendo verso il superamento della monogamia e l'affermazione di una rete di relazioni plurime. Spettacolo CANALE 5 21,00 Scrivimi una canzone, di Marc Lawrence, con Hugh Grant, Usa 2007 (96'). Sapeva cantare e comporre buone canzoni, ma ora si trova a corto di idee. Chi lo aiuterà? RAISAT CINEMA WORLD 21,00 Vedo nudo, di Dino Risi, con Nino Manfredi, Italia 1969 (119'). Tanti episodi, un solo fil rouge: la mania del sesso! ITALIA 1 21,30 Colorado. Tutta l'allegria del cabaret in compagnia dei comici presentati da Rossella Brescia e Beppe Braida. RAITRE 1,50 Fuori orario. In onda due rari film del maestro del cinema sovietico Aleksandr Dovzenko: «Battaglia per la nostra Ucraina sovietica» (1943) e «Vittoria sulla riva destra dell'Ucraina» (1945). Completa il programma il documentario «Il diamante bianco» (2004), di Werner Herzog.

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Meglio puntare sugli Etf (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-02-15 - pag: 23 autore: INTERVENTO «Meglio puntare sugli Etf» «Nonostante il mercato azionario si sia già ridotto molto, la nostra visione per il futuro resta negativa. Per questo sconsiglio ai risparmiatori di investire in prodotti azionari, anche attraverso strumenti quali i piani di accumulo, pensati per mediare nel tempo le quotazioni». è questa l'opinione di Cesare Armellini, presidente della società di analisi finanziaria indipendente Consultique. Pac o investimenti unici? Sono favorevole ai piani di accumulo, proprio perché è estremamente difficile saper cogliere con certezza il momento migliore per entrare o uscire dai mercati. L'investimento dovrebbe sempre essere nell'ottica di medio-lungo periodo, cercando di contenere al minimo anche i costi di acquisto. Come minimizzare i costi in maniera efficiente? Se si sceglie di investire in Etf, bisogna avere l'accortezza di trattare le commissioni d'acquisto. Se si guarda ai fondi, invece, bisogna seguirne attentamente l'evoluzione, soprattutto nel caso in cui la quotazione permetta di accedere a costi di gestione dimezzati, con l'azzeramento delle commissioni d'ingresso e la possibilità di acquistarli direttamente presso la banca. Cosa scegliere tra fondi ed Etf? La mia preferenza va agli Etf, strumenti trasparenti, non gestiti. Questa scelta è dovuta soprattutto alla situazione attuale, in cui è difficile individuare in quali gestioni siano finiti i titoli tossici. Ne sono stati individuati non pochi, anche in fondi di liquidità, con le conseguenti cadute di rendimento e perdite di patrimonio. Quando avviare un Pac, su quali settori e su quali mercati? I settori meno difensivi e i mercati azionari di Paesi come la Cina o l'India, che hanno risentito più del crollo, saranno anche quelli con maggiori potenzialità di rialzi. Dopo un crack gli investitori scottati restano fuori dai mercati per un paio d'anni e intervengono gli esperti. Il rischio si abbassa, gli investitori non entrano, ed è quindi il momento buono per iniziare ad accumulare. «Li scelgo perché oggi è difficile valutare la quantità di titoli tossici finiti nelle gestioni» Cesare Armellini Presidente di Consultique

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Il 2008 di L'Oreal segna la crescita più lenta in un decennio (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 17-02-2009)

Argomenti: Cina

Il 2008 di L'Oreal segna la crescita più lenta in un decennio da Finanza&Mercati del 17-02-2009 L'Oreal chiude il 2008 in crescita, ma il progresso dell'1% registrato nei profitti rappresenta la peggior performance del leader mondiale della cosmetica negli ultimi dieci anni. Nel dettaglio, per l'intero esercizio gli utili del gruppo sono stati di 2,06 miliardi di euro, pari a 3,49 euro per azione, rispetto a stime medie degli analisti consultati da Bloomberg News a quota 2,08 miliardi. Il gruppo di Parigi nel corso del 2008 si era visto costretto a rivedere al ribasso per ben tre volte le prospettive di vendite e profitti per la «brutale» frenata segnata dal business in Usa, Europa e Cina, dove i consumatori preferiscono scegliere brand più economici. In ogni caso, i ricavi complessivi sono progrediti del 2,8% a 17,54 miliardi di euro. Dato, anche questo, risultato inferiore alle stime degli analisti.

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Pmi umbre, che attrazione la Russia (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 17-02-2009)

Argomenti: Cina

Pmi umbre, che attrazione la Russia da Finanza&Mercati del 17-02-2009 Un percorso di accompagnamento all'internazionalizzazione, pensato e costruito sulle specifiche esigenze sia delle Pmi che intendono affrontare per la prima volta un piano di sviluppo commerciale nei mercati esteri (a partire da quello russo) sia di quelle che lo hanno già affrontato ma intendono potenziarlo e consolidarlo in maniera mirata, efficace ed efficiente. È quanto si è proposta di fare Cna Federmoda Umbria con «Pmi umbre verso il mercato russo», progetto integrato di interventi per la promozione all'estero dei propri prodotti costituito dal bando «aiuti ad aggregazioni di Pmi del settore moda che presentano progetti di promozione all'estero» emanato dalla Regione Umbria. Il progetto, che verrà illustrato oggi nella Sala Fiume della Regione Umbria, vede la partecipazione di otto imprese umbre tra le più qualificate del settore moda che intendono inserirsi nel mercato con un proprio marchio. Il progetto parte da un'analisi di mercato fatta nell'area del cosidetto Birc (Brasile-India-Russia-Cina). Da quanto emerge, il mercato della Russia è quello che presenta minori difficoltà per l'inserimento e l'espansione commerciale del prodotto abbigliamento «made in Italy» proposto da piccole e medie imprese, in tempi relativamente brevi e con investimenti contenuti.

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"from concept to car" partner contro la crisi - milena vercellino (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

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Pagina IX - Torino "From concept to car" partner contro la crisi Barberis: pronti a sostenere la filiera Il progetto punta sui mercati esteri Russo: "L´indotto è uno dei settori più provati" MILENA VERCELLINO Attraversano i mercati d´oltreconfine le sorti dell´indotto auto piemontese, uno dei settori più provati dalla crisi attuale. Per cercare di reggere i contraccolpi della brusca frenata del mercato, le aziende dell´automotive lavorano ad intessere contatti e collaborazioni con committenti stranieri. Un supporto all´internazionalizzazione e alla promozione all´estero delle eccellenze del settore auto piemontese è dato dal progetto della Camera di Commercio di Torino «From concept to car», realizzato con il supporto della Regione e gestito in collaborazione con il Centro estero per l´internazionalizzazione. Fino a venerdì le aziende piemontesi dell´automotive operanti a tutti i livelli della filiera potranno presentare le proprie candidature. Per il 2009 sono previsti workshop e incontri a Torino, missioni commerciali in Europa, Cina, Russia e Turchia, assistenza commerciale individuale, supporto mirato allo sviluppo di progetti innovativi, informazione specializzata su mercati e tecnologie. «In questa fase particolarmente difficile che colpisce con forza il settore auto, "From Concept to Car" mostra tutta la sua attualità - commenta il presidente della Camera di commercio Alessandro Barberis - . Per le aziende di eccellenza della filiera autoveicolare, il nostro progetto rappresenta il canale preferenziale di incontro con la committenza internazionale, il modo più efficace di proporsi come fonte qualificata di approvvigionamento». L´edizione 2009 dell´iniziativa si trova però ad innestarsi in un contesto dissestato: «Il settore auto è uno dei più provati in Piemonte. L´indotto auto è un comparto ad alta intensità di capitale e risente del rallentamento dell´attività produttiva sia a livello di conto economico che di situazione finanziaria. Per aiutare il primo bisogna stimolare la domanda, per il secondo bisogna intervenire sul rapporto tra banche e imprese» spiega Giuseppe Russo, economista e presidente dell´Osservatorio della Camera di commercio sull´indotto. Uno dei principali nodi è che la crisi non conosce frontiere, e che la crisi della committenza di Fiat rispecchia una situazione diffusa a macchia d´olio a livello globale: «La situazione dei fornitori resta complicata. Non hanno la valvola di sfogo che avevano nel 2002-2003: oggi chi non vende a Fiat non può cercare altri compratori all´estero, perché la crisi è globale», aggiunge Russo. Tanto più che in Piemonte le aziende di componentistica auto non solo hanno aumentato il proprio livello di internazionalizzazione, ma sono anche arrivate a scavalcare le aziende produttrici di auto in termini di esportazioni: «In pochi anni siamo passati da meno del 20% a più del 40% di componentistica esportata. Tanto che prima del 2003 l´export di auto valeva di più, a livello di fatturato, della componentistica, mentre ora vale di più la componentistica», spiega Russo. L´anno appena iniziato, però, potrebbe riservare sorprese: «Tutti fanno i conti con un calo del fatturato del 10-20%, ma io credo che una flessione simile non possa durare. La mia impressione è che il periodo tra la fine del 2008 e l´inizio del 2009 sia il peggiore, ma che tra due o tre trimestri la domanda potrà crescere: credo che la seconda metà del 2009 sarà migliore della prima. Anche perché in Italia non si è avuta la distruzione di ricchezza finanziaria delle famiglie che si è avuta negli Usa». SEGUE A PAGINA V

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ricordi di "quell'estate felice" di "argo il cieco" in sicilia - laura nobile (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XVI - Palermo Il libro di Bufalino diventa film con la regia di Beppe Cino Ricordi di "Quell´estate felice" di "Argo il cieco" in Sicilia LAURA NOBILE Modica, estate 1951. Angelo Amato, giovane professore, ama non corrisposto Maria Venera, la ragazza più bella e misteriosa del suo paese. A distanza di cinquant´anni da quella passione, il vecchio professore assisterà al cinema, al film della sua vita� Si apre e si chiude così, in una sala da cinema "Quell´estate felice", il nuovo film del regista Beppe Cino, liberamente ispirato al romanzo "Argo il cieco" di Bufalino, che da venerdì uscirà nelle sale e a Palermo sarà in programmazione al Tiffany. Il film, prodotto da Mariano Arditi per la M. Cinematografica, è interamente girato in Sicilia, tra Modica e Ragusa Ibla, ed è già stato premiato in diversi festival in Italia e all´estero. Olivia Magnani, l´interprete de "Le conseguenze dell´amore" di Paolo Sorrentino, è la protagonista nei panni di Maria Venera, Dario Costa interpreta invece il giovane professore. Tra gli altri attori siciliani, spiccano Sergio Friscia nei panni del professor Li Causi, ma anche Alessandro Schiavo e Valentina Graziano. Giuseppe Moschella interpreta invece l´ambiguo Liborio Galfo, un ex ballerino di boogie woogie, che sarà coinvolto in una falsa fuga d´amore architettata dalla protagonista. «Rispetto al romanzo, nel film l´identità di Maria Venera risulta più marcata - racconta Beppe Cino, che venerdì alle 20,30 e alle 22,30 saluterà il pubblico al Tiffany - io la definirei una femminista ante litteram, un modello di donna molto diverso rispetto a quello veicolato dallo stereotipo femminile del sud nel dopoguerra». Il film ha avuto una gestazione lunga: i primi sopralluoghi sono iniziati nel �93, poi il film si interruppe e vede la luce a distanza di 16 anni. «Ma Bufalino voleva che facessi questo film già nell´87 - ricorda Cino, che ha già diretto in passato "Diceria dell´untore" - anche perché era il romanzo che amava di più». La storia della giovane che nonostante viva rinchiusa in un nobile palazzo col vecchio nonno, intesse una relazione col cugino e "usa" lo spasimante professore, prima di abbandonarlo, per Cino diventa «un percorso di progressiva acquisizione di consapevolezza femminile, anche se poi il film diventa più duro e deroga un poco dalla trama del romanzo».

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Quattro anni al potere Nel 1999 la resa definitiva (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-02-2009)

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Quattro anni al potere Nel 1999 la resa definitiva Khmer Rossi I khmer rossi presero il potere il 17 aprile 1975. Il 7 gennaio 1979 furono rovesciati dai guerriglieri di Hun Sen sostenuti dall'esercito vietnamita. Poiché Hanoi era alleata a Mosca, i khmer rossi (insieme alle milizie monarchiche di Norodom Sihanuk)) furono sostenuti negli anni seguenti sia dalla Cina che dagli Stati Uniti. Con la fine della guerra fredda, gli uomini di Pol Pot persero ogni appoggio esterno e nel 1999, ormai ridotti nel numero, si arresero defnitivamente.

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Cina: tv riscopre Antonioni censurato (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 17-02-2009)

Argomenti: Cina

Cina: tv riscopre Antonioni censurato La la tv di Stato cinese ha trasmesso un documentario sulla visita durante la quale, nel 1972, Michelangelo Antonioni girò il suo film «Chung Kuo, China» che gli costò l'accusa di «controrivoluzionario». Il documentario narra la vicenda che portò Antonioni ad essere pubblicamente criticato dal regime

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Se questo non è protezionismo... (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-17 - pag: 11 autore: Se questo non è protezionismo... Dal «Buy american» all'«Achetez franÇais» gli spettri di un ritorno al passato di Alessandro Merli M eglio di tutti l'hanno spiegato i cinesi. «In una crisi il protezionismo non è una via d'uscita,ma può diventare il veleno che peggiora le difficoltà economiche globali »,così l'agenzia ufficiale Xinhua ha commentato la clausola " Buy American"del pacchetto di stimolo fiscale appena approvato negli Stati Uniti. Proprio così, "un veleno". è lo stesso atteggiamento adottato nel fine settimana dal G-7 a Roma, riferendosi ovviamente non all'iniziativa americana, ma in genere alle «misure protezioniste, che servirebbero solo a esacerbare la frenata » dell'economia mondiale. E il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in passato non proprio un fervido sostenitore del sistema dei mercati aperti, parlando anche a nome dei suoi colleghi dopo l'incontro romano, ha rilevato «una convergenza sul fatto che il protezionismo è negativo e un pericolo non solo per le economie basate sull'export come quella italiana», ma anche per il rischio di ritorsioni.In altre parole, di una devastante guerra commerciale. «La lezione degli anni Trenta non è dimenticata», ha detto da parte sua il ministro delle Finanze tedesco, Peer SteinbrÜck. Con il comunicato di sabato, in fondo, il G-7 non si è allontanato da una lunga tradizione di pronunciamenti anti-protezionisti e di routinari appelli a concludere il Doha Round per la liberalizzazione di commerci (che infatti è in discussione da oltre sette anni e nient'affatto vicino alla conclusione "rapida e ambiziosa" auspicata a parole a Roma). Quando i grandi dell'economia mondiale aprono le porte ai maggiori Paesi emergenti, come è avvenuto con il G-20 di Washington nel novembre scorso e avverrà ancora ad aprile a Londra, la determinazione che trapela dai comunicati è la stessa. Allora, i 20 promisero la chiusura del Doha Round entro l'anno e la promessa era così vuota che neppure un ottimista come Pascal Lamy, il direttore generale della Wto,l'organizzazione mondiale del commercio, se la sentì di convocare i ministri, visto che non c'era alcuna speranza di successo. Ma, soprattutto, il G-20 prese un impegno solenne a mettere la sordina per 12 mesi a ogni misura restrittiva degli scambi e degli investimenti internazionali. Lamy, che è un tipo pun-tiglioso, ha fatto a fine gennaio un lungo elenco di violazioni di quell'impegno e ne presenterà una versione aggiornata al G-20 di aprile. Non un'esplosione conclamata di protezionismo, ma piuttosto una progressione strisciante, giustificata con l'emergenza crisi. A oggi, le misure più controverse sono tre. Quella che è nel mirino di tutti è ovviamente il "Buy American". A Roma, Tremonti l'ha declassato a "slogan", dopo le rassicurazioni che verrà applicato nel rispetto delle regole della Wto. Quest'ultima precisazione, tuttavia, lascia ampio spazio a margini di ambiguità nell'applicazione: molti Paesi, fra cui la Cina, non hanno sottoscritto le regole della Wto sugli appalti pubblici e sarebbero quindi esclusi dalle opere promosse dal pacchetto di stimolo Usa. Al di là degli aspetti strettamente legali, resta tuttavia il segnale politico che l'introduzione della clausola da parte di un'amministrazione appena insediata ha mandato al resto del mondo. E che riporta d'attualità uno studio di due economisti americani, Barry Eichengreen e Douglas Irwin, sull'agenda commerciale della presidenza Bush, a parole ultraliberista ai suoi inizi, e poi ridimensionata dal Congresso a maggioranza democratica. Lo stesso studio evidenzia come la continuità delle politiche commerciali Usa e i cedimenti al protezionismo siano decisi, più che dalle convinzioni dell'amministrazione in carica, alla prevalenza di interessi e lobby legati a motivazioni elettorali (della presidenza e del Congresso), specie negli Stati chiave. La seconda iniziativa polemica è il piano francese per l'auto,con aiuti per circa 7 miliardi di euro. «Non è protezionista», ha insistito a Roma il ministro Christine Lagarde, ma diversi altri Paesi, a partire dalla Germania, non sono apparsi troppo convinti. Parigi ha cercato di fare chiarezza sul fatto che non verrà imposto l'acquisto di componentistica nazionale, ma non c'è dubbio che quello degli aiuti nazionali all'auto sia un vero e proprio campo minato. Il rapportino di Lamy gli dedica una parte a sé, a partire dall'iniziativa Usa per le case di Detroit, e a seguire con Canada, Svezia, Germania, Francia, Australia, Argentina, Corea e Cina. Caso a parte la Russia, che non è neppure membro della Wto, ma che ha messo in atto pesanti barriere all'import.Non tutti gli aiuti al settore auto da parte dei diversi Paesi implicano restrizioni ai commerci, ma in più di un caso i dubbi sul rispetto delle regole di concorrenza sono legittimi. La terza area, anche questa una zona grigia che alcuni osservatori ritengono potenzialmente la più pericolosa, è quella del "protezionismo finanziario", dove non solo ci sono vicende di nazionalismo rampante, come il caso Fortis, ma le banche che hanno ricevuto capitali pubblici sono fortemente incoraggiate a concentrare il credito (scarso) sul territorio nazionale. Persino nella liberista Gran Bretagna. «Naturale che ognuno guardi a casa propria, soprattutto quando i salvataggi bancari sono così impopolari- ha detto a Roma il presidente della Banca mondiale, Bob Zoellick- ma non è detto che tutte le soluzioni politicamente corrette finiscano per essere anche economicamente corrette». Diverse regioni del mondo, a partire dall'Europa centrale e orientale, sono particolarmente vulnerabili alla stretta da parte delle banche occidentali che operano sul loro territorio. Le restrizioni dei Paesi emergenti elencate dalla Wto, dall'India (sull'acciaio, poche ore dopo il summit di Washington), al Mercosur, all'Indonesia, vengono applicate più lontano dai riflettori, ma non sono per questo meno preoccupanti. Tra un proclama e l'altro a favore dei mercati aperti, il commercio internazionale, e con esso i benefici che ha portato in questi decenni all'economia mondiale, cala. AREA AD ALTA INCERTEZZA Il caso Fortis rivela un ritorno al nazionalismo rampante. L'Europa centrale e orientale diventa più vulnerabile AP/LAPRESSE Christine Lagarde Ministro francese delle Finanze 53 anni AP/LAPRESSE Pascal Lamy Direttore generale Wto 61 anni

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La Cina lancia l'offerta su Oz Minerals (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-17 - pag: 36 autore: Minerarie. Minmetals pronta a sborsare 1,2 miliardi à per il big dello zinco La Cina lancia l'offerta su Oz Minerals Luca Davi Dopo il rafforzamento, avvenuto nei giorni scorsi, di Chinalco in Rio Tinto, un altro colosso metallurgico cinese mette gli artigli su una mineraria australiana. Minmetals ha lanciato infatti la sua offerta su Oz Minerals, 2Úproduttore al mondo di zinco. Per 1,7 mld $ (pari a 1,24 mld di à ), questo il valore del deal, il secondo trader metallurgico di Pechino salverà il gigante australiano dal fardello dei debiti, manterrà tutte le attività e non venderà alcun asset, fino ad oggi a rischio liquidazione. «Minmetals – ha assicurato il ceo della società cinese, Zhou Zhongshu – continuerà a gestire il portafoglio di Oz Minerals e la sua acquisizione permetterà di favorirne lo sviluppo». Un'operazione che conferma la volontà del governo cinese di sfruttare la difficile congiuntura economica mondiale per promuovere le già patrimonializzate società locali sul mercato internazionale, spingendole ad acquisire società energetiche a prezzi d'affare. Quella del cda australiano, che ha accettato all'unanimità l'offerta, è stata del resto una scelta praticamente obbligata. Sia perchè quella cinese «era l'unica proposta ricevuta tesa a rilevare la totalità del gruppo », ha detto Andrew Michelmore, ceo della società australiana nata lo scorso giugno dal takeover da 4,2 mld A$ di Zinifex su Oxiana; sia perchè le condizioni economiche appaiono interessanti: i cinesi offrono 82,5 cents A$ per ogni azione Oz, quasi il 50% in più rispetto all'ultima quotazione del titolo australiano, datata 27 novembre 2008, quando ne vennero sospese le contrattazioni. Non a caso il cda guidato da Michelmore ha «raccomandato » agli azionisti di accettare l'offerta. A incombere è la scadenza del 27 febbraio, data entro la quale il gruppo dovrà pagare un debito di 778 milioni $, pena la bancarotta. Da risolvere, ora, c'è solo l'aspetto normativo. Minmetals ha bisogno dell'autorizzazione dei regulator australiani per portare a termine l'acquisizione. E alcuni analisti si chiedono se il governo australiano voglia davvero lasciar entrare un'altra società cinese nel Paese in una fase critica come quella attuale, con i prezzi delle commodities ai minimi e le società nazionali esposte agli assalti dall'estero. Una risposta che arriverà solo in aprile. luca.davi@ilsole24ore.com ACQUISIZIONI IN SERIE Dopo il rafforzamento di Chinalco in Rio Tinto, Pechino punta ancora sull'Australia, le cui società sono gravate da forti debiti

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Il fabbisogno secondo i Ceo degli emergenti: viabilità batte energia (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-02-17 - pag: 21 autore: Il fabbisogno secondo i Ceo degli emergenti: viabilità batte energia In India e Sudafrica la prima cosa da fare sono le centrali elettriche. In Cina tra le necessità più impellenti c'èla disponibilità di acqua corrente. Mentre in Europa dell'Est e in America Latina la mancanza di ospedali e scuole di buon livello impedisce di attrarre talenti nelle aziende. Così almeno la pensano i top manager che lavorano nei Paesi emergenti. Intervistati dagli analisti di Kpmg, che hanno svolto l'indagine in collaborazione con l'Economist Intelligence Unit, questi professionisti hanno elencato le loro priorità in materia di infrastrutture. In generale, per il 65% dei dirigenti dei Bric le infrastrutture dei loro Paesi sono di qualità scarsa: un problema non da poco, visto che per il 90% di loro la qualità di strade e forniture energetiche sarà uno dei fattori che incideranno di più sulle prospettive di sviluppo del business delle loro imprese nei prossimi cinque anni. E visto che gli investimenti infrastrutturali sono all'ordine del giorno un po' in tutto il globo, dal programma di Obamaalle richieste di Confindustria, i manager fanno sapere i loro desiderata. Per tutti, al primo posto delle urgenze c'è la viabilità: per un manager intervistato su due, strade, ferrovie e aeroporti sono attualmente insufficienti a garantire la crescita economica delle imprese del Paese. Per tutti tranne che per gli indiani: il 62% di loro, infatti, segnala la mancanza di elettricità come la vera questione all'ordine del giorno. Ma quello delle forniture energetiche è un problema di tutta l'Asia: il 59% degli intervistati lo indica tra le carenze strutturali, rispetto al 33% dell'Est Europa o il 35% dell'America Latina. E ancor più è un'emergenza inAfrica, dove la percentuale sale al 74 per cento. Solo in Cina la questione energetica è superata da un'esigenza ancora più impellente: quella idrica. A sorpresa, al secondo posto nella lista delle priorità di Europa dell'Est e America Latina ci sono le infrastrutture cosiddette "sociali", ovvero ospedali, scuole, abitazioni. Il legame con il mondo degli affari è presto fatto: per attirare e trattenere talenti, le aziende devono poter offrire servizi di base all'altezza dei professionisti richiesti. Per accontentare i manager, però, servirebbero migliaia di miliardi di dollari: «Il corridoio ferroviario per il trasporto merci DelhiMumbai, ad esempio – ricorda Nick Chism, partner Kpmg responsabile Global Infrastructure – richiede un investimento di 90 miliardi di dollari. Mentre le carenze infrastrutturali della Russia sono state valutate in mille miliardi di dollari». Mi. Ca. SONDAGGIO KPMG I top manager che lavorano nei Bric hanno indicato le infrastrutture prioritarie In Cina precedenza agli impianti di depurazione

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nuovo scandalo alimentare "uova fatte con alluminio" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 14 - Esteri Cina Nuovo scandalo alimentare "Uova fatte con alluminio" PECHINO - Dopo il latte alla melamina la Cina è alle prese con un nuovo scandalo alimentare. Secondo il quotidiano di Hong Kong, The Standard, in alcune aree del paese vi sarebbero in circolazione uova false prodotte con l´aggiunta di sostanze chimiche come l´alumina. Vendute a prezzi irrisori causerebbero malattie mentali. La formula per fabbricarle circolerebbe già su vari siti web cinesi.

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c'era un cinese in lambretta il lungo viaggio di hsiao-chin - michele tavola (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XX - Milano Amici miei C´era un cinese in Lambretta il lungo viaggio di Hsiao-Chin Cinquant´anni di pittura alla Bovisa I tagli di Fontana erano sessi di donna Manzoni era così grasso che mi sfondò lo scooter Lasciò Shanghai nel 1959 e diventò milanese la Triennale lo celebra, lui racconta la sua vita MICHELE TAVOLA A Shanghai è nato, a Taiwan è celebre come una pop star e a Milano vive da cinquant´anni. Quando Hsiao Chin (1935) si trasferì da noi, nel lontano 1959, era uno dei pochissimi cinesi in città. «Però Milano era molto più internazionale e cosmopolita di oggi, ? racconta ? c´erano artisti di tutto il mondo, era una città con le braccia aperte e poteva diventare una seconda Parigi. Poi ha perso fervore culturale, ha perso la sua istintività, si è chiusa. Che peccato!». Hsiao Chin, probabilmente il più grande pittore cinese vivente che per più di mezzo secolo ha sperimentato l´astrazione in tutte le sue forme, ripensa alla sua Milano, che lo ha accolto e ospitato, con un misto di nostalgia e delusione. Lui, figlio dell´importante musicologo che fondò il Conservatorio Nazionale di Shanghai, lasciò giovanissimo la Cina, dove c´era troppa pressione politica per chi voleva fare arte d´avanguardia. Ma anche Taiwan, dov´era approdato, gli stava stretta. Hsiao sognava l´Europa, sognava di lavorare gomito a gomito con i grandi pittori contemporanei. Grazie a una borsa di studio giunse in Spagna, dove conobbe Antoni TÁpies, maestro dell´informale: «Per me un paese valeva l´altro, mi bastava arrivare in Occidente. Ma la vera scoperta è stata l´Italia, ci sono venuto per organizzare una mostra e non me ne sono più andato». Negli anni Sessanta lavorò a stretto contatto con gli artisti italiani più moderni e innovativi: Lucio Fontana, Piero Manzoni, Roberto Crippa, Enrico Castellani. «Fontana era simpatico, parlavamo in spagnolo e mi invitava spesso nel suo studio. Mi faceva vedere un suo taglio e diceva: ?Guarda Hsiao, i critici diranno che è un concetto spaziale ma questo è un sesso di donna´. Manzoni invece era grasso» fa una pausa e scoppia in una risata fragorosa: «Mi sfondò la Lambretta! Stavamo andando ad Albissola, per lavorare la ceramica, un viaggio di quattro ore, quando l´autostrada da Milano a Genova non c´era ancora. A un certo punto ho sentito ?crac´ e ho dovuto buttare via la moto». Ma il ricordo più commosso è per Antonio Calderara: «Un grandissimo artista ingiustamente dimenticato. Avevamo lo studio entrambi in via Arpesani, insieme abbiamo fondato il Gruppo Punto e siamo riusciti a organizzare una grande mostra a Barcellona, con più di quaranta artisti. Eravamo poveri, ma abbiamo pagato il catalogo di tasca nostra. All´inizio lui era figurativo, è diventato astratto dopo la morte di sua figlia». Anche Hsiao Chin ha vissuto lo stesso dramma, quando è scomparsa sua figlia Samantha, nel 1990: «Per sei mesi non sono riuscito a fare niente, poi all´improvviso c´è stata un´esplosione di colore sulle mie tele, con una vitalità che prima non avevo. Allora ho capito che qualcosa continuava e che la vita di mia figlia non era finita con la sua morte. Questa mostra, che si intitola "Viaggio in-finito", in un certo senso è dedicata a lei». Oggi la Triennale Bovisa presenta, in collaborazione con la Fondazione Marconi, la più grande e completa retrospettiva che Milano abbia mai dedicato a Hsiao Chin, attraverso cento opere scelte dal curatore Maurizio Vanni. Un viaggio attraverso cinquantatré anni di lavoro, nel quale si può scoprire e apprezzare l´evoluzione stilistica del pittore cinese che, pur essendo sempre rimasto fedele all´astrazione, ha continuamente rinnovato il proprio linguaggio. Per l´occasione si inaugura lo spazio Bac (Bambini Arte Creatività Cultura), dove i più piccoli potranno giocare a fare gli artisti e creare opere ispirate a quelle di Hsiao Chin. Con questa esposizione prende il via anche l´operazione "Free Bovisa": fino alla fine dell´anno tutte le mostre nella sede di via Lambruschini saranno a ingresso gratuito.

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Le banche svegliano l'Orso (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-18 - pag: 5 autore: Le banche svegliano l'Orso Crollano i finanziari, Wall Street ed Europa ai minimi di novembre Antonella Olivieri MILANO Il guaio delle Borse è che non si intravvede la luce in fondo al tunnel. Anzi il buio sembra farsi sempre più fitto mentre i guasti della finanza malata si intrecciano con l'acuirsi della crisi economica. Sui mercati azionari si vive l'attesa paralizzante dell'uragano imminente, come se non bastassero le tempeste che si sono già abbattute sugli indici: l'S&P 500 è sceso per la prima volta sotto i minimi del 21 novembre, vale a dire ai livelli più bassi del 2002 o, volendo andare ancora più indietro, a quelli della primavera del '97: in pochi mesi si è cancellato un boom durato per oltre un decennio. E il relativo sollievo dell'esaurirsi delle vendite forzate degli hedge fund, dei fondi pressati dai riscatti, di quanti avevano investito a leva e sono stati costretti a smontare le posizioni, è compensato dal crollo dei volumi: solo in Piazza Affari il mese scorso gli scambi sono scesi del 66 per cento. Così timori e notizie negative piovono su mercati senza rete, senza mani forti disposte a comprare. Una miscela esplosiva che ha provocato l'ennesimo scrollone dei listini: a Milano -3,36% il Mibtel e -3,93% l'S&P Mib, -2,43% Londra, -2,94% Parigi, -3,44% Francoforte, -4,4% l'indice S&P 500 a New York. Sull'altare del ribasso l'Europa borsistica ha sacrificato altri 112 miliardi di capitalizzazione. Dopo una vigilia dominata dal crollo del Pil giapponese (-12% su base annua) e dal prosciugarsi degli investimenti esteri in Cina (ridimensionati di un terzo), lo spauracchio della seduta di ieri si chiama Est Europa. A finire sotto pressione ancora una volta il comparto bancario. Una dopo l'altra le due principali agenzie di rating, Standard & Poor's e Moody's, hanno dato fuoco alle micce. La festa è finita. «Dopo anni di forte crescita economica – sottolinea Moody's – i Paesi dell'Est Europa sono entrati in una profonda e duratura recessione ». Che sarà più pesante che altrove per i gravi squilibri economici e l'indebitamento degli Stati. La forzata contrazione dei deficit statali provocherà un significativo declino della domanda interna e in generale del prodotto interno lordo di questi Paesi. Con la conseguenza – sottolinea l'analisi – di ribaltare i problemi delle banche dell'Est sulle controllanti occidentali, con potenziali rischi per i rating di queste ultime. In Borsa sono state colpite in particolari le banche più esposte verso l'area: le austriache Raiffeisen (-13,51%) e Erste Bank (-18,13%), la francese SocGen (- 9,56%) e la Belga Kbc (-12,92%). Lunedì Standard & Poor's aveva messo il rating dell'Ucraina sotto credit watch con implicazioni negative. I timori si sono subito riflessi sui credit default swap, gli strumenti finanziari che misurano il rischio di insolvenza, dove gli spread a cinque anni dell'Austria – un Paese tipicamente proiettato a Est – si sono allargati a 186 punti base dai 133 di fine 2008, sorpassando l'Italia (183 punti base contro i 157 di fine dicembre). L'ondata speculativa, che sta cercando di individuare gli anelli deboli dell'euro, ha trovato nell'esposizione delle banche austriache verso gli istituti dell'Europa orientale un nuovo argomento da cavalcare accanto alla fragilità dell'Irlanda che già da qualche tempo è nel mirino: i rendimenti dei titoli di Stato decennali di entrambi i Paesi hanno toccato di conseguenza nuovi massimi rispetto ai Bund tedeschi. Dall'altra parte dell'Atlantico, nuove preoccupazioni sullo stato dell'economia sono arrivate dall'indice manifatturiero di New York, sceso a livelli peggiori del consensus. E a Wall Street, che ha riaperto i battenti dopo un lunedì festivo, i titoli delle banche sono finiti sotto pressione con JpMorgan e Citigroup in calo di oltre il 7% (qualcuno paventa il rischio di nazionalizzazioni generalizzate), insieme con quelli petroliferi (Chevrone e Exxon Mobil hanno ceduto oltre il 4%), penalizzati dal calo del prezzo del greggio sotto i 35 dollari al barile, e dai titoli dell'auto. Gm, in particolare, ha ceduto quasi il 13%: il mercato teme che la casa automobilistica sarà costretta a chiedere la protezione dai creditori se non riuscirà a tagliare i suoi costi. Unica nota positiva nel paniere del Dow Jones, il segno più di Wal Mart, la catena di grande distribuzione che ha battuto le previsioni degli analisti nel quarto trimestre dell'anno scorso pur avendo visto scendere i suoi profitti. In compenso l'avversione al rischio degli investitori sta premiando i titoli di Stato: la corsa ai Treasuries ha fatto scendere il rendimento dei bond decennali ai minimi del 2,6 per cento. LA SEDUTA Nel Vecchio Continente il peggior ribasso messo a segno da Milano (-3,93%) A New Yorkl'S&P500 ha chiuso in calo del 4,5%

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In Giappone cambio alle Finanze (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-18 - pag: 7 autore: Tokyo. Il premier Aso affida il portafoglio all'attuale ministro dell'Economia, il settantenne Yosano In Giappone cambio alle Finanze Lascia Nakagawa, accusato di essersi ubriacato al G-7 in Italia Stefano Carrer TOKYO. Dal nostro inviato Al mattino: «Non mi dimetto ». A mezzogiorno: «Mi dimetterò, ma solo dopo l'approvazione del bilancio». Alla sera: «Mi dimetto immediatamente ». Finisce nel modo peggiore l'esperienza di Shoichi Nakagawa come ministro delle Finanze del Governo del premier Taro Aso, sulla cui sopravvivenza non sono più in molti a scommettere, tanto che il segretario di Stato americano Hillary Clinton - in visita a Tokyo - ha voluto incontrare ieri sera anche il leader dell'opposizione Ichiro Ozawa. L'opinione pubblica giapponese non poteva perdonare a Nakagawa lo scandalo della sua conferenza stampa romana al termine del vertice del G-7, condotta in stato confusionale e a sospetto di ubriachezza (da lui negata). Uno spettacolo comunque dannoso per l'immagine internazionale di un Paese già umiliato dall'aggravarsi della recessione. Quando l'opposizione ha minacciato di boicottare le deliberazioni parlamentari sul bilancio se Nakagawa fosse restato anche solo a termine, il suo partito non l'ha sostenuto a sufficienza e così uno dei grandi alleati del primo ministro non ha avuto altra scelta che farsi da parte. In positivo, dalla penosa vicenda, emerge la figura di un superministro dell'Economia: Kaoru Yosano assomma da subito la carica attuale di responsabile delle politiche economiche e fiscali a quella di titolare delle Finanze. Yosano è un settantenne che, a differenza del predecessore caduto in disgrazia, vanta solide credenziali quale esperto economico e fautore di un certo rigorismo fiscale. Già ieri sera, però, ha anticipato la possibilità di una manovra addizionale di stimolo al sistema economico, vista la disastrosa contrazione del prodotto interno lordo a un tasso annualizzato del 12,7% nell'ultimo trimestre del 2008 (-3,3% la frenata rispetto al trimestre precedente). Incentivi magari da finanziare parzialmente con l'emissione di bond senza interessi, ma esenti da tassazione sulle successioni. Non è però affatto chiaro se Yosano possa fare la differenza in un Esecutivo che traballa. «Non appena il bilancio statale di previsione sarà approvato, le pressioni sul premier Aso perché si dimetta potrebbero diventare irresistibili. Il Partito liberaldemocratico - afferma il commentatore politico Ichiro Maeda – non può andare alle elezioni con Aso, la cui popolarità è precipitata (sotto al 10%, ndr), anche se non potrà vincerle nemmeno con un altro». Aso, comunque, sarà il primo leader straniero a essere ricevuto dal presidente americano Barack Obama alla Casa Bianca, il 24 febbraio. è un omaggio della diplomazia statunitense a un alleato sensibilissimo alle formalità. Con questo invito e con la visita a Tokyo come prima tappa del suo viaggio asiatico, il segretario di Stato Hillary Clinton si è fatta perdonare l'articolo comparso oltre un anno fa sulla rivista Foreign Affairs, dove aveva definito le relazioni con la Cina come le più importanti del XXI secolo. Ieri, la Clinton ha riaffermato la centralità dell'alleanza con Tokyo come «una pietra miliare» della strategia statunitense e ha firmato con il ministro degli Esteri Hirofumi Nakasone un nuovo accordo sul riallineamento del dispositivo militare americano in Giappone, che comporterà per Tokyo una spesa fino a 2,8 miliardi di dollari per favorire il trasferimento di ottomila marine a Guam da una Okinawa troppo gravata da servitù militari. Su richiesta, il segretario di Statoha anche accettato di incontrare due famiglie di cittadini giapponesi rapiti negli anni '70 dai servizi segreti nordcoreani, promettendo di non dimenticare la questione ancora aperta. «Sono figlia, sono madre, sono sorella anch'io», ha detto, riferendosi al dramma vissuto dalle famiglie. La Clinton ha colto l'occasione per lanciare un messaggio a Pyongyang: disponibilità a un trattato di pace e ad aiuti economici, ma solo in cambio della rinuncia completa e verificabile al programma nucleare. Ozawa, infine, ha sottolineato di attendersi una «partnership tra eguali» e a sorpresa ha detto di ritenere il problema rappresentato della Cina più importante di quello nordcoreano. «Interessante intuizione », ha replicato il segretario di Stato, da oggi in Indonesia prima di raggiungere Pechino via Seul. stefano.carrer@ilsole24ore.com SOTTO PRESSIONE Una nuova manovra di stimoli per risollevare il Paese dalla crisi è sempre più probabile, ma l'Esecutivo è al collasso

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Petrolio, maxiaccordo Russia-Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-18 - pag: 8 autore: Energia. L'intesa prevede anche la costruzione di un ramo cinese della pipeline tra la Siberia e il Pacifico Petrolio, maxiaccordo Russia-Cina Da Pechino 25 miliardi di dollari in cambio di greggio fino al 2029 Luca Vinciguerra SHANGHAI. Dal nostro corrispondente La Cina assetata di energia mette mano al portafoglio per assicurarsi le forniture di greggio russo. La China Development Bank erogherà 25 miliardi di dollari di prestiti a Mosca. In cambio, la Russia garantirà un flusso di petrolio da 15 milioni di tonnellate cubiche l'anno fino al 2029,e s'impegnerà a realizzare uno "scartamento" cinese lungo il percorso del maxi-oleodotto destinato a convogliare l'oro nero trala Siberia Orientale e l'Oceano Pacifico. L'accordo, siglato ieri a Pechino dal vicepremier russo, Igor Sechin (che è anche presidente del gruppo petrolifero Rosneft), e il suo omologo cinese con delega per l'Energia, Wang Qishan, dovrebbe mettere fine alla lunga disputa tra Cina e Giappone per mettere le mani sul greggio siberiano. Il condizionale è d'obbligo, visto e considerato che negli ultimi anni Pechino o Tokyo hanno cantato più di una volta vittoria senza fare i conti con Mosca, che ha sempre giocato in modo subdolo e ambiguo la partita del greggio siberiano. Ma questa volta l'intesa sembra chiusa davvero: Pechino, insomma, avrà una sua pipeline dedicata da cui riceverà l'oro nero russo. Per spazzare via ogni dubbio e mettere un ulteriore sigillo di ufficialità alla stretta di mano energetica tra le due superpotenze, è intervenuto Wen Jiabao in persona. «Abbiamo firmato diversi accordi, e ciò dimostra che abbiamo raggiunto un nuovo livello di cooperazione nel settore petrolifero », ha annunciato ieri sera il primo ministro cinese, mettendo fine a una ridda di voci e indiscrezioni. Secondo queste ultime,l'accordo " oil for loans" tra Mosca e Pechino prevederebbe l'erogazione di un prestito in due tranche da parte di China Development Bank. La prima, del valore di 15 miliardi di dollari, a favore di Rosneft a fronte delle forniture petrolifere ventennali. La seconda, da 10 miliardi di dollari, finirebbe invece nelle tasche di Transneft per sostenere finanziariamente la costruzione del ramo cinese della pipeline Siberia-Pacifico. La gigantesca pipeline sarà costituita da una dorsale principale che partirà da Taishet, in Siberia, girerà attorno al Lago Bajkal, e dopo 4mila chilometri finirà a Kozmino, sulla costa russa del Pacifico. Questo terminale, la cui costruzione fu decisa qualche anno fa con priorità sullo "scartamento cinese" grazie ai quattrini promessi a Mosca dal Governo Koizumi, servirà principalmente a garantire le forniture giapponesi. In base agli accordi siglati ieri a Pechino, da Skovorodino, nell'Estremo Oriente russo, dovrebbe partire una diramazione destinata a convogliare il greggio siberiano fino a Daqing, il più grosso polo petrolifero cinese situato nella provincia di Heilongjiang e controllato dal colosso China National Petroleum Corporation. Firmata l'intesa tra i due Governi, ora la costruzione del ramo meridionale dell'oleodotto richiederà del tempo. In attesa che la pipeline sia ultimata, il petrolio russo continuerà ad arrivare in Cina come previsto dai vecchi contratti Mosca-Pechino, seguendo grosso modo lo stesso itinerario. Ma con un mezzo di trasporto un po' meno efficiente: il treno. L'ORA DELL'«OIL FOR LOANS» Il prestito della China Development Bank arriverà in due tranche da 15 e 10 miliardi. Wen Jiabao: «Nuovo livello di cooperazione»

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Al lavoro, non solo per necessità (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-18 - pag: 11 autore: Al lavoro, non solo per necessità Aspettative di vita migliori e professionalità maturate spingono all'attività fino a 70 anni di Mario Margiocco I l messaggio è chiaro: proprio mentre si stanno avvicinando alla soglia dell'agognata pensione, e le avanguardie l'hanno già varcata, le legioni del "baby boom" scoprono che dovranno lavorare di più. Le prospettive finanziarie non sono più quelle che erano. Del resto, l'intera società scopre che rinunciare di colpo, per un passaggio anagrafico, all'esperienza di chi può ancora produrre è un lusso. Due studi recentissimi, uno di McKinsey, l'altro di Nomura, giungono alla stessa conclusione: i 65 anni non sono più invalicabili. «Stiamo assistendo a un duplice effetto: quello del prolungamento delle aspettative di vita e dell'età di lavoro - oggi si è vecchi a 75 e non più a 65 anni - e quello dell'insufficienza dei bilanci pubblici e, spesso, di quelli privati, indeboliti entrambi dalla crisi finanziaria in atto», dice John Llewellyn, senior economist della banca d'affari giapponese. Negli Stati Uniti il gruppo Fidelity, che amministra una quota rilevante dei 42 milioni di piani di risparmio 401k per la pensione integrativa, ha rilevato a gennaio una perdita media del 27% nel valore dei capitali accumulati. Nati fra il '46 e il '64, secondo la più diffusa fra le varie e cangianti definizioni di baby boomers, circa 150 milioni di americani ed europei stanno facendo i loro conti. Nel caso americano, dove la pensione pubblica spesso è attorno ai mille dollari e quella integrativa è indispensabile, «i due terzi fra i più anziani del baby boom non sono finanziariamente preparati alla pensione - sostengono i ricercatori di McKinsey - e molti non sono neppure al corrente della loro vera situazione». «Non in tutte le attività si può pensare di andare oltre l'età pensionabile tradizionale, ma in molte sì. E la cosa interessante è che, secondo la nostra ricerca, non solo i Governi stanno pensando a questo, ma anche molti individui. La soluzione migliore- ragiona Llewellyn che, classe 1944, sostiene di non parlare a titolo personale avendo già risolto la questione con un con-tratto part time - è lasciare la scelta ai singoli. Incentivando la permanenza al lavoro per qualche anno in più. Esattamente come è stato fatto nel caso italiano con il superbonus legato al nome del ministro Maroni e che ha esaurito i suoi effetti con il 31 dicembre del 2007». Non si tratta di tenere la gente al lavoro, ma di consentirgli di lavorare più a lungo. Vari altri Paesi hanno adottato misure simili. L'Australia nel '98. La Gran Bretagna nel 2005 con un aumento della pensione dal 7 al 10% per ogni anno lavorato tra i 65 e i 70, con la possibilità di scegliere un pagamento una tantum. La Corea del Sud dal 2008. «Altri fattori - dice Llewellyn - spingono verso la possibilità di lavorare fino alla soglia dei 70 anni.L'allungamento della vita. Le migliori condizioni medie di salute. Il fatto che molti si rendono conto che un'attività aiuta a restare vigili e svelti. La demografia, una legge che non perdona». Nel 2030 la più grossa fra le varie generazioni, i baby boomers che sono un terzo della popolazione negli Stati Uniti, in Francia, Germania, un po' meno in Italia, avrà 65 anni e oltre. «Per non pochi di loro e per la società continuare a lavorare qualche anno in più sarà utile o necessario». La stessa consistenza degli assegni pensionistici, destinati a calare per le generazioni che entrano o sono da poco entrate nel mercato del lavoro, imporrà secondo Llewellyn un allungamento della vita lavorativa. «Prima molte pensioni, in Europa soprattutto, erano rapportate agli stipendi degli ultimi anni. Ora la base sta diventando, in pratica ovunque, il versamento pensionistico, e solo questo riduce di una fetta molto consistente l'assegno futuro». Demografia ed economia sembrano cancellare quindi slogan validi ancora ieri, come il "lavorare meno, lavorare tutti", sostituendoli con meno entusiasmanti, ma più realistici, "lavorare più a lungo, in quanti più possibile". Proiettando dati demografici e tendenze, Nomura ritiene che l'età media dei lavoratori tra il 2005 e il 2050 passerà da circa 39-40 anni a 42-45 nella maggior parte dei Paesi industrializzati, con punte da 44 a 49 anni nel più anziano Giappone, e non molto inferiori in Italia. Mentre il numero degli ultrasessantenni ancora al lavoro salirà dal 7 al 17% negli Stati Uniti, sempre fra il 2005 e il 2050, dal 6 al 17% nel Regno Unito, dal 14 al 29% in Giappone e dal 2 al 21% in Francia. Llewellyn osserva che, a fronte di una spinta demografica ed economica ormai chiara, solo poco più di 3mila società su un campione di 28mila selezionato in 25 Paesi hanno una strategia per arruolare lavoratori anziani in funzioni specifiche; e solo 5mila un programma per utilizzare al meglio,fra i propri dipendenti,l'esperienza di chi decide di lavorare qualche anno in più. «Ma le indagini indicano che aumentano i lavoratori anziani che vogliono lavorare di più, risparmiare di più, e in misura crescente lavorare più a lungo». Accreditate teorie economiche, ad esempio la tesi di Ando e Modigliani sul rapporto tra età e propensione al risparmio, indicano che sono le famiglie giovani e quelle anziane a risparmiare meno, le prime perché si indebitano sui guadagni futuri e le seconde perché fanno appello ai risparmi per mantenere il livello di vita. Questo implica che man mano che la popolazione invecchia, come succede intutto l'Occidente, in Giappone, e anche in Cina, diminuisce la propensione al risparmio. Prolungare la vita di lavoro offre un antidoto anche a questo problema. Ma un anziano che non va in pensione quando potrebbe, non toglie un posto di lavoro a un giovane? Qui il quadro si fa un po' meno chiaro, perché il timore non è del tutto infondato. Ma Llewellyn invita a guardare alla situazione complessiva, a non avere una visione meccanicistica (tolgo uno, metto uno) e a rendersi conto che prolungare la vita di lavoro ha un senso quando l'esperienza e le tecniche acquisite possono essere una forza, e quindi alla fine aiutare e non ostacolare i giovani. «L'allungamento della vita di lavoro sarà poi sempre un fatto selettivo, di una parte e non di tutti », conferma Llewellyn. Esiste poi, negli Stati Uniti ma anche altrove, una serie di limiti legali, che sono nel caso italiano i 60 anni protraibili a 65 per le donne, e i 65 tassativi per tutti. Tuttavia non è una realtà destinata a durare. Motivi di cassa, pubblica e privata, spingono a lavorare di più, quando si può. E la demografia fa altrettanto. Lo studio ricorda che,a normativa sull'età pensionabile invariata e calcolando inattivi tutti dai 60 anni in su, il rapporto fra inattivi/attivi che era nel 2000 in media del 38% nei Paesi Ocse salirà al 70% nel 2050, con punte del 93% in Giappone, una media di quasi il 100% in Europa e un picco del 112% in Italia. «Chiaramente - conclude Llewellyn - qualcosa va fatto. E far lavorare un po' di più gli anziani che lo desiderano e possono,anche a giudizio dell'azienda,essere utili, mi sembra saggio». mario.margiocco@ilsole24ore.com IL PESO DELL'ESPERIENZA Poche le aziende che hanno programmi per assumere anziani in funzioni specifiche o per valorizzare i dipendenti più longevi - Uno studio Nomura DISEGNO DI SANDRA FRANCHINO

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Tre priorità per la moda (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-18 - pag: 15 autore: Made in Italy. Audizione in Senato del presidente di Smi per chiedere interventi nel tessile-abbigliamento Tre priorità per la moda Tronconi: un fondo di garanzia, sostegni ai consumi e tagli dei costi Carmine Fotina ROMA Tre interventi per salvare il settore tessile e l'abbigliamento. La proposta al Governo, dopo gli incentivi che hanno sostenuto auto, elettrodomestici e mobili, arriva da Sistema Moda Italia, federazione che esprime quasi 54 miliardi di fatturato con 60mila aziende, per molte delle quali negli ultimi due mesi la crisi ha iniziato a colpire in modo più duro del previsto. Nel corso di un'audizione alla Commissione Industria del Senato, il presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, ha espresso la delusione del settore dopo l'esclusione dal pacchetto-incentivi varato dal Governo con il decreto approvato il 6 febbraio. Il tessile e l'abbigliamento rischiano di andare a pezzi, dice Tronconi: «Il settore, che già ha pagato uno scotto importante alla globalizzazione, con la perdita di 120mila addetti dal 2001 dopo l'ingresso della Cina nel Wto», è stato colpito dalla recessione con un'incisività inattesa: «A fine anno pensavamo potesse stare sulle proprie gambe nonostante la crisi, ma il blocco delle attività è stato improvviso». Tronconi ha quindi sintetizzato in tre punti gli interventi che potrebbero contenere il declino: finanza di impresa, sostegno dei consumi e riduzione dei costi di produzione. La priorità sembra andare a un Fondo di garanzia specifico che aiuti le imprese nel difficile percorso per l'accesso al credito. Tronconi propone di utilizzare almeno in via temporanea il Tfr dei dipendenti confluito nel Fondo di tesoreria Inps. Per i consumi, aggiunge, si potrebbe pensare a una deducibilità dal 730 degli acquisti per abbigliamento fino a 14 anni, come avviene per i farmaci con lo "scontrino parlante", oppure per questa fascia di mercato ci si potrebbe ispirare all'Inghilterra e prevedere l'esenzione Iva. Occorrerebbero poi una «nuova era del "public procurement"» passando dall'asta al ribasso all'asta sulla performance e interventi sui costi come la riduzione delle accise sull'energia al pari di quanto concesso a ceramica e siderurgia. Una lista fitta di richieste, che Sistema Moda Italia formalizzerà in un incontro con il Governo che si dovrebbe svolgere nei prossimi giorni. Quasi impossibile che il piano di rilancio venga accolto nella sua complessità, anche se al termine dell'audizione di ieri il presidente della Commissione Industria del Senato Cesare Cursi ha indirizzato una nota al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e al ministro dell'economia Giulio Tremonti per sintetizzare possibili misure da inserire nella conversione in legge del decreto incentivi. L'amministrazione straordinaria per Ittierre, la controllata di It Holding, rischia di essere un precedente pericoloso per tutto il comparto del tessile-abbigliamento. Paolo Zegna, imprenditore di punta del settore e vicepresidente Confindustria per l'internazionalizzazione, ha parlato nei giorni scorsi di un calo degli ordini nel tessile del 30-60% e ieri è tornato a ribadire l'importanza di un'azione del Governo che dopo auto, elettrodomestici e mobili «si occupi subito degli altri settori produttivi che sono altrettanto rilevanti per l'economia italiana, così come stanno facendo diversi Paesi della Ue». «Non si può lasciare solo – incalza il presidente di Sistema Moda Italia – uno dei pochi settori italiani con un saldo commerciale ancora positivo (9,8 miliardi a fine 2008) e con 500mila occupati». Il 65% di questi sono donne, persone che, considerate le barriere esistenti in altri settori, «se uscissero dal mercato del lavoro rischierebbero di non rientrarci più». carmine.fotina@ilsole24ore.com

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Rallenta la spinta dell'export (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-18 - pag: 15 autore: BILANCIO 2008 Rallenta la spinta dell'export Le esportazioni di abbigliamento femminile chiudono il 2008 in positivo, nonostante il calo di fiducia e di consumi internazionale. Secondo i dati Smi – diffusi ieri durante la presentazione dei tre saloni di Pitti Touch!, neoZone e cloudnine dal 1Úal 3 marzo a Milano – da gennaio a ottobre l'export ha registrato un incremento del 3,1%, a 6,4 miliardi di euro, seppur in decelerazione rispetto al +10% del 2007 sul 2006. Primo mercato di sbocco la Francia con 689 milioni di euro (+5,3%) seguitaa brevissima distanza dalla Russia a 684 milioni (+ 14,9%). Continua la crescita di export in Cina (+12,1%). Ancora in calo Usa (-6,3%) e Giappone (-14,3%). Ma.Ge.

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Le aziende italiane si rafforzano in Cina (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-18 - pag: 19 autore: Made in Italy. Per il sottosegretario Urso ci sono ancora opportunità Le aziende italiane si rafforzano in Cina ROMA L'Italia deve cogliere l'occasione aperta dalla crisi internazionale per rafforzare la sua presenza in Cina. Le aziende nazionali che producono oggi nella Repubblica popolare sono circa 2mila e il piano di sostegno all'economia messo a punto dal Governo, pari a 486 miliardi di dollari, dovrebbe dar luogo a una forte accelerazione della domanda interna: un'opportunità unica per i produttori ad alto valore aggiunto attivi in comparti come la moda e l'agroalimentare. è questo il messaggio del convegno "Le relazioni Italia-Cina. Le vie dell'internazionalizzazione del made in Italy", organizzato ieri a Roma dall'Istituto Piepoli e Dexia Crediop. Come ha rivelato un'indagine realizzata da Piepoli insieme con l'Asian business group, nel 2010 la classe media cinese rappresenterà il 13% della popolazione, 350 milioni di consumatori: è il target su cui il "made by Italy" deve puntare. Secondo il sottosegretario allo Sviluppo con delega al commercio estero Adolfo Urso la speranza è che il piano di sostegno all'economia, «il più massiccio lanciato da un Governo dopo quello statunitense, rappresenti un tentativo disperato di riconvertire il sistema, affinchè si possa crescere facendo crescere la domanda interna ». Finora il gigante asiatico, ha ricordato Urso, ha sempre puntato sull'export, che copre il 70% del suo Pil. Ma la Cina a causa della crisi ha registrato un forte ribasso delle sue esportazioni: «A gennaio il calo è stato del 17,5%» ha fatto notare il sottosegretario, che sarà in Cina i primi di aprile in occasione della fiera Cimit, l'esposizione internazionale dedicata alle macchine utensili. Nel 2008 i numeri che fotografano lo scambio commerciale del nostro Paese con la Cina si sono fermati su un export pari a 6,4 miliardi di euro (+2,1%) e un import quattro volte superiore (23,6 miliardi). In linea con l'obiettivo di rafforzare i rapporti economici tra i due Paesi, il Governo ha proclamato il 2010 "Anno della Cina in Italia" per ripetere nella Penisola l'esperienza dell'Anno dell'Italia in Cina, avvenuto nel 2006.Un'iniziativa che si aggiunge all'Esposizione universale di Shanghai, che si svolgerà sempre il prossimo anno. Introducendo i lavori del convegno, il presidente della Fondazione Italia-Cina, Cesare Romiti, ha focalizzato l'attenzione sulle sfide che pone il ruolo della Cina «come traino dell'economia globale, ora che gli Stati Uniti non riescono a più svolgere questo compito». I FUTURI TARGET Secondo uno studio dell'Istituto Piepoli-Dexia entro il 2010 la classe media toccherà il 13% della popolazione

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I noli marittimi provano il rilancio (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-18 - pag: 40 autore: Trasporti. L'indice Baltic dry risale dai minimi sulla scia della ripresa cinese I noli marittimi provano il rilancio Molti analisti sono convinti che il recente rialzo dell'indice dei costi di trasporto marittimo sia un'importante spia di una futura ripresa dell'economia mondiale. L'indice Baltic dry, che indica il corso dei noli marittimi per carichi secchi ed è il termometro della domanda di trasporto globale, è infatti tradizionalmente ritenuto uno dei principali indicatori della congiuntura economica mondiale. Dopo mesi di continui ribassi, fino ad arrivare al record negativo di 663 punti registrato lo scorso 5 dicembre (il punto più basso dall'agosto del 1986), ieri l'indice londinese del nolo marittimo ha raggiunto quota 1.895 punti, il 145% rispetto a fine dicembre. Un balzo simile è stato compiuto anche dal Baltic Capesize, che indica il nolo dei carichi per navi di stazza superiore alle 150mila tonn, che ha abbandonato gli abissi in cui era caduto (830 punti, raggiunti il 3 dicembre scorso) e ha ripreso il largo. è il segnale che – nonostante la lieve flessione dell'indice a inizio settimana, compensata però dal recupero di ieri – qualcosa sta cambiando, sul fronte della domanda di trasporto marittimo. E molto si deve alla ripresa delle attività in Cina, il motore che nei mesi scorsi ha spinto gli indici verso punte record. Dopo aver destoccato in maniera massiva, i colossi siderurgici cinesi sono tornati in forza sui mercati del minerale di ferro e del coking coal. Prodotti che, insieme, valgono un quarto del trasporto marittimo transoceanico di prodotti secchi. Non a caso i noli sulle rotte Brasile- Cina e Australia-Cina sono rimbalzati rispettivamente del 170% e del 245% dai loro minimi. «Non mi stupirei se il Baltic continuasse a crescere sulla scia di un rinnovato aumento della produzione di acciaio cinese, tuttavia non penso che l'aumento sia straordinario», spiega un analista interpellato da Reuters. I brokers marittimi sono convinti che alla ripresa degli indici abbiano però contribuito anche altri fattori. A partire dall'aumento del raccolto di frumento in Australia, evento che ha costretto molti trader a rivolgersi al mercato dei noli. Non solo: la convenienza a stoccare commodities in mare, dati i prezzi bassi, sta facendo salire lentamente i prezzi. Non tutti, sia chiaro, sono convinti che il recupero economico cinese sia genuino e duraturo, nonostante la crescita imponente: il dubbio è che i forti acquisti sulle commodities abbiano più che a fare con le spinte speculative o l'esigenza di fare ristoccaggi. L. D. SEGNALI DI RISVEGLIO Dopo aver destoccato in maniera massiva, i big siderurgici di Pechino sono tornati a comprare minerale di ferro

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Phnom Pen. Aperto il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in Cambogia (sezione: Cina)

( da "AmericaOggi Online" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Phnom Pen. Aperto il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in Cambogia 18-02-2009 PECHINO. Il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in Cambogia si è aperto ieri a Phnom Pen. Kaing Guek Eav, detto 'Duch' (si pronuncia Doik), è considerato direttamente responsabile della morte di 15-20mila persone che sono transitate tra il 1975 ed il 1979 dalla prigione di Tuol Sleng o S-21, della quale era il direttore. Primo dirigente del partito comunista della Kampuchea, i cui membri sono conosciuti come 'khmer rossi', a sedere su un banco degli imputati. Duch è apparso a tratti sperduto e più vecchio dei suoi 66 anni. Quasi due milioni di cambogiani sono stati uccisi dai khmer rossi guidati da Pol Pot in una delle più mostruose vicende storiche del ventesimo secolo. Centinaia di sopravvissuti dei campi di sterminio dei khmer erano presenti nell'aula del tribunale per l'udienza di ieri, che è stata dedicata a questioni procedurali. Si prevede che il processo entrerà nel vivo in marzo mentre il tribunale, che è cambogiano ma è appoggiato dalle Nazioni Unite, emetterà il suo verdetto in settembre. Uno di loro, Chum Mey, ha ricordato tra le lacrime come sua moglie e i loro due figli siano stati uccisi per ordine di Duch nel campo S-21. "Vorrei chiedergli: perché portavi la gente ad essere torturata ed uccisa all'S-21? Perché hai torturato me e la famiglia?". "Le sue mani grondano sangue", ha aggiunto un altro sopravvissuto, Norng Chan Pal, la cui madre è stata uccisa sotto i suoi occhi. Uno degli avvocati di Duch, il francese Francois Roux, ha affermato che l'ex leader comunista si è dichiarato pentito e ha chiesto alle sue vittime di essere perdonato sostenendo di essersi limitato ad ubbidire agli ordini che gli venivano impartiti. Duch potrebbe diventare un testimone chiave contro gli altri quattro leader degli khmer rossi che il tribunale intende mettere sotto processo: l'ex luogotenente di Pol Pot conosciuto come "fratello numero due", Nuon Chea; l'ex presidente della Kampuchea Democratica, Kieu Samphan; l'ex ministro degli Esteri Ieng Sery e sua moglie. Tutti e quattro, al contrario di Duch, hanno negato di essere responsabili dei massacri. I comunisti cambogiani presero il potere nel 1975, dopo il collasso dell'apparato militare americano nel vicino Vietnam e lanciarono la loro "rivoluzione" svuotando in poche ore la capitale Phonm Pen. L'intera popolazione della capitale fu mandata ai lavori forzati nelle campagne nella convinzione che così sarebbe stata abbattuta la società "borghese". La S-21 fu una prigione riservata agli khmer rossi dissidenti che venivano torturati fino a quando non confessavano i loro presunti "tradimenti", per poi essere uccisi nei "killing fields" predisposti dai loro carnefici. La portata del genocidio compiuto da Pol Pot e dai suoi seguaci emerse dopo l'intervento delle truppe vietnamite che nel 1979 invasero la Cambogia. Era il periodo della Guerra Fredda e, siccome il Vietnam era alleato dell'URSS, i Paesi occidentali e la Cina sostennero il governo cambogiano in esilio del quale facevano parte gli khmer rossi. Pochi mesi dopo la deposizione di Pol Pot, l'allora leader cinese Deng Xiaoping lanciò un attacco militare "punitivo" contro il Vietnam, che si scontrò contro una forte resistenza. Migliaia di persone morirono dalle due parti prima che i soldati cinesi di ritirassero dalle sacche di territorio vietnamita che avevano occupato. Difendendo l'operato di Deng, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Jiang Yu ha ricordato che "il governo della Kampuchea Democratica aveva un seggio legale alle Nazioni Unite e aveva relazioni con oltre 70 Paesi".PECHINO. Il primo processo contro uno dei responsabili del genocidio degli anni '70 in Cambogia si è aperto ieri a Phnom Pen. Kaing Guek Eav, detto 'Duch' (si pronuncia Doik), è considerato direttamente responsabile della morte di 15-20mila persone che sono transitate tra il 1975 ed il 1979 dalla prigione di Tuol Sleng o S-21, della quale era il direttore. Primo dirigente del partito comunista della Kampuchea, i cui membri sono conosciuti come 'khmer rossi', a sedere su un banco degli imputati. Duch è apparso a tratti sperduto e più vecchio dei suoi 66 anni. Quasi due milioni di cambogiani sono stati uccisi dai khmer rossi guidati da Pol Pot in una delle più mostruose vicende storiche del ventesimo secolo. Centinaia di sopravvissuti dei campi di sterminio dei khmer erano presenti nell'aula del tribunale per l'udienza di ieri, che è stata dedicata a questioni procedurali. Si prevede che il processo entrerà nel vivo in marzo mentre il tribunale, che è cambogiano ma è appoggiato dalle Nazioni Unite, emetterà il suo verdetto in settembre. Uno di loro, Chum Mey, ha ricordato tra le lacrime come sua moglie e i loro due figli siano stati uccisi per ordine di Duch nel campo S-21. "Vorrei chiedergli: perché portavi la gente ad essere torturata ed uccisa all'S-21? Perché hai torturato me e la famiglia?". "Le sue mani grondano sangue", ha aggiunto un altro sopravvissuto, Norng Chan Pal, la cui madre è stata uccisa sotto i suoi occhi. Uno degli avvocati di Duch, il francese Francois Roux, ha affermato che l'ex leader comunista si è dichiarato pentito e ha chiesto alle sue vittime di essere perdonato sostenendo di essersi limitato ad ubbidire agli ordini che gli venivano impartiti. Duch potrebbe diventare un testimone chiave contro gli altri quattro leader degli khmer rossi che il tribunale intende mettere sotto processo: l'ex luogotenente di Pol Pot conosciuto come "fratello numero due", Nuon Chea; l'ex presidente della Kampuchea Democratica, Kieu Samphan; l'ex ministro degli Esteri Ieng Sery e sua moglie. Tutti e quattro, al contrario di Duch, hanno negato di essere responsabili dei massacri. I comunisti cambogiani presero il potere nel 1975, dopo il collasso dell'apparato militare americano nel vicino Vietnam e lanciarono la loro "rivoluzione" svuotando in poche ore la capitale Phonm Pen. L'intera popolazione della capitale fu mandata ai lavori forzati nelle campagne nella convinzione che così sarebbe stata abbattuta la società "borghese". La S-21 fu una prigione riservata agli khmer rossi dissidenti che venivano torturati fino a quando non confessavano i loro presunti "tradimenti", per poi essere uccisi nei "killing fields" predisposti dai loro carnefici. La portata del genocidio compiuto da Pol Pot e dai suoi seguaci emerse dopo l'intervento delle truppe vietnamite che nel 1979 invasero la Cambogia. Era il periodo della Guerra Fredda e, siccome il Vietnam era alleato dell'URSS, i Paesi occidentali e la Cina sostennero il governo cambogiano in esilio del quale facevano parte gli khmer rossi. Pochi mesi dopo la deposizione di Pol Pot, l'allora leader cinese Deng Xiaoping lanciò un attacco militare "punitivo" contro il Vietnam, che si scontrò contro una forte resistenza. Migliaia di persone morirono dalle due parti prima che i soldati cinesi di ritirassero dalle sacche di territorio vietnamita che avevano occupato. Difendendo l'operato di Deng, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Jiang Yu ha ricordato che "il governo della Kampuchea Democratica aveva un seggio legale alle Nazioni Unite e aveva relazioni con oltre 70 Paesi".

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Prestiti dalla Cina per il petrolio russo (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 18-02-2009 Prestiti dalla Cina per il petrolio russo PECHINO. Crediti finanziari in cambio di forniture petrolifere tra Mosca e Pechino: i colossi russi Rosneft e Transneft hanno siglato un prestito a lungo termine di 25 miliardi di dollari con la banca cinese per lo sviluppo, mentre Rosneft ha siglato con la società petrolifera nazionale cinese (Cnpc) un contratto per la fornitura di greggio alla Cina per 20 anni. Gli accordi sono stati firmati a Pechino in un incontro tra il vicepremier russo Igor Secin che è anche presidente di Rosneft e il suo omologo cinese con delega per l'energia Wang Qishan. Il maxi prestito cinese consentirà alle due società petrolifere russe di far fronte nel contesto della crisi ai debiti e alla necessità di investimenti per lo sviluppo.

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Il gas ha fatto boom (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

AUTO 18-02-2009 l'inchiesta Landi Renzo, dalla stalla alle stelle grazie alla crisi Il gas ha fatto boom DA CAVRIAGO (REGGIO EMILIA) GIAN PIERO PIAZZA P er quanto irriverenti e impietosi, i fatti dimostrano in tutta la loro cruda realtà che anche la crisi economica può diventare in qualche caso causa scatenante di una spinta al successo. Beneficiario di questo fausto paradosso, il Gruppo Landi Renzo, l'azienda emiliana che in poco più di 50 anni ha saputo cavalcare la tigre di un processo evolutivo fino a diventare leader mondiale nel settore dei componenti e dei sistemi di alimentazione alternativi a GPL e metano per autotrazione. In un mercato come il nostro dove la recente impennata del costo del petrolio ha incrementato in termini esponenziali l'adozione dell'impianto a gas su autovetture per uso privato, la Landi Renzo ha sicuramente tratto sensibili vantaggi. Ma la nuova frontiera del risparmio energetico applicato alla mobilità individuale non è un fenomeno circoscritto a scenari nazionali. Se in Italia l'esasperazione della domanda ha registrato nel 2008 sul mercato del nuovo un +174,1% per il GPL e un + 27,5% per il metano, il business del gas per autotrazione ha ormai raggiunto un'estensione planetaria, dalla Polonia, alla Turchia, fino a lontani Paesi come il Brasile, l'Argentina, il Pakistan, la Colombia, l'Ucraina, l'Iran e non ultima la Cina. In quest'immenso bacino di utenza dagli orizzonti sempre più vasti il Gruppo Industriale Landi Renzo è presente in oltre 50 Paesi, con una quota di mercato internazionale che supera il 30% e una percentuale di vendite all'estero pari a circa il 73% del fatturato complessivo. Mosca bianca nell'asfittico panorama delle imprese in progressivo stato di difficoltà, la Landi Renzo è cresciuta a ritmi incalzanti, con ricavi consolidati che negli ultimi quattro anni hanno toccato vertici di assoluta eccellenza. Il bilancio del 2004, che registrava un fatturato di 64,5 milioni di euro, è salito nel 2007 a 163,9 milioni, con previsioni per l'esercizio 2008 di un ulteriore salto di qualità calcolato in 206 milioni. Oggi il Gruppo Landi Renzo collabora con le più importanti case automobilistiche del mondo, alle quali fornisce componenti o sistemi completi. Un ulteriore motivo di orgoglio viene dalla partnership con il Gruppo Fiat, che ha scelto l'azienda emiliana come fornitore ufficiale per i sistemi GPL da installare direttamente in linea di assemblaggio sui veicoli nuovi della gamma Bravo, Grande Punto e Panda bi-fuel. E non finisce qui: «Con l'inizio della primavera - ci confida Corrado Storchi, 43 anni, responsabile marketing e comunicazione - la Landi Renzo sarà in grado di fornire alla Volkswagen sistemi a GPL applicabili sui motori a iniezione diretta». La storia di Landi Renzo segue il copione di un miracolo italiano ambientato a ridosso del secondo dopoguerra e costruito sulle basi di una lungimirante intraprendenza. Ragazzo di bottega nell'officina meccanica del fratello maggiore Medardo dove i motori a benzina dei veicoli industriali vengono trasformati per funzionare a gas, Renzo Landi nel 1954 crea una propria azienda coadiuvato dalla moglie Giovannina che segue la parte amministrativa e commerciale. Inizialmente le 'Officine meccaniche Renzo Landi' hanno sede nella stalla frettolosamente risistemata dietro la casa dove i coniugi Landi abitano, in via Luca da Reggio a Reggio Emilia. Ma per quel focoso ingegno che aveva intuito la progressiva affermazione dei sistemi a gas nel futuro dell'auto la vertiginosa scalata dalla stalla alle stelle diventa un traguardo accessibile. Agli inizi degli anni Sessanta l'azienda dà lavoro a 10 dipendenti e dispone di una gamma completa di apparecchiature per la conversione degli autoveicoli a GPL e a metano. In quel periodo comincia anche la trasformazione in chiave moderna con attività di vendita esterna e la creazione di una vera e propria rete commerciale a dimensione nazionale. Il salto di qualità si concretizza a partire dal 1963 con le esportazioni dirette verso Giappone, Francia, Belgio e Olanda e l'apertura verso i mercati dell'Europa orientale, dell'India e del Sudamerica. La leadership mondiale arriva con la seconda generazione. Nel 1977 Stefano Landi subentra al padre prematuramente scomparso e affianca la madre in quello che dal 1990 diventerà un Gruppo industriale con l'accorpamento di aziende all'avanguardia nella componentistica del settore, 24 rivenditori in Italia, 1000 officine autorizzate e una rete di clienti in tutto il mondo. Dal 2001 la Landi Renzo si è trasferita nel nuovo complesso di Cavriago, un edificio dall'architettura avveniristica con 200 addetti (altri 800 sono sparsi nel mondo) in cui si effettuano le fasi di assemblaggio dell'intera produzione. Landi Renzo è tuttavia qualcosa di più di una realtà industriale all'avanguardia con obiettivi indirizzati unicamente al profitto. Azienda sensibile alla salvaguardia della natura, il Gruppo sostiene iniziative per contribuire alla diffusione del rispetto per l'ambiente. E guarda al futuro della mobilità ecosostenibile investendo il 4% del fatturato e il 20% delle risorse umane in ricerca e sviluppo. Nel perimetro di Cavriago sta sorgendo il nuovo centro che diventerà operativo nel 2010 con un investimento di 15 milioni di euro. Obiettivo: l'auto pulita del domani. Un domani che si prospetta senza nubi: «Secondo un'indagine condotta da un'autorevole società britannica di analisi di marketing, la Frost and Sullivan - precisa Corrado Storchi - i sistemi a gas che nel 2006 avevano raggiunto nel mondo 2.900.000 unità saliranno entro il 2012 a 7.900.000». Viaggio a Reggio Emilia nell'azienda leader mondiale del settore: «Ecologia, tecnologia, risparmio: e cresceremo ancora» +66,5% la crescita percentuale delle auto a gas vendute nel 2008 rispetto all'anno precedente In tutto (dati Unrae) ne sono state acquistate 154 mila 2,5 i milioni di auto a gas attualmente circolanti sulle strade italiane. Alle vetture nuove vanno aggiunge quelle trasformate in postvendita 300 circa sono i modelli di auto a doppia alimentazione (benzina+Gpl o benzina+metano) attualmente presenti nei listini Lo stabilimento Landi Renzo di Cavriago (Reggio Emilia) La Fiat 500 "Flower" prodotta in soli 40 esemplari affidati dalla Landi Renzo agli installatori ufficiali per promuovere l'opportunità di convertire a GPL tutte le Fiat 500 1.4 benzina

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Greenpeace scopre il traffico di hi tech (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 18-02-2009)

Argomenti: Cina

Greenpeace scopre il traffico di hi tech Matilde Giovenale, 18 febbraio 2009, 16:02 Rifiuti Un vecchio televisore da rottamare, ma al cui interno era stato nascosto un dispositivo Gps. Con questo trucco, l'associazione ambientalista ha smascherato il traffico illegale di materiale tecnologico verso la Nigeria. E il paese africano è solo una delle molte destinazioni di questi traffici, scoperti anche in Ghana, Pakistan, Cina e India Un televisore di vecchia generazione non più riparabile contenente un dispositivo di tracking con collegamento Gps per la sua localizzazione: con questo escamotage Greenpeace ha smascherato un traffico illegale di rifiuti elettronici destinati al destinati al riciclo, "tracciandone" l'intero percorso. Gli scarti hi-tech lasciavano la Gran Bretagna sotto la falsa veste di beni di seconda mano per poi finire in Nigeria. Greenpeace ha nascosto il dispositivo di localizzazione all'interno del televisore rotto che ha consegnato all' UK's Hampshire county council, il servizio di riciclo in Gran Bretagna. Grazie al trasmettitore l'associazione ambientalista ha scoperto che invece di smantellare la tv in sicurezza nel Regno Unito o in Europa, l'azienda di riciclo del servizio, la BJ Electronics, l'ha esportata in Nigeria come "bene di seconda mano". L'operazione, eseguita insieme a Sky television (la sezione britannica di Sky), mette in luce come lo scarso impegno di molte aziende elettroniche rispetto alla gestione dei loro prodotti a fine vita stia inevitabilmente incrementando il fenomeno dell'esportazione di rifiuti pericolosi dall'Europa ai Paesi in via di sviluppo. Infatti, secondo Greenpeace, la Nigeria "è sola una delle molte destinazioni di questi traffici, scoperti anche in Ghana, Pakistan, Cina e India". L'organizzazione ambientalista spiega infatti che "migliaia di vecchi prodotti elettronici lasciano ogni giorno l'Europa per raggiungere l'Africa nonostante il divieto del Regolamento europeo di esportare rifiuti pericolosi, come sono considerate le Tv rotte irreparabilmente". Solo "alcuni" di questi articoli saranno riparati, ma "gran parte - continuano gli ambientalisti - finirà per essere smaltita in questi paesi, divenuti discariche a cielo aperto di Europa, Stati Uniti, Giappone e Corea del sud". Per Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, "le aziende possono fermare questo traffico illegale e pericoloso mettendo in commercio prodotti che siano privi di sostanze tossiche e assumendosi la piena responsabilità di gestire il riciclo in sicurezza dei propri articoli". Solo in questo modo, continua, "si può mettere fine a un fenomeno illegale e in crescita che avvelena la gente e i posti incontaminati dei paesi meno ricchi". Le aziende hi-tech dovranno quindi "aumentare i loro sforzi per raccogliere e trattare in modo sicuro i rifiuti elettronici", conclude.

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chimerica, le nozze in crisi tra cina e stati uniti - federico rampini vittorio zucconi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 1 - Prima Pagina Chimerica, le nozze in crisi tra Cina e Stati Uniti FEDERICO RAMPINI VITTORIO ZUCCONI «Vi odiamo ma non possiamo più fare a meno di voi». Le parole sono di Luo Ping, direttore generale della commissione di vigilanza bancaria cinese, uno dei massimi esponenti della politica monetaria del Paese. E riassumono lo stato delle relazioni tra Pechino e gli Stati Uniti nel mezzo della grande crisi dell´economia mondiale e alla vigilia della visita in Cina del nuovo segretario di Stato Usa Hillary Clinton. La superpotenza asiatica si sente infatti intrappolata in quella che viene chiamata "Chimerica", la simbiosi con gli Stati Uniti che negli anni scorsi ha spinto lo sviluppo cinese ma che ora è diventata portatrice di pericoli e minacce. L´abbraccio con l´America, per le implicazioni di tipo economico che comporta, può infatti trascinare a picco anche la Repubblica Popolare. E molti dirigenti di Pechino cominciano a sentirsi "ingannati": avevano creduto ciecamente alle promesse del sogno americano e oggi si ritrovano con duemila miliardi di dollari "congelati" per finanziare il loro principale partner economico. ALLE PAGINE 31, 32 E 33

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nel rione del silenzio dove tutti sanno tutto e nessuno dice niente - romina marceca (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina III - Palermo Nel rione del silenzio dove tutti sanno tutto e nessuno dice niente Il reportage Martedì processione in edicola: "Erano arrivati prima dei cronisti". Un bidello "è giusto tacere" ROMINA MARCECA è un silenzio assordante, quello del Borgo Vecchio. Il silenzio di un mondo a sé, di una città dentro la città, governata da regole impregnate di omertà. Ieri, già all´ora di pranzo, tutti sapevano grazie ai tiggì, della svolta nelle indagini su quel vecchio massacro avvenuto in piazza, davanti agli occhi di tutti che niente videro. è una storia vecchia, quella dell´omertà al Borgo. Negli ultimi cinque anni, tra omicidi e operazioni delle forze dell´ordine, la borgata si è sempre chiusa a guscio. Ogni arresto è arrivato solo al termine di complesse indagini. Dalla piazza nessuna collaborazione. Adesso, su nove commercianti interpellati, solo in due accettano di scambiare qualche parola con il cronista. «Ho chiamato la polizia dopo il delitto di Chiovaro e Lupo», racconta Domenico Zora, 33 anni, panettiere da tre generazioni. è l´unico a dire la sua in una piazza colorata e piena di odori che si incupisce alla vista di un taccuino: «La situazione è sempre la stessa, c´è un muro di gomma". Il panificio Imperia si affaccia su piazza Alfano, teatro dell´omicidio del 2002. «Da quel giorno - dice Zora - la pressione delle forze dell´ordine è stata continua. A me è arrivata una multa da migliaia di euro per un´evasione fiscale che, secondo la Finanza, ammonta a 180 mila euro». Poco più distante, tra via Principe di Scordia e via Speziale, nel 2004 un altro omicidio sconvolse il Borgo: quello di Giovanni De Luca, 20 anni. Al 113 arrivò una telefonata anonima. Il ragazzo fu ucciso con un colpo di pistola sparato in pieno viso, per questioni "d´onore". Dopo un anno la polizia ha identificato il presunto autore del delitto, un amico dell´ex fidanzata della vittima, grazie alle intercettazioni ambientali. Tra i quasi cento testimoni di quell´assassinio nessuno si è mai fatto avanti. Al civico 152 di via Scordia abita ancora la famiglia De Luca. Dal balcone una donna grida: «Non abbiamo nulla da dire, è tutta fatica sprecata». Le botteghe di frutta Tantillo sono due in piazza Alfano, una gestita dalla storica famiglia di fruttivendoli, l´altra da un nuovo titolare dopo la morte di Salvatore Tantillo. L´uomo è stato ucciso nella sua casa in piazza Principe di Camporeale. In carcere è finita la moglie: lo avrebbe strangolato durante il sonno dopo anni di umiliazioni e violenze. Bocche cucite e sguardi di ghiaccio dai due fruttivendoli: «Non ci interessano questi discorsi». Eppure in piazza gira voce che martedì in edicola i giornali sono andati a ruba. «Tutti - dice un cliente delle botteghe - già sapevano dell´arresto dei Cinà e ci sono rimasti male che ancora non fosse uscito niente». Altri «Non so» e «Non voglio parlare» arrivano dagli altri negozi della piazza: il bar Pecoraro, il panificio Santarita, due pescherie e una panineria ambulante. No, no e ancora no. Nel 2004, a perdere la vita tra i vicoli del Borgo, fu un extracomunitario ucciso a coltellate. Nessun testimone. E ancora, nel 2005, la gente del Borgo non negò aiuto a un giovane spacciatore di vicolo Vitrano: una soffiata lo avvertì che c´erano gli "sbirri" e lui fuggì sui tetti delle case. Fu acciuffato dopo l´assedio dei carabinieri nel quartiere. Sempre nel 2005, in ottobre, la polizia faticò non poco per mettere le manette ai polsi di due latitanti per tentato omicidio. Alla fine vennero controllate oltre 150 persone. Nel 2006, invece, i carabinieri furono accerchiati dalla gente del Borgo. In quaranta si scagliarono contro le gazzelle per evitare un blitz antidroga. «Se assistessi a un omicidio - confessa Ferdinando Margi, collaboratore scolastico alla materna Alessandra Parisi - non direi nulla alla polizia». Ma perché? «Qui bisogna guardarsi le spalle, io lo faccio da oltre trent´anni». Davanti alla scuola due bambini giocano a guardie e ladri, imitano il suono della sirena. Uno dice all´altro: «Scappa, zitto, non ti fare vedere, arriva la polizia».

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boom stranieri, servono gli alloggi (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina VII - Genova L´8,3% delle matricole non sono italiani. Marsonet: "Istituire corsi in lingua inglese" Boom stranieri, servono gli alloggi L´università di Genova si sente sempre più internazionale. «Con quest´anno l´8,3% delle matricole è rappresentato da studenti stranieri», dicono soddisfatti il rettore Giacomo Deferrari e il prorettore responsabile dell´internazionalizzazione, Michele Marsonet. Non solo: anche sul totale degli iscritti - al 31 gennaio era di oltre 36.000 - gli stranieri, con 2.366 studenti, rappresentano il 6,4%. Un dato positivo, che però pone non pochi problemi: «Ora abbiamo la necessità - spiega Marsonet - di istituire corsi in lingua inglese, come ci è stato ripetutamente chiesto in alcuni paesi, tra cui l´India. Ora i corsi in inglese sono pochissimi». Senza contare che questa invasione di studenti stranieri («Nel Nord Ovest le immatricolazioni sono superiori solo al Politecnico di Torino») pone non pochi problemi logistici: «Stiamo arrivando alla saturazione delle residenze - dice il rettore - e sarà necessario muoversi per trovare soluzioni». Gli studenti stranieri vengono in maggioranza da Albania (439 iscritti), Cina (294), Spagna (206), Ecuador (163) e Perù (95). Le facoltà più frequentata sono Lingue (360 iscritti), Medicina (322), Economia (318), Ingegneria (265) e Scienze politiche (260). (c. mal.)

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afghanistan, l'italia apre a teheran - vincenzo nigro (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 17 - Esteri Afghanistan, l´Italia apre a Teheran Visita a sorpresa di Frattini a Kabul. L´ambasciatore: troppi pericoli, via le Ong Obama telefona a Karzai, che annuncia: "Le tensioni sono superate" VINCENZO NIGRO ROMA - L´Italia lancia il suo "surge" per l´Afghanistan, un incremento di circa 200 uomini in vista delle prossime elezioni che però viaggia affiancato a un "incremento" politico assai ambizioso. La parola-chiave per il governo Berlusconi è una sola: Iran, nel senso di coinvolgere anche Teheran nella stabilizzazione politica dell´Afghanistan, all´interno di un progetto che assieme all´uso della forza militare dovrà basarsi sempre più sul confronto tra protagonisti (e anche nemici) come appunto Stati Uniti, Iran, India, Pakistan, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti. Il ministro degli Esteri Franco Frattini e gli ambasciatori con cui lavora da mesi hanno avviato l´idea di costruire una conferenza politica del G8 sul tema della stabilizzazione dell´Afghanistan. Poco alla volta, attorno a questa idea Frattini sta avvicinando uno dopo l´altro tasselli politici determinanti; ieri ha fatto il passo più forte a favore del coinvolgimento dell´Iran, chiedendo a Kabul il sostegno del presidente Karzai e annunciando poi pubblicamente l´invito a Teheran. «La questione non è se coinvolgere l´Iran, ma come, con quale formula, in che modo», ha detto Frattini alle agenzie di stampa che lo seguivano nella visita a Herat e Kabul. «Naturalmente vorremmo che l´Iran fosse presente come un interlocutore positivo, impegnandosi nella lotta al traffico di droga e al contrabbando di armi, isolando gli estremisti», tra cui Frattini continua ad includere Hamas, ma sempre meno Hezbollah. Il ministro degli Esteri ha riferito che il presidente Karzai, a cui l´idea era stata anticipata dall´ambasciatore d´Italia a Kabul, è d´accordo con la proposta. In verità Karzai negli ultimi mesi non ha avuto molti problemi con l´Iran, mentre i suoi rapporti erano precipitati al minimo con gli Usa che lo avevano portato al potere. Ieri notte Barack Obama gli ha fatto una telefonata, per annunciargli l´invio di altri 17.000 soldati; il presidente afgano ha commentato che «le tensioni con gli Usa sono superate, da adesso truppe americane e afgane torneranno a collaborare insieme al meglio». Tornando all´Italia, Frattini ha intenzione di invitare l´Iran alla conferenza che si terrà ai margini del vertice dei ministri degli Esteri del G8, il 27 e 28 giugno a Trieste. Oltre agli 8 Grandi, i presenti sarebbero quindi India, Cina, Egitto, Arabia Saudita, EAU, Australia, Turchia e Repubbliche centro-asiatiche. Tra l´altro - secondo l´AdnKronos - l´impulso politico italiano coinciderebbe con la revisione delle politiche per l´Afghanistan che verrà sancita dal vertice Nato di Strasburgo del 3-4 aprile. Proprio ieri l´ambasciata d´Italia a Kabul ha lanciato un invito a tutti i cooperanti delle Ong presenti in Afghanistan a lasciare il Paese perché le condizioni di sicurezza si sono pericolosamente deteriorate. Il generale Paolo Serra, comandante Isaf della regione Ovest, ha detto che il contingente italiano è continuamente impegnato in missioni per sventare azioni di kamikaze o altri tipi di attentati. Le Ong ieri sera hanno reagito sostenendo che è decisivo rimanere con personale civile in Afghanistan: «Si vince se si danno risposte ai bisogni concreti della gente, non solo se si mandano più soldati», dice Sergio Neri di Intersos, presente a Herat: «è vero che la situazione è peggiorata, ma non tanto da dover lasciare. E poi non ci è piaciuto il fatto che la decisione sia stata presa senza una valutazione comune».

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dalle ferrovie ai premi nobel la lunga marcia dei "chinamen" - (segue dalla prima pagina) (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 37 - Esteri Il racconto Dalle ferrovie ai premi Nobel la lunga marcia dei "chinamen" Oggi milioni di "sino americani" sono integrati perfettamente negli Stati Uniti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) (segue dalla copertina) Il cammino che in 140 anni ha portato la Cina degli ultimi imperatori e l´America dei disperati pionieri in carri coperti a divenire una realtà interdipendente, è costellato di mine, di missionari, di esplosioni, di crisi militari e di lento, inesorabile riconoscimento della necessità di convivere. E se l´America è una nazione di immigrati più meno regolari, è nel rapporto con la Cina e i cinesi che la cultura collettiva, lo «spirito di una nazione» con radici europee, hanno dovuto accettare, dopo aver cercato invano di respingerla anche con una legge che negli anni 30 ne proibì l´immigrazione, dimostrando la costante, la sfida più difficile, perché più riconoscibile nella diversità apparente, seconda soltanto alla «diversità» degli africani. Una alienità che si è manifestata non soltanto nella ghettizzazione dei primi centoquarantatrémila chinamen importati per deporre binari poi confinati nelle Chinatown da New York a San Francisco. La diffidenza per l´"asiatico" si traduceva e si alimentava nella difficoltà del rapporto ufficiale, politico, linguistico, fra una Cina in decomposizione, poi sotto occupazione, poi in guerra civile e infine coagulata nella dittatura comunista di Mao Zedong. Per un secolo la politica estera americana ha vacillato tra il risibile sogno di «isolare» dal mondo la nazione più clamorosamente popolosa del Pianeta e quello di agganciarla al carro del nuovo ordine mondiale, tra vacui ossimori come quello lanciato da Bush, che voleva le due nazioni «partners in competizione», fino all´incidente dell´aereo spia americano entrato in collisione con un caccia cinese, che costrinse l´inesperto presidente ad abbassare la cresta e chiedere scusa. Presidente successivi, da Roosevelt a George Bush il giovane, hanno cercato prima di forgiare la Cina a propria immagine, in un protoesperimento di esportazione della democrazia attraverso il molto poco democratico Chian Kaishek poi fuggito a Formosa oggi Taiwan. Poi di fermarla militarmente sul 38esimo parallelo in Corea, dal quale il generalissimo McArthur sognò follemente di lanciare l´assalto contro la Cina stessa. Poi di usarla come leva per spezzare l´asse comunista mondiale contro l´Unione Sovietica. Prima di rassegnarsi, cominciando dai mitici tavoli da ping pong di Kissinger, sotto Richard Nixon, a guardare l´inevitabile e a imporre il riconoscimento politico alla Repubblica Popolare cooptandola alle Nazioni Unite a al Consiglio di Sicurezza. Un evento che non mancò di sconvolgere i benpensanti e di resuscitare qualche brivido di ilarità razzista quando il primo ambasciatore cinese all´Onu dichiarò al suo sbarco a New York nel 1971 che Bejing avrebbe portato al mondo soltanto «peace, peace, peace». Un lodevole annuncio che nella pronuncia difettosa del bravo diplomatico suonò come «porteremo piss, piss, piss», che è altra cosa, meno nobile. Ora che oltre tre milioni di «sino americani», più legioni di «irregolari» scaricati dai container a Seattle e San Francisco, se sono ancora vivi dopo settimane vissute in scatola, sono non soltanto perfettamente integrati, ma al vertice della vita politica, accademica ed economica (Yahoo fu fondata dal taiwanese Yang Zhiyuan, in arte Jerry, e il Nobel Steven Chu è ministro dell´Energia nel gabinetto Obama) la questione razziale, lo stereotipo del chinaman che depone rotaie o lava a secco gli abiti dei bianchi tra zaffate di aglio fritto e tranci di pollo alle noccioline, è sepolto. Ma l´animosità verso «l´Impero al Centro del Mondo», la Cina, riaffiora nel nuovo terrore della globalizzazione, della delocalizzazione di impianti e lavoro oltre quell´Oceano che la ferrovia collegò nel 1869. Come il Giappone negli anni 70 e 80, così la Cina del Terzo Millennio è il «ladro nella notte» che succhia stipendi, salari e linfa all´America, promettendo di tradurre un giorno tutta questa trasfusione di ricchezza in potenza, secondo leggi storiche, e di sfidare sul campo di battaglia l´egemonia strategica degli Stati Uniti. A differenza del Giappone, che ostentava i propri marchi famosi, Sony o Toyota, Honda o Mitsubishi, come poi farà la Corea, la Cina è una potenza economica ancora stealth, invisibile. Le sue fabbriche lavorano sotto brand americani, sfornando computer e paperelle di gomma, rubinetteria e televisori per conto terzi, o mimetizzandosi con etichette anodine. Non compete con l´America, come Toyota fece con GM, o Sony contro Rca. Entra omeopaticamente nei grandi magazzini del discount, dove il prezzo basso comanda, si insinua, con il proprio capitalismo di stato, nei portafogli dei consumatori americani, finanziando i debiti delle loro carte di credito, e riempiendo il carrello della spese, con i prodotti che i suoi prestiti aiutano a comperare. E se la agenzia governativa Xinhua denuncia quel profumo di protezionismo che si sprigiona dal pacco di finanziamenti votato dal Congresso e che contiene misure protezionistiche per «comperare americano», nessuno, né a Beijing né a Washington pensa che l´enorme cordone ombelicale che ormai lega i grattacieli di Shanghai e quelli di Wall Street, le nuove ferrovie a levitazione magnetica con i mutui in sofferenza, possa essere tagliato senza uccidere insieme la madre e il bambino. Né la «soluzione giapponese», quel diktat americano che fece salire al cielo il valore dello yen, la moneta nipponica, e tagliò le gambe all´industria, può essere applicata allo yuan cinese con la stessa brutalità, perché asfissiare Shanghai significa togliere ossigeno a Washington. Ormai, simul stabant, simul cadent, insieme si reggeranno e insieme cadranno, i signori della ferrovie e i coolie che sistemavano i chiodi nelle traversine. Servi e padroni insieme, condannati a viaggiare o a precipitare sullo stesso treno della storia.

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la cina ha preso gli stati uniti come modello e partner nella svolta capitalista. ora la crisi mette in difficoltà il rapporto. ecco perché - federico rampini (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 35 - R2 La Cina ha preso gli Stati Uniti come modello e partner nella svolta capitalista. Ora la crisi mette in difficoltà il rapporto. Ecco perché FEDERICO RAMPINI dal nostro corrispondente pechino «Vi odiamo ma non possiamo fare a meno di voi». Alla vigilia dell´arrivo di Hillary Clinton a Pechino, uno dei massimi dirigenti della politica monetaria cinese sbotta in uno sfogo poco diplomatico che riassume perfettamente lo stato d´animo verso l´America. La Cina si sente invischiata in "Chimerica". Quella simbiosi con gli Stati Uniti che è stata la ricetta magica dello sviluppo oggi si trasforma in una trappola. L´abbraccio con l´America, per i suoi effetti economici può trascinare a picco anche la Repubblica Popolare. A fare quello sfogo insolitamente esplicito è Luo Ping, alto funzionario della Banca centrale, durante l´incontro con un gruppo di banchieri americani. Luo Ping dice ad alta voce quello che molti qui pensano: «Vi preparate a inondare i mercati finanziari con nuove emissioni di titoli del debito pubblico, nel 2009 stamperete Buoni del Tesoro per un valore tra i 1.000 e i 2.000 miliardi di dollari aggiuntivi. Noi sappiamo ciò che significa: il dollaro prima o poi è destinato a perdere valore. E con il dollaro si deprezzano gran parte dei nostri investimenti. Vi odiamo perché non possiamo fare altro che comprare i vostri Treasury Bonds». SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE A PAGINA 36

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Tra Stati e banche matrimoni a tempo (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-02-19 - pag: 1 autore: OBIETTIVO TRASPARENZA Tra Stati e banche matrimoni a tempo di Carlo Bastasin L' effetto placebo del G-7 è durato solo qualche ora. Già gli interventi pubblici dei giorni precedenti, a cominciare da quello di Washington, non avevano convinto. A ben poco potevano servire le dichiarazioni di principio dei Sette nello scorso fine settimana. L'economia globale e i mercati finanziari sono tornati preda della sfiducia: calano le capitalizzazioni di banche e impresee aumenta il rischio di instabilità in molti Paesi. Nell'economia reale i comportamenti degli investitori e dei consumatori si stanno adeguando con velocità impressionante al senso di impotenza nell'azione dei poteri pubblici. In Giappone il Pil cala al ritmo del 12% annuo, in Cina l'import è sceso del 47%mentre in Europa si rivedono le stime del reddito mese dopo mese. Per evitare una spirale di sfiducia, deve essere fermata la perdita di credibilità degli interventi pubblici, attraverso scelte che non abbiano riguardo per le preferenze politiche dei governi, ma solo per l'efficacia. I fatti d'altrondesi stanno occupando di rendere inevitabili scelte un tempo inaudite: si fa strada l'idea di un governo comune dell'economia europea per evitare il default di alcuni Paesi mentre tra Usa ed Europa si ipotizzano target coordinati per le Banche centrali. Ma la prima per importanza delle scelte antiideologiche è nazionalizzare le banche americane. Troppe analogie con la crisi del 1929 hanno fatto scattare automatismi politici semplificati. I governi si concentrano sugli ovvi rischi del protezionismo e sui meno ovvi benefici della spesa pubblica. Ma trascurano che la crisi in corso ha una natura tutta speciale, legata a un sistema finanziario ingolfato di cattivi debiti. Non vi può essere soluzione prima di aver sciolto questo nodo. L'attesa maggiore era rivolta ai piani dell'amministrazione Obama con un duplice obiettivo: uno stimolo fiscale di 787 miliardi di dollari e un pacchetto di salvataggio del sistema finanziario americano. Proprio sul secondo cruciale obiettivo il progetto è subito apparso in difetto. Il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, ha descritto un intervento pubblico inadeguato a ricapitalizzare le banche, disporre degli asset tossici e risolvere l'accumulo di mutui critici. Continua u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina

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Tre impegni per la ripresa globale (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-19 - pag: 8 autore: Le proposte dei premier italiano e inglese Tre impegni per la ripresa globale M ai è stata così grande la necessità di dialogo globale e di un'azione coordinata. Questi erano anche gli obiettivi delle decisioni prese nell'Unione Europea alla fine del 2008. Sia il vertice di Londra dei leader del G-20, sia la presidenza italiana del G-8 al vertice della Maddalena porteranno attorno allo stesso tavolo i leader delle maggiori economie del mondo e delle istituzioni economiche globali per fare fronte alla crisi. Il vertice di Londra e il vertice di Washington dello scorso anno hanno costituito una risposta d'emergenza all'incalzante crisi finanziaria ed economica che riguarda tutte le economie e tutti i Paesi. è necessario che i leader riuniti al vertice di Londra convergano per rafforzare il coordinamento internazionale e contribuire così alla ripresa della crescita economica globale. I leader mondiali devono assumere tre impegni. e Intraprendere ogni azione necessaria per restaurare la fiducia, stabilizzare i mercati finanziari e mettere in grado le famiglie e le imprese di superare la recessione globale. r Riformare e rafforzare il sistema finanziario ed economico globale per garantire che una simile crisi non si ripeta. t Riportare l'economia globale sul binario di una crescita sostenibile low-carbon, a basse emissioni di gas serra. Noi non possiamo permettere a questa crisi di farci arretrare rispetto alla globalizzazione. Le misure protezionistiche riducono la crescita in tutto il mondo, ci privano dei benefici del commercio globale e confinano milioni di persone nella povertà. Il nostro obiettivo deve essere un sistema finanziario ed economico internazionale per il ventunesimo secolo che riconosca le nuove realtà, basandosi su standard e principi comuni che già esistono. Un sistema che sia fondato su economie aperte e non protette, mercati del capitale internazionali e non nazionali e una competizione globale e non locale. Dobbiamo affrontare i livelli e gli obiettivi della supervisione e regolamentazione. Di fronte a flussi di capitale globali, ma con regolatori soltanto nazionali e regionali, dobbiamo oggi concordare una nuova era di cooperazione e coordinamento tra Paesi, in modo da avere principi etici e giuridici comuni e nuove regole per un mondo nel quale i flussi di capitale sono globali. Al vertice di Londra dovremmo cercare di concordare una Carta dei principi per la regolamentazione e supervisione finanziaria. Il vertice del G-8 alla Maddalena sarà l'occasione per andare anche oltre, con l'adozione di un insieme condiviso di principi e regole comuni sulla correttezza, integrità e trasparenza delle attività economiche e finanziarie internazionali, come recentemente discusso dai ministri economici e finanziari del G-7/G-8. Dobbiamo, quindi, utilizzare i vertici di Londra e della Maddalena per proteggere i più poveri in questa fase di recessione globale e assicurare che le azioni intraprese per conseguire la ripresa economica siano coerenti con le nostre comuni aspirazioni verso un futuro low-carbon e una crescita sostenibile. Dunque, il centro del dibattito al vertice della Maddalena riguarderà le sfide dello sviluppo, del cambiamento climatico e dell'energia e il modo per rilanciare una crescita globale sostenibile. La crisi attuale tocca tutti noi ed è di vitale importanza che agiamo insieme per trovare le soluzioni e intraprendere le azioni necessarie. Per essere efficace, la ripresa richiede non solo interventi governativi coordinati, ma anche il pieno contributo del settore privato. I nostri due vertici devono restaurare la fiducia e dare un forte segnale internazionale perché le banche continuino a garantire il credito e consentano alle imprese di investire nel futuro. Per riuscirci, dobbiamo coinvolgere le principali economie emergenti: il processo del G-20 avviato a Washington le coinvolge in pieno, e la presidenza italiana del G-8 vuole rafforzare il dialogo già avviato con Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica, attraverso un partenariato stabile e strutturato. L'Italia intende anche coinvolgere un Paese musulmano, arabo e africano come l'Egitto. Entrambi i Governi, britannico e italiano, sono impegnati a rafforzare il proprio impegno a coinvolgere i leader africani e altri, e la società civile in patria e a livello internazionale. è solo lavorando insieme, dimostrando quelle capacità di leadership responsabile e di coordinamento di cui il mondo ha tanto bisogno, che possiamo trovare le migliori soluzioni ai problemi attuali. Siamo sicuri che le troveremo. Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio italiano Gordon Brown Primo ministro britannico AZIONI CONDIVISE Ai prossimi summit di Londra e della Maddalena le priorità saranno stabilizzazione dei mercati, riforme finanziarie e sviluppo eco-sostenibile

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Il 90% del Pil mondiale per il G-20 (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-19 - pag: 8 autore: GEOMETRIE VARIABILI Il 90% del Pil mondiale per il G-20 p Il premier britannico Gordon Brown ospiterà a Londra il vertice del G-20 del 2 aprile, che riunirà le 19 maggiori economie del mondo: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Regno Unito, Russia, Turchia, Stati Uniti, Sudafrica. Il ventesimo membro è l'Unione Europea. Partecipano anche Fmi e Banca Mondiale. Il G-20 rappresenta il 90% del Pil mondiale, l'80% degli scambi internazionali e due terzi della popolazione del pianeta. Il Regno Unito è presidente di turno dell'organizzazione per il 2009. Il G-20 è stato istituito formalmente dal G-7 del 26 settembre 1999 e il primo vertice si è tenuto a Berlino pochi mesi dopo

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In sordina, arriva il Buy Chinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-02-19 - pag: 10 autore: Federalismo neoprotezionista. Barriere asiatiche In sordina, arriva il «Buy Chinese» Luca Vinciguerra SHANGHAi. Dal nostro corrispondente I n tempi di crisi come di prosperità, la Cina si conferma il Paese dei paradossi. Dopo aver criticato la campagna del "buy american" rispolverata dall'Amministrazione Obama, Pechino riesce a fare perfino di peggio promuovendo (in sordina) la campagna del "buy local". L'imperativo categorico ad acquistare materie prime, semilavorati e prodotti di prima necessità sul mercato domestico non viene dal Governo centrale, ma dalle Province. Che di fronte al ritorno a casa di eserciti di emigrati rimasti senza lavoro hanno varato una serie di disposizioni per utilizzare al meglio le risorse locali (non quelle dell'intera Cina, ma della sola Provincia) e minimizzare le importazioni.L'iniziativa più clamorosa è quella annunciata dall'Anhui. Questa povera Provincia, serbatoio di braccia a basso costo per le industrie manifatturiere di Shanghai e del Jiangsu, ha da poco annunciato un pacchetto di misure per proteggere i grandi gruppi locali dalla concorrenza straniera. Da marzo, recita la disposizione del Governo dell'Anhui, le aziende meccaniche, elettromeccaniche e di costruzioni dovranno utilizzare l'acciaio prodotto da Maanshan Steel, cioè dall'industria siderurgica locale. Da aprile, invece, tutti i produttori di energia saranno tenuti a «cooperare strettamente» con le miniere di carbone locali. E da maggio le due case automobilistiche, Chery Automobile e Jianghuai Auto, riceveranno una serie di incentivi per aumentare le loro vendite sul territorio; inoltre, le autorità governative e le compagnie di taxi locali saranno obbligate ad acquistare veicoli prodotti dai due gruppi automobilistici della provincia. Ma l'Anhui non è l'unica regione cinese ad aver ceduto alle tentazioni neo-protezionistiche. Approfittando del Capodanno Lunare, altre province hanno approvato misure a sostegno dell'industria locale. Nella città di Changchun, provincia di Jilin, le autorità governative dovranno comprare auto del gruppo cinese Faw e verranno date agevolazioni ai consumatori che sceglieranno queste autovetture. Nella provincia di Hainan i Governi locali e le società di taxi dovranno comprare auto prodotte nella regione da Haima. A Pechino nessuno ha avuto niente da obiettare, sebbene in Cina il "protezionismo locale" sia vietato ormai da quasi una decina d'anni. L'INIZIATIVA Molte Province hanno varato leggi che obbligano uffici pubblici e governativi a comprare prodotti locali, dall'acciaio alle vetture

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Protezionismo federalcinese (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-02-19 - pag: 12 autore: ... LE STRATEGIE DELLE PROVINCE Protezionismo federalcinese L a Cina non fa parte della cristianità, ma applica alla perfezione l'antico detto francese, sempre convinti che charité bien ordonnée, commence par soi-même ( la carità comincia da se stessi). Non solo va privilegiato il made in China, ma ogni provincia sponsorizza il made in Anhui piuttosto che il made in Henan o il made in Hangzhou. è un preoccupante segno dei tempi. In Europa finora non si è visto molto protezionismo, nei cui confronti il Mercato Unico rappresenta comunque, anche per le produzioni extra Ue, una forma di deterrente psicologico, se non pratico. Ma non esistono dubbi che negli Stati Uniti il sentire popolare è assai più vicino al Congresso, che ha messo nella sua legge per il rilancio dell'economia varie norme chiaramente protezioniste, che non all'Amministrazione, che si è affrettata a dichiarare fedeltà al liberoscambio. Durerà? Europa e Usa terranno fede? Gli umori, in America soprattutto, non sono buoni. Vedremo come reagirà la middle America quando Washington gli dirà che per salvare le banche occorrono altri 2.500 miliardi di dollari. Dopotutto anche in America charity begins at home.

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Il Tfr in azienda per un anno (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-19 - pag: 17 autore: Competitività. Le risorse destinate all'Inps potrebbero andare in un fondo di garanzia che sostenga il credito alle Pmi «Il Tfr in azienda per un anno» La proposta della presidente di Confindustria Marcegaglia per rilanciare l'economia Vincenzo Rutigliano FOGGIA Cambio di destinazione per il trattamento di fine rapporto: in azienda per un anno invece che all'Inps.A proporre la misura straordinaria è il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ieri a Foggia ha incontrato gli imprenditori di Capitanata guidati da Eliseo Zanasi. «Si potrebbe arrivare –dice – alla decisione che per un anno i flussi di tfr non vadano all'Inps ma vengano tenuti all'interno delle imprese» oppure potrebbero «servire a creare un fondo di garanzia che sostenga il credito per le Pmi». Una misura di questo tipo permetterebbe alle aziende di conservare quei capitali indispensabili per superare la crisi e, se adottata, sarebbe una di quelle decisioni concrete che il leader degli industriali definisce fondamentali «perché se non c'é credito si blocca il sistema delle imprese, ancor più nel Sud». Interventi da predisporre rapidamente come la possibilità che la Cassa Depositi e Prestiti anticipi alle imprese i crediti che queste vantano con le pubbliche amministrazioni. La proposta del presidente degli industriali trova una Cgil possibilista. «Se la Marcegaglia –dice il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini –si riferisce a quella parte del Tfr non utilizzato dai lavoratori per la previdenza complementare, e che dal 2007 le aziende con oltre 50 dipendenti versano all'Inps, riteniamo che sia legittimo che il sistema delle imprese chieda che quelle risorse vengano utilizzate tutte a sostegno delle attività produttive e dello sviluppo del Paese».Mentre per l'ex ministro del lavoro, Cesare Damiano, «l'idea del presidente di Confindustria è giusta, ma lo strumento che propone ci lascia alquanto perplessi. La costituzione di un fondo – dice – implica anche la definizione di chi lo gestisce e con quale trasparenza ». Ma il presidente Marcegaglia ha anche ricordato la necessità che «il Governo intervenga a sostegno dell'economia come sta accadendo in tutti i paesi europei e anche negli Stati Uniti e in Cina». Anche cioè se occorre misurarsi con il problema del debito pubblico l'Esecutivo deve fare di più. Per questo Confindustria riapre la partita del credito di imposta sugli investimenti che, spiega Marcegaglia, sarà oggetto di «una richiesta specifica al ministro dell'Economia,insieme a quella di evitare gli sprechi che si sono verificati in passato. La misura è indispensabile soprattutto nel Mezzogiorno visto che oggi non è finanziata e sono 7.550 le richieste rimaste senza copertura finanziaria». Ma non solo, là dove gli interventi sono stati varati si deve passare subito alla fase esecutiva, come per gli ammortizzatori sociali: «La decisione è stata presa, è positiva, ma ora il Governo stanzi subito i soldi, cinque miliardi, lo faccia in modo cash e lo faccia subito». Stessa rapidità per il fondo di garanzia di 450 milioni di euro previsto nel decreto 185 per i Confidi: «Il Governo lo renda subito operativo». Servono interventi rapidi anche per le infrastrutture, non solo per quelle di grandi dimensioni, ma anche per quelle medie e piccole che potrebbero partire subito e che sosterrebbero la domanda, come chiede anche l'associazione dei costruttori (Ance) che ne ha individuate per 5 miliardi di euro. Ma per farlo occorre tagliare i nodi burocratici che ne rallentano l'esecuzione: «Serve una norma - ha detto il presidente- semplice che stabilisca tempi certi: gli enti cioè devono dire che entro 1-2 mesi si deve procedere alla realizzazione delle opere pubbliche ». E se, per superare la crisi «non c'è e non ci sarà bisogno di nazionalizzare le banche», la tempestività è resa urgente anche dal rischio che la crisi allarghi il gap tra il Nord e il Sud del Paese. Secondo i dati del Comitato per il Mezzogiorno di Confindustria - a Foggia è intervenuta anche il presidente del Comitato, Cristiana Coppola - il divario è infatti di 42 punti in percentuale di pil pro capite tra Centro Nord e Centro Sud. GIUDIZIO POSITIVO La Cgil apre al progetto: «Legittimo chiedere i fondi non utilizzati dalla previdenza integrativa per aiutare la produzione»

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Ai più virtuosi aliquote su misura (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-19 - pag: 22 autore: La richiesta delle aziende di valvolame Ai più virtuosi aliquote su misura MILANO La crisi non risparmia nessuno. Come già successo per le piastrelle di Sassuolo (si veda Il Sole 24 Ore del 23 novembre 2008), anche i rubinetti del Verbano-Cusio-Ossola sono costretti a sperimentare la cassa integrazione. Il distretto dei "due laghi" (d'Orta e Maggiore), leader nella rubinetteria e nel valvolame ha 9mila addetti diretti e altri 2mila nel solo indotto. è il rappresentante più significativo a livello internazionale: aveva finora saputo, pur nelle difficoltà, rispondere con una certa efficacia alla sfida della concorrenza asimmetrica della Cina. L'Italia è oggi il principale produttore mondiale di barre di ottone, la materia prima per fabbricare valvole per impieghi idrotermosanitari e rubinetti cromati per i bagni, di cui il nostro Paese è leader mondiale con il più importante surplus commerciale del mondo. Ma adesso la crisi comincia a mordere anche qui. Racconta Ugo Pettinaroli, 58 anni, imprenditore di seconda generazione, amministratore delegato dell'azienda di famiglia di San Maurizio d'Opaglio (Novara) fondata dal padre e dallo zio, oltre che responsabile dell'Avr-Anima per il settore: «I produttori di barre denunciano un forte calo del mercato. è indubbio che il settore, a cominciare dall'inizio di quest'anno, ha cominciato a segnare il passo. Alcune aziende si stanno già fermando. Altre hanno iniziato le procedure per la cassa integrazione. è la prima volta che succede. Servirebbero aiuti concreti per l'edilizia. Risulta invece insufficiente, e di difficile applicazione, la ventilata fiscalità di distretto che non sappiamo ancora come, e se, potrà funzionare». Le imprese principali locali, capaci di fatturare individualmente più di 2,5 milioni di euro l'anno, sono oltre un'ottantina: il giro d'affari aggregato supera 1,3 miliardi di euro. Senza considerare i componenti e gli accessori, il "cluster" esporta per quasi un miliardo di euro, secondo i dati della Fondazione Edison. Tra i punti di forza del distretto c'è anche un significativo numero di grandi e medie imprese: la percentuale è infatti superiore alle altre aree sistema. Ma adesso la situazione potrebbe cambiare. Dice Carlo Zucchetti, 47 anni, amministratore delegato del gruppo di Gozzano (Novara): «Non dobbiamo nasconderci dietro un dito. Il distretto non sta andando bene nel suo complesso. C'è una situazione a macchia di leopardo. Nel senso che ci sono aziende da sempre molto attente all'esposizione bancaria che preferiscono camminare sulle proprie gambe. Esistono invece realtà con gestioni più allegre. E questo è anche uno dei motivi per il quale sarà difficile trovare il sistema per applicare la nuova tassazione basata sul bilancio consolidato dell'area sistema». Da Borgomanero (Novara) gli fa eco Alberto Nobili, 50 anni, Ceo delle omonime rubinet-terie, che chiede al Governo incentivazioni alla ristrutturazione delle aziende: «Invece di una complessa fiscalità di di-stretto, sarebbe molto più semplice, e auspicabile, un abbassamento delle aliquote che premierebbe i migliori». F.V. IL DEBUTTO DELLA CASSA I produttori di barre di ottone necessarie alla lavorazione dei rubinetti accusano il forte calo della domanda mondiale

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Salvare il sistema-Biella con supporti finanziari (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-19 - pag: 22 autore: Strategie di rilancio. Donatelli (Confindustria): insufficiente la fiscalità di distretto «Salvare il sistema-Biella con supporti finanziari» La Cina ha portato dall'1 al 15% i sussidi all'export dei prodotti tessili Franco Vergnano MILANO Il Governo italiano non ha finora sostenuto il tessile, mentre la Cina moltiplica i sussidi all'export del settore.La denuncia viene da Luciano Donatelli, presidente dell'Unione industriale biellese e vicepresidente di Confindustria Piemonte con delega per l'internazionalizzazione. Nei giorni scorsi Donatelli, 60 anni, ha fatto scendere in campo il distretto biellese scrivendo una lettera aperta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pubblicata anche dal Sole 24 Ore di ieri. «Mi è appena arrivata una mail dall'organizzazione internazionale Ccmi – attacca Donatelli – dove si dice che mercoledì scorso il governo cinese ha portato dall'1%al 15%i sussidi alle esportazioni tessili con l'obiettivo dichiarato di aumentare la competitività di prezzo sui mercati internazionali. Ma non basta. Il documento spiega anche che Pechino, per sostenere nel lungo termine un comparto con 20 milioni di occupati, intende intervenire in maniera proattiva per favorire i consumi domestici e lo sviluppo di marchi nazionali; aiuterà le Pmi locali sul piano finanziario e sei servizi assicurativi all'export; incentiverà l'innovazione. In questa situazione diventa ancora più pressante, e urgente, il nostro appello a Berlusconi affinchè intervenga per salvare la nostra area sistema che rischia l'estinzione. E sicuramente non è sufficiente la nuova fiscalità di distretto, un'operazione sulla quale sono molto scettico, soprattutto per la difficoltà di applicare il provvedimento ». Le cifre del "cluster" biellese che snocciola Donatelli sono di tuttorispetto, nonostante l'area abbia dimezzato gli occupati (riducendoli a 20mila) rispetto agli anni 60: sui 60 milioni di metri di tessuti prodotti dall'Italia, il 50% viene realizzato a Biella, con punte che arrivano fino all'80%per le lavorazioni di alta gamma che presentano un maggior valore aggiunto. Il tutto contro gli 800mila metri della Gran Bretagna e 1,2 milioni cinesi, sempre nella fascia fine. «Questo significa –fai conti Donatelli – che noi abbiamo il controllo sul 40% dei dieci milioni di vestiti venduti annualmente in tutto il mondo nella fascia di prezzo tra i mille e i tremila euro. Sono cifre che ci dicono come si tratti non solo di un problema biellese, ma di tutta l'Italia. Per questo non bisogna permettere al "cluster" di arretrare. Dobbiamo tenere presente che c'è anche un'integrazione di filiera. Molti vestiti vengono infatti confezionati dai nostri stilisti che, a loro volta, li vendono sui mercati esteri. Il rischioè quello che venga disperso tutto il patrimonio tecnico, professionale e di ricerca accumulato in decenni. Sarebbe un danno gravissimo perché significherebbe non trovarsi preparati a cogliere le nuove opportunità di mercato. La crisi non può durare all'infinito. Le scorte si stanno esaurendo e, prima o poi, ci dovrà pur essere un rimbalzo». Il distretto di Biella ha investito in ricerca e innovazione: «Stiamo lavorando - aggiunge Donatelli – per diversificare il nostro settore dal "fashion". Con il Navaltex sperimentiamo i tessuti per la nautica. Inoltre siamo sulla nuova frontiera dell'hi-tech per i materiali dell'aeronautica, della difesa e dello sportwear. Abbiamo anche un accordo con l'Australian wool innovation (Awi) per le fibre naturali ». Da Biella chiedono di fare presto su diversi fronti: in primo luogo i controlli e la tracciabilità del prodotto («importiamo articoli cancerogeni per le tinture»); servono inoltre sostegni finanziari per le Pmi.

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Private equity: da locuste a locomotive (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-02-19 - pag: 40 autore: INTERVENTO Private equity: da locuste a locomotive di Robert Tomei* N ell'attuale crisi economica il private equity può divenire un partner ideale per i governi per rilanciare l'economia reale a livello mondiale in un rinnovato contesto virtuoso di concertazione tra i principali stakeholders, Governi, imprese, banche, sindacati, grandi investitori e private equity. In questa ottica, il private equity ha la forza finanziaria potendo ragionevolmente contare nei prossimi anni su circa 2.000 miliardi di dollari di equity da investire a livello mondiale, di cui 450 miliardi eredità del passato, 550 miliardi appena raccolti nel 2008 e altri 1.000 miliardi da raccogliere tra il 2009 ed il 2011, forti dell'intenzione dichiarata dalla maggior parte dei grandi investitori istituzionali (fondi pensione, casse di previdenza, fondazioni, assicurazioni) di aumentare e/o mantenere invariata la loro esposizione al private equity. Oltre a ciò, il private equity ha già dimostrato in passato di avere le competenze industriali necessarie per "mettere mano" in modo efficace/efficiente alla gestione operativa delle aziende. Al momento nessun altro attore di mercato sembra in grado di interpretare questo ruolo considerando che le aziende sono focalizzate sul "mettere ordine in casa" in un'ottica di breve periodo, le banche commerciali sono in crisi di liquidità, le banche d'investimento e gli hedge fund hanno subito un forte ridimensionamento e sono alle prese con un modello di business da rivedere e i fondi sovrani sono rimasti fortemente "scottati" dalle perdite subite a seguito del crollo delle borse e si trovano sempre più a dover fronteggiare situazioni di difficoltà in casa propria (es. Dubai, Cina, Russia ecc..). Affinché i private equity possano divenire effettivamente una "locomotiva" per lo sviluppo è però necessario che sia adottata, da questi ultimi, una logica meno mordi e fuggi, ottimizzando il mix di interventi in azienda tra misure volte alla ristrutturazione ed alla crescita che favoriscano la sostenibilità dell'azienda e un allineamento d'interessi con tutti gli stakeholders, incluso i dipendenti, il tutto in un contesto di aumentata trasparenza e accountability al pubblico del proprio operato e dei propri risultati rispetto al passato. La forte responsabilizzazione dei private equity deve vedere, in un'ottica di concertazione, anche una presa di coscienza e di responsabilità di tutti gli altri stakeholders. In particolare, i Governi devono continuare a stimolare, con interventi straordinari, consumi e investimenti agendo in modo mirato a supporto di settori strategici e promuovere un ambiente favorevole agli investitori, le imprese devono concentrarsi sul sanare le sacche di inefficienza esistenti e ove possibile - iniziare a reinvestire in innovazione e sviluppo, le banche devono progressivamente aprire i rubinetti del credito per le aziende meritevoli, a fronte di un accurato processo di istruttoria e i sindacati devono guardare, con maggiore favore, all'introduzione di misure che possano rendere il mercato del lavoro più flessibile per aumentare l'occupazione. Dal lato dei grandi investitori istituzionali, è auspicabile una canalizzazione di risorse al private equity, in un approccio di sistema lungimirante, teso ad alimentare l'operatività di quegli attori meglio posizionati per stimolare il rilancio dell'economia e, quindi, offrire i rendimenti più interessanti in una fase di fortissimi ribassi sui prezzi di acquisto. In sintesi, un'opportunità per riattivare un circolo virtuoso di ripresa dell'economia in cui i private equity possano supportare il processo di ripresa trasformandosi da locuste a locomotive dello sviluppo. * Ceo Advanced Capital GLI STRUMENTI Il settore può stimolare l'economia, forte dei 2mila miliardi di dollari di cassa a disposizione

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LA CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film Shinjuku ... (sezione: Cina)

( da "Unita, L'" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

LA CINA CENSURA JACKIE CHAN L'ultimo film del popolare attore Jackie Chan film Shinjuku Incident è stato vietato dopo che la produzione ha rifiutato di tagliare alcune scene violente. Shinjuku è diverso da altri film di kung-fu di Chan: racconta di un immigrato cinese coinvolto in una guerra di malavita a Tokyo. E IL LIBANO CENSURA L'OMO-FILM Doveva uscire oggi, ma Help, film libanese su prostituzione e omosessualità di Marc Abi Rached, non sarà distribuito in Libano. Lo hanno censurato le autorità locali perché 28 dei suoi 87 minuti contengono «frasi volgari» o «scene riconducibili all'omosessualità». U2, ESCE IN IRLANDA NUOVO CD Il nuovo disco degli U2 uscirà in Irlanda il 26 febbraio, in Gran Bretagna e nel resto del mondo il 2 marzo. I fan irlandesi potranno dunque avere in anteprima mondiale di No Line on the Horizon. POMPEI, NUOVO COMMISSARIO Renato Profili dopo appena un anno e mezzo, e con passati contrasti con il sovrintendente Guzzo, lascia l'incarico di commissario straordinario degli scavi di Pompei. Lo sostituisce Marcello Fiori, dirigente generale della Protezione Civile. In pillole

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<Anche Teheran al tavolo regionale> (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

MONDO 19-02-2009 «Anche Teheran al tavolo regionale» DI LUCA GERONICO M issione a sorpresa a Herat e Kabul del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha lanciato una "seconda fase" diplomatica per la stabilizzazione in Afghanistan di respiro regionale lanciando pure un possibile ruolo anche l'Iran. La condizione ha precisa il titolare della Farnesina è che Teheran si comporti come «un interlocutore positivo», combattendo il traffico di droga, il contrabbando di armi ed isolando gli estremisti. Frattini, dopo aver visitato il nostro contingente a Camp Arena, la base militare di Herat, nel pomeriggio ha incassato il consenso del presidente afghano Hamid Karzai. Se presto avrà il via libera degli alleati, Usa in primis, l'Italia potrebbe invitare l'Iran alla Conferenza sulla stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, che si terrà a margine della riunione dei ministri degli Esteri del G8 a Trieste dal 25 al 27 giugno. A quella Conferenza diplomatica, convocata proprio nello spirito di un approccio regionale da affiancare a quello militare, l'Italia ha già deciso di invitare, oltre ai due Paesi interessati, anche India, Cina, Egitto, Arabia Saudita, E- mirati arabi uniti, Australia, Turchia e Repubbliche centroasiatiche. Ieri Frattini ha pure confermato la disponibilità dell'I- talia a inviare altri 200- 250 soldati (che dovrebbero aggiungersi ai 2.300 già dispiegati sul terreno che entro giugno dovrebbero diventare 2.800) per rafforzare la sicurezza nel Paese in occasione delle elezioni presidenziali del prossimo 20 agosto. Questi dovrebbero aggiungersi ai 500 che entro giugno rafforzeranno i 2.300 già sul terreno portando così il contingente stabile a 2.800 unità. Una richiesta in tal senso dovrebbe arrivare oggi nel corso della riunione informale dei ministri della Difesa della Nato, in programma oggi e domani a Cracovia, a cui parteciperà pure il segretario alla Difesa Usa, Robert Gates. Dopo aver espresso ai militari italiano la «gratitudine personale» e quella di «tutte le forze politiche» per il lavoro svolto dal contingente italiano, il ministro degli Esteri ha confermato che «il governo è fortemente intenzionato a consolidare ulteriormente e a rafforzare la presenza in Afghanistan». «Il ministro della Difesa La Russa, non lo esclude, io personalmente lo auspico », ha aggiunto L'obiettivo è che l'Italia «continui ad essere attore protagonista» nel processo di stabilizzazione e ricostruzione del Paese. «È un dovere morale verso la comunità internazionale e verso il popolo afghano», ha sottolineato il responsabile della Farnesina. A Kabul il capo della Farnesina apre a un coinvolgimento dell'Iran purché sia un «interlocutore positivo»

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Scajola: crisi, basta con i corvi (sezione: Cina)

( da "Avvenire" del 19-02-2009)

Argomenti: Cina

ECONOMIA 19-02-2009 PREVISIONI E RICETTE In assenza di credito, con la proposta sul Tfr le aziende avrebbero a disposizione più liquidità Scajola: crisi, basta con i corvi Governo contro i pessimisti. Marcegaglia: il Tfr resti in azienda DA ROMA NICOLA PINI L a valutazione della crisi e delle misure per contrastarla provoca scintille tra il governo e la Confindustria. Ne è testimonianza l'affondo lanciato ieri dal ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola che se l'è presa con i «corvi» che diffondono scenari pessimistici, citando espressamente l'organizzazione degli industriali. Nessuna replica dalla presidente Emma Marcegaglia che non nasconde di considerare insufficienti le misure messe in campo dall'esecutivo e ha preso il centro della scena lanciando la proposta di lasciare alle imprese i flussi del Tfr dei lavoratori che sono versati all'Inps: un modo, ha detto, per sostenere la liquidità delle aziende mentre il credito langue. L'idea piace a Confcooperative («premierebbe le imprese ad alta intensità di lavoro»), ottiene mezzo sì dalla Cgil e lascia «perplesso» l'ex ministro Cesare Damiano (Pd). Intanto Silvio Berlusconi difende l'operato del governo ma sottolinea l'inefficacia del G8 (riunito sabato scorso a Roma) nel dare risposte concrete alle recessione globale. «Le posizioni dei più importanti Paesi sono identiche e tutti dicono che dobbiamo agire in modo coordinato ha detto il premier . Ma poi, quando si tratta di decidere siamo ancora lontani dal trovare cosa fare veramente e avere soluzioni soddisfacenti». Tornando al Tfr, Marcegaglia ha proposto che «per un anno i flussi di Tfr non vadano all'Inps, ma restino all'interno delle imprese ». Oppure si utilizzino per «creare un fondo di garanzia che aiuti il sistema del credito alle piccole e medie imprese». Il riferimento è stato specificato è ai flussi del trattamento di fine rapporto che, dopo la riforma del 2007, nelle imprese sopra i 50 dipendenti vengono dirottati all'Inps se il lavoratore non ha scelto un fondo pensione. Secondo il leader di Confindustria «il tema è fondamentale e servono decisioni perché se non c'è credito si blocca il sistema delle imprese». E ha rimarcato che «è assolutamente necessario, come accade in tutti i Paesi europei, in Usa e Cina, che il governo italiano sostenga l'economia» dato che «molte imprese non riescono ad andare avanti». Nei giorni scorsi anche il presidente Fiat ed ex capo di Confindustria Luca di Montezemolo era intervenuto sulla crisi tracciando previsioni preoccupanti e chiedendo al governo di convocare una sessione straordinaria con le parti sociali. L'appello, arrivato all'indomani del varo del pacchetto «salvaauto » non dev'essere piaciuto negli ambienti governativi. E stessa reazione ha provocato la diffusione da parte del Centro studi di Confindustria dell'ultimo bollettino previsionale, con il Pil stimato sempre più in calo (- 2,5% nel 2009). Scajola ieri è stato esplicito: «Finiamola con questi corvi ha accusato ogni volta che escono valutazioni di organismi internazionali come Ocse o Fmi, subito dopo vedo posizioni più dure di Confindustria, ogni volta c'è un carico» più pesante. Secondo il ministro «sarebbe meglio vedere il bicchiere mezzo pieno» perché si devono «trasformare le difficili sfide della congiuntura in opportunità». Scajola concorda sulla necessità di aiutare le Pmi tanto che ieri ha annunciato un tavolo specifico «finalizzato a vedere quanto è possibile fare» per il «tessuto portante» dell'economia italiana. Intanto giovedì 26 al ministero dello Sviluppo si riunirà il tavolo tecnico sul tessile, settore particolarmente esposto alla crisi. Il ministro critica le previsioni di Confindustria Che propone un anno di blocco delle liquidazioni Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia (Ansa)

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le mille bugie dei testimoni del delitto sotto torchio i commercianti del borgo - alessandra ziniti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

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Pagina IX - Palermo Dopo l´arresto degli assassini dei due giovani, verranno convocati in questura titolari e impiegati delle botteghe Le mille bugie dei testimoni del delitto sotto torchio i commercianti del Borgo Nuccio racconta "I Cinà vivevano chiusi in casa per la paura di essere uccisi" ALESSANDRA ZINITI L´omertà del Borgo Vecchio li aveva protetti dalla polizia ma non avrebbe potuto evitare la vendetta. Per questo i Cinà vivevano chiusi in casa. «Elio Graziano, quello che comanda al Borgo, ha chiamato al nonno e ha fatto partire i suoi figli, uno l´ha fatto andare a Torino, uno è stato qualche mesetto e dopo è risceso. Per ora non escono più di dentro. Camminano sempre con la moglie, con i figli, per scudo. Il fratello di Chiovaro, in carcere, dice che appena esce ci l´ha fari cacari». Così Fabio Nuccio, il testimone oculare del duplice delitto di sette anni fa nella piazza del Borgo Vecchio, ha raccontato come padre e figli, arrestati due giorni fa dalla squadra mobile, hanno vissuto negli ultimi anni, temendo la vendetta dei familiari di Antonino Lupo e Vincenzo Chiovaro. Ma l´indagine non finisce qui. Anche se i sette anni trascorsi hanno mandato in prescrizione il reato di favoreggiamento, per i commercianti del Borgo che hanno coperto gli assassini c´è in vista un´imminente convocazione in questura. A tutti quelli delle botteghe che si affacciano sulla piazza, gli investigatori chiederanno se anche ora, dopo la testimonianza di Nuccio, intendono ribadire le incredibili dichiarazioni di allora. L´ordinanza di custodia cautelare ne offre una rassegna più che eloquente. Anzitutto i due commercianti che si video prelevare dai banchi due dei coltelli utilizzati per la mattanza. Piero Madonia il pescivendolo e Salvatore Tantillo il fruttivendolo (ucciso anni dopo dalla moglie) dissero entrambi di non aver visto nulla. Il pescivendolo: «Ero in pescheria, stavo per chiudere, ho visto confusione in strada ma mi sono disinteressato di ciò che poteva essere successo e ho continuato a rassettare le casse di pesce all´interno del frigorifero». Il fruttivendolo: «Stavo leggendo il giornale, ho sentito confusione, mi sono incuriosito, ho guardato fuori e ho visto due persone per terra, una che sembrava già morta, l´altra che si muoveva. Spaventato dalla presenza di tutto quel sangue, sono rimasto seduto all´interno del negozio e ho continuato a leggere, ho capito la gravità dei fatti solo dopo che la polizia me lo disse. Non so perché Adamo ha lavato il sangue dalla mia macchina, forse per una questione di rispetto nei miei confronti». Eppure, secondo Nuccio, furono i primi a tentare di fermare i Cinà: «Chi minchia fai? Tu ´cca un mi fai vuscari cchiu ´u pane». E che dire di Carlo Pillitteri, il titolare della famosa osteria "Da Carlo"? «Ho saputo qualcosa solo quando me l´ha detto la polizia». E i Lo Dico della Taverna azzurra: «Ci siamo affacciati solo dopo l´arrivo dell´ambulanza». I più coraggiosi, quelli che hanno parlato, hanno dato tutti un´unica versione: «Ci sembrava un incidente stradale».

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le buone cose di ottimo gusto design contemporaneo in mostra - carlo brambilla (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Milano Le buone cose di ottimo gusto design contemporaneo in mostra A Giussano "Il buono, il brutto e il cattivo" percorso didattico nella creatività applicata ai prodotti di massa CARLO BRAMBILLA Cosa hanno a che fare "le buone cose di pessimo gusto" di gozzaniana memoria con i più innovativi oggetti del design contemporaneo? Che differenza c´è tra "Good Design" e bel design? E in che misura la crisi economica planetaria potrà influenzare il disegno industriale? Rendendolo più essenziale? O forse, al contrario, più eccessivo e inutile proprio per scacciare la paura? Sono alcune delle provocazioni culturali a cui vuole rispondere l´affascinante mostra multimediale Il buono, il brutto e il cattivo, fino al 29 marzo negli spazi di Villa Sartirana a Giussano. Un percorso didattico che conduce il visitatore tra esempi del passato, del presente e del futuro in mezzo a pannelli fotografici e testuali, interviste e installazioni video, computer interattivi e pezzi emblematici che hanno fatto la storia del design. Dai primi televisori Brionvega disegnati da Marco Zanuso, alla storica lampada "Eclisse" di Vico Magistretti, fino agli ultimi computer Apple disegnati da Jonathan Ive. Spiega Didi Gnocchi, giornalista, direttore di Ultrafragola, che ha promosso l´iniziativa con il Comune di Giussano, curatrice della mostra insieme a Francesca Molteni: «Abbiamo voluto raccontare il design soprattutto come fenomeno di costume. Ricostruire la storia recente attraverso gli oggetti quotidiani usati per una vita, per domandarci dove stiamo andando. E approfondire, in particolare, il concetto di "Good Design". Il buon design dei grandi maestri, capace di essere semplice, funzionale, etico ed estetico. Per capire come cambia questo concetto abbiamo chiesto a una serie di noti architetti e designer di dare una breve definizione di "buono", "brutto" e "cattivo" design. Fornendo degli esempi». Molte le risposte stimolanti esposte all´interno della mostra. Mario Botta: «Il buon design è quello capace di interpretare al meglio i problemi del proprio tempo. Come la lampada "Parentesi" di Achille Castiglioni, che riduce al minimo l´elemento di artificio per avere una lampada con una sua mobilità. Cattivo design è tutta la paccottiglia che abbiamo intorno. Il brutto design è quando il design non ce la fa. è un´idea, magari anche forte, però non sviluppata sufficientemente». Cini Boeri: «Il termine design vuol dire progettazione di un oggetto. Se devo scegliere un buon design mi viene in mente Gio Ponti. Brutto è un oggetto che non ti spiega il suo utilizzo. Il cattivo design è peggio ancora. è quello che ti fa passare per design un oggetto costosissimo, fatto con materiali sbagliati, solo perché ha una firma». Una sezione della mostra è dedicata a Dieter Rams, capo progetto del Dipartimento di Design della Braun, tra il 1955 e la fine degli anni Novanta. E al suo decalogo del buon design. Le dieci qualità che ogni buon oggetto deve possedere. Essere: innovativo, utile, estetico, auto-espicativo, discreto, onesto, durevole, resistente, eco-compatibile, meno disegnato possibile. Un´altra sezione per Bruno Munari, con una serie di video divertenti che ironizzano su oggetti di buon design particolarmente riusciti, come un´arancia, dei piselli o una rosa. Ma anche alla bruttezza si può finire per affezionarsi. Ecco perché i visitatori vengono accolti all´ingresso dalla voce di un attore che recita La signorina Felicita di Guido Gozzano: «Sei quasi brutta, priva di lusinga, nelle tue vesti campagnole, ma la tua faccia buona e casalinga, ma i bei capelli di color del sole, attorti in minutissime trecciuole, ti danno un tipo di beltà fiamminga».

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turismo e sviluppo, puglia alla bit - paolo viotti (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XV - Bari Turismo e sviluppo, Puglia alla Bit Non solo enogastronomia, la nuova scommessa è sulla cultura La Regione premiata per il miglior portale. Oggi la presentazione della guida ai luoghi diventati set cinematografici PAOLO VIOTTI La Puglia sbarca alla Bit di Milano e viene subito premiata. è quello pugliese il miglior portale turistico italiano. Il sito www. viaggiareinpuglia. it si aggiudicato ieri il Bit awards, il premio nazionale destinato alle migliori campagne di comunicazione turistica. Il riconoscimento è stato ricevuto ieri a palazzo Mezzanotte dall´assessore regionale al Turismo, Massimo Ostillio e dal direttore generale di Innova Puglia, la società che gestisce la piattaforma del sito, Francesco Saponaro, alla presenza della sottosegretaria al Turismo, Michela Vittoria Brambilla. Il premio è stato attribuito dopo l´esame comparato di una serie di iniziative Itc (Information Technology Communication) in tutta Italia condotto dall´università La Sapienza di Roma che ha definito il portale pugliese «il migliore in Italia per navigabilità, accessibilità, efficienza, organizzazione, funzionamento, qualità delle informazioni e dei contenuti». Un sito, quello pugliese in costante evoluzione. «Stiamo facendo passi in avanti enormi - ha detto Ostillio a margine della presentazione di oggi - per presentare la Puglia come un sistema turistico integrato. Sono pienamente soddisfatto - ha aggiunto l´assessore - del risultato che dimostra la bontà del lavoro finora svolto. Sono convinto che il mix di pubblico e privato esistente all´interno della governance del portale sia la carta vincente, perché in grado di soddisfare a 360 gradi le esigenze dell´utente turista». Oltre il premio, lo stand che rappresenta la Puglia alla borsa internazionale del turismo brulica di attività e appuntamenti. Ieri l´assessore regionale all´Agricoltura, Enzo Russo, ha presentato la guida dell´agriturismo in Puglia, la manifestazione Apulia Wine (che si terrà a Lecce dal 14 al 16 marzo al castello Carlo V) e gli eventi enoturistici del Movimento turismo del vino in programma per il 2009 Presentato anche il volume fotografico sulla Puglia Night Parade - 120 pagine che hanno ricordato i momenti più salienti delle decine di spettacoli andati in scena. L´assessore Ostillio ha rilevato come: «I dati economici che sono emersi dai giorni della Puglia NightParade e che sono stati elaborati dai ricercatori delle università pugliesi confermano la bontà delle iniziative, che stanno assicurando un adeguato ritorno socioeconomico per la Puglia». Oggi, invece, l´assessore al Mediterraneo, Silvia Godelli e il presidente della Regione, Nichi Vendola, presenteranno la guida cine-turistica della Apulia Film Commission. Interverranno Franco Chiarello, Sergio Rubini e Silvio Maselli. La seconda tavola rotonda è intitolata: "Puglia, dal brand turistico allo sviluppo economico", un occasione per fare il punto su iniziative e progetti che vedono coinvolta la Regione Puglia nell´edizione 2009 della Bit. Molto attivi anche Province, comuni e aziende di promozione turistica della Puglia. Il commissario dell´Azienda turistica Apt di Foggia, Nicola Vascello, ha presentato ieri ufficialmente, la candidatura di Monte Sant´Angelo come sito Unesco, nell´ambito dell´itinerario Italia Longobardorum. Monte Sant´Angelo, in caso di accoglimento della candidatura, sarà il terzo sito Unesco in Puglia. SEGUE A PAGINA VI

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"otium ludens" va a ravenna dopo i trionfi in russia e cina (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina XXI - Napoli Circa 170 pezzi provenienti dalle ville marittime dell´antica Stabiae "Otium Ludens" va a Ravenna dopo i trionfi in Russia e Cina Dopo Russia e Cina, l´antico "dolce far niente" di Stabia torna nel Belpaese. Sarà Ravenna, nel Chiostro di San Nicolò dal 14 marzo al 4 ottobre, ad ospitare l´unica tappa italiana di "Otium Ludens-Stabiae, cuore dell´impero romano". Circa 170 pezzi in mostra tra affreschi, stucchi e orpelli - tutti oggetti di svago creativo, come suggerisce il titolo - provenienti dalle ville marittime dell´antica Stabiae. Quasi tutti proposti per la prima volta al pubblico italiano dopo lunghi lavori di restauro. Tra le suggestioni dell´esposizione, il video "Stabiae, the last night", una ricostruzione virtuale dell´eruzione del 79 d. c. che travolse Villa San Marco, una delle fastose dimore in cui sono stati trovati i reperti; e la proposta di un ipotetico impianto sonoro degli ambienti, resa possibile grazie alle ricerche della cattedra di archeomusica dell´università di Trento: la musica degli strumenti d´epoca si fonderà ai suoni della natura, dall´usignolo pompeiano all´acqua del pozzo. La mostra ha fatto il giro del mondo riscuotendo ovunque consensi: dopo il Museum Art di Hong Kong, grande omaggio le è stato tributato all´Hermitage di San Pietroburgo dove il leggendario Michel Pietrosky, direttore del museo, ha detto di non assistere «da anni ad un´esposizione così affascinante». E il quotidiano britannico "The Times" l´ha inserita tra le migliori dieci mostre del 2008. Alla presentazione di ieri, al Museo Archeologico di Napoli, sono intervenuti, tra gli altri, il soprintendente archeologo di Napoli e Pompei Pietro Guzzo ed Elsa Signorini, direttrice della Fondazione Ravenna Antica che accoglierà "Otium Ludens". La Signorini ha parlato dell´importanza «dello scambio tra le aree napoletane e ravennati. Un filo rosso che nasce proprio dalla ricchezza delle ville di entrambe le località, e che continuerà oggi con questa mostra, ideale prosecuzione di "Otium. L´arte di vivere nelle domus romane di età imperiale" realizzata da noi l´anno scorso». (giovanni chianelli)

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a khartum tra rabbia e paura "se arrestano bashir sarà il caos" - fabio scuto (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

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Pagina 19 - Esteri A Khartum tra rabbia e paura "Se arrestano Bashir sarà il caos" E L´Aja accusa il presidente del Sudan per i massacri in Darfur Il reportage Dal 2003 la rivolta nella regione ha provocato 300mila morti e oltre due milioni di profughi La replica del generale: "La Corte? Una zanzara nell´orecchio di un elefante" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO KHARTUM - Restano accese fino a tarda notte le luci dell´imponente complesso del ministero della Sicurezza sulle rive del Nilo Bianco. Le voci che continuano a rimbalzare da New York di un prossimo mandato d´arresto del Tribunale internazionale dell´Aja contro il presidente Omar Bashir per i massacri nel Darfur attraversano la città e si spargono come sabbia impalpabile mossa dal vento. L´offensiva diplomatica alle Nazioni Unite per cercare di ottenere dal Consiglio di sicurezza il differimento del mandato d´arresto per 12 mesi - come stabilisce l´articolo 16 del Trattato di Roma che istituì la Corte penale Internazionale - è fallita la scorsa settimana. Soltanto 9 dei 15 membri del Consiglio si sono detti favorevoli e la sconfitta diplomatica è arrivata a Khartum come un colpo di frusta. Il conto alla rovescia è cominciato, oggi dalla Corte Penale Internazionale potrebbe essere resa nota la decisione sulla sorte di Bashir. Ma nonostante ciò il regime minimizza e ostenta sicurezza. «Queste voci che si susseguono hanno solo lo scopo di bloccare i tentativi di negoziato in corso in Qatar fra governo e ribelli del Movimento Giustizia e Eguaglianza (Jem, ndr)», dice con convinzione Mutrif Sidik, sottosegretario agli Esteri nel suo elegante ufficio da dove si gode una vista mozzafiato dei due rami nel Nilo, quello Bianco e quello Azzurro, che si uniscono qui a Khartum per scorrere poi in un unico corso verso l´Egitto. Sidik espone la sua teoria: «Il problema è semplice, il Sudan non aderisce alla Corte Penale Internazionale, quindi le sue decisioni non ci riguardano». Il possibile imputato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l´umanità, il generale-presidente Bashir si fa beffe del Tribunale. Ha ricevuto dall´ultimo vertice dell´Organizzazione per l´Unità Africana a Addis Abeba la piena solidarietà e sostegno, diventato ancor più solido dopo l´elezione alla presidenza dell´Oua di Muhammar Gheddafi. E anche la non sempre cristallina Lega Araba si è schierata a fianco di Khartum definendo l´azione del procuratore generale dell´Aja Luis Moreno Ocampo come un «tentativo di neocolonialismo in Africa». La Corte penale internazionale è solo «una zanzara nell´orecchio di un elefante» sostiene con baldanza l´ex generale che da vent´anni guida con mano dura il Sudan. Bashir si era convinto che con amici "potenti" nel Consiglio di sicurezza - come la Cina (primo partner commerciale del Sudan) e la Russia - si potesse trovare una via d´uscita. Pechino, Mosca e la Lega Araba hanno avvertito sulle conseguenze di un mandato d´arresto contro il presidente del Sudan, il gigante d´Africa, che tenta di sanare le piaghe della guerra civile Nord-Sud - due milioni di morti fra il 1983 e il 2005 - e quelle del Darfur, la regione grande come la Francia, teatro di una rivolta e di una carneficina che dal 2003 ha provocato 300 mila morti e oltre due milioni di profughi. Per affrontare questa grave emergenza umanitaria le Nazioni Unite hanno organizzato con l´Unamid la più grande e costosa missione umanitaria della sua storia, con migliaia di caschi blu impegnati a proteggere e assistere i rifugiati sostenuta dall´impegno di decine di Ong, un esercito di pace che conta 32 mila persone. Un impegno economico che necessita di 1 miliardo e mezzo di dollari l´anno. Questo processo è accompagnato da nuovi negoziati di pace in Qatar fra gli emissari di Khartum i ribelli del Jem, il gruppo più rappresentativo fra quelli che non hanno firmato l´accordi pace raggiunto a Abuja nel 2006. Una pace "frettolosa", con il bisogno di Onu e Stati Uniti di dover annunciare rapidamente un successo della diplomazia, ma che ha lasciato fuori dall´accordo movimenti, gruppi politici e tribali che danno vita ancora a episodi di guerriglia insignificanti militarmente ma che lasciano quella parte del paese in condizioni di estrema insicurezza e impediscono il ritorno dei rifugiati nelle zone d´origine. E´ del destino di questa gigantesca operazione umanitaria e politica che si preoccupa Ban ki-Moon. Il segretario generale dell´Onu ha chiesto l´altro giorno a Bashir di reagire «in modo responsabile» se verrà emesso contro di lui un mandato d´arresto. Dichiarazione che ha mandato su tutte le furie il governo sudanese. Il timore è che il regime soffiando sulla piazza metta a rischio installazioni, impianti e personale delle Nazioni Unite presenti nel Paese. Già da una settimana è stato elevato a "livello quattro" l´allerta di tutto il personale delle Nazioni Unite. Timore alimentato dagli stessi sudanesi che hanno preavvertito l´Onu dell´ondata di rabbia e collera collettiva che potrebbe scaturire se Omar Bashir diventerà il primo capo di Stato in funzione a essere messo sotto accusa dalla Cpi. «Se la Corte penale internazionale è un organismo indipendente come sostiene Ban perché allora il segretario dell´Onu parla in suo nome?», si interroga il portavoce della diplomazia sudanese Ali Sadiq. E quale sarà poi il comportamento della comunità internazionale? «Le pongo una semplice domanda - dice Mahjub Fadl Bakri, portavoce del presidente Bashir in un salotto del palazzo che un tempo era la residenza del governatore inglese Gordon e che oggi ospita la presidenza - che è la stessa che porrei a tutti i rappresentanti dei Paesi che aderiscono al Cpi: se verrà emesso un mandato d´arresto gli ambasciatori di questi paesi come considereranno Bashir, un imputato o un presidente?». Sulla destino di Bashir pesano anche motivi di opportunità politica e alcune considerazioni di natura strategica. Il Sudan confina con 9 differenti Stati, che a vario titolo in un modo o nell´altro hanno fatto sentire il loro intervento nella guerra. Egitto, Libia, Ciad, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Uganda, Kenya, Etiopia, Eritrea. Ciascuno di questi paesi in tempi diversi ha armato, sostenuto e protetto questo quel gruppo ribelle contro Khartum. L´ordine di arresto per Bashir potrebbe scatenare il caos facendo fare al Sudan un pericoloso salto nel vuoto. Riprenderebbero fiato le tentazioni secessioniste in un Paese che è una federazione di 25 Stati percorsi da tensioni politiche, economiche, tribali, etniche. Quelle del Sud Sudan ricco di petrolio ricomposte nell´accordo di pace raggiunto nel 2003, quelle della Nubia, quelle dei movimenti ribelli darfuriani che non hanno voluto firmare l´accordo di pace di Abuja del 2006. Uno spezzettamento di sigle tale da rappresentare un rompicapo anche per gli esperti dell´Onu che provano a censirle. Da quella firma di pace in Nigeria si sono registrati scontri fra bande ribelli, fra tribù un tempo alleate, arabi contro arabi, africani contro africani. Tutti contro tutti. Lo spettro che si aggira ha già un nome: la "somalizzazione" del Sudan.

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biella, la patria dei filati di lusso dove il made in italy sta per sparire - paolo griseri (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

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Pagina 29 - Economia Biella, la patria dei filati di lusso dove il made in Italy sta per sparire A rischio mille fabbriche: "Servono subito 250 milioni" PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO BIELLA - Se l´armatura è buona, se la passapezza sa fare bene il suo mestiere, se i terzisti hanno costruito buone rocche su cui avvolgere il filato� Allora, e solo allora, può capitare che ti arrivi una telefonata come quella che ha ricevuto Filippo Uecher due settimane fa: «Un cliente statunitense mi chiama per gli aggiornamenti sugli affari e mi dice: �Sai che il tuo tessuto è stato scelto per rivestire i divani dello studio Ovale della casa Bianca? ´». Così, come se fosse una commessa qualsiasi? «Non è una commessa qualsiasi ma, non per presunzione, sono cose che capitano quando si lavora a certi livelli negli Usa. Due anni fa abbiamo fornito il tessuto per il salotto di Madonna». Miracoli del made in Italy. Che infatti rischia di scomparire: «Servono 250 milioni per salvare il distretto tessile biellese», dice il presidente degli industriali, Luciano Donatelli. Non sono solo i 20 mila posti di lavoro a rischiare: «E´ un distretto che produce il 40 per cento dei tessuti di pregio utilizzati in tutto il mondo». Un distretto fatto di piccole, medie e grandi aziende. Marchi noti, come Ermenegildo Zegna o Cerutti, «ma se vi dico Yanga, alzi la mano chi la conosce nel grande pubblico», scherza Nicoletta Bonino, responsabile del Centro studi dell´Unione industriale di Biella (una delle più antiche d´Italia). Effettivamente è un marchio poco noto. Anche perché la clientela è molto selezionata: si tratta di quella quarantina di signori che vivono quasi sempre in Texas, a Houston, e che indossano le tute della Yanga solo quando galleggiano negli abitacoli delle astronavi. Insomma, che la filatura biellese sia in grado di proporre tessuti eccezionali dovrebbe essere fuori discussione. Filippo Uecher è un tale, non l´unico da queste parti, che prepara il tessuto con la stessa cura con cui i vignaioli della Langa scelgono gli acini che diventeranno Barolo: solo pochi fili pregiati diventano trama, ordito e stoffa. Con le operaie passapezza, racconta Filippo, «che al tatto sanno riconoscere le imperfezioni» e gli esperti davanti allo schermo «che noi chiamiamo il Tribunale», per scoprire eventuali falle di lavorazione. Com´è possibile che tutto questo lavoro di alta specializzazione rischi di scomparire? Nei giorni scorsi Donatelli ha scritto una lettera aperta a Berlusconi per lanciare l´allarme: «Illustrissimo presidente, lasciar morire un bacino d´eccellenza come il nostro è come chiudere una miniera d´oro in un paese di orafi». Nell´Italia della moda e dello stile, sembra autolesionista privarsi del tessile: «Ma non è solo colpa dell´attuale governo - dice Donatelli - le responsabilità sono bipartizan. In questo paese vince chi grida e si strappa le vesti. Noi siamo abituati diversamente». è vero: senza scomodare Quintino Sella, il biellese Giuseppe Pella, ex premier (come si direbbe oggi) degli anni �50 si vantava di non aver mai fatto favori alla sua città natale. Che però oggi è costretta a uscire dal riserbo e a battere cassa: «Non siamo abituati - ammettono gli industriali - ma sappiamo che senza intervento pubblico il nostro settore farebbe la fine del tessile inglese». Una fine ingloriosa: «Oggi - rivendica Donatelli - il polo europeo del tessuto di qualità siamo noi». Senza quei 250 milioni l´eccellenza biellese non durerà a lungo. Serve anche una legge europea che consenta di ricostruire la storia di una stoffa. Bruxelles però non vuole saperne: «A novembre - ricorda Donatelli - ho incontrato Tony Blair a un convegno. Gli ho detto: �Lei mangerebbe una bistecca senza sapere da dove viene? ´». In queste condizioni battere la concorrenza cinese e turca diventa piuttosto arduo. Ma a Biella c´è chi ci riesce. Nicoletta Bonino riassume orgogliosa la storia della Vitale Barberis Canonico, «una media azienda di Trivero che vende tessuti di alta qualità all´alta società cinese». Loro invadono il mercato italiano con stoffe low cost e da Biella rispondono esportando in Cina abiti per mandarini. Finché dura: «A meno che - commentano amaramente a Biella - il governo non pensi di favorire alcuni settori, come l´auto, a scapito di altri non meno importanti». L´incontro con il ministro Scajola è stato fissato a Roma per il 26 febbraio.

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Fiera Bologna gioca in difesa (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 17 autore: Fiera Bologna gioca in difesa Emilio Bonicelli BOLOGNA La Fiera di Bologna del dopo Montezemolo parte da un aumento di capitale di 15 milioni di euro e da un piano industriale che segna una decisa inversione di rotta rispetto alla precedente amministrazione. Le strategie di sviluppo, per il triennio 2009/2011, sono state illustrateieri al Cda dal nuovo amministratore delegato, Federico Minoli, con la consapevolezza di dover affrontare un fatto nuovo e imprevedibile: «Una crisi economica che, anche solo un anno fa, sembrava un raffreddore e che invece è una polmonite». Per questo al centro del piano c'è una difesa «con le unghie e con i denti», «contro tutto e contro tutti», in particolare contro «l'aggressività di Fiera Milano», delle manifestazioni presenti a Bologna. Poi la necessità di una solida struttura finanziaria e dei conti. Da qui la richiesta ai soci, che dovranno rispondere nelle prossime settimane, di 15 milioni per investimenti e per ridurre l'indebitamento, insieme a una drastica attenzione ai costi, con l'obiettivo di risparmiare nel triennio 8 milioni, riducendo gli sprechi e rinegoziando i contratti con i fornitori. L'obiettivo è di avere il bilancio in pareggio nel 2010, anche grazie al passaggio ai principi contabili Ias, a fronte di un rosso per 4,8 milioni nell'esercizio 2008. Il cash flow dovrebbe essere sempre positivo nel triennio, periodo in cui i ricavi sono previsti stabili, intorno ai 130 milioni. Svolta decisa negli investimenti. Cancellati i «pesanti» progetti immobiliari per acquisire quartieri espositivi a Belgrado e in India, le risorse stanziate (circa 26 milioni di euro) verranno impiegate per sviluppare nuove manifestazioni specialistiche, per acquisire eventi in Russia e Cina, per rinnovare le strutture di Bologna Fiere che, in alcune sue parti, soffre di obsolescenza tecnica ed estetica. Circa possibili alleanze strategiche, di cui da tempo si parla, il piano industriale è stato elaborato nella prospettiva «stand alone», anche se vi saranno intese all'estero con Rimini Fiera e non mancano «dossier aperti» con altri organizzatori.

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Con le norme del Reach ora in pericolo molte Pmi (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 18 autore: INTERVISTA Giorgio Squinzi Federchimica «Con le norme del Reach ora in pericolo molte Pmi» BRUXELLES. Dal nostro corrispondente «Una frenata mai vista dal dopoguerra». Alla guida del gruppo Mapei, 51 società sparse in 37 Paesi, Giorgio Squinzi - presidente di Federchimica - dispone di un osservatorio in grado di tastare il polso globale del settore. Ed è preoccupato, anche se resta convinto che alla fine e nonostante tutto la chimica europea non perderà, in questa crisi, la leadership mondiale. Dopo l'auto si prepara la grande crisi della chimica? Sono due settori strutturalmente molto diversi. Certo i segnali che ci arrivano sono inquietanti. Per esempio? In gennaio il mio gruppo ha registrato un calo del fatturato del 30% rispetto all'anno scorso. Non era mai successo nella nostra storia. In principio ho pensato a un crollo episodico, dovuto a quello dell'edilizia e alla metereologia. Poi però ho dovuto constatare che era generalizzato e diffuso in tutti i settori. Provocato anche dal destoccaggio violento dovuto alla discesa dei prezzi. Situazione pesante un po' dovunque? Una frenata mai vista dal dopoguerra. In Italia più che altrove. Nel mio gruppo le vendite italiane sono crollate del 30% ma solo del 12 a livello mondiale. La verità è che manca il credito. Più del calo del fatturato oggi preoccupano i clienti in difficoltà che non pagano più. La crisi finanziaria ormai impatta sull'economia reale. Come vede il futuro? In genere la chimica anticipa di sei mesi il ciclo economico. Ma per ora non avvertiamo segnali di ripresa. Però gli Stati Uniti hanno toccato il fondo, quindi possono solo ripartire. Che cosa si aspetta dalla Commissione Barroso? Parla molto della crisi ma non ha idee. Siamo nel caos. L'unica speranza è che riparta la fiducia negli Stati Uniti perchè, volenti o nolenti, dipendiamo da loro. Bruxelles però sta mettendo insieme un piano per l'auto... Noi non chiediamo aiuti però chiediamo che almeno non si pongano ulteriori carichi e vincoli sulle imprese europee. Altrimenti sarà la fine. Il regolamento Reach, sul quale pende la revisione del 2012, rischia da solo di far sparire il 20% delle Pmi, che non sono in grado di stargli dietro. Oggi la chimica europea è leader nel mondo. Supererà indenne la bufera attuale? Fino a poco tempo fa i colossi mondiali del settore hanno investito molto in Medio Oriente per avvicinarsi alle fonti di energia e in Cina scommettendo sulla grande impennata dei consumi asiatici, che invece non si è verificata. D'altra parte negli Stati Uniti un gigante come la Dow, ma non so-lo, si è affidata troppo alla finanza creativa e ora non sa che cosa fare. In questo panorama, e nonostante le grandi incertezze all'orizzonte, credo che grazie al suo enorme bacino di know how la chimica europea resterà forte. Non perderà la leadership globale. A.C. adriana.cerretelli@ilsole24ore.com «La Commissione presieduta da Barroso parla molto della crisi ma non ha idee chiare» Federchimica. Giorgio Squinzi EMBLEMA

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Chimica, regole Ue più leggere (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 18 autore: Industria. Al vertice di ieri a Bruxelles il commissario Verheugen ha annunciato una moratoria ambientale Chimica, regole Ue più leggere Jourquin (Cefic): a repentaglio la nostra strategia per il futuro Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Con la recessione economica che picchia fortissimo, edilizia, auto e meccanica strumentale, i suoi clienti-chiave, nell'occhio del ciclone, la crisi del credito che non accenna ad allentare la morsa sulle imprese, un settore intermedio come la chimica finisce inevitabilmente in difficoltà. Dunque dopo il piano di salvataggio dell'auto europea, in fase di elaborazione a Bruxelles, presto arriverà anche quello per la chimica? Proprio ieri a Bruxelles la Solvay, il colosso belga della chimica- farmaceutica, ha annunciato il crollo del 48% dell'utile netto nel 2008, dell'83% nell'ultimo trimestre. «Le incertezze macro-economiche e finanziarie limitano la visibilità nel 2009» si legge nel comunicato della società, che per quest'anno ha deciso di tagliare del 40% gli investimenti. Queste pessime notizie arrivano solo dopo quelle analoghe della Dow Chemical e dell'olandese Dsm. Con questi foschi chiari di luna, sempre ieri e sempre a Bruxelles il gruppo Ue di alto livello sulla chimica ha presentato, dopo un anno e mezzo di lavori, il suo rapporto. Accanto a Guenther Verheugen, il commissario Ue responsabile, c'erano i pezzi da novanta dell'industria europea, membri del team:l'amministratore delegato della Basf, Jungen Hambrecht, quello di Solvay, Christian Jourquin attuale presidente del Cefic, l'associazione europea di settore. E l'italiano Giorgio Squinzi di Mapei. A Bruxelles al momento non si studiano piani europei per la chimica. Però ieri ai suoi ospiti una proposta concreta Verheugen l'ha fatta: una moratoria sulla regolamentazione europea. Suscitando l'immediata insurrezione dei verdi che, dall'ecolabel in giù, inseguono normative Ue sempre più stringenti a tutela dell'ambiente. Anche se ormai, se non ci sarà un accordo globale e realistico che coinvolga anchei maggiori concorrenti europei, Stati Uniti e Cina prima di tutti, difficilmente la crociata europea potrà proseguire da sola, contando soltanto sulle proprie gambe. Con la produzione in discesa per la prima volta dal 2003, nel solo mese di novembre è calata del 14% (ma di oltre il 22 per la petrolchimica, del 18 per le materie plastiche, dell'11 per le specialità) e prospettive per niente incoraggianti per quest'anno (-4,5%), la chimica europea con i suoi 1,2 milioni di addetti che fanno il 30% della produzione mondiale certo non si può permettere di giocare con il fuoco in tempi di recessione e stretta sul credito. Non che il settore si tiri indietro dalla sfida. Nelle conclusioni del gruppo di alto livello si afferma al contrario che, grazie al suo potenziale di innovazione nelle tecnologie e nei nuovi materiali, la chimica europea resta la chiave dello sviluppo sostenibile in futuro, della lotta al cambiamento climatico come della riduzione delle emissioni di Co2. Però a un patto: «L'accesso, a prezzi mondiali, di sufficienti quantità di materie prime rinnovabili e di alta qualità, a tutela della sua competitività globale» da un lato. E dall'altro, «regole europee migliori, verificabili nel loro impatto concreto e applicate da tutti in modo corretto». Proprio perchè in giro per il mondo i concorrenti globali stanno recuperando sui rispettivi ritardi, aiutati dal calo dei prezzi delle commodities e dell'energia e da una forza lavoro sempre più specializzata, l'Europa, oggi leader mondiale, non può aspettare inerte il sorpasso. Ma deve poter affrontare la competizione perlomeno ad armi pari. Anche se le potenzialità a medio lungo termine del settore restano tutto sommato forti, come ha ricordato ieri Jourquin in veste di presidente del Cefic, «non si possono ignorare le difficoltà a breve termine che possono mettere a repentaglio la nostra strategia per il futuro». Che fare, allora? La linea indicata dal commissario Verheugen piace molto all'industria che la invoca da tempo. Regolamentazione meno farraginosa e caotica nelle trasposizioni nazionali, insomma più intelligente e calibrata sui tempi che corrono, che sono globali. E poi investimenti anche nelle infrastrutture perchè, per un'industria integrata come la chimica, anche questa è una tessera essenziale della competitività. La via da seguire è chiara. Ma riuscirà una Commissione europea a fine mandato a portare a buon fine le sue promesse? LO SCENARIO Quest'anno l'attività produttiva in Europa dovrebbe calare del 4,5% Ieri la Solvay ha annunciato utili in discesa del 48%

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Il Comitato Leonardo si rinnova (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-02-20 - pag: 20 autore: Nomine. Luisa Todini: nel direttivo le rappresentanze di tutta l'economia Il Comitato Leonardo si rinnova MILANO Nuovo consiglio direttivo per il Comitato Leonardo che ha come missione la valorizzazione della capacitàimprenditoriale italiana e del patrimonio intellettuale del nostro Paese. Affiancheranno nel triennio 2009-2011 il presidente Luisa Todini, in carica dallo scorso 15 dicembre: il presidente onorario Laura Biagiotti, il vicepresidente vicario Umberto Vattani, il vicepresidente Nerio Alessandri e i consiglieri Piero Antinori, Corrado Antonini, Gian Domenico Auricchio, Aurelio De Laurentiis, Federico Grazioli (consigliere tesoriere), Adolfo Guzzini e Marco Rosi. «Si procede con l'ampliamento del comitato – afferma Todini – il direttivo ha accettato cinque nuove adesioni. Inoltre il consiglio direttivo bilancia di più i settori produttivi e il territorio. è più presente il Sud, rispetto a prima, e sono rappresentati settori merceologici come la cantieristica con Antonini, la meccanica e il wellness con Alessandri, l'alimentare con Auricchio. Anche il cinema e l'arte con De Laurentiis». Di fronte alle difficili sfide dell'economia globale,Luisa Todini rilancia sulla centralità dei valori intellettuali del made in Italy. «Creatività, innovazione, originalità e capacità di investire sul futuro devono restare le parole d'ordine del nostro saper intraprendere e possono rappresentare la ricetta anticrisi – aggiunge –. Di fronte alla sfida della competitività non si deve cedere alle logiche della standardizzazione, ma continuare a puntare su quellestrategie di qualità che da sempre vengono riconosciute alle nostre imprese. La nostra grande tradizione non è però sufficiente se noi imprenditori non siamo disposti a reinventarci, modificando se necessario anche il modello di business». Secondo le ultime elaborazioni dell'Osservatorio del ministero dello Sviluppo economico sulla base dei dati Eurostat e Istat di fine gennaio, nel 2008 l'Italia si confermail 7ÚPaeseesportatore e il 6Ú nell'import. Positiva nel 2008 anche la crescita dell'export,grazie principalmente a Russia, Cina, Turchia e Paesi dell'Europa Orientale e Balcanica. Secondo il rapporto Ice-Prometeia del dicembre 2008, i settori che sono riusciti a consolidare le quote di mercato sono l'alimentare, la meccanica varia, i mezzi di trasporto e l'imballaggio mentre gli altri hanno perso qualcosa o sono rimasti costanti. Grande attenzione verrà rivolta anche alla promozione del turismo nell'ambito dell'attrazione che il nostro patrimonio storico, artistico, culturale ed enogastronomico riesce ad esercitare nel mondo. Nell'ottica di una partecipazione attiva del Comitato Leonardo alle missioni estere è prevista inoltre la consegna del Premio Leonardo International in occasione della missione di sistema Ice, Abi, Confindustria prevista in Russia dal 5 al 9 aprile guidata dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. R.E.

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Alleanza tra Ycm e Marina di Varazze (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2009-02-20 - pag: 22 autore: Nautica. Lo Yacht club Milano e il porto ligure promuoveranno eventi sportivi Alleanza tra Ycm e Marina di Varazze Marika Gervasio MILANO Lo Yacht club Milano (Ycm) e il Marina di Varazze si uniscono in un progetto per sostenere la nautica e lo sport velico, ma anche la sensibilizzazione sui problemi inerenti la salvaguardia e il rispetto dell'ambiente marino.Due settori, l'industria nautica e il sistema portuale «che hanno un potenziale di sviluppo economico straordinario – commenta Maurizio Romiti, presidente onorario di Ycm e amministratore delegato di Pentar –, basti pensare ai sette posti di lavoro che un solo yacht può generare. Nonostante la crisi, il settore va salvaguardato perché è vivo e trainante per un Paese con una grande tradizione nautica che costruisce le più belle imbarcazioni del mondo». La partnership prevede la promozione e la gestione comune di attività sportive – regate veliche, sfide motonautiche, scuola di vela –, mostre, esposizioni e l'apertura della sede a mare di Ycm proprio presso il Marina di Varazze che l'anno scorso si è aggiudicato lo Europe & Africa property awards, riconoscimento internazionale come miglior porto italiano. E proprio per questo è stato scelto da Ycm, come spiega il suo presidente e fondatore Roberto Braida: «è un porto con con un forte respiro internazionale. Vogliamo aumentare il numero dei nostri associati e la nostra offerta con il supporto di questa struttura a due passi da Milano, anche attraverso un calendario di eventi di grande attrattiva». Il Marina di Varazze accoglie 800 imbarcazioni con 30 negozi, 30 residenze esclusive e 900 posti auto. Un complesso «che vuole superare il concetto di porto turistico inteso come garage di imbarcazioni – afferma Paolo Vitelli, presidente del gruppo Azimut-Benetti che ha realizzato il porto – per diventare un vero e proprio club e rispondere alla esigenze degli utenti con servizi a valore aggiunto » che vanno dal rimessaggio alla manutenzione delle imbarcazioni fino a servizio di concierge, catering, courtesy car elettriche ma anche la possibilità di noleggiare scooter, biciclette e auto di lusso. «Il Marina di Varazze rientra in un progetto più ampio di Azimut-Benetti – aggiunge Vitelli – che ha l'obiettivo di creare una vera e propria rete di porti di alto livello in tutto il mondo: da Viareggio a Varazze fino a Mosca e, più recenti, Livorno e Chiavari. Ma l'idea è di realizzarne almeno uno ogni anno-anno e mezzo. Abbiamo diversi progetti sotto esame in Italia, ma anche in Croazia, Mar Nero, Stati Uniti, Ucraina, Cina e Turchia».

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L'India dietro i rialzi dello zucchero (sezione: Cina)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Il Sole-24 Ore sezione: MATERIE PRIME data: 2009-02-20 - pag: 42 autore: Coloniali. Il Paese asiatico frena la produzione e aggrava il deficit del mercato L'India dietro i rialzi dello zucchero I prezzi dello zucchero sono destinati a un rally nel breve periodo. A esserne convinti sono molti degli analisti del mercato saccarifero mondia-le, che vedono nel calo produttivo indiano il motore dei possibili rincari. Se il Paese asiatico nel 2008 ha infatti registrato una bilancia commerciale attiva (con un export di 5 milioni di tonn.), ora il secondo produttore mondiale potrebbe trovarsi costretto a importare fino a 2 milioni di tonn. di "grezzo" per compensare il calo dell'offerta locale. «Il forte deterioramento del raccolto indiano nel 2008/09 è la causa principale dell'esplosione del deficit mondiale», conferma Tom McNeill, direttore della società di consulenza svizzera Kingsman. Che prevede che nel 2008/09 lo squilibrio tra domanda e offerta globali tocchi 9,66 mln di tonn. e mette in conto un più modesto 1,6 mln di tonn. di deficit nel 2009/10. L'India oltre a essere il maggior produttore dietro il Brasile è anche il consumatore numero 1 al mondo del prodotto coloniale. Il drastico calo di produzione locale si deve attribuire fondamentalmente alla scelta, da parte degli agricoltori indiani, di convertire le aree coltivate a canna da zucchero dedicandole a piantagioni più redditizie. Il comparto sta subendo tuttavia l'azione anche di altri vettori di cambiamento. Le novità principali sono costituite dai nuovi ruoli assunti da Unione europea e Cina. L'Ue sta importando sempre più prodotto, grazie ad acquisti che sono valsi 3 mln. di tonn. nella stagione 2008/09. D'altra parte la Cina, 3Úproduttore mondiale, rischia di offrire un output calante: è di ieri la notizia che la produzione saccarifera della provincia di Guanxi, la principale del Paese – visto che rappresenta il 60%del totale nazionale –frenerà del 19% quest'anno, a 7,6 milioni di tonnellate contro i 9,4 dello scorso anno. Una stretta da ricondurre soprattutto alle gelate che hanno colpito le coltivazioni nei mesi scorsi e alle recenti piogge che hanno rovinato i raccolti. Sulla scia di queste indicazioni, i prezzi continuano a salire: dopo essersi lievemente mossi in avanti nel corso del 2008 (+1% il raffinato, +9% il grezzo), dall'inizio dell'anno i listini sono in rialzo, rispettivamente, del 24% e del 10 per cento. L. D.

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"non c'è architettura se non rispetta l'ambiente" (sezione: Cina)

( da "Repubblica, La" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Pagina 49 - Cronaca L´intervista Massimiliano Fuksas: "Ci chiedono emissioni quasi zero" "Non c´è architettura se non rispetta l´ambiente" Roma Nel 2000 Massimiliano Fuksas condusse la VII edizione della Biennale di Venezia con il motto "less aesthetic, more ethics". Oggi ribadisce il suo pensiero: «Non c´è architettura o bellezza se non c´è etica: qualsiasi progetto deve confrontarsi con l´ambiente, il contesto, la sostenibilità». Lei usa energie alternative nei suoi lavori? «Inevitabile farlo. Al Palazzo dei Congressi di Roma e in quello della Regione a Torino ho utilizzato il fotovoltaico. Ma sono molte altre le risorse che consentono di risparmiare e insieme produrre risparmio: pompe a calore, vetri performanti, serre interne». Quanto conta l´ecologia nel progetto? «Molto: non c´è paese al mondo che oggi non chieda il massimo rispetto del contesto. E non è un caso che tra i primi temi in agenda dell´amministrazione Obama ci siano obiettivi "verdi". Anche la Cina, meno avvezza a queste tematiche, ormai ci sta molto attenta. Per l´aeroporto di Shenzhen ci hanno posto il vincolo di emissioni quasi zero». Un ritorno all´architettura di Le Corbusier, al servizio dell´uomo. «E non per lustrare la vanità delle archistar. Non ci possiamo più permettere di immaginare un bel progetto che non sia anche un servizio alla civiltà». (a. r.)

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Obelisco fa affari con Aci. Plus da 7,7 mln (sezione: Cina)

( da "Finanza e Mercati" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Obelisco fa affari con Aci. Plus da 7,7 mln da Finanza&Mercati del 20-02-2009 Obelisco fa affari con l'Aci. Il fondo immobiliare quotato sul segmento Mtf di Pizza Affari e gestito da Investire Immobiliare Sgr ha stipulato con l'Automobile Club d'Italia il contratto definitivo per la comopravendita di un immobile a Roma, situato in via Cina 413, parte del portafoglio di asset in gestione del fondo. Il prezzo d'acquisto è stato stabilito in 25,7 milioni di euro, oltre alle imposte di legge, che comporterà per il fondo una plusvalenza di circa 7,7 milioni di euro, pari al 42,5% rispetto al costo storico di acquisizione, incrementato delle spese per gli interventi di valorizzazione effettuati sull'immobile. La plusvalenza realizzata invece rispetto alla valutazione al 30 giugno 2008 effettuata dall'esperto indipendente incaricato dalla società di gestione è stata di 3,1 milioni di euro. Per quanto riguarda l'andamento di Borsa delle quote, negli ultimi cinque giorni di contrattazioni il fondo Obelisco ha fatto registrare una performance negativa del 3,81%, con un valore per quota di 1.111 euro, con uno sconto superiore al 41% rispetto al valore teorico calcolato sul Nav al 30 giugno scorso, pari a 2.541 euro per quota.

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Oltre il nichilismo riformista (sezione: Cina)

( da "AprileOnline.info" del 20-02-2009)

Argomenti: Cina

Oltre il nichilismo riformista Giuliano Garavini*, 20 febbraio 2009, 11:29 Dibattito Il riformismo italiano ha condotto solo ad un partito ectoplasma e a una crescente demoralizzazione di chi annaspa nel presente. Un sindacato di lotta, e una sinistra che ricostruisca un orizzonte ideale, dovranno porsi quelle questioni che vanno al di là del problema del solo "capitalismo finanziario" in direzione di una nuova Bretton Woods più democratica Il riformismo ha una debolezza strutturale, almeno di questi tempi. Il problema è che non avendo un obiettivo di lungo periodo, esso conduce inevitabilmente alla distruzione di chi se ne fa portavoce. E' esistito un riformismo credibile in passato. Esistevano i "socialisti riformisti". Per questo genere di riformisti l'obiettivo era quello di una società in cui i lavoratori divenissero proprietari dei mezzi di produzione e fossero, con ciò, liberati dal bisogno e dall'alienazione. Inquadrato chiaramente questo fine, i riformisti pensavano che per raggiungerlo il mezzo migliore fosse un percorso democratico graduale. Non sempre hanno avuto ragione, e comunque mai completamente. Questo genere di riformismo aveva delle frecce al suo arco. Nei passati 30 anni il riformismo ha assunto tutto un altro significato. L'obiettivo verso il quale tendere lo fissavano gli altri: massima libertà per i capitalisti, ridimensionamento del ruolo del pubblico nei servizi, flessibilità del lavoro, meritocrazia, rilancio dell'identità occidentale e dello sforzo bellico. La destra si formava una sua ideologia aggressiva che ispirava gli obiettivi di lungo periodo. I riformisti cercavano semplicemente di costruire gli argini nei quali imbrigliare il fiume in piena della destra liberista. A livello europeo ci ha provato Jacques Delors a imbrigliare il Mercato Unico e le pressioni competitive dell'euro con il "dialogo sociale" e i fondi strutturali. I successi sono stati magri. In alcuni paesi europei lo Stato sociale ha parzialmente tenuto. In Italia si è sviluppata, prima sotterranea e poi sfrontata, una lotta di classe al contrario, nella quale i riformisti non hanno ben capito da che parte stare. Anche l'Ocse, in un documento che si consiglia di stampare(http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf), ha dovuto ammettere che a partire dalla metà degli Ottanta i redditi da lavoro e da capitale sono diventati in Italia il 33 per cento più diseguali, l'aumento più forte della disuguaglianza tra quello di tutti i paesi industrializzati. Nel 2006 i salari italiani erano del 22 per cento inferiori alla media Ocse, e decrescevano in termini reali rispetto all'anno precedente, mentre i redditi manageriali continuavano a crescere: nel 2007 il capo di Mediobanca si era dato 11.039.000 di euro di stipendio, mentre quello di Unicredit 9.440.000. E la guerra di classe continua ancora oggi con la riforma del modello contrattuale, il taglio a servizi come la scuola e l'università, l'espropriazione del Parlamento. A tutto ciò ha condotto il riformismo italiano: a chiacchiere da salotto, un partito ectoplasma, una crescente demoralizzazione da parte di chi annaspa nel presente. Oggi tutti gli esperti della crisi mirano a rinforzare con i soldi pubblici la posizione delle banche, delle grandi imprese dell'auto, magari esortandole a produrre un poco più ecologico. Anche qui l'obiettivo strategico è sempre quello della destra: salvare tutto perché tutto rimanga com'è, che lo Stato compri azioni per poi rivenderle subito, magari introducendo nuove norme fantoccio per la sorveglianza che nessuno sarà mai in grado di far applicare. L'Unicredit è in difficoltà perché il 25 per cento della sua attività è impiegata nel mercato dell'Europa dell'Est, sempre meno stabile dopo essere stato per un decennio la Mecca degli investitori che volevano vincere facile. A che serve intervenire nelle banche con capitali pubblici, se non abbiamo alcuna idea del mondo nel quale esse fanno profitti, se non possiamo orientarne gli investimenti? Un sindacato di lotta, e una sinistra che ricostruisca un orizzonte ideale, dovranno abbandonare un riformismo straccione e porsi questioni che contano. Il problema è più vasto del solo "capitalismo finanziario" e riguarda: gli assetti di proprietà delle imprese, la partecipazione dei lavoratori alla gestione e alla vita di imprese e servizi pubblici, il blocco di ogni processo di privatizzazione nel settore dei servizi, l'eguaglianza salariale fra precari e dipendenti a tempo indeterminato, l'integrazione degli immigrati, la riconversione ecologica, le regole dell'economia internazionale. A questo proposito, Prodi e Tremonti si sono trovati concordi sulla proposta di una Nuova Bretton Woods, se ne parla almeno dalla sua prima crisi nel 1971. E perché no? A patto che la nuova Bretton Woods non sia uguale alla vecchia, più India, Cina e Brasile, ma una più democratica - che non lasci piccoli paesi periferici alla deriva - e con regole, non solo per spianare i mercati alla libera competizione, ma anche per salvaguardare le culture locali, l'occupazione e le condizioni di vita dei lavoratori, la stabilità dei prezzi delle materie prime. *www.rete28aprile.it

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